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Abbassare l’età di voto a 16 anni? Alcuni cantoni svizzeri ci provano

Lo scorso 7 settembre il Gran Consiglio del Canton Berna ha accettato di abbassare l’età di voto a 16 anni per i temi in consultazione a livello cantonale, ma ora sarà necessaria comunque una seconda lettura e infine l’ultima parola spetterà comunque ancora al popolo. Popolo che, già nel novembre 2009 si era dovuto esprimere a riguardo, respingendo la proposta con ben il 75,2% dei voti. Eppure dodici anni dopo i tempi potrebbero essere maturi: l’indicazione del parlamento bernese è infatti molto chiara: in futuro si vuole che i giovani di 16 e 17 anni possano votare, mentre per essere eleggibili a cariche pubbliche ragazze e ragazzi dovranno comunque attendere il raggiungimento della maggiore età a 18 anni. Ed è proprio su questo punto che l’esecutivo cantonale ha qualcosa da ridire, considerando problematica la mancanza di concordanza tra la maggiore età civile e quella politica.  Negli ultimi anni, l’abbassamento dell’età di voto a 16 anni è stato un tema di dibattito un po’ ovunque in Svizzera, ma solo il Canton Glarona ha finora accolto la proposta.

In Ticino se ne parla dal 2007

Fra i pionieri del diritto di voto ai 16enni vi furono in Ticino i comunisti. Su impulso dell’allora coordinatore dei Giovani Progressisti (il nome con cui era nota nel 2007 l’attuale Gioventù Comunista) Rodolfo Pulino la rivendicazione di abbassare l’età per i diritti politici passivi venne inserita esplicitamente nel programma elettorale del Partito del Lavoro (l’attuale Partito Comunista) per le elezioni cantonali dell’aprile 2007. A seguito della mancata rielezione del granconsigliere del PdL Gerry Beretta-Piccoli, fu l’allora parlamentare socialista Nenad Stojanovic a fare sua l’idea e a formalizzare la proposta sul piano istituzionale.

Il parlamento ticinese rifiutò di abbassare a 16 anni la soglia per l’esercizio dei diritti politici.

A cavalcare però il tema fra i giovani e nelle scuole furono sempre i giovani comunisti con il supporto del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) a capo del quale si trovava Massimiliano Ay. Nel maggio 2007 il futuro deputato comunista polemizzò con il segretario democentrista Eros Mellini, il quale sosteneva pubblicamente che i sedicenni sarebbero tutti vittime della propaganda socialista e comunista: la sinistra “specula sull’idealismo dei giovanissimi i quali – incuranti o inconsapevoli della difficoltà […] – si lasciano attirare dagli slogans roboanti”. Ay replicava: “io penso che il populismo, la demagogia e gli slogan roboanti li abbia usati più una certa destra che non il PS o il PdL”. Mellini non demordeva e sottolineava come “il peggior nemico dell’idealismo è la dura realtà, fatta di disillusioni […] di più o meno dolorose esperienze”. Rispondeva sempre l’esponente comunista: “Esattamente: sono d’accordo! A 16 anni un ragazzo ha raggiunto giuridicamente la maggiore età medica, religiosa e sessuale. A 16 anni può viaggiare con uno scooter e andarsi a schiantare da qualche parte. A 16 anni conosce già cosa significa lavorare: se ha un posto di tirocinio non ha (ancora?) dovuto assaporare la piaga sociale della disoccupazione giovanile, capisce però che lavora quanto un operaio qualificato percependo uno stipendio ridicolo. A 16 anni un ragazzo può già ricevere propaganda dall’esercito per prepararsi mentalmente al reclutamento in anticipo. Però… non può votare, non può contribuire attivamente alle scelte che guidano il paese, il suo. Quindi sì, a 16 anni oggi (purtroppo) si è già disillusi e si conosce già la dura realtà di un sistema socio-economico iniquo. Per questo sono favorevole al diritto di voto ai sedicenni”. A supporto di Mellini interveniva sul Corriere del Ticino l’arognese Stefano Casellini che scrisse: “abbassare il diritto di voto a 16 anni significherebbe anticipare una novità ad una mentalità probabilmente non ancora preparata e decisa. In ogni caso, poter votare senza poter essere eletti è un po’ come cucinare per tutti rimanendo a dieta, no?”… tanto per capire il livello del confronto!

Il SISA voleva lanciare un’iniziativa popolare

All’interno del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) nel 2010 riemerse la volontà – su proposta di Egon Canevascini – di riprendere in mano il dossier dopo la bocciatura della proposta di Stojanovic in Gran Consiglio. Vi furono contatti con gli iniziativisti del Canton Berna ma l’ostacolo delle 7’000 firme da raccogliere in troppo poco tempo fece desistere il movimento studentesco. Molte questioni che riguardano i giovani d’oggi – si diceva allora – sono questioni politiche (per esempio l’apprendistato, la protezione dell’ambiente, l’autobus notturno). L’età di voto a 16 anni era considerata dai rappresentanti studenteschi ticinesi e bernesi “un passo verso una migliore integrazione politica dei giovani: i giovani interessati possono così crescere nel processo politico e plasmare attivamente il loro futuro”. I giovani meritano fiducia insisteva Kathrin Balmer, fra le attiviste della campagna di Berna del 2009: “l’immagine pubblica dei giovani è spesso plasmata da alcuni singoli casi individuali negativi. Tuttavia, i sedicenni non dovrebbero essere sottovalutati in termini di maturità politica e interesse politico. Se crescono in condizioni favorevoli, aumentano le possibilità che possano realizzare il loro potenziale e svilupparsi. Come mostrato in uno studio rappresentativo a lungo termine, la maggioranza degli adolescenti, contrariamente all’opinione prevalente, è disposta ad assumersi delle responsabilità”.

La campagna bernese del 2009 mirava ad estendere fino ai 16 anni il diritto di voto.

Il Gran Consiglio ticinese dovrà tornare a discuterne

Nel 2018 il parlamento ticinese approvò una revisione della Legge sull’esercizio dei diritti politici (LEDP), che però rifiutò di concedere il diritto di voto ai sedicenni. Il Partito Comunista, pur riconoscendo alcuni miglioramenti del nuovo testo legislativo, aveva giudicata la revisione della LEDP come “esageratamente prudente, in cui è mancato il coraggio politico di estendere le basi partecipative dei cittadini. Avremmo infatti auspicato l’estensione del diritto di voto ai 16enni (come da noi già ipotizzato una decina di anni fa)”. Coerente con ciò, il Partito Comunista nel suo programma elettorale per il rinnovo del Gran Consiglio dell’aprile 2019 ribadì il suo impegno in questo senso, ma l’anno dopo i trotzkisti del Movimento per il Socialismo (MPS) ne avevano copiato l’idea avanzando un’iniziativa parlamentare da soli che è ancora in attesa di trattazione. Anche il Partito Socialista sembra d’accordo, tanto da aver presentato un’alternativa soft all’attenzione del governo ticinese: lasciare che almeno sul piano comunale i 16enni possano esprimersi, permettendo ai singoli comuni di decidere se concedere o meno questo diritto.

Anche a Cuba si vota a 16 anni

All’estero il diritto di voto a 16 anni esiste in alcuni paesi. Nella vicina penisola fu Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle ad avanzare la proposta nel 2017. Grillo lamentava, inoltre, che “solo in Italia per eleggere una delle due Camere [il Senato] bisogna aver compiuto 25 anni, causando distorsioni vistose nella composizione di Camera e Senato che sono tra le cause dell’ingovernabilità”. In Germania il diritto di voto ai 16enni è garantito nelle elezioni dei Parlamenti di alcuni Länder, l’equivalente dei cantoni svizzeri. Nel 2011 la Norvegia ha fatto una sperimentazione estendendo il diritto ai 16enni per le elezioni amministrative. Dal 2007 il governo austriaco ha dato il via libera all’abbassamento dell’età per il diritto di voto: i sedicenni possono esercitarlo in tutte le elezioni, ma per poter essere eletti bisogna avere almeno 18 anni. In America latina si concentrano infine le esperienze più longeve in questo senso: Brasile, Argentina, Ecuador, Nicaragua. E naturalmente a Cuba, dove la Rivoluzione socialista ha introdotto il diritto di voto a 16 anni: sull’Isola ribelle però anche la maggiore età è scesa dai 18 ai 16 anni.

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