{"id":7565,"date":"2018-08-03T22:20:11","date_gmt":"2018-08-03T22:20:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7565"},"modified":"2018-08-12T02:53:40","modified_gmt":"2018-08-12T02:53:40","slug":"ora-e-sempre-riprendiamoci-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7565","title":{"rendered":"&#8220;Ora e sempre riprendiamoci la vita&#8221;"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Non \u00e8 semplice scrivere una recensione su documentari costruiti attraverso filmati d\u2019archivio dell\u2019epoca, intervallati da commenti e opinioni di alcune personalit\u00e0 di spicco (tra i molti: Bertolucci, Revelli, Cacciari, Fo, Rame, Capanna) che hanno vissuto le vicende narrate dalle immagini e dalle voci dei protagonisti dei filmati. Il pregio maggiore del documentario di <strong>Silvano Agosti<\/strong> (2018) sta forse nel rendere accessibile una serie di filmati d\u2019epoca estremamente interessanti; le scelte di montaggio per tematiche e le interviste presentano, tuttavia, alcune criticit\u00e0 che meritano di essere discusse.<\/span><\/p>\n<h3 class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>Dal 1968 al 1978<\/b><\/span><\/h3>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Questo il decennio raccontato da Agosti, gi\u00e0 autore di diversi documentari e lungometraggi politicamente impegnati che abbracciano una serie di tematiche vicine a questo periodo storico (da <i>Matti da slegare<\/i>, girato assieme a Marco Bellocchio per sostenere le tesi di Franco Basaglia nel 1975, a documentari come <i>Addio a Berlinguer <\/i>del 1984, all\u2019inchiesta sull\u2019industria cinematografica <i>La macchina cinema<\/i> del 1979, assieme a Bellocchio, Petraglia e Rulli). Si tratta dell\u2019ultima decade di quello che venne definito il trentennio glorioso, probabilmente la fase di massima espansione economica della modernit\u00e0 industriale nella vicina penisola. Un periodo di grandissimi cambiamenti sociali, tuttavia meno lineare e omogeneo rispetto a quanto filtra dal montaggio delle immagini. Il sessantotto italiano fu, innanzitutto, un movimento politico che univa operai e studenti \u2013 aspetto che emerge chiaramente dalle parole degli intervistati e soprattutto dai filmati delle manifestazioni \u2013 a differenza di quanto avvenne alla fine degli anni settanta con il movimento degli autonomi. Si pass\u00f2, infatti, da una lotta collettiva e politicizzata, dai chiari riferimenti alle rivoluzioni socialiste di quegli anni e alla solidariet\u00e0 internazionalista (dei quali i cori di piazza che inneggiavano a Ho Chi Min, Mao, Castro e Guevara sono manifestazione esplicita), a una lotta che, staccatasi sempre pi\u00f9 dalla politica e dal sindacalismo, scivol\u00f2 nell\u2019individualismo e\/o nell\u2019estremismo, piuttosto che nella ribellione e nella violenza fini a s\u00e9 stesse, disgregando il movimento politico comunista (o pi\u00f9 genericamente anti-capitalista) fino al tracollo degli anni Ottanta.<\/span><\/p>\n<h3 class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>I grandi assenti\u2026<\/b><\/span><\/h3>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Se \u00e8 vero che la scelta del punto di vista sulle vicende \u00e8 un aspetto del tutto legittimo del lavoro del regista, va rimarcato che durante il documentario, incentrato sulle proteste studentesche e operaie di quegli anni, l\u2019unico soggetto politico ad apparire con una certa frequenza \u2013 tolta un\u2019incursione del Movimento Studentesco della statale di Capanna \u2013 \u00e8 Potere Operaio. Il Partito Comunista Italiano non viene, se non erro, praticamente mai menzionato se non attraverso le immagini con le bandiere. Si trattava di un partito, \u00e8 bene ricordarlo, che in quegli anni svilupp\u00f2 una rimarchevole egemonia culturale, arriv\u00f2 sino al 35% dei consensi elettorali, insidiando molto da vicino la Democrazia Cristiana, e, rispetto alle lotte e rivendicazioni di quegli anni, ebbe un esito decisivo per la vittoria delle battaglie sociali e civili. Oltre all\u2019assenza del PCI, e alla rimozione conseguente dell\u2019Unione Donne Italiane (l&#8217;associazione femminile comunista), mancano anche una serie di movimenti della cosiddetta sinistra extraparlamentare tra cui Lotta Continua, mentre il fenomeno brigatista rimane sostanzialmente sullo sfondo. Una visione certamente riduttiva, che avvalora la contraddittoria linea della critica del Potere con la P maiuscola, sempre e comunque malvagio e corrotto, non riconoscendo l\u2019eterogeneit\u00e0 e la diversit\u00e0 delle critiche, pur avendo, tuttavia, il pregio di sottolineare il carattere globale delle rivendicazioni che venivano da questi movimenti, tese al benessere delle lavoratrici e dei lavoratori.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>\u2026 e l\u2019ospite incomodo<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tra le stragi di stato e l\u2019aborto, scortato da stralci del celebre articolo del 14 novembre 1974, appare la figura di <strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>. Pubblicato sul Corriere della Sera col titolo \u00abChe cos\u2019\u00e8 questo golpe?\u00bb, attraverso una serie di \u201cIo so\u201d Pasolini denunciava la responsabilit\u00e0 delle stragi di stato, del famigerato e (solo apparentemente) fantasmatico \u201cgolpe Borghese\u201d, e della complessiva strategia della tensione, come sapere tacito e condiviso del quale chi aveva la possibilit\u00e0 si sincerava di non esibire le prove. Nella seconda parte dello stesso articolo, vale la pena ricordarlo per i tentativi di strappare la sua figura al legame seppur turbolento con il PCI, egli scriveva che \u00abil Partito comunista italiano \u00e8 un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico\u00bb. Assassinato il 2 novembre 1975 sul lungomare di Ostia mentre stava redigendo la sua ultima e colossale opera, Petrolio, egli fu figura centrale nel dibatti di quegli anni, per la lucida e provocatoria capacit\u00e0 di mettere in discussione, oltre che il centrodestra e il consumismo, anche una serie di scelte del PCI e di argomentazioni di tanti politici e intellettuali dell\u2019epoca (Ferrara, Bocca, Calvino, Moravia). La scelta di farlo comparire solo rispetto all\u2019assassinio \u00e8 riduttiva e poco sensata: se il 1968 italiano inizia con gli scontri di Valle Giulia, \u00e8 proprio Pasolini che con la poesia intitolata \u201cIl PCI ai giovani\u201d, pubblicata sull\u2019Espresso il 16 giugno 1968, metteva fortemente in discussione il carattere della protesta rispetto all\u2019estrazione sociale dei giovani che protestavano e il proletariato che ingrossava le file degli agenti di polizia. Se si parla di aborto, tema nel documentario succesivo alla morte di Pasolini, non si pu\u00f2 non considerare la sua posizione: il 19 gennaio 1975 egli pubblicava sul Corriere della Sera l\u2019articolo \u00abSono contro l\u2019aborto\u00bb, muovendo critiche importanti alle argomentazioni portate dai referendisti da una prospettiva diversa da quella moralista e cattolica. Insomma: ricordare Pasolini senza queste sue posizioni appare come minimo contraddittorio, cos\u00ec come omettere il ruolo del PCI in quegli anni.<\/span><\/p>\n<h3 class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>Considerazioni ai margini: fiducia e violenza<\/b><\/span><\/h3>\n<p class=\"p1\"><strong><span class=\"s1\"><i>La fine del lavoro e le magnifiche sorti e progressive<\/i><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Una sequenza affascinante, a livello contenutistico distante anni luce da oggi, \u00e8 il filmato di una trasmissione della RAI sulla fine del lavoro. A differenza di oggi, l\u2019innovazione tecnologica non era vista come qualcosa che avrebbe tolto il lavoro ai lavoratori, causando danni all\u2019economia e al benessere sociale delle persone, ma vi era chi era convinto che con la sostituzione delle macchine ai lavoratori i profitti e il benessere sociale sarebbero incredibilmente aumentati, riducendo il tempo di lavoro di tutti. Se si trattava certamente di una visione eccessivamente positiva, quasi naif, \u00e8 rimarchevole come in pochi decenni si sia passati da un lato a un\u2019esaltazione della tecnologia e della tecnica come fini a s\u00e9 stesse, e dall\u2019altro a un luddismo d\u2019antan che, pi\u00f9 che alla sobriet\u00e0 e redistribuzione, mira a un fantomatico e impossibile ritorno alla premodernit\u00e0 e alla comunit\u00e0 (<em>Gemeinschaft<\/em>) come soggetto politico auspicabile e virtuoso. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong><span class=\"s1\"><i>La capacit\u00e0 di tollerare la violenza<\/i><\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Un aspetto che colpisce lo spettatore \u00e8 l\u2019assoluta tranquillit\u00e0 rispetto al tema della violenza con cui i vari intervistati parlano delle manifestazioni e degli scontri con la polizia e i fascisti. Sebbene ricordino con il giusto cordoglio le drammatiche stragi, nessuno parla di una societ\u00e0 insicura, pericolosa, di citt\u00e0 dove si respira un clima di paura diffusa e sorda. Vi era sicuramente maggiore violenza all\u2019epoca rispetto a oggi, un numero maggiore di reati, morti e feriti. Eppure la massima percezione di insicurezza emerge oggi poderosa di fronte a una societ\u00e0 dove ad essere scomparsa \u00e8 la capacit\u00e0 di tollerare la violenza. Non potendomi dilungare, n\u00e9 volendomi lanciare in improbabili voli pindarici, mi limito a sottolineare due aspetti. Primo: l\u2019insicurezza sociale sul lavoro, rispetto a quegli anni, \u00e8 un fenomeno diventato pervasivo e diffuso nella stragrande maggioranza delle occupazioni, sempre pi\u00f9 a breve termine, flessibili e sottopagate. Secondo, e forse pi\u00f9 importante, non si \u00e8 pi\u00f9 in grado di reperire una cornice di pensiero entro la quale collocare i fenomeni di violenza, trovandovi un senso rispetto alle motivazioni e agli obiettivi per la stessa. Oggi la violenza, fuori dal quadro politico, appare insensata, casuale, e brutale, generando una sensazione di spaesamento e insicurezza. Sembra non essere pi\u00f9 possibile ricostruire n\u00e9 perch\u00e9 di certe azioni, n\u00e9 trovare contromisure adeguate, rispondendo in automatico con l\u2019esaltazione di una controproducente deriva securitaria.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 semplice scrivere una recensione su documentari costruiti attraverso filmati d\u2019archivio dell\u2019epoca, intervallati da commenti e opinioni di alcune personalit\u00e0 di spicco (tra i molti: Bertolucci, Revelli, Cacciari, Fo, Rame, Capanna) che hanno vissuto le vicende narrate dalle immagini e dalle voci dei protagonisti dei filmati. Il pregio maggiore del documentario di Silvano Agosti (2018) sta forse nel rendere accessibile una serie di filmati d\u2019epoca estremamente interessanti; le scelte di montaggio per tematiche e le interviste presentano, tuttavia, alcune criticit\u00e0 che meritano di essere discusse. Dal 1968 al 1978 Questo il decennio raccontato da Agosti, gi\u00e0 autore di diversi<\/p>\n","protected":false},"author":16412,"featured_media":7566,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28,30,13,251],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-7565","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-editoriali","category-eventi-ricreativi-culturali-e-artistici","category-opinione","category-speciale-pardo-2018"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7565","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16412"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7565"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7565\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7569,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7565\/revisions\/7569"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7566"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7565"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7565"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7565"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=7565"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}