{"id":8109,"date":"2019-08-16T00:10:12","date_gmt":"2019-08-16T00:10:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8109"},"modified":"2019-08-16T00:12:50","modified_gmt":"2019-08-16T00:12:50","slug":"bergmal-viaggio-in-islanda-tra-consumismo-e-disagio-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8109","title":{"rendered":"&#8220;Bergm\u00e0l&#8221;: viaggio in Islanda, tra consumismo e disagio sociale"},"content":{"rendered":"<p>Se la selezione del concorso internazionale del 72\u00b0 Locarno Film Festival si \u00e8 finora distinta per alcune scelte decisamente contestabili (si veda ad esempio l\u2019ammissione del siriano \u201cFi al-thawra\u201d, uno \u201cspiacevolissimo inno al terrorismo\u201d (<a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=8074\">leggi<\/a>), come l\u2019ha recentemente definito <strong>Davide Rossi<\/strong>), non mancano per\u00f2 anche le sorprese positive. Tra queste vi \u00e8 sicuramente l\u2019islandese \u201cBergm\u00e0l\u201d di <strong>R\u00fanar R\u00fanarsson<\/strong>, che in 56 brevi scene riesce a mostrare un interessante spaccato sociale dell\u2019isola nordica, la cui complessit\u00e0 viene affrontata con una prospettiva molteplice (economica, sociale, culturale, familiare, ecc.) e ricca di contrasti.<\/p>\n<p>Sono in effetti proprio tali contrasti, tanto scenici quanto contenutistici, a dettare il ritmo della pellicola, le cui scene si richiamano l\u2019un l\u2019altra in un gioco di echi (da cui il titolo del film) che esprime con grande chiarezza il divario fra citt\u00e0 e campagna, fra ricchezza e povert\u00e0, fra giovent\u00f9 e vecchiaia, fra solitudine e comunit\u00e0, fra vita e morte, fra tradizione e modernit\u00e0. La secolare fattoria bruciata per lasciare il posto a dei banali prefabbricati polacchi (meno costosi di un\u2019onerosa ristrutturazione), gli acquisti natalizi dell\u2019ultimo minuto accostati alla gelida coda davanti al banco alimentare della croce rossa, la tradizionale recita scolastica natalizia oscurata dai tablet dei genitori intenti ad immortalarla, i caldi e accoglienti festeggiamenti in famiglia opposti alle solitarie sedute televisive delle case anziani: ogni scena rappresenta a suo modo una sfaccettatura di tali pi\u00f9 ampie contraddizioni, specchio delle importanti trasformazioni sociali cui \u00e8 attualmente confrontata la societ\u00e0 islandese.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che emerge da tale narrazione \u00e8 un ritratto tutt\u2019altro che lusinghiero o idilliaco del piccolo paese scandinavo: il consumismo di marca occidentale e la modernit\u00e0 incalzante non fanno altro che dare maggior risalto al disagio sociale diffuso, alla povert\u00e0, al precariato, alla disoccupazione provocati dalla globalizzazione capitalistica.<\/p>\n<p>L\u2019Islanda non \u00e8 stata d\u2019altronde affatto risparmiata dalla crisi scoppiata ormai pi\u00f9 di 10 anni fa, le cui ripercussioni (austerit\u00e0, deflazione salariale, ecc.) ancora limitano il consumo delle famiglie e la ripresa economica (come ben spiega <strong>Lorenzo Battisti<\/strong> in questo <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/europa\/27333-lislanda-al-voto-dopo-lo-scandalo- dei-panama-papers\">articolo<\/a>.<\/p>\n<p>Il ritratto tratteggiato da R\u00fanarsson non manca di affrontare il dibattito politico locale, ricco di richiami alla realt\u00e0 nostrana. Cos\u00ec come in Svizzera, anche in Islanda impera un certo consociativismo e una concertazione che non mancano di sollevare malumori nei personaggi evocati nel film. Il discorso di capodanno del primo ministro <strong>Katr\u00edn Jakobsd\u00f3ttir<\/strong> sembra aprire una discussione fra alcuni familiari riuniti per la veglia, che viene per\u00f2 immediatamente troncata da una lapidaria espressione che si pu\u00f2 spesso trovare anche alle nostre latitudini: \u201cnon potete semplicemente concordare di non essere d\u2019accordo?\u201d. Anche in ambito economico, Svizzera e Islanda presentano alcune rilevanti somiglianze: bench\u00e9 entrambe spesso presentate come modelli di \u201ccapitalismo sostenibile\u201d con un\u2019economia sana e ampie garanzie sociali, la realt\u00e0 (ben illustrata dal film) attesta l\u2019esistenza di varie sacche di povert\u00e0 e disagio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come nel contesto elvetico (e ticinese in particolare), anche nell\u2019isola nordica sono ben percettibili le ampie ripercussioni della libera circolazione di merci, capitali e persone imposta dal mercato europeo. Se la concorrenza di beni a basso prezzo impedisce la produzione in loco (si veda l\u2019esempio del casolare in fiamme di cui sopra), anche sul mercato del lavoro il dumping salariale \u00e8 una realt\u00e0 ben conosciuta, messa in scena da una squadra di operai polacchi che decide di scioperare poich\u00e9 scopre di ricevere un salario nettamente inferiore al valore da essi realizzato. Tanto in Svizzera quanto in Islanda, la risposta a tali dinamiche non viene abbandonata a schieramenti di matrice xenofoba, ma viene fatta propria anche da formazioni politiche di orientamento chiaramente progressista ed al contempo anti-europeiste: mentre nell\u2019isola scandinava \u00e8 lo stesso primo ministro Jakobsd\u00f3ttir a pronunciarsi contro l\u2019adesione all\u2019UE (<a href=\"https:\/\/euobserver.com\/nordic\/143224\">leggi<\/a>), anche a ridosso delle Alpi da tempo i comunisti si schierano contro una maggiore integrazione europea (<a href=\"https:\/\/www.tio.ch\/ticino\/politica\/1386078\/stop-al-miliardo-di-coesione-serve-una-sinistra-anti- europeista-a-berna\">leggi<\/a>).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che incuriosisce \u00e8 il fatto che sia lo stesso regista, fatto pi\u00f9 unico che raro, a rivendicare l\u2019espressione di un punto di vista soggettivo nella descrizione della realt\u00e0 islandese: in una recente intervista, ha infatti affermato che il film \u201c\u00e8 un ritratto, e quando qualcuno sta ritraendo qualcosa \u00e8 possibile leggere fra le righe per trovare il punto di vista dell\u2019autore\u201d (<a href=\"http:\/\/webfiles.pardo.ch\/perm\/3106\/858\/OC1098821_P3106_276858.pdf\">leggi<\/a>). Per coloro che riconoscono ancora nel cinema una funzione politica, simili affermazioni divengono purtroppo sempre pi\u00f9 sporadiche, impedendo di fatto un sano dibattito sulle intenzioni e gli interessi di una determinata pellicola.<\/p>\n<p>\u201cBergm\u00e0l\u201d \u00e8 quindi senza dubbio un film che vale la pena vedere, capace di indagare con arguzia alcune contraddizioni comuni a molti paesi occidentali, con una prospettiva ricca di spunti interessanti e condivisibili. Non da meno, va comunque rimarcata l\u2019assenza di taluni aspetti centrali per comprendere la realt\u00e0 islandese: un grande assente del film \u00e8 il tema dell\u2019imperialismo, che pur tuttavia condiziona tanto il posizionamento internazionale del paese (l\u2019Islanda \u00e8 tuttora membro della NATO) quanto la comprensione di taluni fenomeni (tra cui quello dell\u2019immigrazione, del quale viene affrontato solo l\u2019aspetto \u201cdomestico\u201d legato all\u2019integrazione, senza nessun riferimento alle cause n\u00e9 al ruolo determinante dei paesi occidentali).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la selezione del concorso internazionale del 72\u00b0 Locarno Film Festival si \u00e8 finora distinta per alcune scelte decisamente contestabili (si veda ad esempio l\u2019ammissione del siriano \u201cFi al-thawra\u201d, uno \u201cspiacevolissimo inno al terrorismo\u201d (leggi), come l\u2019ha recentemente definito Davide Rossi), non mancano per\u00f2 anche le sorprese positive. 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