{"id":9196,"date":"2020-09-07T20:19:05","date_gmt":"2020-09-07T20:19:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9196"},"modified":"2020-09-11T00:19:33","modified_gmt":"2020-09-11T00:19:33","slug":"cari-compagni-di-koncalovskij-apre-una-nuova-epoca-del-cinema-russo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9196","title":{"rendered":"\u201cCari compagni !\u201d di Kon\u010dalovskij apre una nuova epoca del cinema russo"},"content":{"rendered":"\n<p>Rimandando alle calende settembrine l\u2019inizio lagunare, in epoca di pandemia sanitaria e psicologica, la 77.a Mostra Internazionale d\u2019Arte Cinematografica di Venezia si \u00e8 aperta a fine agosto a Bologna con la sezione dei classici restaurati tra i quali ha primeggiato \u201cL&#8217;Ultima Cena\u201d del 1976 diretto da <strong>Tomas Gutierrez Alea<\/strong>, il pi\u00f9 grande regista cubano e latinoamericano del XX secolo, una pellicola dedicata alla sua amica <strong>Sara Gomez<\/strong>, scomparsa mentre stava dirigendo \u201cDe cierta manera\u201d che proprio lui porter\u00e0 a compimento. <\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Come da tradizione socialista, i film partono da fatti reali<\/h3>\n\n\n\n<p>Come da tradizione socialista i fatti narrati, ancorch\u00e9 mediati dal testo narrativo \u201cEl ingenio\u201d di <strong>Manuel Moreno Fraginals<\/strong> e dalla sceneggiatura dello stesso Alea, partono da una storia realmente accaduta. Alla fine del XVIII secolo in una delle tante piantagioni di canna da zucchero che lambiscono l\u2019abitato dell\u2019Avana, dette appunto \u201cingenio\u201d, il proprietario oltremodo devoto, confonde la realt\u00e0 schiavistica che impone ai ragazzi di origini africane, condannati a una vita miserevole scandita dai colpi di frusta del caporale, con la possibilit\u00e0 di un percorso di avvicinamento alla fede cristiana. Si presenta cos\u00ec nella tenuta il gioved\u00ec santo, lava i piedi a dodici schiavi e cena con loro, esaltando la sofferenza terrena come via privilegiata verso il paradiso. Le difficolt\u00e0 linguistiche, molti schiavi parlano i loro idiomi africani e non lo spagnolo, cos\u00ec come la distanza culturale rispetto a una tradizione come quella cristiana a loro sconosciuta, creano un drammatico cortocircuito che porter\u00e0 alla tragedia. Gli schiavi bevono e gozzovigliano come mai prima in vita loro, il proprietario sparge prolisse prediche prive di qualsiasi incidenza nella vita di quegli uomini che ambiscono alla libert\u00e0, ancorch\u00e9 difficile da praticare avendo conosciuto solo le catene. Il proprietario lascia la piantagione concedendo un giorno di riposo per il venerd\u00ec santo, non rispettato dal caporale, ne derivano frusta, violenza, sangue, repressione, morte, a partire da quella del caporale, poi degli schiavi impalati su undici picche di legno, la dodicesima rester\u00e0 vuota, Sebastian \u00e8 riuscito a scappare, verso la selva e la sierra. A lui e ai suoi discendenti il compito di costruire quell\u2019isola libera e fraterna che nascer\u00e0 con la Rivoluzione del 1959. La ricostruzione storica perfetta si accompagna a una fotografia sempre pronta a cogliere la bellezza del dettaglio, del particolare, indugiando su croci e merletti, segno della ricchezza degli oppressori e sulle ferite e sul sudore degli oppressi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Capire l&#8217;URSS \u00e8 difficile per qualsiasi occidentale<\/h3>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/cari-compagni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9197\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/cari-compagni.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/cari-compagni-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Ci potremmo accontentare di affermare che \u201cCari compagni !\u201d, ultima fatica del grande <strong>Andrej Kon\u010dalovskij<\/strong>, sia una storia intensa recitata da un&#8217;attrice favolosa, <strong>Julia Vysotskaja<\/strong> nella parte di Ljudmila, con una fotografia in bianco e nero stupenda e con una ricostruzione minuziosa e straordinaria della quotidianit\u00e0 sovietica del 1962. Basterebbe, ma sarebbe troppo poco. La critica liberal-progressista ha facilmente archiviato il film come un&#8217;opera che in qualche modo condanna la societ\u00e0 sovietica, in realt\u00e0 \u00e8 vero l&#8217;esatto contrario: il film riafferma con bellezza di immagini, di parole e soprattutto con potenza di sentimenti che il socialismo non \u00e8 una strada sbagliata, anzi \u00e8 stato un mondo eroico, avvincente, ancorch\u00e9 a tratti duro e aspro, che ha provato a costruire la giustizia sociale. Certo \u00e8 un film di difficilissima comprensione per chi non abbia piena consapevolezza dei valori e dei riferimenti culturali che hanno sostanziato la societ\u00e0 sovietica, un realt\u00e0 antropologica, sociale e ideale sconosciuta agli spettatori occidentali, ogni inquadratura e ogni parola infatti rimandano a un vorticoso complesso comunicativo in cui nulla \u00e8 lasciato al caso o improvvisato. Il film ci ricorda che i sovietici hanno provato per primi a costruire una nuova societ\u00e0 e una buona parte dell&#8217;umanit\u00e0 ha ritenuto utile e importante percorrere creativamente quella strada dopo di loro, il popolo cinese e molte altre nazioni, da Cuba al Vietnam, ci dimostrano oggi che il socialismo \u00e8 capace di futuro e che quindi quella prima esperienza in cui donne e uomini hanno impegnato tutta la loro vita con slancio e abnegazione non \u00e8 stata n\u00e9 una scelta vana, n\u00e9 una strada sbagliata.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un regista che contesta non il socialismo sovietico, ma il revisionismo di Chru\u0161\u010d\u00ebv<\/h3>\n\n\n\n<p>\u201cCari compagni !\u201d piuttosto critica in modo feroce e durissimo i revisionisti kruscioviani che hanno portato al declino e al tracollo politico ed economico l\u2019esperienza sovietica. La protagonista ha in casa, sapientemente inquadrate, due fotografie del compagno <strong>Iosif Stalin<\/strong>, fatto non certo normale per una donna che \u00e8 parte in quel tempo del Comitato Centrale del Soviet locale di Novo\u010derkassk e che riafferma tutta la sua distanza dal XX e XXII Congresso del Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica. <\/p>\n\n\n\n<p>Ljudmila infatti rifiuta la destalinizzazione e vive come una profonda ferita nel tessuto sociale la rimozione della salma dello statista georgiano dal mausoleo moscovita della Piazza Rossa. In questo, lei, veterana della Grande Guerra Patriottica &#8211; la Seconda Guerra mondiale &#8211; che ha portato con grandi sacrifici alla vittoria sul nazifascismo, si trova a disagio con la figlia, giovane operaia diciassettenne, convita, per evidente ingenuit\u00e0, della svolta revisionista. Tutti ricordano che con Stalin i prezzi dei generi alimentari calavano, ora con Chru\u0161\u010d\u00ebv aumentano. Le legittime proteste vengono cos\u00ec strumentalizzate da facinorosi, operai svogliati, spesso ex criminali comuni rilasciati nel quadro della destalinizzazione dai campi di lavoro e di rieducazione e rifugiatisi nella regione dei cosacchi e dei circassi, in cui non mancano persone storicamente ostili al potere sovietico. <\/p>\n\n\n\n<p>Proprio questi fatti saranno con coraggio ricordati da Ljudmila di fronte a <strong>Frol Kozlov<\/strong>, espressione del gruppo kruscioviano, e <strong>Anastas Mikojan<\/strong>, comunque legato alla creazione dell\u2019industria agro-alimentare agli albori dell\u2019esperienza sovietica e molto popolare e amato, il primo orientato alla repressione, il secondo al dialogo, giunti direttamente da Mosca per capire la situazione. La giusta protesta si trasforma cos\u00ec in scomposta ribellione e i politici kruscioviani dimostrano la loro inettitudine prima nel non separare coloro che hanno intenti sovversivi dalla massa della popolazione, giustamente risentita per la situazione economica, poi nel non sapere instaurare un dialogo con i lavoratori, infine nel far precipitare gli eventi fino all\u2019inevitabile repressione, messa in atto dalle forze di sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti questi errori portano Ljudmila a sospirare un agognato ritorno di Stalin: \u201c<em>non possiamo farcela senza di lui, senza di lui non ce la faremo<\/em>.\u201d Questo convincimento &#8211; tragicamente vero per quella nazione &#8211; \u00e8 la massima sintesi di quest\u2019opera. Fotogramma dopo fotogramma si capisce che pi\u00f9 dello scorrere degli eventi, questo \u00e8 il messaggio profondo che il registra vuole trasmettere. Certo, nel film c\u2019\u00e8 molto altro ancora, la parziale condanna delle violenze perpetrate in quella regione da <strong>Trotskij<\/strong> durante la Guerra Civile russa negli anni \u201920, quando era a capo dell\u2019Armata Rossa, sebbene proprio Ljudmila ricordi che in quell&#8217;epoca non si potesse agire diversamente, il richiamo all\u2019icona della madonna di Kazan e le lacrime della protagonista, che si fondono con un disperato appello celeste nel momento in cui cerca la figlia dispersa.<\/p>\n\n\n\n<p>La patria, Stalin e il socialismo, l\u2019antica fede ortodossa del popolo russo, se qualcuno affermasse che questo film storico, nel suo non dichiarato ma esplicito intento pedagogico, segner\u00e0, con la sua formidabile ricostruzione di un universo affettivo e ideologico, umano e valoriale, i prossimi anni del cinema russo, squarciando nuovi orizzonti in una prospettiva <em>neo-staliniana<\/em>, non potremo che sostenere questa interpretazione e rallegrarcene.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCari compagni !\u201d \u00e8 bello, vero, forte, scardina pregiudizi. Questo film \u00e8 a suo modo un avvenimento epocale, per la prima volta da trent\u2019anni a questa parte in un festival dell\u2019Europa occidentale essere marxisti nel secolo passato \u2013 e quindi anche in quello presente &#8211; smette di essere oggetto di irrisione o condanna, se non per malevoli prevenuti che vogliano stravolgere il senso della pellicola. Un grande festival come la Mostra Internazionale d\u2019Arte Cinematografica di Venezia, che nella sua prima edizione del 1932 ha premiato per la miglior regia il sovietico <strong>Nikolaj Ekk<\/strong> per il film \u201cIl cammino verso la vita\u201d, ha avuto il coraggio meritorio di presentare alla sua 77\u00b0 edizione un\u2019opera di cui rimarr\u00e0 certamente memoria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rimandando alle calende settembrine l\u2019inizio lagunare, in epoca di pandemia sanitaria e psicologica, la 77.a Mostra Internazionale d\u2019Arte Cinematografica di Venezia si \u00e8 aperta a fine agosto a Bologna con la sezione dei classici restaurati tra i quali ha primeggiato \u201cL&#8217;Ultima Cena\u201d del 1976 diretto da Tomas Gutierrez Alea, il pi\u00f9 grande regista cubano e latinoamericano del XX secolo, una pellicola dedicata alla sua amica Sara Gomez, scomparsa mentre stava dirigendo \u201cDe cierta manera\u201d che proprio lui porter\u00e0 a compimento. 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