{"id":7676,"date":"2018-10-01T23:55:56","date_gmt":"2018-10-01T23:55:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7676"},"modified":"2018-11-12T23:56:37","modified_gmt":"2018-11-12T23:56:37","slug":"primeggia-il-cinema-storico-alla-75-mostra-darte-cinematografica-di-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7676","title":{"rendered":"Primeggia il cinema storico alla  75\u00b0 Mostra d\u2019Arte Cinematografica di Venezia"},"content":{"rendered":"<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">1968, a Venezia la contestazione della sinistra extraparlamentare convince i registi prossimi al PCI ad assecondarla, cacciando il direttore Luigi Chiarini, i comunisti Gillo Pontecorvo, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Cesare Zavattini, ma anche Pasolini e tanti altri, riconosceranno anni dopo l\u2019errore. In quell\u2019occasione erano stati selezioni il capolavoro di Gian Vittorio Baldi \u201cFuoco!\u201d, storia di un operaio licenziato che si barrica in casa e spara sulle forze dell\u2019ordine, \u201cGalileo\u201d di Liliana Cavani, ispirato allo scritto brechtiano dedicato al grande scienziato e realizzato in coproduzione con la Bulgaria socialista, \u201cNostra Signora dei Turchi\u201d di Carmelo Bene che ha innovato potentemente il linguaggio cinematografico, fondendo teatro, prime esperienze di video-arte, riflessione socio-culturale, con un grande monologo dedicato a coloro che vedono il divino. Dall\u2019Ungheria popolare era giunto \u201cSilenzio e grido\u201d di Mikl\u00f3s Jancs\u00f3, autore qualche anno dopo di \u201cSalmo rosso\u201d, tra i pi\u00f9 bei film socialisti di sempre. Se fosse possibile un salto temporale, i contestatori di Venezia \u201868 resterebbero certamente a bocca aperta di fronte a Venezia \u201918, film meritevoli di essere ricordati ci sono stati anche in questa 75\u00b0 edizione della Mostra Internazionale d\u2019Arte Cinematografica, ma li si deve cercare nelle pieghe della programmazione. Il resto, con consenso unanime di sponsor e presidenza, \u00e8 per espressa volont\u00e0 del pur meritevole direttore Alberto Barbera un ponte diretto con le megaproduzioni occidentali targate Hollywood, a partire dal film d\u2019apertura dedicato a uno dei piloti che hanno ucciso migliaia di coreani nella guerra \u201950 \u2013 \u201953, quel Neil Armstrong, ricordato in un film noioso per aver messo per primo il piede sulla luna, il kolossal russo \u201cGagarin, primo uomo nel cosmo\u201d del 2013 a Venezia non \u00e8 mai arrivato, anche se Gagarin non ha mai spezzato la vita di nessuno, ma appunto sono i modelli culturali a stelle e strisce e gli stili di vita consumistici, ben pi\u00f9 di mezzo secolo fa, a farla da padroni sugli schermi veneziani, pronti a ospitare, a prescindere dalla mediocrit\u00e0, qualsiasi pellicola che sia \u201cglamour\u201d e porti il pubblico a riversarsi al Lido inseguendo nomi di grido. I festival del cinema insomma non sono pi\u00f9 un\u2019occasione per i cinefili, non solo giornalisti, ma una parte considerevole della macchina capitalistica.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Pochi film eccellono, su tutti \u201cL\u2019ascesa\u201d, girato nel gelo di meno quaranta gradi nel gennaio 1974 nella campagna di Murom, terminato nella fase di montaggio alla fine del 1976 e vincitore nel 1977 dell\u2019Orso d\u2019oro a Berlino, il solo del cinema sovietico in tutta la storia di quella competizione a lungo segnata da un ostinato anticomunismo. La regista Larisa Shepitko scrive la sceneggiatura nel 1973 partendo dal romanzo \u201cSotnikov\u201d di Vassilij Bykov, tuttavia solo l\u2019aiuto della sua amica e compagna di studi Gemma Firsova, tra i dirigenti del settore cinematografico che sovraintende ai film dedicati alla Grande Guerra Patriottica, la Seconda Guerra Mondiale, riesce a vincere le titubanze delle autorit\u00e0 e della Goskino, la Commissione di Stato per il Cinema, dubbiose di fronte a un film estraneo ai consueti canoni generalmente trionfalistici e ispirati a una immediatezza didattico-pedagogica. Proprio la Firsova rimane entusiasta del valore profondo dell\u2019eroismo spirituale del protagonista, interpretato da Boris Plotnikov, scelto per i sacrali rimandi del suo volto all\u2019universo immaginativo delle icone ortodosse. La storia, ambientata nella campagna bielorussa, \u00e8 quella di donne e uomini che pur sotto l\u2019occupazione nazifascista danno la loro vita nella Resistenza. La fine tragica dei protagonisti trover\u00e0 nella Vittoria del 9 maggio 1945 il riscatto alle immani sofferenze sopportate dal popolo sovietico, che ha avuto venti milioni di caduti tra civili e militari, ma quella gioia \u00e8 lontana dai fotogrammi innevati da un candore abbagliante de \u201cL\u2019ascesa\u201d, del tutto assente nel dipanarsi di una quotidianit\u00e0 fatta di fame, morte, freddo, solitudine. L\u2019ideale socialista, espresso dalla ferma volont\u00e0 di Boris Andreevic Sotnikov, nato non a caso nel \u201917, l\u2019anno della Rivoluzione d\u2019Ottobre e orgogliosamente iscritto al Partito Comunista dell\u2019Unione Sovietica dal 1935, nel tempo dell\u2019industrializzazione e dell\u2019edificazione del sistema socialista di matrice staliniana, brilla negli occhi e nel cuore di coloro che dai collaborazionisti saranno impiccati, anche una giovane ragazza dagli intensi occhi neri, interpretata da Victoria Goldentul, e una madre di famiglia, impersonata da Ljudmila Polijajkova, mentre un bianco, pallido ed evanescente sole fatica diradare la nebbia di a un cielo ugualmente bianco come i campi gelati e innevati. Tutto si fa silenzio, ma la forza interiore del bene riuscir\u00e0 a prevalere, oltre ogni limite e ogni sofferenza, sulla cattiveria dei violenti. Senza \u201cL\u2019ascesa\u201d non ci sarebbe mai stato \u201cVa\u2019 e vedi\u201d di Elem Klimov, marito della Shepitko e che con lei inizia nel 1975 la riflessione su questo film ugualmente di argomento resistenziale, continuandola dopo la morte in un incidente della Shepitko nel 79, per vedere la sua turbolenta genesi solo in occasione del 40\u00b0 anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica nel 1985.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">\u201cLa noche de 12 anos\u201d di Alvaro Brechner \u00e8 un assoluto capolavoro, per scenggiatura, regia, fotografia e recitazione, un film stupendo e toccante che ci porta nell\u2019abisso dei dodici anni di torture e di isolamento sopportati tra il 1973 e il 1985 dai tupamaros Jos\u00e9 \u201cPepe\u201d Mujica, poi parlamentare e presidente dell\u2019Uruguay, Mauricio Rosencof, poeta, scrittore e poi assessore alla cultura del comune di Montevideo, Eleuterio Fern\u00e1ndez Huidobro, poi ministro della difesa, chiamato a sovraintendere quei militari che lo avevano seviziato. Fotogramma dopo fotogramma entriamo dentro celle sempre pi\u00f9 minuscole, con tre uomini a cui \u00e8 negata la parola, la luce del sole e ogni dignit\u00e0, privati dell\u2019acqua per lavarsi, dei servizi igienici, della possibilit\u00e0 di leggere o scrivere, di incontrare i parenti, eppure i tre rivoluzionari son capaci, nel gorgo di una disperante rabbia che si trasforma in dolore e depressione, di trovare infinitesimali momenti carichi di un sorriso e quindi in grado di restituire la speranza. \u00c8 il commovente cammino di salvezza che tre perseguitati trovano dentro loro stessi, in ragione delle idee di giustizia e di uguaglianza che li animano e che li condurranno alla liberazione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Il 2019 sar\u00e0 il bicentenario del massacro dei lavoratori di Manchester, avvenuto il 16 agosto 1819 a St. Peter&#8217;s Field. Quel giorno oltre sessantamila operai e operaie delle manifatture, coloro che avevano garantito le braccia per la rivoluzione industriale, mentre stanno ascoltando un comizio di Henry Hunt a favore del suffragio universale maschile e femminile e per la libera associazione dei lavoratori, vietata dall\u2019inetto sovrano reggente, futuro Giorgio IV, vengono aggrediti, uccisi e feriti dall\u2019esercito che sgombera la piazza. Mike Leigh con \u201cPeterloo\u201d realizza una puntuale ricostruzione degli avvenimenti e del contesto sociale dell\u2019epoca, curata in ogni dettaglio, mostrando quella corale capacit\u00e0 del popolo di diventare soggetto storico, quel proletariato che avr\u00e0 in Karl Marx il suo migliore ispiratore.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Piccole storie aprono squarci su intere epoche, questo riesce magistralmente al poetico bianco e nero di \u201cRoma\u201d, titolo dedicato al quartiere di Citt\u00e0 del Messico in cui \u00e8 cresciuto il regista Alfonso Cuar\u00f3n, meritato vincitore del Leone d\u2019oro. Lunghi piani sequenza che indugiano sui luoghi e sugli oggetti, frutto di una meticolosa e perfetta ricostruzione, ci portano dentro il Messico della cupa stagione del passaggio dalla presidenza di Diaz Ordaz a quella di Echeverria, entrambe asservite alla violenta lotta dell\u2019imperialismo contro il socialismo, cos\u00ec tra l\u2019autunno 1970 e l\u2019estate 1971 due donne si trovano a confrontarsi con la necessit\u00e0 di crescere insieme nella solidariet\u00e0, dopo che uomini inutili, inetto il primo e violento il secondo, le hanno lasciate, crescendo i figli con quell\u2019amore per la vita che \u00e8 il valore profondo della costruzione del futuro. Il greco Yorgos Lanthimos in \u201cLa favorita\u201d, vincitore del Leone d\u2019argento, ricama con eccessiva disinvoltura sugli avvenimenti che chiudono il regno di Anna d\u2019Inghilterra (1707 \u2013 1714), ultima degli Stuart, ma racconta con precisione le dinamiche che hanno portato al primo governo del partito conservatore in quella nazione. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1968, a Venezia la contestazione della sinistra extraparlamentare convince i registi prossimi al PCI ad assecondarla, cacciando il direttore Luigi Chiarini, i comunisti Gillo Pontecorvo, Carlo Lizzani, Ugo Gregoretti, Cesare Zavattini, ma anche Pasolini e tanti altri, riconosceranno anni dopo l\u2019errore. 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