Dizionario di geopolitica: riforme, regimi e democrazia

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Aumentare e migliorare l’intervento a favore della scuola, della sanità, degli anziani, lanciare un piano straordinario di edilizia popolare, aiutare i giovani a trovare lavoro, promuovere le arti, la cultura, il cinema e il teatro. Tutte queste normalmente sarebbero definite riforme, messe in campo dalla politica per migliorare le condizioni di vita dei cittadini.

Purtroppo quando in Occidente si parla di “riforme” si intende esattamente il contrario, ovvero non iniziative volte ad aumentare lo stato sociale, impiegando una maggiore porzione delle spesa pubblica, ma il taglio di questa, ovvero la distruzione dei sistemi scolastici, pensionistici, sanitari, l’abbandono totale di qualsiasi politica sociale e culturale.

Il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea esigono dai paesi che vogliano accedere ai loro aiuti l’avvio immediato di “riforme” che hanno come obiettivo lo smantellamento e la distruzione dello stato sociale e l’impedimento pluriennale di iniziative tese a ripristinarlo. Dunque, se un popolo, in Europa o in qualsiasi altro continente, decidesse di votare per partiti che proponessero la tutela dei cittadini e l’applicazione di riforme sociali, tali governi non potrebbero operare nel senso voluto, perché vincolati pesantemente da accordi decennali firmati dai loro predecessori, che in molti casi proprio per questo sono stati bocciati elettoralmente.

Se i nuovi politici procedono con il proposito di promuovere politiche sociali, l’Occidente infligge sanzioni, dichiara il governo in questione un “regime” che soffoca la democrazia, lo dichiara pericoloso perché ha chiesto aiuto ai russi e ai cinesi.

Se l’attacco mediatico ed economico riesce, l’Occidente spiega che “il regime è finito ed è tornata la democrazia”, in molti casi si passa addirittura dal pluripartitismo a un sistema a partito unico, ma in questo caso i media non lo sottolineano, se invece l’attacco non riesce, l’Occidente ha tre strade per distruggere il paese e il governo in questione: la prima è un golpe giuridico, cercando di comperare qualche deputato e inventando interpretazioni falsificatorie di qualche cavillo della Costituzione del paese, esempi si sono avuti in Paraguay e Brasile; la seconda è un golpe militare in cui finanzia con le armi una parte degli oppositori, coprendo il tutto con la definizione di “guerra civile promossa dal regime repressivo a cui i cittadini democratici si ribellano”; in terza istanza vi è la “rivoluzione colorata”, ovvero paga gruppi, movimenti e ONG che presidiano le piazze fino a che l’aggressione mediatica e diplomatica dell’Occidente ottiene il risultato di rovesciare il governo legittimo.

L’Occidente accetta una sola forma di democrazia, quella in cui partiti diversi obbediscano tutti ai dettami del liberal-liberismo e ai vincoli dell’unipolarismo, la finta competizione tra questi partiti che sono parte di un unico sistema socio-economico-politico-culturale-militare è chiamata “democrazia”, che poi abbia molto poco di democratico è per loro irrilevante.

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