I comunisti britannici, portoghesi e svizzeri salutano il Brexit

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Cosa ne pensano i comunisti dell’esito del Brexit? Nel contesto di una “sinistra” egemone che dalla cultura socialdemocratica si sta spostando a quella social-liberale e che vede nell’Unione Europea quasi un dogma idealistico e romantico, molto spesso gli unici a mantenere un certo distacco critico sono proprio i partito che mantengono viva la tradizione marxista e leninista. Ne prendiamo tre come esempio.

Communist_Party_of_BritainIl risultato del referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea “rappresenta un colpo enorme e potenzialmente disorientante per la classe capitalista dominante in Gran Bretagna, per i politici al suo servizio e per i suoi alleati imperialisti nell’UE, negli USA, nel FMI e nella NATO”. A dirlo è una nota del Comitato Centrale del Partito Comunista Britannico (CPB), che però avverte che non potranno essere altri politici della schieramento conservatore a guidare le trattative con l’UE: il segretario generale del CPB Robert David Griffiths spiega che dovrà essere la direzione del Partito Laburista di Jeremy Corbyn a impegnarsi a “rispettare e ad attuare in pieno le decisioni del referendum” ampiamente sostenuto dai ceti popolari e della classe lavoratrice delle aree più colpite dal disagio sociale imposto dalle misure di austerità. I comunisti ritengono però importante anche “contrastare la recrudescenza della xenofobia e del razzismo scatenati dalle forze che hanno guidato, da entrambe le parti, la campagna referendaria”.

logo_pcpSecondo il Partito Comunista Portoghese (PCP) diretto da Jerónimo de Sousa, da anni su posizioni euroscettiche, il voto di giovedì “rappresenta un cambiamento di fondo nel processo di integrazione capitalista in Europa e una nuova occasione di lotta per coloro che da decenni si battono contro l’Unione Europea del grande capitale e delle grandi potenze, e per un’Europa dei lavoratori e dei popoli”. Il popolo britannico ha deciso “in modo sovrano il destino del suo paese. Questo fatto non può che essere salutato e rispettato, soprattutto perché il referendum si è svolto in una cornice di gigantesche e inaccettabili pressioni e ricatti, in particolare da parte dei grandi gruppi economici transnazionali e del grande capitale finanziario, come pure da parte di organizzazioni come il FMI, l’OCSE e la stessa Unione Europea. Il risultato è quindi anche una vittoria sulla paura, sull’inevitabilità, sulla sottomissione e il catastrofismo”. Una volta avviato il processo di svincolo del Regno Unito dall’Unione Europea, il PCP “sottolinea la necessità e l’importanza di misure e azioni nell’ambito della politica estera portoghese che nel quadro ora creato garantiscano gli interessi nazionali, il proseguimento delle relazioni di cooperazione economica reciprocamente vantaggiose con il Regno Unito e degli interessi e diritti dei portoghesi a lavorare e risiedere in quel paese”. Il PCP sottolinea poi che il Consiglio Europeo del prossimo 28 e 29 giugno deve convocare un vertice intergovernativo con l’obiettivo “della sospensione immediata del Trattato di Bilancio e della sua revoca, come pure della revoca del Trattato di Lisbona” e infine il PCP “evidenzia l’urgenza e la necessità per il Portogallo di prepararsi ad essere pronto a liberarsi dalla sottomissione all’Euro, che tanti danni ha arrecato al Paese, allo scopo di garantire i diritti, l’occupazione, la produzione lo sviluppo e la sovranità”.

logo_pc_compatto_nomarginiI comunisti svizzeri, dal canto loro, è dal 2009 che hanno voltato le spalle ai sogni europeisti e nel 2014 il Partito Comunista guidato da Massimiliano Ay non ha più relazioni nemmeno con quel Partito della Sinistra Europea finanziato da Bruxelles che invece resta il riferimento del Partito Svizzero del Lavoro. Il voto democratico britannico è stato per i comunisti rossocrociati “un segnale forte contro l’imperialismo e il neo-liberismo”: tuttavia – continua il comunicato – “non ci si deve fare illusioni poiché Londra resta saldamente in mano a chi queste politiche anti-popolari le ha sempre sostenute”. Il 23 giugno, insomma, “ha prevalso l’idea – che noi comunisti condividiamo da anni – dell’irriformabilità dell’UE dall’interno, e ciò è oggi sotto gli occhi di tutti, anche dopo lo sviluppo dell’esperienza greca. Solo però se la Gran Bretagna saprà riprendere la propria sovranità nei settori economici strategici e in quello dei diritti sociali così gravemente rovinati dalle politiche di austerity e ancora se saprà svincolarsi dalla prassi bellicista della NATO aprendosi a maggiore cooperazione coi paesi emergenti BRICS, potremo dire che il Brexit ha costituito un elemento di progresso” avvertono i comunisti svizzeri facendo capire che il gioco vero inizia solo ora! E la conclusione è un appello a una rivoluzione culturale: “Bisogna che a sinistra si abbandoni il romanticismo che confonde la solidarietà internazionalista con il cosmopolitismo e si torni invece a riscoprire il pensiero concreto del socialismo: il “Leave” vince infatti nelle zone di maggiore sofferenza sociale ed economica, cioè tra le vittime dell’offensiva capitalistica più violenta e a cui la sinistra – anche da noi – deve subito tornare a dare risposte”.