{"id":9760,"date":"2021-01-16T12:20:20","date_gmt":"2021-01-16T12:20:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9760"},"modified":"2021-01-16T12:20:21","modified_gmt":"2021-01-16T12:20:21","slug":"occorre-guardare-oltre-il-semplice-ban-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9760","title":{"rendered":"Occorre guardare oltre il semplice ban di Trump"},"content":{"rendered":"\n<p>I mezzi di dibattito pubblico forse pi\u00f9 influenti sono oggi i social. Ci pu\u00f2 piacere o no, e a me non piace necessariamente, ma questa \u00e8 la situazione. E dunque che questi strumenti siano gestiti in modo arbitrario da parte di manager privati senza rispondere a nessuna autorit\u00e0 dovrebbe farci preoccupare. In seguito alla chiusura dell\u2019account Twitter di Trump e alla conseguente reazione degli altri social network, a sinistra si sono formate due opinioni opposte.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato vi \u00e8 chi, come i comunisti, critica una tale censura, sia perch\u00e9 quanto esprime un presidente ancora in carica non dovrebbe dipendere dagli interessi di un\u2019azienda, sia perch\u00e9 essa potr\u00e0 colpire chiunque. Se in effetti oggi viene messo a tacere un miliardario con milioni di elettori, allora tutti noi che contiamo molto meno verremo zittiti non appena inizieremo a dire qualcosa di scomodo. \u00c8 insomma un pericoloso precedente che verosimilmente colpir\u00e0 anche la sinistra e, in generale, chiunque non sia allineato al campo atlantico, come del resto \u00e8 gi\u00e0 successo diverse volte con presidenti Latinoamericani, come il cubano Diaz Canel.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altro lato, vi \u00e8 una parte della sinistra, apparentemente troppo accecata dall\u2019odio personalistico verso Trump, che difende la decisione di Twitter. Per motivare tale <em>ban <\/em>viene utilizzata la natura privatistica dei social, che quindi sarebbero legittimate a fare tutto quello che vogliono. In una societ\u00e0 profondamente liberista, nella quale lo Stato \u00e8 sottomesso agli interessi delle aziende private e al mercato, questa visione dei fatti sarebbe vera. Vero ma non in modo assoluto perch\u00e9 anche nella liberale Svizzera la propriet\u00e0 privata \u00e8 garantita entro i limiti posti dal parlamento attraverso l\u2019elaborazione delle leggi.<strong> \u00a0<\/strong>Per chi per\u00f2 si definisce comunista e, pi\u00f9 generalmente, di sinistra, ci\u00f2 non deve essere in alcun modo accettabile. La realt\u00e0, infatti, non \u00e8 immutabile ed il compito dei politici, in modo particolare se comunisti o socialisti, non \u00e8 quello di osservare la societ\u00e0 e mantenerla invariata, bens\u00ec di analizzarla e comprendere come migliorarla concretamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 dunque legittimo, se non necessario, interrogarsi se sia giusto che un\u2019azienda privata possa bloccare un canale informativo di un presidente ancora in carica (come fatto in <a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9719\">questo recente articolo<\/a> apparso su <em>sinistra.ch<\/em>), a maggior ragione di fronte all\u2019importanza ormai enorme (che lo si voglia o no) dei social nell\u2019universo della politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur ammettendo che il&nbsp;<em>ban<\/em>&nbsp;sia lecito, va poi constatato che Twitter e le altre aziende non procedono in modo coerente con la censura degli account sui social, altrimenti sarebbe stato necessario bloccare anche tutti quegli esponenti politici ed economici che inneggiano a degli interventi in Paesi esteri e utilizzano&nbsp;<em>fake news<\/em>&nbsp;per motivare tutto ci\u00f2. Esemplare in tal senso era il caso di Elon Musk, che su Twitter aveva affermato senza mezzi termini che gli Stati Uniti possono commettere colpi di stato dove vogliono. Ovvio, la situazione nella quale Musk aveva espresso queste parole era differente, ma le sue affermazioni si iscrivono in un clima continuo di tensione e di propaganda mediatica promosso dall\u2019intero establishment statunitense (il neo-eletto presidente Biden in primis), il quale motiva e fomenta gli interventi del campo atlantico nei Paesi non allineati.&nbsp;Del resto, quando i rivoltosi di Hong Kong hanno assaltato il parlamento, questi sono stati ampiamente celebrati e supportati sui social network, anche da chi ora esulta per la censura di Trump.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione al di l\u00e0 del fatto che sia preoccupante che la politica sia sottomessa agli interessi di aziende private e, quindi, che il privato abbia pi\u00f9 potere dello Stato, occorre saper andare oltre il proprio odio per Trump e riconoscere dunque che, come \u00e8 stato colpito lui, pu\u00f2 essere colpito chiunque rappresenti un pericolo per gli interessi del grande capitale e del campo atlantico. Twitter e compagnia non sono delle aziende con chiss\u00e0 quali valori morali o umanitari, bens\u00ec degli alleati dell\u2019imperialismo. \u00c8 per questo motivo che risulta necessario iniziare al pi\u00f9 presto a discutere di una seria regolamentazione dei social network e delle rispettive aziende, come recentemente affermato anche da Nicol\u00f2 Monti, gi\u00e0 segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), in un suo articolo apparso su <em>L\u2019Antidiplomatico<\/em> (<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-regolarizzare_i_giganti_social_ora_o_mai_pi\/17824_39090\/\">leggi qui<\/a>), proprio perch\u00e9 un privato non pu\u00f2 e non deve avere pi\u00f9 potere dello Stato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I mezzi di dibattito pubblico forse pi\u00f9 influenti sono oggi i social. Ci pu\u00f2 piacere o no, e a me non piace necessariamente, ma questa \u00e8 la situazione. 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