{"id":9987,"date":"2021-02-18T09:56:55","date_gmt":"2021-02-18T09:56:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9987"},"modified":"2021-02-18T09:56:55","modified_gmt":"2021-02-18T09:56:55","slug":"ricordo-di-una-vittoria-della-scuola-pubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9987","title":{"rendered":"Ricordo di una vittoria della scuola pubblica"},"content":{"rendered":"\n<p>Vent\u2019anni or sono, il 18 febbraio 2001, la scuola pubblica ticinese fu la protagonista vittoriosa di una votazione cantonale originata da un\u2019insidiosa iniziativa popolare, denominata \u201cPer un\u2019effettiva libert\u00e0 di scelta della scuola\u201d, che postulava un contributo finanziario dello Stato (ticket) a favore delle famiglie con figli iscritti alle scuole private. L\u2019iniziativa era stata lanciata nel febbraio 1997 e aveva raccolto ben 24\u2019140 firme. Il dibattito a tutti i livelli non si fece attendere e pochi mesi dopo venne costituita l\u2019Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni (Aspcc). Il comitato promotore, presieduto dal prof. Mario Forni, superando nella sua composizione le tradizionali divisioni partitiche e confessionali, si presentava come ben rappresentativo di quella parte della societ\u00e0 che si riconosceva nello Stato laico e democratico. Il manifesto del comitato promotore si concludeva con questa significativa dichiarazione: \u201c\u2026 non possiamo esimerci dal segnalare che l\u2019iniziativa \u2018per un\u2019effettiva libert\u00e0 di scelta della scuola\u2019 \u00e8 ai nostri occhi una delle preoccupanti espressioni del liberismo di moda, che, col pretesto di ampliare le libert\u00e0 dei privati, in realt\u00e0 mira a smantellare lo Stato, con l\u2019effetto ultimo di impoverire la maggior parte della popolazione a vantaggio di pochi privilegiati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel momento e fino al giorno del voto l\u2019Aspcc, tramite il comitato e numerosi altri membri, si impegn\u00f2 in una campagna puntuale e argomentata per combattere l\u2019iniziativa. Nel frattempo il Gran Consiglio aveva approvato, a stretta maggioranza, sia l\u2019iniziativa sia un controprogetto che si distanziava ben poco dall\u2019originale. Gli iniziativisti, a quel punto, avrebbero potuto ritirare l\u2019iniziativa costringendo l\u2019Aspcc a raccogliere le firme per il referendum sul controprogetto, ma non lo fecero. In vista della votazione fu costituito un comitato di sostegno al doppio No presieduto da Anna Biscossa, Giovanni Merlini e Raffaele Pedrozzi con altre 250 personalit\u00e0 del mondo politico, culturale, scolastico ed economico del Cantone. Nei mesi precedenti il voto il dibattito fu molto intenso su giornali, radio e Tv (non c\u2019erano ancora i \u201csocial\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon facciamo a pezzi la nostra scuola\u201d era il motto che figurava sui manifesti dei contrari, mentre i sostenitori delle scuole private non trovarono di meglio che appropriarsi indebitamente della figura di Stefano Franscini. Un arrogante autogol!<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato della votazione fu clamoroso. L\u2019iniziativa venne bocciata dal 74,1% dei votanti con 62\u2019517 no contro 21\u2019690 s\u00ec e il controprogetto pure affossato con 61\u2019175 no (73,3%) e 22\u2019673 s\u00ec. Da notare che l\u2019iniziativa ottenne ben 2\u2019450 voti in meno rispetto alle firme raccolte! Il giorno dopo su laRegione, in un vibrante articolo dal titolo \u201cFranscini vive\u201d, Argante Righetti affermava: \u201c\u00c8 confermato il primato della scuola pubblica, che garantisce la libert\u00e0 nella scuola e la parit\u00e0 delle opportunit\u00e0, che, facendo convivere bambini e ragazzi di ogni condizione, svolge una insostituibile funzione di integrazione e di coesione sociale, e rifiuta i corpi separati per religione, per etnia, per luogo, per condizione sociale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esito del voto aliment\u00f2 molte speranze nel mondo della scuola. Si chiedeva un piano di riforme nei vari settori come pure un\u2019inversione di rotta in ambito finanziario: basta con le misure di risparmio, che gi\u00e0 negli anni 90 avevano colpito soprattutto gli insegnanti, e avvio di una coraggiosa politica di investimenti. Purtroppo le cose andarono ben diversamente. Un paio di anni dopo, la maggioranza del Gran Consiglio prima, e il popolo poi, decretarono l\u2019aumento di un\u2019ora dell\u2019orario settimanale dei docenti cantonali. In seguito furono respinti alcuni progetti di miglioramento della suola, quali la diminuzione del numero di allievi per classe, l\u2019introduzione di servizi parascolastici come mense e doposcuola, per finire con la recente bocciatura del progetto \u201cLa scuola che verr\u00e0\u201d. Certo, qualche parziale riforma \u00e8 andata in porto, ma il bilancio di questi vent\u2019anni \u00e8 deludente, tanto \u00e8 vero che, stando alla recente pubblicazione \u201cLa scuola ticinese in cifre\u201d, il Ticino si trova ancora desolatamente al terzultimo posto tra i cantoni quanto a spesa per l\u2019educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia che ci opprime da un anno ha causato disagi e sofferenze a tutti i livelli e anche la scuola ha dovuto affrontare nuove difficolt\u00e0, tra chiusure, quarantene e insegnamento a distanza, causando non pochi problemi a docenti, allievi e famiglie. Ed a soffrirne maggiormente sono stati, una volta di pi\u00f9, i ceti meno favoriti. Ma proprio questa emergenza dovrebbe rafforzare in tutti noi la consapevolezza dell\u2019importanza dell\u2019educazione e dei principi di inclusione e giustizia alla base della nostra scuola pubblica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vent\u2019anni or sono, il 18 febbraio 2001, la scuola pubblica ticinese fu la protagonista vittoriosa di una votazione cantonale originata da un\u2019insidiosa iniziativa popolare, denominata \u201cPer un\u2019effettiva libert\u00e0 di scelta della scuola\u201d, che postulava un contributo finanziario dello Stato (ticket) a favore delle famiglie con figli iscritti alle scuole private. L\u2019iniziativa era stata lanciata nel febbraio 1997 e aveva raccolto ben 24\u2019140 firme. Il dibattito a tutti i livelli non si fece attendere e pochi mesi dopo venne costituita l\u2019Associazione per la scuola pubblica del Cantone e dei Comuni (Aspcc). Il comitato promotore, presieduto dal prof. 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