{"id":782,"date":"2011-01-26T21:58:07","date_gmt":"2011-01-26T21:58:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=782"},"modified":"2011-01-26T22:39:36","modified_gmt":"2011-01-26T22:39:36","slug":"traiettoria-di-un-inadeguato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=782","title":{"rendered":"Traiettoria di un inadeguato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/michel_venturelli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-783 alignleft\" title=\"michel_venturelli\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/michel_venturelli.jpg\" alt=\"\" width=\"105\" height=\"143\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/michel_venturelli.jpg 291w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/michel_venturelli-218x300.jpg 218w\" sizes=\"auto, (max-width: 105px) 100vw, 105px\" \/><\/a>Era il 1985. Elvezia era ancora solo il paese di Henry Dunant e il popolo svizzero viveva ipnotizzato dalle visioni inculcate dal regime. Jean-Fran\u00e7ois Bergier, come la cattiva coscienza della Confederazione, uno sconosciuto.<br \/>\nEra il giugno del \u201985. In tribunale il discorso divenne presto politico. Come un rosario, gli stereotipi in voga in quegli anni mi furono snocciolati tutti: l\u2019esercito aveva tenuto lontano i nazisti, le banche svizzere erano illibate e le autorit\u00e0 avevano fatto il possibile per far salire a bordo chi ancora poteva stare su di una barca che straripava. A sentirlo oggi sembrerebbe un discorso fra avvinazzati, ma eravamo in tribunale. Nel tempio della giustizia, in quel giorno di primavera, io ero l\u2019eretico. Era il millennio scorso. Sembra di parlare di 1000 anni fa. In realt\u00e0 sono passati solo 25 volumi. Quelli che Jean-Fran\u00e7ois e compagni hanno scritto dopo 5 anni di lavoro, lasciando Elvezia nuda e svergognata, con lo sfintere dolorante.<br \/>\nMa nel \u201985 la vergogna della Patria ero io. Lo disse il tribunale. Lo disse pure l\u2019uditore. Lo stesso che 20 anni dopo \u00e8 finito sui giornali di mezz\u2019Europa per il suo coinvolgimento in un crack che ha ridotto sul lastrico migliaia di piccoli risparmiatori. Quello della Parmalat.<br \/>\n\u201cVergogna della patria\u201d: un concetto a geometria variabile sostenuto a quel tempo, ma ancora oggi, soprattutto da figure ad angolo ottuso.<br \/>\nAvevo 22 anni e secondo un giudice con la faccia da pirla, con il mio modo di fare calmo e pacato gi\u00e0 nascondevo una mentalit\u00e0 suscettibile di minare le basi dell\u2019ordinamento democratico. Lo disse per giustificare una sentenza, 9 mesi da scontare, che probabilmente anche a lui sembrava assurda. Ma tanto fece che tanto mi feci. Ma riguardo all\u2019ordinamento democratico di cui il giudice con la faccia da pirla andava vaneggiando, mi sorse qualche dubbio.<br \/>\nEra solo il primo di una lunga serie che questa storia ha generato.<br \/>\nAvevo 23 anni quando alle mie spalle chiusero la porta della cella 15, sezione \u201ci\u201d. Un buco di 8 metri quadrati fra il cemento armato. Da far passare la fame a un bulimico.<br \/>\nSecondo il codice penale il carcere deve dar modo al condannato di redimersi, \u2026ma qualcosa non funzionava. L\u00ec erano quasi tutti recidivi. Al parlatorio incrociavo bambini a cui un tribunale aveva scippato il pap\u00e0. In sezione vedevo tossici curati in cella d\u2019isolamento. Ancora una volta il sistema mi mostrava i suoi limiti e la sua ipocrisia.<br \/>\nParecchio disorientato mi iscrissi alla facolt\u00e0 di criminologia.<br \/>\nScoprii la logica della ricerca degli indicatori utili a fare un discorso sensato sul crimine e il modo di contrastarlo. Poi 12 anni di giornalismo mi hanno insegnato a denunciare solo le cose che si possono dimostrare. L\u2019informazione \u00e8 una cosa seria, influenza l\u2019opinione della gente e quel che si scrive deve essere d\u2019interesse pubblico e dimostrabile\u2026 Cos\u00ec credevo finch\u00e9 non ho incontrato gente con la faccia del giudice dei miei 20 anni. Gente al servizio di verit\u00e0 omologate come quelle che hanno permesso ai governanti di questo ed altri Paesi di turlopinare i cittadini e rubargli il voto.<br \/>\nForti con i deboli e tappetini con i forti.<br \/>\nAdesso ho 44 anni. Da due hanno smesso di condannarmi per la protezione civile, ho la fedina penale che sembra un elenco del telefono, e di una cosa sono cosciente: morir\u00f2 inadeguato.<br \/>\nMeglio cos\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Michel Venturelli<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"text-decoration: underline;\">Gi\u00e0 pubblicato in<\/span><\/em><em><span style=\"text-decoration: underline;\">:<\/span><\/em> &#8220;Obiezione&#8221; &#8211; nr. 66 &#8211; luglio\/settembre 2007<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 1985. Elvezia era ancora solo il paese di Henry Dunant e il popolo svizzero viveva ipnotizzato dalle visioni inculcate dal regime. Jean-Fran\u00e7ois Bergier, come la cattiva coscienza della Confederazione, uno sconosciuto. Era il giugno del \u201985. In tribunale il discorso divenne presto politico. 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