{"id":7908,"date":"2019-03-05T22:17:52","date_gmt":"2019-03-05T22:17:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7908"},"modified":"2019-03-05T22:17:52","modified_gmt":"2019-03-05T22:17:52","slug":"moda-un-settore-non-piu-strategico-per-il-ticino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7908","title":{"rendered":"Moda: un settore non pi\u00f9 strategico per il Ticino"},"content":{"rendered":"<p>Il settore della moda in Ticino, oggi, non pu\u00f2 essere paragonato al\u00a0settore tessile-industriale\u00a0\u00a0che per tutto il \u2018900 \u00e8 stato un fiore all\u2019occhiello dell\u2019economia ticinese, di cui tradizione, produzione industriale e legame con il territorio erano aspetti peculiari. Quel settore, nel presente e in quelle forme, non esiste pi\u00f9. Gli unici aspetti che permangono nel tempo, e che purtroppo ne rappresentano una continuit\u00e0 storica, sono, condizioni di lavoro precarie e imperdonabili a cui bisogna ora dare una prima e immediata risposta politica con l\u2019introduzione di un dignitoso salario minimo legale. A farne le spese, soprattutto, sono le donne.<\/p>\n<p>In Ticino, al momento, sono presenti soprattutto holding di grandi marchi internazionali della moda e del lusso\u00a0che qui hanno trasferito solo centri di fatturazione e di logistica. Poco o nulla rimane di produttivo, tranne qualche eccezione locale schiacciata dallo strapotere di queste aziende globali.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questi grandi marchi sono arrivati in Ticino? Sicuramente per il trattamento di favore che hanno ricevuto: condizioni fiscali pi\u00f9 che favorevoli attraverso\u00a0un regime di tassazione agevolata nei primi dieci anni dall\u2019insediamento, la possibilit\u00e0 di depositare le proprie merci nei punti franchi \u201ctax free\u201d,\u00a0nonch\u00e9 numerosi sgravi e concessioni ai propri dirigenti strapagati.<\/p>\n<p>Non solo:\u00a0approfittano ogni giorno della possibilit\u00e0\u00a0di utilizzare manodopera frontaliera a basso costo, sfruttando e fomentando cos\u00ec il dumping salariale e sociale a cui sono soggetti tutti i lavoratori. Ad affermarlo \u00e8 anche\u00a0Franco Cavadini, ex-presidente dell\u2019Associazione Fabbricanti Ramo Abbigliamento: \u201cIl 90% delle industrie dell\u2019abbigliamento locale ha sede nel Mendrisiotto per la possibilit\u00e0 di accedere a manodopera estera, quindi al frontaliero\u201d.<\/p>\n<p>Il Ministro Vitta afferma con orgoglio che le \u201ccondizioni quadro\u201d del Cantone (dicasi regali fiscali) hanno portato qualche milione nelle casse&#8230; Ci mancherebbe! Avremmo dovuto permettere che queste aziende sfruttassero territorio e manodopera per i loro profitti totalmente gratis?<\/p>\n<p>Per altro, non dimentichiamoci che il saldo \u00e8 comunque tristemente negativo: capannoni immensi che deturpano i nostri paesaggi, distruzione del territorio, pressione sui salari e dipendenza delle politiche comunali dagli indotti di queste aziende.<\/p>\n<p>Le grandi holding, del lusso o no, sono caratterizzate da una forte mobilit\u00e0 territoriale: delocalizzano senza problemi sulla base dei mutevoli contesti legislativi e fiscali internazionali.Non ci si deve dunque stupire se ora assistiamo alle prime fughe di questi marchi dal Ticino:\u00a0come sono arrivate , se ne andranno.<\/p>\n<p>Per queste ragioni \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente come il settore della moda non sia pi\u00f9 strategico per il nostro Cantone. Non possiamo impostare la nostra politica economica pensando esclusivamente alla competitivit\u00e0 fiscale. Concedendo sgravi ed agevolazioni fiscali attireremo sul territorio solo aziende \u201cspregiudicate\u201d e \u201cmobili\u201d, interessate a sfruttare al massimo quello che il Ticino pu\u00f2 offrire, per poi migrare altrove.<\/p>\n<p>Si rende assolutamente necessario un cambio di paradigma: bisogna iniziare a frenare, quando non vietare, le delocalizzazioni di chi ha usufruito di incentivi fiscali, almeno fino a quando non avranno ridato indietro le somme concesse, <a href=\"http:\/\/www.partitocomunista.ch\/?p=1615\">come proposto dal Partito Comunista<\/a> durante questa legislatura in Parlamento.<\/p>\n<p>Bisogna poi progettare una nuova politica industriale cantonale: promuovere gli investimenti pubblici in settori realmente strategici come quello della &#8220;economia circolare&#8221;, supportare attivamente l\u2019innovazione di quelle piccole imprese locali che garantiscono elevati standard salariali e ambientali, e connettere queste aziende tra loro mettendole in rete con i centri di ricerca pubblica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il settore della moda in Ticino, oggi, non pu\u00f2 essere paragonato al\u00a0settore tessile-industriale\u00a0\u00a0che per tutto il \u2018900 \u00e8 stato un fiore all\u2019occhiello dell\u2019economia ticinese, di cui tradizione, produzione industriale e legame con il territorio erano aspetti peculiari. 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