{"id":8203,"date":"2019-10-19T16:32:40","date_gmt":"2019-10-19T16:32:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8203"},"modified":"2019-10-19T16:36:01","modified_gmt":"2019-10-19T16:36:01","slug":"piu-stato-meno-mercato-stop-allemigrazione-di-massa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8203","title":{"rendered":"Pi\u00f9 Stato, meno mercato: stop all\u2019emigrazione di massa!"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso dell\u2019ultimo ventennio, nel Canton Ticino, sotto l\u2019influsso delle politiche neoliberali, sono andate deteriorandosi le condizioni dei salariati, i quali hanno visto progressivamente erodersi il proprio potere d\u2019acquisto. Infatti in seguito all\u2019introduzione dell\u2019accordo sulla libera circolazione il lavoratore ticinese si trova in diretta concorrenza con il lavoratore frontaliere. La maggior concorrenza tra lavoratori, le misure di accompagnamento insufficienti e l\u2019assenza di una rigida regolamentazione del mercato del lavoro permettono all\u2019economia privata di livellare verso il basso i salari e di aumentare lo sfruttamento della forza lavoro. Non \u00e8 dunque un caso che il nostro cantone di frontiera si trovi in una situazione estremamente critica rispetto al resto della Svizzera: il Ticino ha un livello salariale del 14,4% inferiore rispetto alla mediana nazionale e 1\/3 della popolazione si trova a rischio povert\u00e0.<\/p>\n<p>Questo scenario tocca in particolar modo la popolazione giovanile, la quale si trova infatti sempre pi\u00f9 confrontata con forme di lavoro precario e flessibili. A questo nefasto fenomeno si lega indissolubilmente un\u2019altra dinamica sempre pi\u00f9 presente tra i giovani ticinesi, ovvero \u201cla fuga di cervelli\u201d: i giovani ticinesi, tra i 20 e i 39 anni, emigrati fuori cantone tra il 2012 e il 2016 erano circa 19\u2019000 (dati Ustat). Fenomeno il quale non pare arrestarsi, infatti, a corroborare questa dinamica, un recente studio commissionato dalla Confederazione dimostra quanto detto sopra: tra i giovani adulti ticinesi, ben il 47% ha dei progetti futuri che contemplano il trasferimento in un\u2019altra regione linguistica della Svizzera e\/o altrimenti all\u2019estero. Dato che deve far riflettere la politica e che dovrebbe essere tradotto in misure politiche: a livello federale bisogna abolire la concorrenza intercantonale, la quale, in seno alle politiche fiscali, ha attirato sul territorio delle aziende a basso valore aggiunto venute qui per beneficiare di condizioni fiscali favorevoli e di una manodopera a basso costo.<\/p>\n<p>Pare evidente dunque che occorre un urgente cambio di rotta e un ripensamento radicale delle politiche del lavoro. Come prima cosa, a tutela dei lavoratori ticinesi, bisogna rimettere in discussione l\u2019accordo di libera circolazione e responsabilizzare lo Stato, sia nel rafforzamento dello stato sociale che, e soprattutto, nel ruolo pianificatore dell\u2019economia, rafforzando le misure di accompagnamento e introducendo un salario minimo di 4\u2019000 franchi e per gli apprendisti di 1\u2019000 franchi. Bisogna oltremodo riattivare la ricchezza, investire e pianificare una produzione d\u2019avanguardia in settori innovativi e strategici \u2013 come quello delle tecnologie \u201cverdi\u201d e del servizio pubblico \u2013 di modo da creare dei posti di lavoro stabili e qualificati, rafforzare l\u2019economia elvetica in un momento congiunturale sempre pi\u00f9 difficile e realizzare dunque delle reali prospettive formative e professionali, in Ticino come nel resto della Svizzera! Insomma: pi\u00f9 Stato, meno mercato; meno emigrazione forzata, pi\u00f9 mobilit\u00e0 sociale!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso dell\u2019ultimo ventennio, nel Canton Ticino, sotto l\u2019influsso delle politiche neoliberali, sono andate deteriorandosi le condizioni dei salariati, i quali hanno visto progressivamente erodersi il proprio potere d\u2019acquisto. 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