{"id":7573,"date":"2018-08-07T01:14:07","date_gmt":"2018-08-07T01:14:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7573"},"modified":"2018-09-13T16:30:02","modified_gmt":"2018-09-13T16:30:02","slug":"dubcek-sik-e-la-primavera-di-praga-mezzo-secolo-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7573","title":{"rendered":"Dub\u010dek, \u0160ik e la primavera di Praga mezzo secolo dopo"},"content":{"rendered":"<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">La notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, a Praga i carri armati sovietici pongono fine all\u2019esperienza guidata da <strong>Alexander Dub\u010dek<\/strong>. In Occidente i mezzi di comunicazione legati al sistema capitalista infiorettano in quell\u2019agosto decine di articoli contro l\u2019Unione Sovietica. Anche il Partito Comunista Italiano e il Manifesto, per ragioni e con motivazioni diverse, prendono posizione contro i sovietici. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Per quanto riguarda il 1956 in Ungheria, <strong>Luciano Canfora<\/strong> ha spiegato chiaramente in tanti libri e, altri come lui, che, al netto di una certa rigidit\u00e0 del sistema, la critica sociale a Budapest in poche ore era diventata un tentativo controrivoluzionario mirante a ristabilire la propriet\u00e0 privata della terra in mano ecclesiastica e il controllo del mondo della scuola sempre in mani confessionali, in un quadro generale in cui la chiesa cattolica ungherese guidata dal reazionario e amico degli occupanti nazisti nel corso della seconda guerra mondiale cardinal <strong>J\u00f3zsef Mindszenty<\/strong> svolgeva un ruolo ancillare rispetto all\u2019imperialismo occidentale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">In Cecoslovacchia la situazione era molto pi\u00f9 complessa e forse un compromesso, un accordo con i comunisti cecoslovacchi, poteva essere cercato.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Se questa strada non \u00e8 stata percorsa tuttavia non si possono attribuire solo ai sovietici le responsabilit\u00e0, occorre piuttosto riflettere sull\u2019eccessiva liberalizzazione economica promossa da <strong>Ota \u0160ik<\/strong>, ministro e architetto delle riforme cecoslovacche e il fatto che con le sue proposte, poco condivisibili, ci fosse la surrettizia volont\u00e0 di aprire agli investimenti occidentali, con la conseguente apertura a modelli culturali e non solo economici estranei al socialismo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Si potrebbe aprire una riflessione sulla complessit\u00e0, con pregi ed errori, dell\u2019instaurazione in Ungheria e Cecoslovacchia del socialismo alla fine degli anni \u201940, con modalit\u00e0 abbastanza rigide e incapaci di offrire una articolazione dei soggetti sociali nel tessuto politico e rappresentativo come ad esempio si era riusciti con enormi successi in DDR, la Germania dell\u2019Est. Tali settori sociali in Ungheria e in Cecoslovacchia, in particolare nel piccolo commercio e nel settore terziario, lungi dall\u2019apprezzare le conquiste del socialismo volte a stabilire garanzie sociali estese a tutti: casa, scuola, lavoro, salute, cultura, vivevano con disagio il loro passaggio da piccola borghesia privilegiata, fosse l\u2019impiegato, l\u2019avvocato o il parrucchiere poco cambia, a un quadro in cui come dipendenti pubblici passavano ad avere la stessa rilevanza sociale e gli stessi diritti e doveri di tutti gli altri cittadini, insomma un\u2019eguaglianza tra lavoratori da loro mai accettata. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Alle scriteriate riforme di Ota \u0160ik, il personaggio centrale dei fatti cecoslovacchi, anche se spesso dimenticato, si aggiungeva quindi una mai risolta distanza tra la piccola borghesia dell\u2019anteguerra e il sistema socialista instauratosi successivamente. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Ho avuto la fortuna, in un lunghissimo e umanamente ricchissimo pomeriggio del febbraio 1999 di discutere, insieme a molti fatti del Cile, dell\u2019America Latina, dell\u2019Unione Sovietica e del mondo, proprio degli avvenimenti di Praga nel \u201968 con <strong>Luis Corvalan<\/strong> nella sua casa di Santiago del Cile. Era l\u2019estate australe e il nostro fittissimo colloquio \u00e8 continuato fino a dopo cena, mentre le stelle hanno preso a splendere sul giardino. Corvalan, sostenuto in questo da un altro dirigente del Partito Comunista Cileno, <strong>Pablo Neruda<\/strong>, riunita la direzione del Partito, nel suo ruolo di Segretario Generale, compito assolto da lui dal 1958 al 1990, prende chiaramente posizione, con motivazioni condivisibili, a favore dei sovietici e contro le riforme cecoslovacche. In quella serata Corvalan mi ha dettagliato le scelte del Partito e a fronte di qualche mio giovanile dubbio mi ha rimandato alle ben pi\u00f9 infuocate parole di Fidel Castro contro i cecoslovacchi. Rileggere <strong>Fidel Castro<\/strong> sui fatti di Praga aiuta in effetti a capire la temperie del tempo e il livello di scontro tra imperialismo e campo socialista. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Studiare aiuta sempre, la successiva lettura dei libri di Ota \u0160ik mi ha definitivamente convinto che non vi fosse alternativa alla soluzione brezneviana dell\u2019esperienza cecoslovacca. I comunisti italiani, ma in Europa non solo loro, piegandosi cinquanta anni fa alle ragioni imposte dalla stampa legata ai poteri dell\u2019Occidente, hanno compiuto, cercando di salvare una parte del consenso elettorale, come in parte avvenuto nel decennio successivo, una capitolazione culturale che vedr\u00e0 esaurirsi l\u2019egemonia gramsciana costruita su indicazione di <strong>Togliatti<\/strong> lungo il quarto di secolo che intercorre tra la fine del conflitto mondiale e gli avvenimenti di Praga, con piuttosto una crescente subalternit\u00e0 ai modelli consumistico \u2013 televisivi che alla fine travolgeranno definitivamente l\u2019identit\u00e0 comunista. Quella scelta, compiuta allora dal PCI e da diversi partiti comunisti europei, aumenter\u00e0 anche la distanza tra quei partiti e il movimento comunista di Africa, Asia e America Latina, una distanza che nel giro di un paio di decenni diventer\u00e0 incolmabile. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Gli avvenimenti di Praga hanno avuto rilevanza quindi per i cechi e gli slovacchi, ma anche il resto del movimento progressista mondiale, quel mondo infatti, dopo Praga, non sar\u00e0 pi\u00f9 lo stesso. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">A segno di quanto cambia il mondo, i comunisti ceki sono tornati al governo quest\u2019anno, mezzo secolo dopo quei fatti e quasi un trentennio dopo la fine dell\u2019esperienza del socialismo cecoslovacco. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, a Praga i carri armati sovietici pongono fine all\u2019esperienza guidata da Alexander Dub\u010dek. 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