{"id":7576,"date":"2018-08-10T00:37:58","date_gmt":"2018-08-10T00:37:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7576"},"modified":"2018-08-12T02:53:23","modified_gmt":"2018-08-12T02:53:23","slug":"nella-terra-immaginata-di-sabbia-si-puo-vivere-o-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7576","title":{"rendered":"Nella terra immaginata, di sabbia si pu\u00f2 vivere o morire"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><em>A Land Imagined<\/em>, di <strong>Yeo Siew Hua<\/strong>, \u00e8 il primo film di Singapore presentato al Festival del Film di Locarno. Si tratta della storia dell\u2019investigatore di polizia Lok, al quale viene affidato l\u2019incarico di indagare sulla scomparsa di Wang, un lavoratore cinese scomparso dall\u2019azienda di produzione di sabbia per la quale lavora. Attraverso un lungo flashback apprendiamo che Wang ha subito un incidente sul lavoro che gli impedisce di lavorare. Egli vive in condizioni di semi-schiavit\u00f9, assieme ad altri colleghi migranti del sudest asiatico, ai quali vengono sequestrati i passaporti dai padroni-caporali per tenerli sotto controllo. Il protagonista comincia a soffrire d\u2019insonnia e trova rifugio e compagnia nella frequentazione di un luogo incerto e inqueto, un cybercaf\u00e9 dove gli utenti chattano tra loro mentre giocano a un videogioco sparatutto, gestito da una giovane e affascinante donna, Mindy, con la quale si svilupper\u00e0 una relazione amorosa che, a quanto pu\u00f2 vedere lo spettatore, non si consumer\u00e0 mai. Un mondo etereo, di persone senza sonno e senza sogni, dove tuttavia qualcosa rimane vivo, ardendo in profondit\u00e0 in Wang e Mindy.<\/span><\/p>\n<h3 class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>Insabbiare la verit\u00e0<\/b><\/span><\/h3>\n<figure id=\"attachment_7577\" aria-describedby=\"caption-attachment-7577\" style=\"width: 375px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-7577\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1.png\" alt=\"\" width=\"375\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1.png 481w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1-300x200.png 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/1-480x320.png 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 375px) 100vw, 375px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-7577\" class=\"wp-caption-text\">Mindy, intepretata dall\u2019attrice cinese Luna Kwok.<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il regista nel film compie indubbiamente un\u2019operazione politicamente impegnata denunciando le precarie condizioni di vita dei lavoratori. Proprio nella sabbia, con la sua forma mutevole, sta la metafora centrale nel film: sotto la sabbia vengono nascosti i corpi di coloro che si sono ribellati alle condizioni di vita; attraverso la sabbia si cerca di espandere fisicamente il territorio di Singapore, tracciando una linea dritta di confine che tanto ricorda i ridisegni territoriali a opera dei colonialisti, per guadagnare spazio a scapito del mare; sulla sabbia si consumano i drammi e le storie d\u2019amore, con una splendida scena che richiama l\u2019origine internazionale della granella, nella quale i protagonisti tentano di fuggire dal determinismo della loro condizione attraverso viaggi immaginari sulle terre che li circondano.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_7578\" aria-describedby=\"caption-attachment-7578\" style=\"width: 363px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-7578\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/2.png\" alt=\"\" width=\"363\" height=\"242\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/2.png 481w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/2-300x200.png 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/2-480x320.png 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 363px) 100vw, 363px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-7578\" class=\"wp-caption-text\">Liu Xiaoyi, l\u2019interprete di Wang nel film<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il regista, attraverso questa pellicola dal genere incerto \u2013 una sorta di lento <i>noir<\/i> dalle tinte oniriche a tratti psichedeliche \u2013 racconta le contraddizioni e i drammi che contornano un paese innervato dalla spinta propulsiva della modernizzazione, trasformato in breve tempo da terra di pescatori a miracolo industriale ipermoderno. Basta confrontare le immagini della citt\u00e0 a quelle viste nel film per capire l\u2019enorme contraddizione tra la periferia dove vive sottoproletariato industriale, e il centro della citt\u00e0 stato che \u00e8 oggi uno dei principali centri finanziari al mondo. Per mantenere vivo questo miracolo, tuttavia, il prezzo da pagare \u00e8 grande, e ci viene mostrato in tutta la sua crudezza attraverso le vicende di Wang e di Ajit, suo collega del Bangladesh, che lo spaesato ispettore Lok si trova suo malgrado a ricostruire anche nel profondo del loro versante umano. Qui probabilmente sta il parallelismo con la figura regista, laureato in filosofia, il quale ha svolto un lavoro di ricerca tra lavoratori e ONG per realizzare il film, con il pregio di unire, attraverso un ottimo prodotto cinematografico, la denuncia sociale con un\u2019interessante ricerca sui sogni e le speranze dei protagonisti.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Land Imagined, di Yeo Siew Hua, \u00e8 il primo film di Singapore presentato al Festival del Film di Locarno. Si tratta della storia dell\u2019investigatore di polizia Lok, al quale viene affidato l\u2019incarico di indagare sulla scomparsa di Wang, un lavoratore cinese scomparso dall\u2019azienda di produzione di sabbia per la quale lavora. Attraverso un lungo flashback apprendiamo che Wang ha subito un incidente sul lavoro che gli impedisce di lavorare. 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