{"id":7903,"date":"2019-03-02T20:31:09","date_gmt":"2019-03-02T20:31:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7903"},"modified":"2019-03-02T20:31:41","modified_gmt":"2019-03-02T20:31:41","slug":"la-salute-diseguale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7903","title":{"rendered":"La salute diseguale"},"content":{"rendered":"<p>Oggi potremmo affermare di stare bene di salute come mai nella storia. Viviamo in un\u2019epoca, e in una delle regioni del mondo, dove vige un regime di cure mediche all\u2019avanguardia: la medicina, pur nelle contraddizioni dell\u2019economicismo capitalista nei regimi di ricerca, ha fatto grandi progressi. Oggi ci si ammala meno e si curano patologie di vario genere che una volta lasciavano invalidi, \u00abstorpi\u00bb e sofferenti: pensiamo a qualsiasi infortunio a un arto motorio (rottura di ossa o legamenti): oggi facilmente risolvibile, un tempo gettava nell\u2019infermit\u00e0 per il resto della vita. Nell\u2019ambito della salute, un ritorno alla semplicit\u00e0 della vita moderna e premoderna, spesso ventilate come epoche di maggior semplicit\u00e0 e benessere, sarebbe deleterio. La prevenzione delle malattie ha fatto grandi passi avanti, cos\u00ec come le modalit\u00e0 di diagnosi precoce e di cura, e questo permette a molte persone di condurre una vita serena a livello di salute. Ma non \u00e8 tutto oro quello che luccica. Se da un lato viviamo in un regime in grado di curare efficacemente la patologia (pur avendo una medicina sempre pi\u00f9 appiattita sulla prestazione specialistica, e un sistema di cura efficientista incapace di prendere a carico davvero la persona), dall\u2019altro fatichiamo a prevenire l\u2019insorgere di una lunga altra serie di malattie che possono essere gravi e invalidanti: la sofferenza psicologica causata da condizioni di precariet\u00e0 sul lavoro e di incertezza esistenziale rispetto al futuro, gli infortuni che quotidianamente avvengono a causa della minore attenzione e tutela dei lavoratori, lo stress per gli ultrasessantenni costretti a non smettere di lavorare fino al logoramento, gli orari settimanali che sfiorano spesso e volentieri le cinquantasessanta ore, un\u2019alimentazione malsana e una qualit\u00e0 degli alimenti problematica a livello ambientale, l\u2019aumento dell\u2019inquinamento da parte delle grandi aziende e de grandi commerci su strada, nei cieli e su barche, un\u2019incertezza nell\u2019alloggio che mette in difficolt\u00e0 soprattutto giovani, anziani e le persone sole in generale, l\u2019impoverimento delle reti sociali di sostegno e supporto, pur nelle loro contraddizioni. Si tratta di patologie sociali non diffuse uniformemente. Il connotato di classe emerge prepotente in ogni fenomeno descritto: chi dispone di maggior capitale economico, sociale e culturale pu\u00f2 godere di condizioni di salute e di benessere molto maggiori di coloro che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Un cortocircuito grave, che viene per\u00f2 offuscato nel discorso comune: si mettono sullo stesso piano ricchi e poveri: anzi, questi ultimi vengono colpevolizzati maggiormente per il loro stile di vita. Si pensi ai discorsi relativi ai trasporti pi\u00f9 economici e meno ecologici, o agli acquisti di alimentari a basso costo, spesso meno sani e di provenienza estera. Contro la vulgata neoliberista della responsabilit\u00e0 individuale, senza tuttavia scivolare nel menefreghismo o nel qualunquismo, si tratta di riformare l\u2019intero sistema economico e sociale e di garantire condizioni di benessere per tutti. Se l\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 nel 1948 sosteneva che l\u2019obiettivo \u00e8 \u00abil raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del pi\u00f9 alto livello possibile di salute\u00bb, definita come \u00abuno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale\u00bb e non semplicemente \u00abassenza di malattie o infermit\u00e0\u00bb. Se questa definizione \u00e8 certamente riduttiva, con questa idea di totale benessere \u2013 evidentemente irraggiungibile \u2013 che finisce per gettare tutti nella malattia, non si pu\u00f2 per\u00f2 abdicare al progetto di costruire una societ\u00e0 dove il benessere sia maggiore per tutti, ma soprattutto meglio redistribuito. Non si tratta dunque di sanzionare i malsani, come le assicurazioni mirano a fare attraverso la gestione dei dati, ma di rendere in grado ogni cittadino di condurre una vita di benessere tramite una revisione del sistema di produzione economica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi potremmo affermare di stare bene di salute come mai nella storia. Viviamo in un\u2019epoca, e in una delle regioni del mondo, dove vige un regime di cure mediche all\u2019avanguardia: la medicina, pur nelle contraddizioni dell\u2019economicismo capitalista nei regimi di ricerca, ha fatto grandi progressi. Oggi ci si ammala meno e si curano patologie di vario genere che una volta lasciavano invalidi, \u00abstorpi\u00bb e sofferenti: pensiamo a qualsiasi infortunio a un arto motorio (rottura di ossa o legamenti): oggi facilmente risolvibile, un tempo gettava nell\u2019infermit\u00e0 per il resto della vita. 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