{"id":9016,"date":"2020-08-02T10:39:00","date_gmt":"2020-08-02T10:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9016"},"modified":"2020-08-01T23:25:31","modified_gmt":"2020-08-01T23:25:31","slug":"a-verona-uno-sguardo-multipolare-sul-cinema-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=9016","title":{"rendered":"A Verona uno sguardo multipolare sul cinema mondiale"},"content":{"rendered":"\n<p>Vincendo ogni titubanza e ogni complicazione, il direttore Ugo Brusaporco ha dato vita come ogni anno dal 23 al 27 luglio a Verona alla 26\u00b0 edizione del Sangi\u00f2 Video Film Festival, piccola e preziosa realt\u00e0 che promuove le cinematografie che si interrogano e aprono squarci sul mondo, con bellezza di immagini e contenuti, partendo dalla convinzione che il cinema documentario, storico e artistico abbia oggi ancora grandi possibilit\u00e0, pi\u00f9 di altri generi scaduti in molti casi a modeste commedie con inclinazioni televisive. Il direttore con coraggio ha scelto film che \u2013 in anteprima italiana &#8211; non si vedranno n\u00e9 alla televisione, n\u00e9 in altri festival, n\u00e9 al cinema, perch\u00e9 raccontano come il multipolarismo stia scalzando, anche in ambito culturale, il soffocante abbraccio del pensiero unipolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la consueta maestria gi\u00e0 altre volte apprezzata, a partire da \u201cIl palazzo del popolo\u201d, la regista russa Elena Gladkova muove la camera alla ricerca della bellezza, con eleganza, con grazia, indugiando nei particolari, nei dettagli che illuminano l\u2019insieme, ecco allora i fiori del prato, la mela e il bicchiere di vodka, l\u2019icona, il sole che in controluce inonda lo sguardo dello spettatore, abbracciando la chiesa ortodossa della Trasfigurazione costruita per volont\u00e0 dello zar Ivan il Terribile nel XVI secolo a Ostrov nei pressi di Mosca e il lussureggiante verde che in Russia \u00e8 di incantevole bellezza, in particolare in un \u201cGiorno d\u2019estate\u201d, questo il titolo della trasposizione del racconto \u201cLe champ d\u2019oliviers\u201d di Guy de Maupassant, una breve storia dedicata alla complessit\u00e0 delle relazioni umane, ambientata dalla regista sulle rive della Moscova e restituitaci con efficacia ed emozione.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse solo il Novecento \u00e8 stato in grado di regalare tanta complessit\u00e0, tanto entusiasmo, tanta sofferenza a chi abbia creduto nel marxismo e nella sua forza liberatrice, ancora oggi l\u2019amore per l\u2019umanit\u00e0 muove Aurora S\u00e1nchez, argentina, ma con genitori combattenti per la Repubblica nella guerra civile spagnola e figli e fratelli caduti per l\u2019America Latina, sognata come terra di eguali e non di divisioni sociali, ricchezze per pochi, miserie e povert\u00e0 per molti. Le immagini pi\u00f9 emozionanti del film \u201cLos indalos\u201d di&nbsp; Gato Mart\u00ednez Cant\u00f3, Santiago Nacif Cabrera e Roberto Persano, sono quelle in cui questa famiglia si ritrova nel 1979 in Nicaragua, combattendo per la Rivoluzione Sandinista, fino al suo trionfo, alla Liberazione del popolo dalla brutale dittatura di Somoza e impegnandosi nei mesi successivi nella costruzione di una nuova vita collettiva e pacifica. Quelle immagini, quei sorrisi, quei giovani, cos\u00ec come in un giusto parallelo i sorrisi di altri giovani che sostegono oggi, nelle stesse piazze, l\u2019attuale governo sandinista, dicono e insegnano molto, soprattutto ai detrattori odierni di quell\u2019esperienza, immagini che restano quale indelebile traccia di un cammino che non pu\u00f2 essere mistificato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHerencia\u201d, ovvero \u201cEredit\u00e0\u201d, premiato per la miglior colonna sonora, \u00e8 il documentario ricco e accurato, ancorch\u00e9 di taglio molto giornalistico, realizzato dalla spagnola Ana Hurtado a Cuba e in particolare all\u2019Avana, capace di ricostruire i mille rivoli che formano l\u2019identit\u00e0 personale e collettiva del popolo, segnata dall\u2019incontro tra le culture di milioni di schiavi portati dall\u2019Africa con quelle originarie degli abitanti dell\u2019isola, cos\u00ec come quelle europee imposte dai colonizzatori. La riflessione \u00e8 spesso contrappuntata dalle profonde e precise riflessioni di Miguel Barnet, gi\u00e0 presidente dell\u2019UNEAC, Unione Nazionale degli Scrittori e degli Artisti di Cuba, tra i pi\u00f9 rilevanti antropologi latino-americani, che ricorda come l\u2019incontro tra queste culture, nella musica, dalla rumba al cha-cha-cha, alle religioni con l\u2019incontro tra santeria e cristianesimo, siano il tessuto connettivo e identitario del popolo cubano, aiutato dalla Rivoluzione socialista nella valorizzazione di questo patrimonio, anche limitando l\u2019atteggiamento ostile e controrivoluzionario ereditato dall\u2019apparato cattolico dell\u2019epoca di Batista.<\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente stupendo \u201cMurghab\u201d, vincitore del premio per la miglior fotografia e del premio solidariet\u00e0, degli antropologi Martin Saxer, Daler Kaziev e Marlen Elders, saliti a tremila seicento metri nel centro abitato tagiko di Murghab, un tempo importante snodo strategico sovietico in prossimit\u00e0 del confine con Afghanistan e Cina, oggi desolato centro senza pi\u00f9 approvvigionamenti provenienti da Mosca e quindi con problemi per l\u2019elettricit\u00e0, cos\u00ec come in disuso son finiti l\u2019aeroporto, il cinema e l\u2019ospedale. Gli autori si concentrano sulla vita nel tempo presente, con uomini che raccolgono arbusti, un\u2019infermiera premurosa, un\u2019insegnante di storia che con passione tiene lezione alle sue attentissime allieve e un saldatore che monta cucine a partire dagli scarti della modernit\u00e0 sovietica. Immagini e silenzi che si confondono, trasformando, come nei casi pi\u00f9 felici, il cinema in poesia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMao Ce Dun\u201d di Besnik Bisha racconta come a met\u00e0 degli anni \u201970 una comunit\u00e0 gitana nel cuore dell\u2019Albania socialista riesca ad andare a vivere in un bell\u2019appartamento in citt\u00e0, dopo che il nono figlio di Gekuran, guida della comunit\u00e0, \u00e8 stato chiamato con il nome del Grande Timoniere, Mao Ce Dun in albanese. La famiglia, lasciate le tende, riceve ora visite regolari dell&#8217;ambasciatore cinese e dei dirigenti locali del Partito del Lavoro, al quale Gekuran si iscrive, manifestando le sue tendenze maoiste, tanto da girare con il Libretto Rosso, che cita e apprezza. Tuttavia tutto cambia quando le relazioni sino-albanesi si interrompono e chiamarsi come il fondatore della Cina socialista non \u00e8 pi\u00f9 un merito, ma diventa un problema. Commedia giocosa, a volte superficiale, ma capace di appassionare il pubblico albanese che vi ha ravvisato molte aderenze con la quotidianit\u00e0 del tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vincendo ogni titubanza e ogni complicazione, il direttore Ugo Brusaporco ha dato vita come ogni anno dal 23 al 27 luglio a Verona alla 26\u00b0 edizione del Sangi\u00f2 Video Film Festival, piccola e preziosa realt\u00e0 che promuove le cinematografie che si interrogano e aprono squarci sul mondo, con bellezza di immagini e contenuti, partendo dalla convinzione che il cinema documentario, storico e artistico abbia oggi ancora grandi possibilit\u00e0, pi\u00f9 di altri generi scaduti in molti casi a modeste commedie con inclinazioni televisive. 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