Il Ritalin s’impone tra studenti e lavoratori

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Pubblichiamo la traduzione di un interessante contributo apparso oggi sulla versione online de “La Tribune de Genève”, che rivela la vera e propria esplosione in Svizzera dell’uso di sostanze psicoattive – sia tra gli studenti che tra i lavoratori – allo scopo di aumentare la qualità delle proprie prestazioni. Una tendenza indubbiamente preoccupante, che dovrebbe indurre una corposa riflessione sulle condizioni in cui versa la nostra società e sulla qualità della vita nel nostro paese, in special modo tra le nuove generazioni.

Salute – Sempre più svizzeri fanno uso di questo controverso medicamento allo scopo di migliorare le proprie prestazioni. Le testimonianze.

ritalin
«In dieci anni, secondo Swissmedic, la quantità di Ritalin venduta in Svizzera è triplicata. È passata dai 140 chili del 2005 ai 346 del 2014.»

La prima volta che Amanda ha preso il Ritalin aveva 18 anni, e frequentava il liceo. «Avevo una quantità immensa di lavoro da svolgere in vista dei miei esami, e non riuscivo più a vedere la fine. Un’amica iperattiva mi propose una compressa, dicendomi che avrei reso tantissimo», racconta la studentessa in sociologia. E così fu: «ho terminato il programma in un pomeriggio!» Un anno più tardi, prima degli esami di maturità, Amanda ha comincia a fare una gran fatica a concentrarsi. «Non riuscivo più a memorizzare nulla. Era orribile. Mi sono recata presso il mio psicologo e gli ho spiegato il problema, chiedendogli del Ritalin», racconta. «Mi ha diagnosticato un leggero disturbo dell’attenzione, e me lo ha prescritto, perché non voleva che lo assumessi senza un inquadramento medico consono.»

Gestire i sintomi



In effetti, qualunque sia l’obiettivo, l’assunzione del Ritalin va scrupolosamente prescritta. «È importante che abbia luogo parallelamente una presa in cura psicoterapeutica. Ciò comprende le analisi comportamentali e l’apprendimento delle strategie finalizzate a gestire i sintomi», spiega Toni Berthel, presidente della Commissione Federale per le questioni legate alla dipendenza. Secondo questo psichiatra, ha degli effetti calmanti sulle persone che soffrono di disturbi dell’attenzione. «Possono concentrarsi meglio, sono meno distratte e possono strutturare in maniera più efficace la loro vita quotidiana».

Tuttavia il suo consumo quotidiano, per cercare di migliorare le proprie performance cognitive o la propria concentrazione, può rivelarsi pericoloso, sottolinea Toni Berthel. «Male utilizzato, questo medicamento che agisce sulla psiche, può trasformarsi in una vera droga, e condurre a dipendenza.» Ma, lungi da voler demonizzare il Ritalin, sostiene che «il metilfenidato, quando correttamente prescritto, è un buon medicamento in grado di aiutare i pazienti».

In dieci anni, secondo Swissmedic, la quantità di Ritalin venduta in Svizzera è triplicata. È passata dai 140 chili del 2005 ai 346 del 2014. Il Ritalin è un medicamento normalmente utilizzato contro la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). In origine era destinato ai bambini iperattivi, ma attualmente il suo utilizzo si è ormai ampliato. Tale medicamento è assunto oggi dagli studenti per gestire i loro periodi d’esame, o dagli adulti per aumentare le proprie prestazioni professionali.

Pressione in ufficio

Questo nuovo utilizzo del Ritalin – e ciò che esso rivela della nostra società – è soggetto a controversie. «In trent’anni, siamo passati da un consumo di protesta, alternativo, a un consumo finalizzato a fornire sempre maggiore performance», spiega Jean-Félix Savary, segretario generale del Raggruppamento romando di studi sulle dipendenze (GREA). Questa ricerca della prestazione sarebbe principalmente dovuta alla pressione che si incontra sul luogo di lavoro. «Droghe come le anfetamine (a cui il metilfenidato è molto vicino) possono essere assunte in quest’ottica». Secondo questo specialista, la sofferenza sul lavoro potrebbe sfociare nell’assunzione eccessiva di alcolici o di medicamenti.

Nel 2010, un rapporto del Segretariato di Stato per l’Economia (SECO) rilevava che un terzo delle persone impiegate dichiarava di aver bisogno di prodotti psicotropi o di medicamenti per gestire lo stress sul lavoro. «Hanno bisogno di un accompagnamento chimico per reggere gli obiettivi, e ciò dovrebbe porci qualche domanda», sottolinea Jean-Félix Savary.

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