{"id":7767,"date":"2019-01-06T20:00:06","date_gmt":"2019-01-06T20:00:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7767"},"modified":"2019-01-05T15:15:07","modified_gmt":"2019-01-05T15:15:07","slug":"obbligatorieta-scolastica-a-18-anni-se-una-voce-in-piu-vi-sembra-poco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7767","title":{"rendered":"Obbligatoriet\u00e0 scolastica a 18 anni: se una voce in pi\u00f9 vi sembra poco&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Ho seguito con interesse\u00a0la\u00a0trasmissione \u201cModem\u201d su Rete Uno di marted\u00ec 18 dicembre con a tema\u00a0la\u00a0proposta del DECS di introdurre un obbligo di formazione fino ai diciotto anni. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 quello di mettere un freno al preoccupante dato che vede il 12% dei ticinesi essere senza formazione professionale o accademica all\u2019et\u00e0 di venticinque anni.<\/p>\n<p>Un tema centrale e fondamentale, quello della formazione a misura di tutti, che purtroppo \u00e8 stato poco tematizzato tanto nella tramissione radiofonica, durante\u00a0la\u00a0quale abbiamo assistito a un dibattito sbilanciato e con pochi contenuti tra il ministro <strong>Bertoli<\/strong> per il DECS, un esponente padronale come <strong>Martinetti<\/strong> (che ha ripetuto il mantra, per lui conveniente, del maggiore contatto tra scuola e aziende), e un economista come<strong> Pamini<\/strong>. A loro si \u00e8 aggiunto l\u2019intervento di un minuto scarso \u2013 di pi\u00f9 evidentemente\u00a0la\u00a0radio non poteva concedere \u2013 estratto da una \u201cintervista\u201d a <strong>Zeno Casella<\/strong>, coordinatore del Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti (SISA), il quale ha portato un po\u2019 di brio e un\u2019opinione vicina al mondo studentesco che andava certamente valorizzata di pi\u00f9, concedendo in primis il\u00a0<em>diritto\u00a0<\/em>di replica<em>\u00a0<\/em>al giovane sindacalista. Si tratta di una proposta, come scritto anche dall\u2019on. Bertoli in un articolo a sua firma apparso su \u201cLa\u00a0Regione\u201d il 17 dicembre, che \u00e8 giunta sui banchi del DECS lo scorso febbraio da parte di <strong>Massimiliano Ay<\/strong>, deputato del Partito Comunista in Gran Consiglio. Perch\u00e9, dunque, un\u2019emittente radiofonica che svolge\u00a0<em>servizio pubblico\u00a0<\/em>non ha invitato un esponente del Partito Comunista a dibattere, equilibrando il dibattito viste le aree politiche, e permettendo di ascoltare chi ha formulato\u00a0la\u00a0proposta originale?<\/p>\n<p>Nella proposta del DECS \u00e8, tuttavia, insito un nocciolo potenzialmente problematico: si parla infatti di\u00a0<em>obbligo di studio\u00a0<\/em>fino ai diciotto anni. Questa dicitura \u00e8 quanto meno opaca, e si presta a svariate interpretazioni, tra cui quella che si tratti esclusivamente di programmi \u201cpreventivi\u201d atti a \u00abnon permettere loro di rimanere a casa, annoiati sul divano o persi nei social media, solo perch\u00e9 qualcosa non ha funzionato nel percorso obbligatorio, di studio o di apprendistato\u00bb (come scriveva l\u2019on. Bertoli nell\u2019articolo sopra citato). Tentando di non cadere in discorsi paternali, inutili e dannosi nello stile del <strong>Michele Serra<\/strong> de \u201cGli Sdraiati\u201d, mi sembra interessante ragionare su due questioni.<\/p>\n<p>In primis sulle cause: chi si occupa di educazione e formazione a livello professionale e accademico sa benissimo che queste problematiche non possono essere ricondotte solo a problemi psicologici o familiari del ragazzo, ma anche e soprattutto \u2013 e qui spezziamo una lancia a favore del ministro visto quanto scritto nell\u2019articolo \u2013 a problemi inerenti\u00a0la\u00a0strutturazione della formazione obbligatoria e postobbligatoria. Ci\u00f2 significa mettere in discussione il fine della scolarizzazione obbligatoria e quindi, anche,\u00a0la\u00a0professionalit\u00e0 e il compito dei docenti: non certo con boutade alla Pamini su bonus e malus, ma sulla loro consapevolezza pedagogica. Si dovrebbe insegnare a partire da qui, dal conoscere davvero quanto si sta facendo, dal comprendere il proprio ruolo\u00a0<em>educativo<\/em>, oltre che formativo e\/o istruttivo.\u00a0Si tratta di un processo che, se governato consapevolmente, pu\u00f2 accompagnare a capire l\u2019importanza della formazione.\u00a0\u00c8 proprio\u00a0la\u00a0consapevolezza educativa nell\u2019insegnamento quella che pu\u00f2 incidere significativamente nelle vite degli studenti, che pu\u00f2 aiutare tutti senza distinzioni ad arrivare ai traguardi auspicati, che pu\u00f2 a stimolare l\u2019interesse degli studenti, e che deve invitare i docenti (che devono essere messi nelle migliori condizioni possibili per lavorare) a lottare non solo perch\u00e9 tutti imparino (spesso non viene fatto neanche questo), ma perch\u00e9 tutti possano davvero imparare: una scuola che seleziona, diceva <strong>Don Milani<\/strong>, distrugge\u00a0la\u00a0cultura. Non \u00e8 utopia, e non \u00e8 qualcosa che penalizza \u201cquelli bravi\u201d, come si sente spesso dire: si tratta di una bugia. Loro ce\u00a0la\u00a0faranno comunque, ma probabilmente usciranno pi\u00f9 consapevoli e con capacit\u00e0 di riflettere sulla realt\u00e0 sociale che li circonda.<\/p>\n<p>In secondo luogo,\u00a0la\u00a0proposta \u2013 pur avendo ancora margini di elaborazione \u2013 per ora parla di\u00a0<em>obbligo di studio\u00a0<\/em>e non di\u00a0<em>obbligo di ottenimento di una maturit\u00e0 o diploma<\/em>. Un sistema scolastico in un paese democratico,\u00a0non pu\u00f2 permettersi di avere persone senza formazione: ne va della salute del tessuto economico, sociale, politico, democratico, ambientale e molto altro. Ogni persona lasciata indietro \u00e8 un aggravio ai conti dello stato e del welfare pubblico, oltre che un aumento dell\u2019insicurezza generale del nostro territorio. Pensare di smantellare questi ultimi, o di introdurre penalit\u00e0 (come proposto da Pamini) per risparmiare, \u00e8\u00a0dogmatismo\u00a0liberale, incapace di comprendere le conseguenze delle proprie proposte anche ragionando in termini puramente economici. Investire maggiormente nella formazione e ripensarla nelle sue componenti educative, spesso espulse o concepite come elementi separati (segno che chi si occupa di formazione a livello istituzionale forse cos\u00ec\u00a0<em>formato\u00a0<\/em>non \u00e8), significa investire nel futuro nel paese. Sostenere il contrario significa volerne\u00a0la\u00a0deriva, l\u2019insicurezza e l\u2019impoverimento, con i costi economici e sociali che essi comportano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho seguito con interesse\u00a0la\u00a0trasmissione \u201cModem\u201d su Rete Uno di marted\u00ec 18 dicembre con a tema\u00a0la\u00a0proposta del DECS di introdurre un obbligo di formazione fino ai diciotto anni. 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