{"id":7608,"date":"2018-08-28T10:31:05","date_gmt":"2018-08-28T10:31:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7608"},"modified":"2018-08-28T10:31:05","modified_gmt":"2018-08-28T10:31:05","slug":"il-piano-del-ps-contro-la-violenza-sulle-donne-non-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7608","title":{"rendered":"Il piano del PS contro la violenza sulle donne non basta!"},"content":{"rendered":"<h3 dir=\"ltr\"><em><strong>Vogliamo il pane, e le rose: ossia, perch\u00e9 per noi il piano dei cinque punti proposto dal Partito Socialista \u00e8 giusto, ma non basta.<\/strong><\/em><\/h3>\n<p dir=\"ltr\">Dopo i fatti di Ginevra, una notte da incubo per cinque giovani donne aggredite all\u2019uscita da un a discoteca, il Partito Socialista Svizzero (PS) ha deciso di lanciare un <strong><a href=\"http:\/\/www.ps-ticino.ch\/cinque-punti-la-violenza-sulle-donne\/\">piano contro la violenza sulle donne<\/a><\/strong>. Ci felicitiamo per la presa di posizione netta e la volont\u00e0 di sviluppare un percorso concreto che possa finalmente arginare il fenomeno e metterne in agenda la problematizzazione.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Dopo alcuni confronti e riflessioni abbiamo deciso di contro-proporre cinque riflessioni critiche, ma costruttive, che possano sviluppare la riflessione a sinistra, nell\u2019ottica di un\u2019azione finalmente unitaria e dalle volont\u00e0 trasformative importanti e (potenzialmente) risolutive.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>1. \u00a0\u00a0<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0Il primo e centrale punto, per noi,\u00a0deve essere quello che, nel piano del PS, risulta all\u2019ultimo posto. Quello da cui, a nostro avviso, derivano tutti gli altri, il motore di ogni lotta, conditio sine qua non delle rivendicazioni delle donne che vogliano uscire dal recinto dell\u2019emergenzialit\u00e0. La parit\u00e0, l\u2019assoluta e piena uguaglianza, da intendersi come l\u2019abbattimento di qualsiasi impedimento allo sviluppo pieno della persona. La parit\u00e0 salariale, innanzitutto, e la parit\u00e0 dei diritti in materia lavorativa, sociale e civile, i quali, \u00e8 bene ribadirlo, non vanno mai scissi tra loro. Senza questo punto di partenza \u00e8 difficilissimo costruire piani e \u00a0processi educativi nelle scuole, tutte le campagne di prevenzione, nonch\u00e9 gli aspetti terapeutici e consulenziali. Ancora, senza una riflessione robusta ed intersezionale sulla rape culture, a tutto tondo, si vanno indebolendo i discorsi educativi sulla questione di genere e sulla decostruzione degli stereotipi che questa porta con s\u00e9. Se \u00e8 vero che dalla seconda met\u00e0 del Novecento grandi passi avanti sono stati fatti, negli ultimi anni la situazione ha assunto tinte preoccupanti. Se da un lato si \u00e8 finalmente trovato il coraggio di denunciare gli abusi, dall\u2019altro si \u00e8 spesso persa la complessit\u00e0 del ragionamento rispetto al sistema patriarcale: come si \u00e8 originato? Come si mantiene? A chi serve? L\u2019emergenzialit\u00e0 non ci basta: occorre un radicale ripensamento degli stereotipi sui generi troppo spesso considerati normali e sciolti da qualsiasi radicamento culturale, serve un pi\u00f9 profondo ragionamento sui rapporti di forza tra i generi, su cosa li regge, chi li legittima, come si ripropongono come dati di realt\u00e0.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>2.\u00a0<\/strong> Ne \u201cL\u2019origine della famiglia, della propriet\u00e0 privata e dello Stato\u201d del 1884, <strong>Friedrich Engels<\/strong> scriveva che \u00abla moderna famiglia singola \u00e8 fondata sulla schiavit\u00f9 domestica della donna, aperta o mascherata, e la societ\u00e0 moderna \u00e8 una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole. Al giorno d\u2019oggi l\u2019uomo, nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia, per lo meno nelle classi abbienti; il che gli d\u00e0 una posizione di comando\u00bb. Se questo estratto ci collega al primo punto, parallelamente ci conduce anche al secondo. Ossia che la questione di classe, nella sua speciale configurazione di genere, esiste e, da sinistra, non pu\u00f2 essere elusa. Questo sistema di commercializzazione delle donne, della sua oggettivazione, \u00e8 parte di un sistema pi\u00f9 complesso. Sempre Engels, riprendendo uno stralcio dell\u2019Ideologia Tedesca, aggiungeva che \u00abil primo contrasto di classe che appare nella storia coincide con lo sviluppo dell\u2019antagonismo tra uomo e donna nel matrimonio monogamico, e la prima oppressione di classe coincide con quella del sesso femminile da parte di quello maschile\u00bb. Parole di oltre centocinquanta anni fa, che testimoniano come i ruoli sociali, e quindi domestici, non si siano ancora del tutto svincolati dalle forme tradizionali, e come la questione di classe rimanga tutt\u2019oggi centrale nel ragionare sulle questioni inerenti il sessismo e il maschilismo.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>3. \u00a0<\/strong>\u00a0Condivisibili i punti 2. e 3. riguardo al rinforzo e l\u2019accessibilit\u00e0 degli strumenti consulenziali, terapeutici, riabilitativi e preventivi. Rilanciamo, e proponiamo un incremento delle reti di protezione sul territorio, formali in primis, ma anche informali, e proposte audaci come l\u2019obbligo di denuncia dei pronti soccorsi rispetto ai sospetti di violenza domestica. Proponiamo anche di lavorare sugli uomini, sviluppando centri che si occupino al tempo stesso delle problematiche maschili che prevengano situazioni violente ed esasperate. Occorre anche sviluppare una cultura, in rapporto a questa problematica, che dia il giusto peso alle gravi situazioni che viviamo quotidianamente, senza scadere nel prodotto massmediatico utile a gonfiare gli ascolti. Nel trattare un tema cos\u00ec difficile e carico a livello semiotico e simbolico, \u00e8 importante ribadire con forza che la violenza di genere si origina in un preciso schema di pensiero, che ancora vede e tratta le vittime quasi come complici dei carnefici. Insegnare agli uomini che la violenza non \u00e8 uno schema comportamentale adeguato, sin dalla loro formazione come individui e cittadini, sarebbe ben pi\u00f9 utile che insegnare alle donne a dire di no con forza.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>4.\u00a0<\/strong> Proponiamo non solo la creazione di osservatori indipendenti, ma centri di ricerca e studio trasversali alle scienze umane e sociali che possano sviluppare riflessioni accurate su questi processi. Non unicamente un sapere &#8220;accademico&#8221;. Da sinistra, a sinistra, per la sinistra, occorre sviluppare nuovamente una riflessione rigorosa, storicamente accurata e politicamente impegnata al fine di sovvertire alcune derive che una certa versione liberal e scandalistica del discorso femminista ha preso.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>5.<\/strong> Il \u00abNo \u00e8 No\u00bb \u00e8 un principio sacrosanto, da trasformare in campagna a livello sociale. Giustissimo, ma non basta. Non basta perch\u00e9 in questo modo vengono a mancare delle basi importanti, in primis l\u2019idea di sviluppare un\u2019educazione affettiva a sentimentale nelle scuole. Ci\u00f2 non significa, evidentemente, introdurre una materia schematica che si occupi del tema, come recentemente fatto con la civica, scorporando i necessari legami con la realt\u00e0 sociale e le altre discipline. Oggi, al pi\u00f9, quello che viene svolto, molto spesso, \u00e8 un\u2019educazione sessuale (o, meglio, alla contraccezione sessuale) che spiega il funzionamento riproduttivo e le tecniche e possibilit\u00e0 di contraccezione. Noi vogliamo invece che si studino in modo critico storia, politica, letteratura, poesia, antropologia, sociologia, economia e molto altro, decostruendo criticamente i rapporti tra uomo e donna, valorizzando il ruolo delle donne nella storia. Proponiamo anche di svolgere dei lavori di alfabetizzazione emotiva, atti a capire e creare spazi entro cui costruire modalit\u00e0 relazionali diverse, elaborare culture altre rispetto a quella maschilista e <em>machista<\/em> che oggi imperversa sotto varie forme. Il \u00abNo \u00e8 No\u00bb \u00e8 un principio che, senza questo, rischia di presentare \u2013 ancora una volta \u2013 l\u2019immagine della donna come oggetto fragile e prezioso da proteggere. Le donne vanno protette dalla violenza <em>machista<\/em>, soprattutto, estirpando le disuguaglianze sociali, giuridiche ed economiche, estirpando la cultura sessista e patriarcale, assumendosi per\u00f2 la responsabilit\u00e0 di costruire qualcosa di altro, e di migliore, che avvantaggerebbe tutti. Cambiando un sistema di sfruttamento dell\u2019umano sull\u2019umano che, a catena, non pu\u00f2 che produrre tutto ci\u00f2: come \u00a0pu\u00f2 un sistema fondato sulle disuguaglianze, sullo sfruttamento, non prevedere intrinsecamente un racconto patriarcale basato sul rapporto di forza uomo-donna? \u00c8 necessaria un\u2019analisi intersezionale profonda e accurata.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong><em>Alessia Di Donato <\/em><\/strong><em>e\u00a0<\/em><strong><em>Simone Romeo<\/em><\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<hr \/>\n<p dir=\"ltr\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Per approfondire:<\/strong><\/span><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Sul necessario legame tra diritti sociali e civili, e sulle conseguenze dell&#8217;omissione di questa relazione, consigliamo la lettura di Nancy Fraser (2017) The End of Progressive Neoliberalism, Dissent Magazine (<a href=\"https:\/\/www.dissentmagazine.org\/online_articles\/progressive-neoliberalism-reactionarypopulism-nancy-fraser\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/www.dissentmagazine.org\/online_articles\/progressive-neoliberalism-reactionarypopulism-nancy-fraser&amp;source=gmail&amp;ust=1535399833055000&amp;usg=AFQjCNET87Ni3-fJLP6PPSNleh1fKWjOfg\">https:\/\/www.dissentmagazine.<wbr \/>org\/online_articles\/<wbr \/>progressive-neoliberalism-<wbr \/>reactionarypopulism-nancy-<wbr \/>fraser<\/a>);<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Sulla prospettiva dell&#8217;internazionalit\u00e0, invece, Susanne V. Knudsen,<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20080414023743\/http:\/\/www.caen.iufm.fr\/colloque_iartem\/pdf\/knudsen.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/web.archive.org\/web\/20080414023743\/http:\/\/www.caen.iufm.fr\/colloque_iartem\/pdf\/knudsen.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1535399833055000&amp;usg=AFQjCNHkDUhJCDl2n3qzG1blGoFn0X4aOA\"> Intersectionality \u2013 a theoretical inspiration in the analysis of minority cultures and identities in textbooks<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vogliamo il pane, e le rose: ossia, perch\u00e9 per noi il piano dei cinque punti proposto dal Partito Socialista \u00e8 giusto, ma non basta. Dopo i fatti di Ginevra, una notte da incubo per cinque giovani donne aggredite all\u2019uscita da un a discoteca, il Partito Socialista Svizzero (PS) ha deciso di lanciare un piano contro la violenza sulle donne. 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