{"id":8566,"date":"2020-03-02T21:28:43","date_gmt":"2020-03-02T21:28:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8566"},"modified":"2020-03-02T21:28:44","modified_gmt":"2020-03-02T21:28:44","slug":"wagenknecht-primeggia-tra-i-documentari-della-berlinale-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8566","title":{"rendered":"\u201cWagenknecht\u201d primeggia tra i documentari della Berlinale 2020"},"content":{"rendered":"\n<p> Il documentario \u201cWagenknecht\u201d della regista tedesca <strong>Sandra Kaudelka<\/strong>, nata a Lipsia in DDR, dimostra come si possa ancora oggi realizzare un documentario che parli di politica raccontando una stagione di una nazione importante come la Germania, un film che \u00e8 un ottimo e riuscito esempio di lavoro documentaristico, capace di mostrare fotogramma dopo fotogramma una donna &#8211; <strong>Sahra Wagenknecht<\/strong> &#8211; dai profondi convincimenti marxisti, mossa dai valori di solidariet\u00e0 ed eguaglianza, che cerca di vincere le mille difficolt\u00e0 del tempo presente, spesso confrontandosi con un partito, il suo, la <em>Linke<\/em>, che sempre pi\u00f9 pare abbia smarrito le ragioni dei giovani, dei lavoratori, dei pensionati, per accettare la logica della sinistra liberale che privilegia i diritti civili, dimenticandosi quelli sociali. Proprio la Linke emerge in tutte le sue contraddizioni, non riuscendo a rispondere alle richieste dei cittadini, massimamente quelli un tempo parte della DDR, che chiedono politiche di tutela sociale, elettori che un po\u2019 per disperazione e un po\u2019 per rabbia stanno scivolando verso il partito della destra nazionalista, una scelta che preoccupa Sahra Wagenknecht, la quale ha deciso di fondare il movimento <em>Aufstehen<\/em>, per unire le ragioni dell\u2019orgoglio per le radici e le origini marxiste e socialiste di tanti cittadini con una grande capacit\u00e0 di leggere e guardare al futuro, partendo appunto dai diritti alla casa, alla scuola, alla cultura, al lavoro, alla tutela nella vecchiaia. \u201cWagenknecht\u201d \u00e8 un\u2019opera emozionante, capace di trasmettere, attraverso il pensiero e lo sguardo ugualmente profondi della protagonista, l\u2019attualit\u00e0 di un agire politico che troppe volte appare smarrito o disatteso da tanti politicanti odierni.  <\/p>\n\n\n\n<p>\nAltri\ndocumentari sono invece segnati da una banalit\u00e0 e da una\nsuperficialit\u00e0 emozionale, piegati alla moda del tutto impropria di\nscegliere una persona e svelarne con tutta l\u2019artificiosit\u00e0 del\nmezzo visivo i sentimenti presuntamente privati, in realt\u00e0\ndichiaratamente pubblici in quanto filmati. Due opere in questo senso\nbrillano per la loro totale incapacit\u00e0 di farci capire qualcosa\ndelle realt\u00e0 che raccontano, uno dedicato all\u2019Arabia Saudita,\nl\u2019altro all\u2019Algeria. \n<\/p>\n\n\n\n<p> \u201cFuga saudita\u201d della tedesca <strong>Susanne Regina Meures<\/strong> e purtroppo prodotto dalla Svizzera \u00e8 tutto intimistico e individualistico, Muna, la protagonista, filma col suo telefonino il suo matrimonio e la sua fuga dall\u2019oppressione, certo tragicamente vera, del wahabismo saudita, tuttavia il documentario \u00e8 un\u2019occasione mancata per riflettere sul ruolo delle donne nel mondo musulmano, basterebbe attraversare il golfo Persico per scoprire un femminismo islamico di matrice sciita, che porta le donne a primeggiare nella societ\u00e0, in Iran sono pi\u00f9 di met\u00e0 degli universitari, la met\u00e0 dei medici e un terzo dei dirigenti d\u2019azienda. Invece si fomenta con virulenza un duplice stereotipato pregiudizio, che vede nel femminismo occidentale il solo possibile e nella cultura islamica un nemico delle donne. Gli spettatori saranno certamente affascinati dalla strepitosa bellezza della protagonista che si mostra in reggiseno, tuttavia non occorrono studi socio-antropologici per capire come tali immagini per qualsiasi musulmano siano totalmente lontane dai riferimenti sociali ed emotivi di quei popoli e di quella cultura. Il risultato \u00e8 un film che in nessun modo ci aiuta a capire l\u2019Arabia Saudita, anzi destinato a produrre nefaste idee stereotipate e fuorvianti interpretazioni della realt\u00e0, che resta ben diversa e pi\u00f9 articolata di quella mostrata.  <\/p>\n\n\n\n<p> In \u201cNardjes A.\u201d di <strong>Karim A\u00efnouz<\/strong>, la protagonista di nome Nardjes manifesta ad Algeri contro il Fronte di Liberazione Nazionale, ma poi a sera ne canta le canzoni, \u00e8 contro chi le ha rubato il futuro, perch\u00e9 vuole un\u2019Algeria pi\u00f9 bella, ma quale sia la situazione del paese, quali le contraddizioni che hanno animato le proteste, quali le scelte attuali del governo, quale il ruolo dell\u2019Algeria nello scenario internazionale, quali le iniziative sociali che in questi anni hanno contenuto le difficolt\u00e0 che la popolazione ha attraversato, nel documentario non ci sono, non si vedono e non si capiscono. Nardjes \u00e8 in piazza l\u20198 marzo 2019 tra donne e uomini che hanno certamente idee sul futuro dell\u2019Algeria molto diverse dalle sue, lei infatti si veste e si atteggia in modo totalmente occidentale, ma la pellicola cerca, non riuscendoci, di offrirci un quadro di unit\u00e0 nazionale che non solo \u00e8 impossibile, ma estraneo alla realt\u00e0, anche se assunto come dimensione astratta. Un documentario quindi fondato sulla pi\u00f9 banale superficialit\u00e0 e che riduce tutto alla storiella di una ragazza, in una forse non voluta ma concreta decontestualizzazione dei fatti.<\/p>\n\n\n\n<p> Altro documentario e altro disastro \u00e8 \u201cMaiuscole tipografiche\u201d del rumeno <strong>Radu Jude<\/strong>. La fine della Romania socialista, avvenuta con i tragici avvenimenti del 1989 offre oggi documenti chiari sui fatti accaduti, a prescindere dal giudizio che si possa avere su <strong>Nicolae Ceausescu<\/strong>. Il concorso dei servizi segreti occidentali e sovietici, con la partecipazione di gruppi eversivi come l\u2019italiana Gladio e manovalanza legata al Movimento Sociale Italiano, hanno abbattuto quanto costruito in Romania nella lotta contro il nazifascismo, fomentando e inscenando disordini di piazza privi di qualsiasi fondamento reale, perch\u00e9 la popolazione non sarebbe mai scesa in piazza contro il socialismo sia per il largo consenso che esprimeva al sistema, sia per il radicato sistema di sicurezza messo in atto dallo Stato. Se questi sono i fatti, il film \u00e8 un\u2019opera inutile e anche in questo caso fuorviante, perch\u00e9 se da un lato ci mostra immagini stupende del repertorio della televisione rumena, molto migliore dei balletti per il presidente che vengono utilizzati normalmente per raccontare quella realt\u00e0, dall\u2019altro inframmezza il tutto con la vicenda storicamente insignificante di un paio di studenti che, inneggiando all\u2019esperienza polacca di Solidarno\u015b\u0107, chiedevano nel 1981 con scritte e volantini un cambiamento di sistema sociale ed economico. Il risultato paradossale di questo documentario \u00e8 del tutto evidente, si mostra una vicenda di nessuna rilevanza, trasmettendo allo spettatore occidentale l\u2019idea del tutto impropria e non aderente alla realt\u00e0 che in Romania esistesse un radicato, capillare e diffuso movimento d\u2019opposizione.<\/p>\n\n\n\n<p> Tra i documentari si pu\u00f2 annoverare anche \u201cDAU. Natasha\u201d dei russi <strong>Ilija Khrzhanovskij<\/strong> e <strong>Jekaterina Oertel<\/strong>. Il film \u00e8 il risultato di un progetto realizzato costringendo diverse persone a vivere insieme in un passato socialista ricreato oggi in ambienti impermeabili alla realt\u00e0 attuale, tuttavia sebbene sia evidentemente e volutamente diffamatorio e denigratorio, \u00e8 del tutto fallimentare, perch\u00e9 vorrebbe restituire la presunta claustrofobia, acclarata solo tra gli storici dichiaratamente anticomunisti, del sovietismo staliniano, ma poi \u00e8 del tutto ripiegato su esasperazioni psico-indivdualistiche prive di qualsiasi connessione con l\u2019epoca che vorrebbe raccontare, un film in conclusione totalmente incapace anche di adempiere al compito che si era prefissato.<\/p>\n\n\n\n<p> Demenziale infine l\u2019intenzione, ancorch\u00e9 pregevole la fotografia in bianco e nero, del film animalista che cerca di promuovere la scelta vegetariana, per altro compiuta dal regista russo <strong>Victor Kossakovskij<\/strong> in modo stravagante in epoca sovietica, in \u201cGunda\u201d si vedono degli animali allevati con rispetto in una fattoria norvegese, un principio imprescindibile per avere carni buone e saporite e non alterate dalle costrizioni degli allevamenti intensivi e dalle cure con antibiotici, il documentario in questione quindi, pi\u00f9 che indurre a una scelta vegetariana, ci insegna e ricorda che gli animali vanno cresciuti in modo appropriato prima di finire gustosamente sulle nostre tavole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il documentario \u201cWagenknecht\u201d della regista tedesca Sandra Kaudelka, nata a Lipsia in DDR, dimostra come si possa ancora oggi realizzare un documentario che parli di politica raccontando una stagione di una nazione importante come la Germania, un film che \u00e8 un ottimo e riuscito esempio di lavoro documentaristico, capace di mostrare fotogramma dopo fotogramma una donna &#8211; Sahra Wagenknecht &#8211; dai profondi convincimenti marxisti, mossa dai valori di solidariet\u00e0 ed eguaglianza, che cerca di vincere le mille difficolt\u00e0 del tempo presente, spesso confrontandosi con un partito, il suo, la Linke, che sempre pi\u00f9 pare abbia smarrito le ragioni dei giovani,<\/p>\n","protected":false},"author":16407,"featured_media":8567,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29,10,28,13],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-8566","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-arte-e-letteratura","category-culturaeventi","category-editoriali","category-opinione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8566","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16407"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8566"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8566\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8568,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8566\/revisions\/8568"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8567"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8566"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8566"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8566"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=8566"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}