{"id":7704,"date":"2018-11-21T23:23:41","date_gmt":"2018-11-21T23:23:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7704"},"modified":"2018-11-21T19:25:39","modified_gmt":"2018-11-21T19:25:39","slug":"autodeterminazione-un-no-tra-due-fuochi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7704","title":{"rendered":"Autodeterminazione, un no tra due fuochi?"},"content":{"rendered":"<p>Il prossimo 25 novembre saremo chiamati a esprimerci sull\u2019iniziativa per l\u2019autodeterminazione, un oggetto la cui complessit\u00e0, va riconosciuto, non \u00e8 sempre stato compensata dal consistente numero di contributi apparsi al riguardo. Se a un estremo assistiamo a una retorica, rozza e grossolana, d\u2019incondizionato rigetto del diritto internazionale; dall\u2019altro possiamo riscontrare, se non un\u2019idolatria di qualsivoglia trattato stipulato dalla Svizzera, una chiusura comunque di fondo rispetto alla questione sollevata dall\u2019UDC. Epper\u00f2, seppure in modo pericoloso, imprudente e approssimativo, quest\u2019ultimo evoca un principio ormai legittimo, quello della sovranit\u00e0 nazionale, sul quale la sinistra non pu\u00f2 esimersi almeno dall\u2019entrare in materia, se non vuole lasciare campo libero alle destre. In quest\u2019ottica sento perci\u00f2 il bisogno di denunciare le pesanti contraddizioni della modifica proposta, cercando per\u00f2 di non banalizzarne la portata.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa mira a consacrare il primato della Costituzione rispetto al diritto internazionale, fatte salve le sue disposizioni cogenti. Nei casi di conflitto, la Confederazione dovrebbe provvedere a rinegoziare il trattati litigioso o, se necessario, a denunciarlo. Alla prassi attuale, non sempre esauriente, ma volutamente pragmatica e flessibile, l\u2019UDC intende sostituire uno schematico automatismo, volto a restringere il margine di manovra ora riconosciuto alle autorit\u00e0 federali. Giova infatti ricordare che, alla regola secondo cui la Svizzera ossequiare gli obblighi internazionali, il nostro prevede gi\u00e0 alcune eccezioni. Secondo una costante giurisprudenza del TF, se il Parlamento adotta deliberatamente una legge contraria al diritto internazionale, sar\u00e0 un tale atto ad avere la precedenza, a condizione di rispettare le garanzie della CEDU (sentenza Schubert e PKK). Un compromesso che, conciliando una preminenza del diritto internazionale con una necessaria sovranit\u00e0 nazionale, consente al nostro Paese di mantenere salde le sue importanti relazioni estere, senza per questo impedirgli di esercitare le sue prerogative politiche, in casi eccezionali anche contrastando gli accordi sottoscritti.<\/p>\n<p>Con la sua campagna, l\u2019UDC sembra dimenticare inoltre il carattere volontario del diritto internazionale, la cui validit\u00e0 dipende, prima ancora che dal suo rango, dall\u2019intenzione politica di aderirvi. Non v\u2019\u00e8 alcun dubbio che i trattati, in quanto prodotto dei rapporti di forza tra gli Stati, possano assumere contenuti anche contestabili. Ben lungi dal poterlo negare, dobbiamo per\u00f2 respingere la tesi dell\u2019imposizione coercitiva degli accordi internazionali, la cui procedura di approvazione, oltretutto, si accosta a quella delle stesse leggi federali, compresa dell\u2019assoggettamento a referendum facoltativo. La drasticit\u00e0 dell\u2019iniziativa andrebbe cos\u00ec a compromettere la stabilit\u00e0 delle nostre relazioni con gli altri paesi, verso i quali la Confederazione dovrebbe tenere invece un profilo negoziale affidabile. In questo senso, essa metterebbe a repentaglio anche una serie di trattati, andando incontro a imprevedibili ripercussioni sociali ed economiche: basti pensare alle numerose convenzioni emanate dall\u2019Organizzazione internazionale del lavoro, ma anche da quelle stipulate con l\u2019Organizzazione mondiale del commercio. A tale proposito bisogna chiarire che, in caso di accettazione della modifica costituzionale, non sussiste soltanto il rischio di dovere denunciare determinati accordi, ma anche quello di perdere le garanzie da essi sancite, le quali potrebbero venire meno in assenza di una giurisdizione internazionale.<\/p>\n<div class=\"teads-inread sm-screen\">\n<div class=\"teads-ui-components-label\">Questo problema andrebbe a investire specialmente il sistema della CEDU, il quale prevede la possibilit\u00e0 di ricorrere alla Corte EDU, una volta esaurite le vie legali interne, in caso di violazione dei diritti umani. Non a caso, l\u2019attuazione delle sue sentenze si vedrebbe chiaramente ostacolata da norme costituzionali contrarie alla CEDU, ma alle quali le autorit\u00e0 giudiziarie dovrebbero dare la precedenza. In presenza di un conflitto sistematico con la CEDU, il meccanismo dell\u2019iniziativa avrebbe quale conseguenza inevitabile una denuncia del trattato in questione, ci\u00f2 che sarebbe grave per diversi motivi. Seppure non entrando nel campo dei diritti sociali, la giurisprudenza della Corte ha permesso di risolvere molte controversie delicate, altrimenti lasciate a un giudizio definitivo del TF. Oltre a ci\u00f2, la stessa ha contribuito a influenzare positivamente il diritto svizzero, come nell\u2019ambito della procedura amministrativa, della parit\u00e0 tra i sessi, delle espulsioni arbitrarie e delle libert\u00e0 democratiche. La CEDU costituisce perci\u00f2 un mezzo di protezione supplementare che, seppure limitato alle libert\u00e0 individuali, molte delle quali sono state comunque rivendicate dallo stesso movimento operaio, assolve una funzione giuridica senza dubbio meritevole di essere salvaguardata.<\/div>\n<\/div>\n<p>Ci\u00f2 vale a maggior ragione in Svizzera, dove non essendo previsto alcun controllo di costituzionalit\u00e0 della legislazione nazionale (art. 190 Cst.), la Corte EDU pu\u00f2 considerarsi nei fatti l\u2019ultimo argine al potere dell\u2019Assemblea federale, escluso chiaramente il referendum. Una situazione gi\u00e0 di per s\u00e9 criticabile che, contestualmente a una denuncia della CEDU, non potrebbe che rendere ancora pi\u00f9 pericolosa un\u2019applicazione dell\u2019iniziativa. A rischio vi sono infatti le fondamenta stesse di uno Stato di diritto, poich\u00e9 serve a poco sbandierare i diritti fondamentali gi\u00e0 sanciti dalla nostra Costituzione, quando ci si dimentica di precisare che il Parlamento si ritroverebbe nella condizione di poterli violare impunemente. Anche per questo andrebbe rilanciato un dibattito sulla necessit\u00e0 di instituire una Corte costituzionale, ci\u00f2 che tuttavia, per affermare realmente il primato della Costituzione, l\u2019UDC si guarda bene dal fare.<br \/>\nSenza volermi dilungare sul testo costituzionale, a sua volta non esente da contraddizioni interne, per quanto concerne ad esempio l\u2019automatismo nella denuncia, la validit\u00e0 dei trattati assoggettati a referendum e il rango della legislazione federale, saranno pertanto queste le ragioni che, il prossimo 25 novembre, mi spingeranno a esprimere un chiaro NO all\u2019iniziativa per l\u2019autodeterminazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo 25 novembre saremo chiamati a esprimerci sull\u2019iniziativa per l\u2019autodeterminazione, un oggetto la cui complessit\u00e0, va riconosciuto, non \u00e8 sempre stato compensata dal consistente numero di contributi apparsi al riguardo. 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