Giovani contro l’imperialismo a congresso. Ribadita la necessità della sovranità contro la globalizzazione.

in Internazionale/Medio Oriente di

Si è svolto lo scorso 18 marzo il 2° Congresso della World Anti-Imperialist Youth Union (WAYU), l’unione internazionale dei giovani contro l’imperialismo. Il sodalizio, fondato nel 2014, si è riunito a Istanbul presso la sala del consiglio comunale di Sisli. Il giorno prima in un sala vicina si era svolta la cerimonia d’apertura a cui aveva preso parte fra gli altri l’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Turchia e il candidato dell’opposizione laica alla presidenza della Repubblica Dogu Perinçek.

Le delegazioni presenti erano 25, provenienti da tutto il mondo, fra cui quelle dei movimenti giovanili del Partito dei Lavoratori del Bangladesh e del Partito Comunista del Nepal, entrambi attualmente al governo dei rispettivi paesi. Dall’India ha partecipato il Partito Comunista Indiano (Marxista-Leninista) e un saluto è arrivato anche dalla lega giovanile del Partito del Lavoro della Corea del Nord. Dalla Siria, dalla Libia, dall’Irak, dal Libano e dal Cile sono intervenuti rappresentanti dei rispettivi movimenti studenteschi. Due erano invece le delegazioni iraniane: una filo-governativa e una più critica e vicina all’ex-leader Mahmud Ahmadinejad ostile ad accordi con gli Stati Uniti. Dalla Russia è arrivata una delegazione del Partito “Rodina”, una formazione sorta dall’unione di sigle patriottiche e socialiste vicine al presidente Putin. Dall’Argentina era presente il partito di ispirazione marxista “Patria para Todos”, dall’Egitto era presenta la corrente comunista interna al Partito “Tagammu” e dalla Svizzera vi partecipava il Partito Comunista rappresentato da Giulio Micheli e Massimiliano Ay. Facevano gli onori di casa due organizzazioni turche: l’Unione della Gioventù di Turchia (TGB) kemalista e l’Avanguardia giovanile del Partito “Vatan” orientata al socialismo scientifico.

Giulio Micheli (PC Svizzera)

Il Congresso si è diviso in cinque sessioni di lavoro, una delle quali dedicata alla fine dell’egemonia atlantica e alla costruzione di poli alterativi all’imperialismo che è stata presieduta dal ticinese Giulio Micheli, storico di formazione e membro del Comitato Centrale del Partito Comunista svizzero. Micheli dopo aver spiegato il lavoro dei comunisti svizzeri a favore della cooperazione win-win fra la Svizzera e i paesi emergenti, ha gestito la discussione spingendola in direzione di una maggiore comprensione del ruolo progressista dei paesi euroasiatici e a favore dei BRICS e della Organizzazione di Shangai come contraltare alla NATO e all’EU. Il russo Vladimir Laktiushin ha spiegato che Putin è la scelta migliore per frenare oggi l’imperialismo americano e ha citato il poeta comunista turco Nazim Hikmet. L’argentino Facundo Escobar ha proposto di schedare tutti i centri studi che, con la scusa della ricerca scientifica, agiscono in realtà politicamente su ordine di Bruxelles e Washington come elementi del soft-power imperialista e ha spiegato che per contrastare la controrivoluzione in America latina occorre agire sui mass-media. Ha infine riconosciuto che la fase storica è mutata e che la Turchia di Erdogan potrebbe presto ricoloccarsi geopoliticamete nell’Eurasia contro la volontà dell’imperialismo, tesi questa sposata da Elif Ilhamoglu, membro del Comitato Centrale del Partito “Vatan” turco che ha invitato a riprendere gli esempi delle rivoluzioni nazional-democratiche del ‘900.

Le altre sessioni hanno visto prendere la parole lo studente turco Aykut Dis che ha chiarito che senza la difesa strenua della sovranità nazionale non esiste rivoluzione socialista possibile, così come il leader di TGB Cem Dikmen che ha insistito sulla necessità di scacciare le basi militari USA dal territorio turco, in quanto all’origine del tentato colpo di stato del 2016. Il rappresentante del Bangladesh ha ricordato la necessità di essere flessibili e di trovare compromessi pur di indebolire l’imperialismo statunitense in Asia.

Di lavoro e di scuola hanno invece parlato Massimiliano Ay che ha salutato gli studenti svizzeri in piazza per maggiori borse di studio e ha spiegato come la sinistra post-moderna è destinata a perdere, ripreso poi dal cileno Rodolfo Vicencio che ha criticato gli accordi accademici di Bologna e la pedagogia orientata alle competenze. Ay ha perorato l’unità fra studenti e classe operaia per evitare ogni deriva intellettualista. Pierluigi Colombini dall’Italia ha insistito sul valore dell’antifascismo e sulla necessità che studenti e docenti si uniscano per contrastare il “neutralismo” nell’educazione.

Il delegato egiziano ha spiegato le contraddizioni del governo di Al-Sissi preferendolo però al precedente regime islamico di Morsi. Il delegato iraniano ha insistito sulla difesa dello Yemen aggredito dall’Arabia Saudita e sulla necessità di capire che il sionismo sta egemonizzando la società anche fuori Israele. Yousra Abdullah del Fronte di Liberazione della Palestina ha risposto che il capitale sionista è forte anche in America latina e sarà presto un problema per l’affermarsi del socialismo in quel continente.

Dopo i lavori congressuali, i delegati sono stati invitati a un lungo giro turistico sul Bosforo e si sono poi recati ad Ankara, dove li attendeva una visita alla centrale sindacale Türk-Is, la visita al parlamento turco bombardato nel 2016 dai militari filo-americani aderenti alla setta gülenista, e infine si sono recati a rendere omaggio al mausoleo di Mustafa Kemal Atatürk, teorico del “Socialismo di Stato” e comandante della lotta partigiana di liberazione anti-coloniale, di cui si è ricordata l’amicizia con il commissario del popolo sovietico Kliment Voroscilov.