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Bocciato il superamento dei livelli nella scuola media. MPS vota contro la sperimentazione insieme a PLR e UDC

Il Gran Consiglio ticinese, dopo una lunga e travagliata discussione, ha bocciato ieri sera la sperimentazione proposta dal DECS per superare il sistema dei livelli in terza media. Dopo aver rinunciato al superamento generalizzato in tutte le scuole, il Dipartimento diretto dal ministro socialista Manuele Bertoli aveva proposto in alternativa – con l’assenso del governo – una sperimentazione di due anni in nove sedi del Cantone, in seguito alla quale tirare un bilancio dell’esperienza didattica coinvolgendo il mondo scolastico nonché la relativa commissione parlamentare. Ciò non è però bastato al parlamento cantonale, che ha rifiutato con 42 voti contrari l’emendamento governativo, ammontante a circa 300’000 franchi (per il solo 2022, in totale la misura avrebbe avuto un costo di circa 1 milione di franchi). Non è stata però solo la destra liberale ad affossare la proposta dipartimentale: determinante nel voto parlamentare è stata infatti l’estrema sinistra trotzkista del Movimento per il socialismo (MPS).

Sindacati favorevoli alla sperimentazione: i livelli vanno superati!

Il superamento dei livelli nella scuola media ha fatto ampiamente discutere il mondo della scuola ticinese. Il collegio dei direttori delle scuole media aveva formulato importanti perplessità circa il superamento generalizzato del sistema dei livelli, preferendo una sperimentazione limitata a poche sedi. Un auspicio, come visto, fatto proprio anche dal DECS. Il Movimento della scuola (MdS), forum di discussione composto da insegnanti progressisti di tutti i gradi scolastici, richiedeva “una riflessione più ampia che tocchi da un lato il significato pedagogico e politico di una scuola dell’obbligo strutturalmente unica e dall’altro la complessa ridefinizione del passaggio dal settore dell’obbligo agli indirizzi formativi e professionali successivi”, chiedendo il rinvio di un anno della sperimentazione e la costituzione di un gruppo di lavoro “realmente rappresentativo degli insegnanti”. Una presa di posizione che rimetteva sul tavolo l’annoso problema del coinvolgimento delle componenti della scuola nell’elaborazione delle riforme educative, rischiando però di compromettere quella che sembrava essere l’ultima chance di superare il sistema dei livelli, che in altre occasioni lo stesso MdS aveva criticato per la sua iniquità ed inefficacia.

Tra i favorevoli al superamento troviamo il SISA, da sempre schierato in sostegno ad una scuola più democratica.

Nettamente più favorevole invece la posizione dei sindacati. La VPOD docenti, favorevole alla sperimentazione, aveva duramente criticato la proposta commissionale di stralciare il montante ad essa destinato, denunciando una “censura ad opera di politici presi dalla presunzione di onniscienza ed onnipotenza, che con il loro agire azzardato azzoppano lo sviluppo della scuola democratica in Ticino e mortificano l’autonomia della scuola democratica nello sperimentare e nell’innovare l’insegnamento”. Di avviso simile anche il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), che – pur segnalando l’esistenza di “aspetti problematici che meritano di essere chiariti” – invitava il parlamento a non cedere all’“ostruzionismo elettoralistico della destra”: per il SISA il progetto era “valido” e andava sostenuto. Nella sua presa di posizione, il sindacato studentesco ricordava infatti che “la divisione in livelli permette di “etichettare” gli allievi scolasticamente in difficoltà che rischiano solo di uniformarsi alla categorizzazione inferiore e bloccare la possibilità di apprendimento e superamento delle difficoltà”, cristallizzando così le diseguali opportunità formative esistenti tra le diverse classi sociali e divenendo dunque un “meccanismo di riproduzione sociale”.

Il PC indica le priorità: “non è il momento dei distinguo”

Raccogliendo questi pareri favorevoli emersi nel mondo scolastico, il Partito Comunista (rappresentato in parlamento da Lea Ferrari e Massimiliano Ay) si era espresso a sua volta in sostegno alla sperimentazione proposta dal DECS. Il PC ricordava che “i corsi attitudinali sono sempre stati concepiti e imposti dai partiti borghesi e dai loro intellettuali organici in funzione delle necessità economiche del capitalismo ticinese e degli interessi padronali nel processo di riproduzione sociale delle classi”. In questo senso, i comunisti non esprimevano entusiasmo per la limitazione al terzo anno del superamento dei livelli, auspicando una loro abolizione estesa a tutta la scuola media. Per il PC, occorre però riconoscere le priorità: “superare i livelli è per i comunisti la vera urgenza e non è insomma il momento dei distinguo, come purtroppo fanno alcuni settori della sinistra massimalista”.

Pino Sergi e Matteo Pronzini si sono prodigati per affossare il superamento dei livelli proposto dal DECS.

Il riferimento è al Movimento per il socialismo di Pino Sergi e Matteo Pronzini, secondo cui il progetto non affronta il nodo del passaggio alle scuole post-obbligatorie, né la gestione dei livelli in quarta media, mentre l’organizzazione dei laboratori sostitutivi ai livelli sarebbe ancora “sperimentale” e dunque inadeguata. Nonostante queste criticità, secondo MpS “il Dipartimento ha comunque deciso di andare avanti”, “manipolando” i risultati della consultazione ed agendo secondo una “logica autoritaria”. Da qui l’opposizione del movimento trotzkista alla sperimentazione proposta dal DECS.

In parlamento, MPS va a braccetto con PLR e UDC a favore dei livelli

Al momento del dibattito parlamentare, le posizioni dei partiti rappresentati in parlamento erano dunque in larga parte già chiare, eccezion fatta per il PPD, che ha voluto richiedere alcuni chiarimenti al direttore del DECS prima di esprimere la propria posizione sulla sperimentazione. Il dibattito in aula non è però stato episodico o di facciata: al contrario, ha bene illustrato l’importanza e la sensibilità del tema dei livelli, su cui si sono scontrate due visioni diametralmente opposte.

Da un lato si è manifestata la netta opposizione di UDC, Lega, PLR ed MPS, le cui dichiarazioni ed i cui argomenti sono stati essenzialmente identici: oltre ai dubbi sul rigore scientifico della sperimentazione e le perplessità sul sostegno da parte del mondo scolastico (significativo il richiamo di tutti i contrari alla presa di posizione del Movimento della scuola), la deputata trotzkista Angelica Lepori Sergi si è concentrata sulla mancanza di chiarezza ed organicità della sperimentazione proposta dal DECS (che ha cercato di ridurre ad un “esperimento” come un altro, senza alcun valore politico di rilievo). Significativa la comunanza di posizioni tra l’estrema sinistra di MPS e la destra liberista di PLR e UDC, al punto che gli unici applausi all’intervento di Lepori Sergi sono giunti da quest’ultimo gruppo, mentre il presidente liberale Alessandro Speziali si è addirittura riferito al gruppo trotzkista complimentandosi con “i nostri compagni dell’MPS”.

Il segretario del PC Massimiliano Ay non ha risparmiato le critiche alla posizione “intellettualista” di MPS.

Dall’altro lato della barricata, il fronte progressista si è invece mostrato compatto in sostegno alla proposta dipartimentale: PS, PC, Verdi e Più Donne hanno sottolineato con veemenza l’importanza del superamento dei livelli ed invitando il parlamento a non sprecare questa occasione per democratizzare la scuola ticinese. Particolarmente incisivo è stato l’intervento del deputato comunista Massimiliano Ay, secondo cui “la priorità è superare la differenziazione strutturale: siamo già in ritardo, bisogna procedere con celerità e convinzione”. Citando Don Lorenzo Milani, secondo cui “una scuola che seleziona distrugge la cultura”, il segretario politico del PC ha definito i livelli come “indegni di una scuola democratica” e ha ricordato che “se prima era solo la sinistra a denunciare il problema, ora lo fa anche parte del padronato: anche l’economia privata riconosce che non servono”. Ay ha precisato quale fosse l’approccio dei comunisti alla questione “noi saremmo per implementare subito, anche alla quarta media, ma siamo disposti a votare anche solo per la sperimentazione: l’importante è procedere, non fossilizzare questo sistema sbagliato”. Chi dovesse opporsi a questa proposta, ha concluso il segretario del PC riferendosi all’MPS, non farebbe altro che assumere una posizione “intellettualista” politicamente delirante: un affondo che ha riscosso convinti applausi dalla parte sinistra dell’emiciclo.

Al termine delle dichiarazioni dei parlamentari, il direttore del DECS Manuele Bertoli ha rintuzzato le critiche rivolte al progetto di sperimentazione, denunciando la sommarietà e la gravità delle accuse rivolte al suo dipartimento: “si è vilipeso il lavoro di chi ha fatto l’analisi e si è sotteso che avrei mentito al governo”. Il ministro socialista ha peraltro chiarito come il mondo della scuola non si sia affatto opposto alla sua proposta: ricordando i risultati della consultazione, Bertoli ha infatti segnalato come – sui 25 collegi docenti che hanno espresso il proprio parere – solo 6 si siano dichiarati contrari al superamento dei livelli, contro 2 convintamente favorevoli e 17 aperti ad una sperimentazione limitata ad alcune sedi. Il consigliere di Stato non ha poi mancato di indicare l’incoerenza dell’argomentazione di MPS, che solo pochi minuti prima aveva presentato un emendamento al preventivo dello Stato per ridurre a 18 il numero di allievi per classe nella scuola media, opponendosi però ora all’introduzione di laboratori ad effettivi ridotti (svolti con una decina di allievi per volta) per matematica e tedesco.

Nel voto del parlamento, decisivi sono risultati essere i tre voti contrari dell’MPS.

La posizione favorevole alla sperimentazione espressa in seguito dal PPD, convinto dalle argomentazioni del ministro, non è però bastata ad ottenere una maggioranza: al momento del voto, 42 deputati si sono espressi contro la sperimentazione, mentre solo 40 hanno votato in suo favore. Un risultato estremamente risicato quindi, in cui decisivi sono stati i tre voti dei deputati trotzkisti, che – votando con PLR, Lega e UDC – hanno affossato quella che sembrava essere l’ultima chance di superare i livelli nella scuola media ticinese. Vistosi negare i fondi dal parlamento, il DECS ha infatti già fatto sapere di non voler iniziare la sperimentazione, che avrebbe potuto finanziare con le sue risorse interne, ma che è ora priva di qualunque legittimità politica. Un fallimento immediatamente stigmatizzato dai partiti favorevoli alla proposta: se il segretario del PC Massimiliano Ay ha parlato di “porcheria”, di “decisione gravissima” che ha “mandato in fumo tante lotte studentesche per democratizzare la scuola”, la Gioventù Comunista ha invece denunciato un “atteggiamento irresponsabile e classista del movimento retto dal duopolio Pronzini-Sergi”. Un ostruzionismo, quello di MPS, che sembra destinato dunque a lasciare strascichi.

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