{"id":7431,"date":"2018-05-23T05:10:52","date_gmt":"2018-05-23T05:10:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7431"},"modified":"2018-05-29T01:30:26","modified_gmt":"2018-05-29T01:30:26","slug":"festival-di-cannes-2018-stalin-batte-macron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7431","title":{"rendered":"Festival di Cannes 2018: Stalin batte Macron"},"content":{"rendered":"<p>A Cannes 2018 vince giustamente il premio per la sceneggiatura <strong>Jafar Panahi<\/strong> che chiude le polemiche con il governo iraniano e realizza un\u2019opera in cui, sebbene gli sia vietato girare, come racconta in apertura del film in una buffa telefonata alla sua mamma, si riannodano i fili di quel neorealismo iraniano che ha fatto del cinema rivoluzionario il pi\u00f9 potente e comunicativo linguaggio per veicolare i valori di inclusione e partecipazione che la Rivoluzione stessa quarant\u2019anni fa ha affermato, dimostrandosi pi\u00f9 forte degli orrori della precedente dittatura dei Pahlevi. \u201cTre volti\u201d \u00e8 anche un omaggio, nella sua lineare semplicit\u00e0, nelle inquadrature e nella fotografia pulite e senza fronzoli, al primo Kiarostami, amico e maestro di Panahi e recentemente scomparso. \u00c8 quindi per il regista un ritorno al \u201cPalloncino bianco\u201d e a \u201cLo specchio\u201d, certamente i suoi film migliori, insieme a \u201cIl cerchio\u201d, altra storia di donne, che diciotto anni fa ha trionfato a Venezia, ma questa volta \u00e8 soprattutto una specie di remake di \u201cDov\u2019\u00e8 la casa del mio amico\u201d, l\u2019opera di maggiore delicatezza e al contempo di maggiore spessore di Kiarostami. In questo caso, stesse montagne, stesse persone semplici e dignitose, stessi interni, modesti e vissuti, stesse donne e stessi uomini, per lo pi\u00f9 contadini, che vivono nel nord montuoso al confine con la Turchia e l\u2019Azerbaijan. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 per\u00f2 <strong>Mohammad Reza Ne Masadek<\/strong> che cerca il compagno di scuola, ma una ragazza che vuole diventare attrice e scappa di casa, andando a vivere da una anziana sua compaesana, gi\u00e0 attrice nelle commedie prerivoluzionarie e dispiaciuta, lei, come tutti gli attori di quell\u2019epoca, di non aver mai ricevuto la solidariet\u00e0 del mondo del cinema rivoluzionario. Ci troviamo quindi non a cercare una casa, ma ribaltando i termini del celebre film kiarostaminiano a cercare una persona. La ricerca \u00e8 condotta dalla celebre attrice <strong>Behnaz Jafari<\/strong>, accompagnata dal regista. Jafari prima \u00e8 risentita, poi conquistata dalla profonda umanit\u00e0 e dalla prorompente volont\u00e0 della giovane <strong>Marzieh Rezaei<\/strong> e dal contesto in cui vive, perch\u00e9 sorseggiando un the con gli anziani del villaggio Behnaz Jafari comprende che \u00e8 difficile spiegare oggi, sia su quelle montagne, sia al mondo, che non si pu\u00f2 portare un dono ricevuto da un contadino a un attore prerivoluzionario che nel frattempo \u00e8 scappato all\u2019estero, cos\u00ec come chiedere a Panahi, che per il momento all\u2019estero non pu\u00f2 andare, di portarglielo lui. Il tempo e il senso della vita, la libert\u00e0 di scegliere del proprio destino e l\u2019irruente cammino della storia, in pochi fotogrammi, in poche battute, in una profonda e armoniosa bellezza ecco raccolto e raccontato il mondo, la Rivoluzione, l\u2019Iran, tutto in tre volti, di cui uno, il pi\u00f9 anziano, solo riflesso nei suoi gesti e nei suoi luminosi dipinti. Un film toccante efficace e potente, lontano dall\u2019individualismo psicologico che nell\u2019ultimo decennio ha conquistato purtroppo il cinema iraniano, un film che ha nella bellezza e nella semplicit\u00e0 del suo linguaggio le caratteristiche migliori e pi\u00f9 riuscite di una straordinaria cinematografia.<br \/>\nModesto seppur volonteroso \u201cLazzaro felice\u201d di <strong>Alice Rohrwacher<\/strong>, incapace di scendere nella profondit\u00e0 dei sentimenti il seppur compassionevole \u201cDogman\u201d di <strong>Matteo Garrone<\/strong>, interessante \u201cManto\u201d dell\u2019attrice <strong>Nandita Das<\/strong>, passata alla regia, biografia dello scrittore <strong>Saadat Manto<\/strong>, indiano e pakistano al contempo, incapace di accettare la divisione del paese successiva all\u2019indipendenza. \u201cWeldi\u201d di <strong>Mohamed Ben Attia<\/strong> racconta con rigore, con intelligenza, senza retorica e inutili eccessi il dramma di due anziani tunisini, persone per bene, lavoratori, musulmani che non frequentano la moschea, di fronte alla fuga e alla morte in Siria con gli integralisti, che loro detestano, del loro unico figlio. \u201cSh\u00e9h\u00e9razade\u201d di <strong>Jean-Bernard Marlin<\/strong> racconta con partecipazione ed emozione la storia d\u2019amore di una ragazza e di un ragazzo arabi, nati a Marsiglia e costretti nella citt\u00e0 francese a inventarsi insieme un\u2019esistenza pi\u00f9 forte della violenza e dell\u2019esclusione sociale che li circonda, pi\u00f9 durevole delle mille avversit\u00e0 che li contrastano. <strong>Rohena Gera<\/strong> con \u201cPadrone\u201d ci ricorda che l\u2019India \u00e8 una nazione che ha nel razzismo induista un elemento di violenta diseguaglianza. \u201cRagazza\u201d dell\u2019esordiente <strong>Lukas Dhont<\/strong>, \u00e8 la storia di Lara, quando \u00e8 ancora Victor e i servizi sociali bruxellesi tardano a garantirgli l\u2019operazione che deve renderla a tutti gli effetti donna, cos\u00ec sceglie di evirarsi da sola, ma se fosse stata cittadina della Repubblica Islamica d\u2019Iran tutto sarebbe stato pi\u00f9 rapido, peccato il regista non faccia accenno alla maggiore civilt\u00e0 garantita dagli ayatollah per chi desidera cambiare sesso.<br \/>\nChe Cannes sia uno dei festival pi\u00f9 politici lo dimostrano le molte e smaccatamente ridicole pellicole allineate sulle posizioni liberal-liberiste e atlantiste di <strong>Macron<\/strong>. Con la scusa di raccontare la storia di tre sorelle nella Damasco del 2011, la regista <strong>Gaya Jiji<\/strong> in \u201cIl mio tessuto preferito\u201d, perdendosi in esistenzialismi del tutto inutili, pur facendo parlare fuori campo il presidente <strong>Assad<\/strong>, coglie l\u2019occasione per realizzare il solito e imbarazzante film contro il legittimo governo siriano che ha invece combattuto e sconfitto il terrorismo. Peggio e di molto fa la francese <strong>Eva Husson<\/strong> che realizza \u201cLe figlie del sole\u201d, riprovevole per il tema, il sostegno al separatismo etnico in Medioriente, e mediocre come prodotto cinematografico. Altrettanto imbarazzante per il tono affettuosamente commemorativo \u201cChris lo svizzero\u201d di <strong>Anja Kofmel<\/strong>, storia di un ventenne elvetico morto nel 1991 mentre era parte di un battaglione nazifascista, dichiaratamente voluto da Giovanni Paolo II e finanziato dall\u2019Opus Dei, come documenta la regista, un gruppo di volontari internazionali dell\u2019esercito croato, di cui alcuni reduci oggi vivono in Croazia con la pensione di guerra, sebbene siano stati dei criminali e abbiano perpetrato orrori nella guerra fomentata dall\u2019Occidente per distruggere la Jugoslavia socialista. Non va meglio in Islanda, in cui \u201cDonna in guerra\u201d di <strong>Benedikt Erlingsson<\/strong> esalta una ecoterrorista, guarda caso con sorella buddista, che vuole impedire ai cinesi di salvare una locale fabbrica di alluminio. Peggio ancora \u201cLe nostre battaglie\u201d del francese <strong>Guillaume Senez<\/strong>, che doveva essere un film sulla condizione operaia nel settore della logistica, invece \u00e8 una pellicola che lascia in un opaco sfondo le dure condizioni di vita dei lavoratori, per piegarsi a un familismo tutto psicologico ripetitivo e noioso. L\u2019aggressivo unipolarismo occidentale mostra comunque tutta la sua fragilit\u00e0 non solo per la mediocrit\u00e0 di queste pellicole, ma perch\u00e9 si sbriciola attraversando i saloni del mercato del film, che \u00e8 il vero cuore del Festival e in cui la retorica occidentalista non ha scampo, i film pi\u00f9 ricercati sono infatti \u201cGrazie a Stalin\u201d e \u201cIl divano di Stalin\u201d con <strong>Depardieu<\/strong>, insomma, alla fine <strong>Stalin<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 forte di Macron, anche al cinema.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Cannes 2018 vince giustamente il premio per la sceneggiatura Jafar Panahi che chiude le polemiche con il governo iraniano e realizza un\u2019opera in cui, sebbene gli sia vietato girare, come racconta in apertura del film in una buffa telefonata alla sua mamma, si riannodano i fili di quel neorealismo iraniano che ha fatto del cinema rivoluzionario il pi\u00f9 potente e comunicativo linguaggio per veicolare i valori di inclusione e partecipazione che la Rivoluzione stessa quarant\u2019anni fa ha affermato, dimostrandosi pi\u00f9 forte degli orrori della precedente dittatura dei Pahlevi. \u201cTre volti\u201d \u00e8 anche un omaggio, nella sua lineare semplicit\u00e0, nelle<\/p>\n","protected":false},"author":16407,"featured_media":7433,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,30],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-7431","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-culturaeventi","category-eventi-ricreativi-culturali-e-artistici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7431","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16407"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7431"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7431\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7434,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7431\/revisions\/7434"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7433"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7431"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7431"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7431"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=7431"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}