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Basta guerra!

A seguito della sconfitta del nazi-fascismo durante la Seconda Guerra Mondiale, fu ben presto chiaro come lo scontro internazionale dei decenni a seguire avrebbe opposto le due superpotenze vincitrici (USA e URSS), antitetiche rispetto al modello economico, sociale e politico. I paesi occidentali, per prevenire una possibile volontà espansionistica del primo stato socialista, decisero il 4 aprile 1949 di firmare nella capitale americana il trattato che avrebbe istituito la NATO.

Ovviamente l’Unione Sovietica stremata dallo sforzo bellico, nel quale, ed è bene ricordarlo in tempi di revisionismo storico imperante, perse oltre 20 milioni di persone, non rappresentò mai una reale minaccia al predominio a stelle e strisce, che al contrario ingabbiava i paesi dell’Europa Occidentale. Come dimostrò l’impossibilità di fermare i piani di rinascita di uno stato tedesco integrato nel “blocco occidentale”. Almeno formalmente il Patto Atlantico nasceva in funzione difensiva contro un possibile pericolo comunista, ma fu rapidamente visibile come le reali intenzioni mirassero a rafforzare i legami militari tra le nazioni sotto l’influenza statunitense.

Si è soliti indicare come il crollo del Muro di Berlino rappresenti un punto di svolta nella storia contemporanea, non solo perché gli Stati Uniti si trovarono senza più un contrappeso, funzione svolta oggi della Cina socialista, ma poterono anche rispolverare una politica imperiale, senza dover legittimare in nessun modo le proprie intromissioni.

nato-mapCome nuovamente ha dimostrato il caso libico, con il puntuale intervento militare dell’Alleanza Atlantica, questa si è ormai tramutata definitivamente in un vitale strumento imperialista al servizio della politica estera delle più aggressive potenze occidentali. Ovviamente non crediamo che basti sciogliere la NATO per raggiungere l’agognato traguardo di una pace perpetua tra tutti i popoli, non siamo idealisti! Al contrario, riteniamo che una lotta per il progressivo disimpegno e l’uscita dei singoli paesi da questa mostruosa organizzazione internazionale sia il primo doveroso passo per aiutare un processo distensione internazionale. Allo stesso modo riteniamo necessario mantenere un elevato livello di attenzione anche tra le fila della sinistra radicale europea, dopo il caso di Gregor Gysi, figura di punta della LINKE tedesca. Per smarcarsi e allontanare quei dirigenti politici “massimalisti”,che a parole sostengono strumentalmente le più estreme posizioni anti militariste, in favore perfino di una “dissoluzione” della Nato, ma che nella pratica cercano di stemperare possibili richieste dal basso di un impegno più deciso e concreto in favore di una uscita dei rispettivi stati nazionali da questo organismo.

Il nesso messo in risalto da Stalin, che come tutti sanno fu a guida dello stato sovietico durante gli anni del secondo conflitto mondiale, risulta oggi più che mai evidente: “per distruggere l’inevitabilità delle guerre è necessario distruggere l’imperialismo”. Quindi riteniamo inscindibile la lotta contro la guerra e per la pace dal superamento dell’attuale sistema economico capitalistico. Nel suo famoso testo “L’imperialismo fase suprema del capitalismo” è proprio Lenin a spiegare come: “l’imperialismo è dunque il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo, in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l’espropriazione di capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell’intera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici”. Indissolubile risulta quindi il legame tra azioni espansionistiche e capitalismo monopolistico.

Dinnanzi a una situazione internazionale sempre più tesa che vede contrapposti un pugno di “vecchie” potenze in decadenza, che stanno attraversando un periodo di grave crisi, e nuove nazioni emergenti, che si sono lasciate alle spalle il dominio coloniale, il duplice compito dei comunisti è da un lato favorire l’emersione di un mondo multipolare e dall’altro lavorare per demistificare le bugie razziste diffuse dell’estrema destra trionfante nel nostro continente. Inoltre è sempre più evidente la necessità di riattivare i collegamenti con il Consiglio Mondiale della Pace, per favorire una più larga estensione del fronte di lotta internazionale contro l’imperialismo, per il disarmo e per l’eliminazione di ogni forma di razzismo.

Le fasce popolari europee, colpite da una crisi strutturale del capitalismo e private delle vecchie forze politiche che ne sapevano interpretare gli umori, i desideri e le speranze, risultano più che mai permeabili a ideologie reazionarie ed estranee alle gloriose tradizioni di lotte e di conquiste, che lungo tutto “il secolo breve” furono capaci di ottenere. La nostra attenzione deve essere rivolta principalmente a dimostrare come tali posizioni che vedono come principale nemico l’immigrato, scappato dalla miseria e dalla guerra di cui sono principalmente responsabili le élite politiche ed economiche occidentali, non mirino a combattere le basi materiali dello sfruttamento e quindi le relazioni di potere diseguali a livello internazionale, che sono la causa degli esodi biblici a cui stiamo assistendo.

Solo saldando a una strategia per il superamento del capitalismo un’altra per la democratizzazione delle relazioni internazionali potremmo porre le premesse per risolvere i gravi problemi che ci troviamo di fronte e tutelare realmente la pace.

Fabio Scolari

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Fabio Scolari

Fabio Scolari, classe 1995, dopo aver conseguito la maturità liceale, studia attualmente sociologia a Milano. Oltre a Sinistra.ch, collabora anche alla redazione del mensile “Voci del Naviglio”. E’ membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) di Trezzano.

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