{"id":8532,"date":"2020-02-15T01:19:55","date_gmt":"2020-02-15T01:19:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8532"},"modified":"2020-02-15T01:19:55","modified_gmt":"2020-02-15T01:19:55","slug":"capitalismo-e-liberta-o-dittatura-del-capitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8532","title":{"rendered":"Capitalismo e libert\u00e0. O dittatura del capitale?"},"content":{"rendered":"<p>Milton Friedman negli anni Novanta scrisse che \u201cUna societ\u00e0 che mette l&#8217;eguaglianza davanti alla libert\u00e0 non avr\u00e0 n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra. Una societ\u00e0 che mette la libert\u00e0 davanti all&#8217;uguaglianza avr\u00e0 un buon livello di entrambe.\u201d \u00c8 veramente cos\u00ec? Se questa citazione dicesse la verit\u00e0, le acclamate libert\u00e0 di cui si fa vanto il nostro Paese ci garantirebbero concretamente il diritto allo studio e alla sanit\u00e0, eppure non \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nCominciamo da un settore fra i pi\u00f9 problematici: il lavoro. Siamo davvero liberi di scegliere che professione fare nella vita? La risposta \u00e8 no. Il ventaglio di scelta lavorativa che si presenta di fronte ad ognuno di noi si limita alle professioni in cui \u00e8 possibile trovare un impiego. Detto in altre parole, la scelta lavorativa cos\u00ec come l\u2019impronta di studi che caratterizzeranno l\u2019esistenza di una persona sono dettate dalle esigenze del mercato e non dal gusto del singolo. Non sono infatti molti a poter vantare di aver fatto delle proprie passioni un lavoro che permetta come unico impiego di autosostentarsi in maniera dignitosa. Questa limitazione si interseca poi con un\u2019ulteriore problematica di base: la possibilit\u00e0 economica di una famiglia di investire nella formazione dei propri figli. Qui urge considerare come i cambiamenti recenti relativi alla politica delle borse di studio abbiano aggravato la situazione: l\u2019anno scorso il Gran Consiglio ticinese ha difatti approvato l\u2019aumento del tetto massimo delle borse, ma controbilanciando il cambiamento con l\u2019aumento del frazionamento a livello Master delle borse di studio in prestiti. Non stupisce quindi che chi proviene dalle classi sociali meno abbienti, secondo le statistiche cantonali, avr\u00e0 meno possibilit\u00e0 di successo scolastico e per conseguenza anche meno chances nel mondo del lavoro. Basti semplicemente pensare al fatto che una famiglia in difficolt\u00e0 economiche non potr\u00e0 permettersi delle lezioni supplementari di recupero per il figlio e, in quest\u2019ottica, non \u00e8 necessario volgere il pensiero sino alla questione della formazione post-obbligatoria per comprendere la selezione sociale di cui i ragazzi meno agiati sono vittime: i livelli cosiddetti \u201cb\u201d delle scuole medie sono spesso il destino di coloro che non dispongono di opportunit\u00e0 economiche sufficienti per ricorrere ad un insegnamento supplementare privato, oppure che non godono di un supporto da parte dei genitori ormai costretti a sacrificare la vita famigliare per il lavoro. Con questo marchio discriminante, sin dal principio i giovani in questione si affacceranno al futuro con tutta una serie di possibilit\u00e0 precluse; ed \u00e8 bene ribadire che qui il discrimine non sono le loro effettive capacit\u00e0, ma la situazione economica da cui provengono. Il quadro che ne risulta \u00e8 pertanto il seguente: scarse risorse proprie e sussidi gradualmente ridotti che impediscono alle famiglie meno agiate di riuscire a far fronte ai costi di formazione dei figli che, a loro volta, subiranno le conseguenze di queste difficolt\u00e0 economiche poich\u00e9 dotati di mezzi limitati se confrontati a giovani provenienti da famiglie maggiormente benestanti. Da ci\u00f2 ne consegue un circolo vizioso di povert\u00e0, poich\u00e9 coloro che dispongono di un diploma universitario o di una scuola universitaria professionale avranno statisticamente un grado di povert\u00e0 pi\u00f9 basso rispetto a chi non ha conseguito una formazione scolastica post-obbligatoria, che avr\u00e0 invece una frequenza doppia di indebitamento.<br \/>\nSeppure solo un esempio, il quadro precedentemente illustrato \u00e8 l\u2019emblema di come l\u2019articolo 14 della Costituzione del Canton Ticino, che sancisce la possibilit\u00e0 a tutti di studiare, non trovi piena corrispondenza nella realt\u00e0 dei fatti. Questo ci conduce pertanto a una conclusione essenziale: tutte le nostre azioni, ogni possibilit\u00e0 di soddisfare le nostre esigenze, dipendono dal nostro potere d\u2019acquisto. Non scordiamoci infatti che la stessa libert\u00e0 di stampa di cui ci facciamo vanto non sarebbe esaudibile se qualcuno non mettesse i soldi nelle pubblicazioni, elemento che di fatto mina le basi esistenziali stesse di questa suddetta libert\u00e0: i contenuti pubblicati dovranno seguire gli interessi dei loro finanziatori o, per lo meno, non disturbarli. Si veda ad esempio il recente caso della censura applicata da Instagram nei confronti di qualsiasi post in difesa del Generale iraniano Soleimani, in linea con le sanzioni volute dagli Stati Uniti. Detto in altre parole, la libert\u00e0 \u00e8 schiava di questo meccanismo ed \u00e8 concessa pertanto solo ad una piccola fascia di popolazione. Non disponendo quindi tutti di mezzi uguali, possiamo possedere tutte le libert\u00e0 che desideriamo su carta, ma se non abbiamo modo di sfruttarle non rappresenteranno null\u2019altro se non un privilegio di pochi. Nel nostro sistema non \u00e8 pertanto l\u2019ottenimento delle libert\u00e0 come dato formale a decretare l\u2019uguaglianza tra i singoli, ma lo \u00e8 piuttosto un\u2019equa redistribuzione del capitale e quindi delle possibilit\u00e0 economiche.<br \/>\nAssunto questo concetto, \u00e8 necessario chinarsi su alcune battaglie, giuste, che si stanno portando avanti. Si discute ad esempio del diritto per gli omosessuali di poter adottare dei figli. Ammettendo che questo diritto si raggiunga in tutto il mondo, allo stato attuale ne usufruirebbero solo gli omosessuali che possiedono la capacit\u00e0 monetaria per permetterselo. Sebbene vi sia qualche variabile fra i due casi, un esempio concreto sono coloro che gi\u00e0 godono del diritto di avere un figlio: in Ticino il 90% delle persone tra i 20 e i 29 anni desiderano avere un figlio, ma la realizzazione di questo sentimento viene progressivamente posticipata se non del tutto accantonata. Di fatti, pi\u00f9 della met\u00e0 delle donne vede nell\u2019eventualit\u00e0 di avere un figlio un legame diretto con il peggioramento della loro situazione lavorativa. Seppur brutto a dirsi, \u00e8 vero che avere figli implica tempo e denaro. Tuttavia, non tutti possono permettersi di rinunciare al tempo lavorativo per occuparsi dei figli, come non tutti possono permettersi di pagare qualcuno che assista i propri figli o ha dei famigliari di riferimento. Nel concreto, il 25% delle famiglie ticinesi ammette di non poter far fronte ad una spesa improvvisa di 2&#8217;000 chf e, a livello di indebitamento, le economie domestiche con figli risultano pi\u00f9 propense a indebitarsi rispetto a quelle senza figli (quasi la met\u00e0 delle famiglie con figli ha un debito). Avere un figlio \u00e8 quindi, se non si hanno buone capacit\u00e0 economiche di base, un peso di cui molti non possono farsi carico. \u00c8 utile poi qui riallacciarsi al precedente discorso sul diritto allo studio, ricordando i limiti economici derivanti dall\u2019assenza di una formazione scolastica post-obbligatoria. Ci\u00f2 che ne risulta \u00e8 pertanto un cane che si morde la coda: chi non gode di una situazione economica agiata avr\u00e0 delle difficolt\u00e0 nel rendere sostanziali i diritti e le libert\u00e0 che gli sono attribuiti.<br \/>\nSebbene il ragionamento esposto abbia radici meramente economiche, non ci si deve scordare di considerare come questo incida profondamente anche sul benessere stesso della popolazione. Si deve immaginare quale possa essere la qualit\u00e0 di vita di una famiglia con situazione economica precaria, in cui i genitori sono costretti a lavorare oltre misura trascurando per esigenza di sussistenza la vita famigliare. Se la mera logica necessita poi di ulteriori conferme, diversi studi hanno dimostrato come una situazione economica precaria ponga l\u2019individuo in una situazione di sofferente insicurezza e rischio, nonch\u00e9 l\u2019impossibilit\u00e0 o la difficolt\u00e0 nel poter pianificare la propria vita sotto pi\u00f9 aspetti. Questo, per conseguenza, incide profondamente sulla salute degli individui in queste condizioni che risultano predisposti a situazioni di malessere mentale quali ad esempio la depressione.<\/p>\n<p>Questa situazione deve rendere attento chi si impegna in lotte come quella sopracitata, che sono sacrosante e devono essere perseguite, ma senza mai dimenticarsi di realizzarne anche le basi concrete che permettono a queste ricercate libert\u00e0 di realizzarsi. \u00c8 necessario ricordarsi che viviamo in un sistema in cui il denaro regna sovrano e regola ogni nostra possibilit\u00e0 nella vita: non basta ottenere il diritto di avere o adottare un figlio per possederlo concretamente, ma serve anche la base materiale per sostenerlo. Queste parole non si devono inoltre esaurire nel pensiero rivolto alle lotte future, ma risuonano pi\u00f9 che mai attuali anche fra quelle battaglie che appaiono (almeno su carta) come delle vittorie. Un caso emblematico \u00e8 la parit\u00e0 salariale uomo-donna che sebbene si iscriva nella Costituzione federale dal 1981, vede le donne percepire tutt\u2019ora una media 1&#8217;455 franchi in meno rispetto agli uomini.<br \/>\n\u00c8 importante quindi chiarire che pari opportunit\u00e0 e libero mercato non sono sinonimi e che condurre battaglie per il raggiungimento delle libert\u00e0 sar\u00e0 strategicamente performante solo se la politica si impegner\u00e0 a garantire l\u2019uguaglianza sostanziale, quindi ad attribuire pari opportunit\u00e0 effettive a tutti. Per farlo sar\u00e0 necessario impegnarsi per sottrarre i settori fondamentali dall\u2019interesse privato; altrimenti i risultati ottenuti non saranno altro che il successo di pochi, o meglio, di chi sar\u00e0 in grado di \u201cacquistarli\u201d!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milton Friedman negli anni Novanta scrisse che \u201cUna societ\u00e0 che mette l&#8217;eguaglianza davanti alla libert\u00e0 non avr\u00e0 n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra. Una societ\u00e0 che mette la libert\u00e0 davanti all&#8217;uguaglianza avr\u00e0 un buon livello di entrambe.\u201d \u00c8 veramente cos\u00ec? Se questa citazione dicesse la verit\u00e0, le acclamate libert\u00e0 di cui si fa vanto il nostro Paese ci garantirebbero concretamente il diritto allo studio e alla sanit\u00e0, eppure non \u00e8 cos\u00ec. Cominciamo da un settore fra i pi\u00f9 problematici: il lavoro. Siamo davvero liberi di scegliere che professione fare nella vita? La risposta \u00e8 no. 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