La Germania non molla e pretende di creare un esercito comune europeo!

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Nel silenzio o quasi dei media, l’esercito europeo sta diventando una realtà e a dettare legge è Berlino. La Germania ha infatti iniziato a integrare nelle sue forze armate una divisione dell’esercito ceco (la 4. Brigáda Rychlého Nasazení) e una dell’esercito rumeno (la Brigada 81 Mecanizat). Ad ammetterlo è la rivista specializzata “Foreign Policy”. Già nel 2013 il governo tedesco aveva presentato alla NATO sotto il nome di “Framework Nations Concept” questo suo ambizioso progetto che la porta ad avere una rete di piccoli eserciti sovranazionali che obbediscano agli interessi imperialistici della Germania.

E il mondo accademico germanico non è da meno: il professor Hans-Werner Sinn, insegnante di finanza pubblica a Monaco e consulente del ministero tedesco dell’economia ha recentemente pubblicato un articolo con il quale si rivolge al neo-eletto presidente francese Emmanuel Macron, al quale suggerisce in buona sostanza di non perdere tempo con i progetti di unione fiscale e altro, ma di spingere sull’acceleratore per un esercito comune dell’UE: “l’integrazione delle forze militari in Europa, sotto un comando congiunto, è l’unica strada percorribile” spiega l’accademico al servizio del governo di Berlino.

Manifestazione anti-militarista del Partito Comunista Tedesco (DKP)
Manifestazione comunista contro l’esercito tedesco

Un esercito europeo, lungi dal costituire una difesa dei popoli del continente dalle ingerenze statunitensi (che già hanno fatto sprofondare l’Ucraina nel caos), sarebbe un nuovo partner della NATO contro la Russia e l’area euroasiatica. In sostanza, per risolvere la crisi economica che rende inesorabile il declino della borghesia europea, ci si sta preparando a conflitti inter-imperialistici su vasta scala. Così va anche letta la decisione di alcuni paesi europei di ritornare al servizio militare obbligatorio e alla leva femminile.

L’indottrinamento delle nuove generazioni al militarismo e al nazionalismo di stampo sciovinista subirà quindi una recrudescenza verosimilmente anche in Svizzera, come lo ha denunciato ancora di recente il Partito Comunista, inascoltato però persino dai socialisti, in cui si annidano molti ufficiali dell’esercito.