{"id":9614,"date":"2021-01-22T08:40:58","date_gmt":"2021-01-22T08:40:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9614"},"modified":"2021-01-22T08:40:59","modified_gmt":"2021-01-22T08:40:59","slug":"fight-white-privilege-un-attivismo-che-divide-le-classi-popolari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9614","title":{"rendered":"&#8220;Fight white privilege&#8221;: un attivismo che divide le classi popolari"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Pubblichiamo qui di seguito una libera traduzione dell&#8217;articolo di <strong>St\u00e9phane Beaud<\/strong> e <strong>G\u00e9rard Noiriel<\/strong> apparso su <\/em>Le Monde Diplomatique<em> con il titolo &#8220;Impasses des politiques identitaires&#8221; (<a href=\"https:\/\/www.monde-diplomatique.fr\/2021\/01\/BEAUD\/62661\">leggi qui<\/a> l&#8217;originale in francese).<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-wide\"\/>\n\n\n\n<p><strong>Pur avendo le sue radici in una lunga storia, il linguaggio identitario \u00e8 esploso con i social media e i canali d\u2019informazione 24 ore su 24. Un tempo riservato alla destra, impregna ormai il discorso dei militanti e dei dirigenti politici di ogni schieramento, al punto da trasformare la \u201crazza\u201d in una variabile bulldozer, che distrugge tutte le altre.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La questione razziale \u00e8 brutalmente tornata d\u2019attualit\u00e0 il 25 maggio 2020, quando le immagini dell\u2019omicidio di George Floyd, ripreso da una passante con uno smartphone, sono state diffuse sui social media e sui mass media. L\u2019assassinio di questo afro-americano da parte di un poliziotto bianco di Minneapolis ha scatenato un\u2019immensa ondata d\u2019emozione e di proteste nel mondo intero. Una moltitudine di attori &#8211; militanti antirazzisti, giornalisti, politici, intellettuali, esperti, artisti, scrittori, ecc. &#8211; sono intervenuti negli Stati Uniti e altrove per dare la loro opinione su questo crimine e sul suo significato politico.<\/p>\n\n\n\n<p>In Francia, da una quindicina d\u2019anni, la denuncia pubblica dei crimini razzisti o dei fatti alimentanti dei sospetti di discriminazione razziale prende regolarmente nei media la forma di \u201cscandali razziali\u201d <em>(\u201caffaires raciales\u201d, ndt)<\/em>, che si autoalimentano senza fine. Dopo la petizione intitolata \u201cManifesto per una Repubblica francese antirazzista e decolonializzata\u201d, firmata da 57 intellettuali e diffusa dal sito Mediapart il 3 luglio 2020, il settimanale <em>Marianne<\/em> ha rilanciato il 26 luglio pubblicando un \u201cAppello contro la razzializzazione della questione sociale\u201d, formato da pi\u00f9 di 80 personalit\u00e0 e da una ventina di organizzazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paragone delle due petizioni mostra come funziona ci\u00f2 che Pierre Bordieu chiamava il gioco delle \u201ccecit\u00e0 incrociate\u201d. La critica giustificata delle violenze razziste di certi poliziotti e del \u201crazzismo di Stato\u201d nelle colonie francesi fino alla fine della guerra d\u2019Algeria conduce i firmatari di Mediapart a difendere un progetto politico fondato sulle questioni razziali e decoloniali, occultando i fattori sociali. Inversamente, gli autori dell\u2019appello apparso su <em>Marianne<\/em> ricordano il ruolo centrale che gioca la classe sociale nelle disuguaglianze che toccano la Francia d\u2019oggi, ma la loro battaglia identitaria, sintetizzata dallo slogan \u201cla nostra Repubblica laica e sociale, un\u2019opportunit\u00e0 per tutti!\u201d, li spinge ad affermare che \u201cil nostro paese non ha mai conosciuto la segregazione\u201d, affermazione che nessuno storico, nessun sociologo serio pu\u00f2 sottoscrivere. Questi scontri identitari, dove ogni campo mobilita la sua piccola truppa d\u2019intellettuali, pongono i ricercatori che vogliono difendere l\u2019autonomia del loro lavoro in una posizione impossibile.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Americanizzazione della vita pubblica<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Questa razzializzazione del discorso pubblico \u00e8 stata ampiamente alimentata dalla rivoluzione digitale scoppiata nel corso degli anni 2000. Lo sviluppo straordinario dell\u2019industria mediatica ha portato a termine quella che J\u00fcrgen Habermas aveva chiamato la \u201ccolonizzazione del mondo vissuto\u201d (1). Queste immense macchine per fabbricare l\u2019informazione sono alimentate 24 ore su 24 da un carburante che sfrutta i giacimenti emotivi sepolti in ciascuno di noi, che ci fanno reagire istantaneamente e istintivamente di fronte alle ingiustizie, alle umiliazioni, alle aggressioni. Il \u201cdiversione dei fatti\u201d dell\u2019attualit\u00e0 politica, nato con la stampa di massa alla fine del XIX secolo, ha raggiunto oggi il suo parossismo, sostituendo sempre pi\u00f9 all\u2019analisi ragionata dei problemi sociali la denuncia dei colpevoli e la riabilitazione delle vittime.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><\/p><cite>Queste immense macchine per fabbricare l\u2019informazione sono alimentate 24 ore su 24 da un carburante che sfrutta i giacimenti emotivi sepolti in ciascuno di noi, che ci fanno reagire istantaneamente e istintivamente di fronte alle ingiustizie, alle umiliazioni, alle aggressioni.<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Le aziende americane globalizzate che possiedono i social media hanno accelerato brutalmente questo processo, poich\u00e9 i miliardi di individui che utilizzano queste reti non sono pi\u00f9 solamente dei ricettori passivi dei discorsi fabbricati dai media, ma degli attori che partecipano alla loro diffusione e anche alla loro elaborazione. I social media hanno dato cos\u00ec nascita a uno spazio pubblico intermediario che oltrepassa il quadro degli Stati nazione, contribuendo fortemente all\u2019americanizzazione delle polemiche pubbliche, come illustra la rapidit\u00e0 con cui vengono importate espressioni come <em>color-blind <\/em>(\u201ccieco di fronte al colore\u201d, della pelle)<em>, <\/em>\u201cBlack Lives Matter\u201d (\u201cle vite dei neri contano\u201d), <em>cancel culture <\/em>(\u201ccultura dell\u2019annullamento\u201d), ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Essendo oggi il razzismo uno dei soggetti politici pi\u00f9 adeguati a mobilitare le emozioni dei cittadini, si capisce perch\u00e9 la sua denuncia occupi un posto sempre pi\u00f9 centrale nei media. Constatare questo fatto, non significa &#8211; serve ricordarlo? &#8211; negare o minimizzare la realt\u00e0 del problema, e questo non vieta in alcun modo di constatare allo stesso tempo che le espressioni di forme semplificate di razzismo si moltiplicano anch\u2019esse nei media (2). Le persone originarie dell\u2019immigrazione postcoloniale (paesi del Maghreb e dell\u2019Africa subsahariana) &#8211; che appartengono per la maggior parte alle classi popolari (3) &#8211; sono state le prime vittime degli effetti della crisi economica a partire dagli anni 1980. Esse hanno subito delle forme multiple di segregazione, che sia nell\u2019accesso all\u2019alloggio, al lavoro o nei loro rapporti con gli agenti dello Stato (controlli d\u2019identit\u00e0 da parte della polizia in base al colore della pelle). Inoltre, queste generazioni sociali hanno dovuto far politicamente fronte al crollo delle speranze collettive portate nel XX secolo dal movimento operaio e comunista.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><\/p><cite>Queste generazioni sociali hanno dovuto far politicamente fronte al crollo delle speranze collettive portate nel XX secolo dal movimento operaio e comunista.<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Data l\u2019importanza assunta dalle polemiche identitarie nel dibattito pubblico, non \u00e8 sorprendente che una parte di questi giovani possano esprimere il loro rifiuto di una societ\u00e0 che non lascia loro alcun posto privilegiando elementi della loro identit\u00e0 personale come la religione, l\u2019origine o la razza (definita dal colore della pelle). Sfortunatamente, i pi\u00f9 poveri tra loro sono privati, per ragioni socio-economiche, delle risorse che permetterebbero loro di diversificare le proprie appartenenze e le proprie affiliazioni. \u00c8 questo che spiega come possano rappresentare il mondo sociale in modo binario e etnicizzato: il \u201cnoi\u201d (della comunit\u00e0, dei giovani neri o arabi, degli esclusi, ma anche sempre di pi\u00f9, sembrerebbe, il \u201cnoi\u201d musulmano) versus il \u201cloro\u201d (dei borghesi, dei francesi, dei bianchi, o degli atei, ecc.). Se si vuole spingere fino in fondo la lotta contro il razzismo, si deve anche combattere questa chiusura identitaria, poich\u00e9 impedisce ai giovani in rivolta di comprendere che la loro esistenza sociale \u00e8 profondamente determinata dalla loro appartenenza alle classi popolari.<\/p>\n\n\n\n<p>Il linguaggio razzializzante che presenta il colore della pelle come la variabile determinante l\u2019insieme delle pratiche economiche, sociali e culturali dei nostri concittadini distrugge la complessit\u00e0 e la finezza delle relazioni sociali e dei rapporti di potere. Tutte le inchieste sociologiche, statistiche o etnografiche mostrano per\u00f2 che le variabili sociali ed etniche agiscono sempre di concerto e con delle intensit\u00e0 differenti. Se tutta l\u2019arte delle scienze sociali consiste a districare finemente, secondo i contesti (geografico, storico, interazionale), il gioco delle variabili in azione, ci\u00f2 non toglie che non si possa capire nulla del mondo in cui viviamo se si dimentica che la classe sociale d\u2019appartenenza (misurata dal capitale economico e dal capitale culturale) resta, checch\u00e9 se ne dica, il fattore determinante attorno a cui si costruiscono le altre dimensioni dell\u2019identit\u00e0 delle persone.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><\/p><cite>La classe sociale d\u2019appartenenza resta, checch\u00e9 se ne dica, il fattore determinante attorno a cui si costruiscono le altre dimensioni dell\u2019identit\u00e0 delle persone.<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>La prova migliore ci \u00e8 fornita da coloro che hanno beneficiato di una mobilit\u00e0 sociale che ha permesso loro di accedere alle classi medie (insegnanti, educatori, operatori sociali, artisti d\u2019intermezzo, ecc.) o alle classi superiori (giornalisti televisivi o radiofonici, scrittori, stelle della musica o del cinema, ecc.). La quasi totalit\u00e0 di questi \u201c<em>disertori<\/em> di classe\u201d, come vengono chiamati, mettono a profitto le risorse loro offerte dalla propria ascesa sociale per diversificare le loro relazioni affettive, professionali o culturali, poich\u00e9 sanno giustamente che si tratta di un cammino verso maggiore libert\u00e0. Perch\u00e9 i discendenti delle immigrazioni postcoloniali che fanno ancora parte delle classi popolari sarebbero costantemente riportati al loro statuto di vittima e privati dei mezzi per accedere anch\u2019essi a questa emancipazione?<\/p>\n\n\n\n<p>Occultando le relazioni di potere che strutturano le nostre societ\u00e0, questi discorsi identitari contribuiscono ad accentuare le divisioni in seno alle classi popolari; ci\u00f2 che \u00e8 stato a partire dagli anni 80 l\u2019obiettivo perseguito dalle forze conservatrici per demolire l\u2019egemonia della sinistra. Porre lo scontro politico sul piano razziale presentando tutti i \u201cbianchi\u201d come dei privilegiati, significa incitare questi ultimi a difendersi con lo stesso genere di argomenti. Dato che in Francia i \u201cbianchi\u201d sono la maggioranza, i \u201cnon bianchi\u201d sono condannati a restare eternamente minoritari. Credere che degli atti di rimorso alla Jeff Bezos (4) possano condurre gli individui definiti come \u201cbianchi\u201d a rinunciare ai loro \u201cprivilegi\u201d, significa ridurre la politica a delle lezioni di morale; ci\u00f2 che \u00e8 abituale negli Stati Uniti, e tende a diventarlo anche in Francia.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><\/p><cite>Porre lo scontro politico sul piano razziale presentando tutti i \u201cbianchi\u201d come dei privilegiati, significa incitare questi ultimi a difendersi con lo stesso genere di argomenti.<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 l\u2019esperienza americana \u00e8 evocata oggi senza sosta quando si tratta di affrontare la questione razziale, non \u00e8 inutile ricordare l\u2019analisi presentata recentemente dal filosofo Michael Walzer per spiegare il relativo insuccesso del movimento antirazzista nero americano, fallimento che spiega a sua volta perch\u00e9 il razzismo resta un problema centrale negli Stati Uniti. Lui che fu, all\u2019inizio degli anni 1960, uno studente pienamente impegnato nella lotta per i diritti civili condotta dai neri americani \u00e8 ritornato, 50 anni pi\u00f9 tardi, su questo momento fondante del suo impegno politico. Egli ricorda la forza dei legami creatisi nel Sud tra studenti delle grandi universit\u00e0 del Nord-Est (Harvard, Brandeis), in particolare da studenti ebrei come lui, e pastori e militanti neri.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel bilancio che traccia con il distacco, solleva la questione essenziale delle alleanze politiche da creare nel campo delle forze progressiste: \u201c<em>Noi pensavamo che il nazionalismo nero, anche se era comprensibile, fosse un errore politico: per farsi ascoltare, le minoranze devono impegnarsi in delle politiche di coalizione, gli ebrei lo hanno imparato da tempo. Non potete trovarvi solari quando rappresentate il 10 o il 2% della popolazione. Avete bisogno di alleati e dovete elaborare delle politiche che favoriscano le alleanze. \u00c8 ci\u00f2 che ha rifiutato il nazionalismo nero, ed \u00e8 ci\u00f2 che l\u2019ha condotto, credo, ad un\u2019impasse (\u2026) Le \u201cpolitiche dell\u2019identit\u00e0\u201d hanno preso il sopravvento nella vita politica americana e hanno condotto a dei movimenti separati: i neri, gli ispanici, le donne, i gay. Non c\u2019\u00e8 stata una chiara solidariet\u00e0 fra queste diverse forme di lotta per il riconoscimento. \u201cBlack Lives Matter\u201d, per esempio, \u00e8 un\u2019espressione fondamentale della legittima collera dei neri, legata in particolare al comportamento della polizia. Ma gli ispanici non sono trattati meglio; non esiste, da quel che so, un movimento \u201cHispanic Lives Matter\u201d et non vi \u00e8 uno sforzo coordinato per la creazione di una coalizione di gruppi etnici per una riforma della polizia<\/em>\u201d (5).<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><\/p><cite>In passato, per promuovere una causa nello spazio pubblico, occorreva che questa fosse definita e difesa collettivamente da organizzazioni che riunissero un gran numero di militanti. Oggi, \u00e8 sufficiente che qualche attivista &#8211; che si eriga a portavoce di questa o quella rivendicazione senza essere stato incaricato da nessuno &#8211; attiri l\u2019attenzione dei media.<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Data l\u2019americanizzazione della nostra vita pubblica, si pu\u00f2 purtroppo temere che quanto osservato da Walzer si stia verificando anche in Francia. Certo, numerose voci si fanno regolarmente avanti in favore della \u201cconvergenza delle lotte\u201d. Eppure, coloro che militano in questo senso devono agire ormai nel quadro del nuovo sistema comunicativo che si \u00e8 imposto con la rivoluzione digitale degli anni 2000. In passato, per promuovere una causa nello spazio pubblico, occorreva che questa fosse definita e difesa collettivamente da organizzazioni che riunissero un gran numero di militanti. Oggi, \u00e8 sufficiente che qualche attivista &#8211; che si eriga a portavoce di questa o quella rivendicazione senza essere stato incaricato da nessuno &#8211; attiri l\u2019attenzione dei media. Da qui la moltiplicazione delle azioni spettacolari, come quelle dei militanti che vietano la messa in scena di spettacoli teatrali in nome della lotta antirazzista. La benevolenza dei giornalisti verso questo tipo d\u2019azioni alimenta delle polemiche che dividono le forze progressiste. Mentre la libert\u00e0 d\u2019espressione e l\u2019antirazzismo erano fino a qui state sempre associate alla sinistra, questi colpi di mano ultraminoritari finiscono per opporre gli uni agli altri. Aprendo una vera e propria autostrada ai conservatori.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Note<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>(1) J\u00fcrgen Habermas, <em>Th\u00e9orie de l\u2019agir comunicationnel<\/em>, Fayard, Paris, 1987.<\/p>\n\n\n\n<p>(2) G\u00e9rard Noiriel, <em>Le Venin dans la plume. Edouard Drumont, Eric Zummour et la part sombre de la R\u00e9publique<\/em>, La D\u00e9couverte, paris, 2019.<\/p>\n\n\n\n<p>(3) Ci\u00f2 che spiega anche, in maniera diretta, la loro sovrarappresentazione nei fatti riportati dalla stampa locale, negli atti di delinquenza e nella popolazione carceraria.<\/p>\n\n\n\n<p>(4) Riferimento al tweet di Amazon in reazione all\u2019assassinio di George Floyd: \u201cIl trattamento ingiusto e brutale dei Neri nel nostro paese deve cessare\u201d (31 maggio 2020).<\/p>\n\n\n\n<p>(5) Michael Walzer e Astrid Von Busekist, <em>Penser la justice<\/em>, Albin Michel, coll. \u201cItin\u00e9raires du savoir\u201d, paris, 2020.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo qui di seguito una libera traduzione dell&#8217;articolo di St\u00e9phane Beaud e G\u00e9rard Noiriel apparso su Le Monde Diplomatique con il titolo &#8220;Impasses des politiques identitaires&#8221; (leggi qui l&#8217;originale in francese). Pur avendo le sue radici in una lunga storia, il linguaggio identitario \u00e8 esploso con i social media e i canali d\u2019informazione 24 ore su 24. Un tempo riservato alla destra, impregna ormai il discorso dei militanti e dei dirigenti politici di ogni schieramento, al punto da trasformare la \u201crazza\u201d in una variabile bulldozer, che distrugge tutte le altre. La questione razziale \u00e8 brutalmente tornata d\u2019attualit\u00e0 il 25 maggio<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":9616,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[20,4,23],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-9614","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-europa","category-esteri","category-nord-america"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9614","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9614"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9614\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9640,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9614\/revisions\/9640"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9616"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9614"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9614"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9614"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=9614"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}