{"id":861,"date":"2011-02-21T14:19:50","date_gmt":"2011-02-21T14:19:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=861"},"modified":"2011-02-21T14:22:42","modified_gmt":"2011-02-21T14:22:42","slug":"libia-a-rischio-guerra-civile-socialismo-o-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=861","title":{"rendered":"Libia a rischio guerra civile: socialismo o capitalismo?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/gheddafi1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"gheddafi\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/gheddafi1.jpg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"202\" \/><\/a>Il 19 febbraio, commando dell\u2019esercito libico hanno attaccato la tendopoli dei manifestanti di Bengasi e al-Beida, nell\u2019est del paese, usando armi da fuoco e gas lacrimogeni. Le dimostrazioni si svolgono soprattutto nella Cirenaica, la regione orientale della Jamahiriya Libica, di cui appunto Bengasi \u00e8 il capoluogo. Il giorno prima i manifestanti hanno assaltato il carcere della citt\u00e0 e liberato i prigionieri, bruciato una stazione radio e distrutto diverse questure. Dopo di che sono intervenute delle unit\u00e0 corazzate dell\u2019esercito. Le manifestazioni antigovernative in Libia sarebbero state innescate soprattutto dai moti in Tunisia e in Egitto. Ma sebbene organizzazioni dubbie come HRW parlino di almeno 80 morti (ma solo essa \u00e8 la fonte di tale notizia) e di lotta per la diffusione della \u2018democrazia di stampo occidentale\u2018, come affermano appunto HRW o il gruppo di \u2018dissidenti\u2019 di stanza a Londra (la \u2018Conferenza nazionale dell\u2019opposizione libica\u2019 che agisce solo tramite facebook), la natura dello scontro cui si assiste oggi in Libia, ha origini e motivazioni ben diverse da quelle s\u00ec prontamente diffuse dai media occidentali e nostrani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019antefatto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 esattamente 5 anni fa, il 17 Febbraio, a Bengasi una folla di dimostranti aveva assalito il consolato italiano. Sebbene convocata dagli organi democratici popolari, cio\u00e8 dai Comitati Rivoluzionari, la manifestazione esprimeva i sentimenti prevalenti presso la popolazione libica. La giornata della manifestazione ebbe un tragico bilancio: 11 martiri e decine di feriti, colpiti dalla polizia che era stata posta a guardia dell\u2019ufficio consolare. (Tra l\u2019altro una delle tre rappresentanze diplomatiche presenti a Bengasi). Apparentemente, la causa scatenante della manifestazione e dell\u2019assalto al consolato italiano, sarebbe stata la sceneggiata televisiva del ministro Calderoli, che, in una trasmissione della RAI, ha esibito una maglietta con stampate sopra le ormai famigerate vignette anti-islamiche. In realt\u00e0, il fattore scatenante della manifestazione popolare e la reazione spropositata della polizia, hanno radici ben diverse e assai profonde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Progressivo abbandono del socialismo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La Libia oggi attraversa un momento assai delicato, una fase d\u2019inserimento nel mercato occidentale. Un processo che richiede una nuova linea di azione di carattere generale. Quindi si impongono dei quesiti determinanti: Quale politica economica intraprendere? Quale politica diplomatica adottare? Che atteggiamento avere verso il flusso migratorio, che porta milioni di disperati africani a lasciare le loro terre devastate, per approdare nella \u2018felice\u2019 illusione occidentale? Cosa fare verso i movimenti e i sommovimenti della societ\u00e0 libica? Che politica sociale si prevede di intraprendere? Che ruolo, domanda cruciale, devono avere il popolo, i militanti e i Comitati Rivoluzionari nel processo, inevitabile, di trasformazione della Libia? Il fatto che il governo avesse licenziato i responsabili della strage e proclamato martiri le vittime della repressione armata, fu una dimostrazione che il processo di \u2018riforma\u2019, portato avanti dal gruppo riunito attorno al primo ministro Al\u00ec al-Mahmudi al-Baghdadi, gi\u00e0 allora incominciava ad incontrare crescente opposizione e contestazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo libico, le autorit\u00e0 costituite, o almeno frazioni di esse, hanno deciso di abbracciare le ricette economiche di stampo neoliberista: apertura ai capitali stranieri, investimenti finanziari, \u2018liberalizzazione\u2019 dei diritti sociali, privatizzazioni di enti pubblici, di diritti pubblici, ecc. ecc. Quest\u2019ultimo tema \u00e8 assai importante. Tutto ci\u00f2 decider\u00e0 cosa la Libia sar\u00e0 in futuro. L\u2019adozione del modello neoliberista in determinati campi, non inficia il timore, da parte delle masse popolari libiche, che tale \u2018liberalizzazione\u2019 investa tutti gli ambiti della vita sociale, culturale, economica, lavorativa e politica della Libia. Le scelte del governo tripolino, del premier al-Baghdadi, non inducono a ritenere diversamente. Tra l\u2019altro il nesso tra fazioni \u2018riformiste\u2019 e governi occidentali, italiani, francesi, tedeschi, inglesi e perfino statunitensi e l\u2019evidente connessione tra riforme interne e politica diplomatica, sempre pi\u00f9 vicina agli interessi occidentali, non possono che alimentare timori e sospetti tra la popolazione e la base dei militanti; donne e uomini cresciuti sull\u2019esempio di Umar al-Muqtar e della sua lotta anticoloniale e anti-italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Conflitto fra linea rossa e linea nera<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di limitazione delle conquiste della rivoluzione del settembre 1969, arginando l\u2019attivit\u00e0 dei Comitati Rivoluzionari, l\u2019avvio del processo di liberalizzazione e di privatizzazione, non poteva, allora, non pu\u00f2, oggi, che suscitare delle reazioni, anche violente, come nel caso di Bengasi, dove a quanto pare due militanti identificati con l\u2019ala filo-occidentale, sono stati linciati dalla folla. Non dimentichiamo che recentemente l\u2019autorit\u00e0 del premier al-Baghdadi s\u2019\u00e8 scontrata con la figura del primogenito di Muammar al-Gheddafi, Saif ul-Islam al-Gheddafi, cui \u00e8 stata chiusa d\u2019autorit\u00e0 al-Ghad, la societ\u00e0 editoriale che controlla la emittente TV al-Mutawassat (il Mediterraneo), un\u2019agenzia di stampa, Lybia Press, e varie testate, tra cui il giornale Oea e il quotidiano Quryna, di cui \u00e8 proprietario Saif ul-Islam. Il vice amministratore di al-Ghad, Fawzi Ben-Tamer, sei redattori di Lybia Press e una dozzina di giornalisti tunisini ed egiziani sarebbero stati arrestati. La causa ufficiale sembrano esser state le critiche rivolte ad al-Baghdadi: \u201cIn Libia non esiste pi\u00f9 uno stato\u201d, avrebbe detto lo stesso Saif ul-Islam.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo scontro rientra la linea di politica interna recentemente adottata dal governo di Tripoli: infatti, qualche mese prima due intellettuali e docenti universitari libici di origine berbera, i fratelli Madghis e Mazigh Buzakhar, sono stati imprigionati il 16 dicembre 2010 con l\u2019accusa di spionaggio per conto d\u2019Israele; anche se fonti italiane, affermano che sarebbero stati arrestati per aver criticato la Libia parlando con Simone Mauri, un giovane ricercatore che lavora al SOAS (School of Oriental and African Studies) di Londra e che ha partecipato a un convegno sulla cultura berbera. Mauri doveva studiare il berbero di Augila, un\u2019oasi presso Giarabub, ma \u00e8 stato arrestato anch\u2019egli all\u2019aeroporto di Tripoli. Inoltre, altri due intellettuali berberi marocchini dell\u2019IRCAM (Istituto Reale di Cultura Amazigh) Mahfoud Asmahri e Hassan Ramou, sarebbero stati arrestati in Libia, il 21 dicembre 2010, dopo un convegno in Tunisia e un passaggio in Libia. Ma non esistono conferme ufficiali di quest\u2019ultimo fatto. Nel frattempo, il 16 febbraio 2011, 110 militanti islamisti del \u201cGruppo Islamico Combattente\u201d sono stati scarcerati, coll\u2019evidente scopo di crearsi degli alleati, tra il movimento islamista libico, nello scontro con l\u2019ala radicale del Congresso del Popolo, contro cui il governo, per dare una dimostrazione della sua forza sul terreno, ha mobilitato a sua volta masse popolari da Bengasi a Tripoli (quasi per nulla interessata dalla rivolta), da Sirte a Misurata, che innalzando bandiere verdi e ritratti di Gheddafi, proclamano la loro fedelt\u00e0 al regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 un caso che tali moti, probabilmente diretti dai locali Comitati Rivoluzionari, esplodano a Bengasi. Bengasi \u00e8 lontana da Tripoli, e come \u00e8 dimostrato storicamente, nei processi di liberalizzazione il centro ne ricava i vantaggi, mentre la periferia ne subisce le conseguenze negative. La lontananza dal centro di potere ha permesso ai Comitati Rivoluzionari locali di organizzare una manifestazione popolare, che non \u00e8 solo una risposta alla politica economico-diplomatica di al-Baghdadi, ma \u00e8 anche un monito a tutti coloro che, dietro le \u2018riforme\u2018 e l\u2019apertura al mercato internazionale, vogliono demolire lo Stato dei Comitati Popolari e Rivoluzionari nato con la Rivoluzione del Settembre 1969. La base militante e i quadri rivoluzionari non staranno di certo a guardare, mentre avanza il processo di erosione delle conquiste sociali e politiche ottenute n\u00e9, tantomeno, permetteranno che tale processo si svolga in maniera indisturbata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>La borghesia libica vuole abolire le garanzie sociali di Gheddafi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, in Libia si stanno affrontando, non da ora ma da anni, due linee politiche, entrambe basate sul principio della Democrazia Diretta: la linea del premier al-Baghdadi, trasformatasi in una politica di demolizione delle istituzioni della Jamahiriya, dettata dalle esigenze della nascente borghesia compradora libica di integrarsi nel processo capitalistico internazionale, e geopoliticamente orientata verso l\u2019UE e gli USA; mentre l\u2019altra linea, geopoliticamente orientata sul Mediterraneo e l\u2019Africa, legata ai Comitati Rivoluzionari, e costituita dalla stragrande maggioranza dei militanti e dei quadri dei Comitati Rivoluzionari e Popolari, vuole bloccare, o quanto meno attutire, gli aspetti degenerativi e gli effetti negativi creati da tale processo di \u2018apertura\u2019. Solo in tale contesto si pu\u00f2 spiegare il perch\u00e9 di simili esplosioni conflittuali in Libia; il conflitto ha una natura intrinsecamente interna, che nasce dalla societ\u00e0 libica, e poca influenza hanno i fantomatici centri di opposizione all\u2019estero o le ancor pi\u00f9 fantomatiche ONG dei diritti umani statunitensi. Tale frattura, sebbene esplosa come concausa degli eventi che colpiscono le confinanti repubbliche arabe, ha origine, natura e conclusione che rientrano pienamente nel processo di riassestamento politico-istituzionale interno libico. E gli entusiasmi e gli appelli all\u2019instaurarsi di una democrazia liberal-capitalistica in terra libica, hanno punto o poca ragion d\u2019essere, soprattutto perch\u00e9 vengono rivolti alla parte della popolazione libica che si rivolta proprio perch\u00e9 rifiuta questo modello occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Alessandro Lattanzio, redattore della rivista di studi geopolitici \u201cEurasia\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 19 febbraio, commando dell\u2019esercito libico hanno attaccato la tendopoli dei manifestanti di Bengasi e al-Beida, nell\u2019est del paese, usando armi da fuoco e gas lacrimogeni. Le dimostrazioni si svolgono soprattutto nella Cirenaica, la regione orientale della Jamahiriya Libica, di cui appunto Bengasi \u00e8 il capoluogo. Il giorno prima i manifestanti hanno assaltato il carcere della citt\u00e0 e liberato i prigionieri, bruciato una stazione radio e distrutto diverse questure. 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