{"id":7313,"date":"2018-02-13T16:37:58","date_gmt":"2018-02-13T16:37:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7313"},"modified":"2018-03-13T22:29:01","modified_gmt":"2018-03-13T22:29:01","slug":"andrew-spannaus-spiega-le-ragioni-della-rivolta-degli-elettori-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7313","title":{"rendered":"Andrew Spannaus\u00a0spiega le ragioni della rivolta degli elettori europei"},"content":{"rendered":"<p>La rabbia contro l\u2019Europa e l\u2019euro che certo deborda oltre la ragionevole avversione al liberismo speculativo della casta eurocratica, nasce dalla consapevolezza dei cittadini della violenza e dell\u2019imbroglio perpetrato contro i lavoratori delle nazioni europee da parte dell\u2019\u00e9lite politico \u2013 finanziaria che da un quarto di secolo ha provato, spesso riuscendoci, a imporsi attraverso una forzatura del consenso popolare. Col tempo il dogma ideologico liberista e speculativo \u00e8 diventato la teoria politica di una dittatura oligarchica e tecnocratica, tuttavia l\u2019assottigliarsi del consenso per i partiti popolari e socialdemocratici del vecchio continente testimonia, con tutta evidenza, che tale sistema \u00e8 giunto al capolinea.<\/p>\n<p>Spannaus con parole chiare e vibranti ci prospetta l\u2019alternativa in \u201cLa rivolta degli elettori. Il ritorno dello stato e il futuro dell\u2019Europa\u201d. Si deve infatti rimettere al centro un progetto condiviso di Europa che parta dalla cooperazione tra gli stati e non dalla Commissione Europea e della Banca Centrale di Francoforte, un progetto capace di sostenere il lavoro produttivo e manifatturiero e non le speculazioni bancarie e le delocalizzazioni, un progetto volto a dispiegare decisive politiche sociali e non a tagliare i fondi per le pensioni, la scuola, la sanit\u00e0, altrimenti, se le logiche speculativo &#8211; affaristiche prenderanno il definitivo sopravvento, i cittadini reagiranno spazzando via questo sistema soffocante, votando per qualsiasi forza politica dichiaratamente contraria alla barbarie perpetrata in giacca e cravatta, che si nasconde dietro i valori europei, tra l\u2019altro sempre meno rispettati e attuati, a partire dall\u2019occupazione e dalla solidariet\u00e0, valori diventati soltanto il baluardo delle speculazioni bancarie, del pareggio di bilancio e del Fiscal Compact, che distruggono lo stato sociale, insieme ad altre mille imbarazzanti, assurde, penalizzanti e vincolanti leggi europee che concretamente agiscono solo per peggiorare la vita dei cittadini.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-rivolta-degli-elettori-spannaus-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-7314\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-rivolta-degli-elettori-spannaus-2.jpg\" alt=\"\" width=\"317\" height=\"489\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-rivolta-degli-elettori-spannaus-2.jpg 1000w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-rivolta-degli-elettori-spannaus-2-195x300.jpg 195w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-rivolta-degli-elettori-spannaus-2-768x1183.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-rivolta-degli-elettori-spannaus-2-665x1024.jpg 665w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-rivolta-degli-elettori-spannaus-2-480x739.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/la-rivolta-degli-elettori-spannaus-2-325x500.jpg 325w\" sizes=\"auto, (max-width: 317px) 100vw, 317px\" \/><\/a>Spannaus \u00e8 come sempre chiaro, efficace e diretto. Vale la pena citare alcuni passaggi del libro: \u201cLe ricette dell\u2019Unione sono effettivamente risultate incapaci di produrre una crescita economica durevole. Come i programmi di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale per i paesi dell\u2019Africa e dell\u2019America Latina, le riforme strutturali dell\u2019Ue \u2212 spesso stilate proprio in collaborazione con l\u2019Fmi, per esempio nella forma della \u2018Troika\u2019, che unisce Commissione Europea, Bce e Fmi \u2212 non hanno risolto minimamente i problemi economici degli Stati membri. Nel migliore dei casi i costi della crisi si sono spostati sulle fasce pi\u00f9 deboli della popolazione, provocando una crescita sbilanciata che nasconde seri problemi sociali in molti settori. Nel caso peggiore \u2212 la Grecia, per esempio \u2212 la cura \u00e8 risultata ben peggiore della malattia, in quanto l\u2019austerit\u00e0 ha provocato un crollo delle attivit\u00e0 economiche e un aumento spaventoso della povert\u00e0.\u201d E ancora: \u201cSe il cittadino tedesco, come anche quello italiano, fosse pi\u00f9 consapevole del reale funzionamento dei meccanismi di politica economica internazionale, se la prenderebbe di meno con l\u2019italiano o il greco e di pi\u00f9 con i propri rappresentanti politici, le cui scelte peggiorano le condizioni sia dei paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0, sia dei paesi che in teoria li stanno aiutando, o perlomeno delle fasce meno benestanti della popolazione. Alla fine la distinzione tra vittime e colpevoli diventa meno chiara o, meglio, si rimodula grazie alla consapevolezza che i governi europei hanno accettato un modello di politica economica che non ha funzionato in passato e non funziona ora. Piuttosto che ammettere questo fallimento, si scaricano sui pi\u00f9 deboli le colpe e i costi sociali. \u00c8 il risultato di un dogma monetarista che non permette ai governi di attuare politiche economiche efficaci: occorre seguire tassativamente i parametri del bilancio ed evitare interventi mirati sull\u2019economia reale. L\u2019unico dirigismo permesso \u00e8 quello finanziario, cio\u00e8 l\u2019immissione di quantit\u00e0 enormi di moneta nei circuiti bancari, che in teoria dovrebbero essere poi distribuite a imprese e famiglie tramite il credito. Solo che questi soldi alle imprese e alle famiglie non arrivano, prendendo spesso la strada della speculazione finanziaria; fino a oggi il passo successivo \u00e8 sempre stato quello di creare condizioni monetarie ancora pi\u00f9 permissive, pensando che prima o poi funzioner\u00e0. \u00c8 una beffa tremenda per tutti quei cittadini che soffrono le conseguenze dell\u2019austerit\u00e0 o comunque della riduzione delle protezioni sociali e degli investimenti: quando occorrono soldi per la finanza sono praticamente illimitati, ma guai ad utilizzare quei soldi direttamente per i bisogni della gente, si andrebbe contro tutti i principi del libero mercato.\u201d<\/p>\n<p>Spannaus sottolinea come l\u2019Europa di Maastricht, nata nel 1992, sia ben diversa da quella realizzata e costruita nei qurant\u2019anni precedenti: \u201cLa motivazione principale dietro la creazione della nuova Unione europea, quella che nasce a Maastricht nel 1992 e si basa su regole monetariste, sull\u2019austerit\u00e0 e su un\u2019economia funzionale alla finanza globalizzata, \u00e8 stata la limitazione della sovranit\u00e0 nazionale degli Stati membri. L\u2019obiettivo iniziale era la Germania, ma il modello si \u00e8 prestato benissimo a un disegno pi\u00f9 ampio, quello di garantire la continuazione delle politiche economiche preferite dall\u2019\u00e9lite occidentale dagli anni Settanta in poi. Sono esattamente quelle politiche che hanno portato alla riduzione del lavoro produttivo, all\u2019aumento della precariet\u00e0 e alle crescenti disuguaglianze tra la minoranza della societ\u00e0, che riesce a beneficiare del mondo dei servizi di alto livello, e la maggioranza che fa sempre pi\u00f9 fatica a mantenere un tenore di vita decente.\u201d<\/p>\n<p>Tutto questo si riverbera nella vita quotidiana degli abitanti del continente: \u201cIl fattore principale delle difficolt\u00e0 economiche dei paesi europei consiste proprio nell\u2019aderenza dogmatica alle politiche proposte dalla stessa Unione. L\u2019austerit\u00e0, il divieto dell\u2019intervento pubblico, la politica monetaria che perpetua un sistema dominato dai mercati finanziari sono il pi\u00f9 grande nemico dell\u2019Europa stessa.\u201d<\/p>\n<p>Spannaus ci ricorda che il liberismo non \u00e8 all\u2019origine dello sviluppo economico di questi ultimi secoli: \u201cOggi domina l\u2019idea che il liberismo sia il modello economico che ha reso grande gli Stati Uniti d\u2019America e molti altri paesi occidentali. La verit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra: le politiche economiche seguite dai padri fondatori dalla fine del 1700 in avanti avevano una forte componente di protezionismo e contavano sul ruolo deciso dello Stato. Il libero mercato era il modello proposto dall\u2019Impero britannico, che mirava a tenere le colonie americane in uno stato di arretratezza per garantire il dominio della Gran Bretagna. L\u2019impianto di base che permise i grandi progressi economici negli Usa e in Europa era ancora presente fino a pochi decenni fa. Su entrambi i lati dell\u2019Atlantico il dopoguerra ha visto lo sviluppo di politiche di intervento pubblico che hanno incoraggiato la crescita industriale e fissato regole che dovevano garantire il corretto funzionamento dei mercati. Non si trattava di un modello anti-mercato, ma di un modello in cui non si permetteva agli interessi privati, e spesso transnazionali, di utilizzare il mercato per divenire pi\u00f9 potenti degli Stati. Ci sono periodi in cui questa impostazione ha funzionato bene o meno bene, ma l\u2019utilizzo del libero mercato come arma per bloccare l\u2019intervento pubblico \u00e8 storia recente, utilizzo non motivato dalla promozione della libert\u00e0 in quanto valore assoluto. L\u2019obiettivo reale \u00e8 stata la riduzione della sovranit\u00e0 economica delle nazioni, per permettere ai grandi interessi privati di decidere di fatto le politiche economiche senza la difficolt\u00e0 di gestire un Impero coloniale. Lo Stato nazionale in questo senso ha rappresentato il vero baluardo contro le oligarchie, offrendo ai governi la possibilit\u00e0 di impostare politiche a favore del bene comune. Il punto chiave del processo di globalizzazione vissuto dagli anni Novanta in poi si trova nella riduzione del ruolo delle nazioni. L\u2019aumento degli scambi internazionali, i grandi salti tecnologici (nel mondo delle comunicazioni, per esempio) hanno indubbiamente facilitato l\u2019integrazione mondiale e offerto tante opportunit\u00e0 positive per gran parte della popolazione. L\u2019errore \u00e8 stato permettere che i maggiori scambi e movimenti diventassero la giustificazione per una politica che ha favorito interessi particolari, grazie all\u2019indebolimento degli Stati e all\u2019aumento esponenziale del potere esercitato attraverso la finanza. Ci\u00f2 che si era perso con la fine degli imperi coloniali si \u00e8 in parte riacquistato con l\u2019assalto allo Stato nazionale attraverso la globalizzazione.\u201d Che ha portato con se il dramma della finanziarizzazione dell\u2019economia: \u201cDal momento della rottura degli accordi di Bretton Woods nel 1971 cominci\u00f2 una graduale crescita dell\u2019importanza dei flussi finanziari rispetto alle componenti dell\u2019economia reale. Non si tratt\u00f2 di un cambiamento inevitabile, ma piuttosto facilitato da precise decisioni politiche. La deregulation finanziaria degli anni Ottanta e Novanta, partita nel Regno Unito e negli Stati Uniti, e poi estesa anche agli altri paesi europei, port\u00f2 infine a un mondo in cui la sorte di interi paesi poteva essere decisa in pochi giorni da gruppi di traders seduti davanti ai computer, oppure da chi riusciva a influenzarli. La globalizzazione finanziaria ha sancito la sconfitta dello Stato nazionale, permettendo ai grandi interessi privati di acquisire un potere decisionale difficile da definire, ma comunque senza precedenti.\u201d Tutto questo ha portato alla degenerazione del progetto unitario europeo: \u201cLe politiche neoliberiste della globalizzazione, con l\u2019incoraggiamento della delocalizzazione produttiva e la creazione di un clima incredibilmente favorevole alla finanza speculativa, sono state assimilate gradualmente dai governi nazionali, spesso guidati proprio dall\u2019Unione europea. \u00c8 l\u2019Europa che vieta gli aiuti di Stato, \u00e8 l\u2019Europa che chiede le liberalizzazioni ed \u00e8 l\u2019Europa che fornisce quantit\u00e0 pressoch\u00e9 illimitate di soldi al settore finanziario, mentre al contempo impone l\u2019austerit\u00e0 ai cittadini. Certo, l\u2019Europa \u00e8 fatta dei suoi politici e burocrati, provenienti dai rispettivi paesi, ma \u00e8 indubbio che lo strumento pi\u00f9 efficace per imporre queste politiche sia l\u2019Unione europea. Infatti ogni volta che uno Stato membro prende in considerazione un cambiamento di rotta, le pressioni dell\u2019Europa aumentano e comprendono anche la minaccia di azioni legali.\u201d<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 il modello attuale del libero scambio che \u201cpremia prevalentemente i bassi costi e dunque le grandi multinazionali, mentre crea non pochi problemi per le economie a imprenditoria diffusa, nelle quali conta di pi\u00f9 la qualit\u00e0 dei processi e delle risorse umane. Fare ulteriori passi avanti verso un mercato s\u00ec libero, ma in cui quella libert\u00e0 avvantaggia soprattutto i pi\u00f9 grandi, non \u00e8 un modello vincente per l\u2019Europa. La competizione deve portare tutti verso l\u2019alto, il che significa anche proteggere i pi\u00f9 deboli; i grandi accordi commerciali perpetuano invece un modello che ha gi\u00e0 fatto molti danni e gli europei ne sono diventati consapevoli.\u201d<\/p>\n<p>Spannaus ci mette in guardia rispetto a un\u2019ulteriore riduzione del ruolo degli stati nazionali: \u201cLa vera sfida non \u00e8 tra gli Stati Uniti e l\u2019Europa; \u00e8 tra le \u00e9lite che hanno governato il nostro mondo negli ultimi quaranta anni, facendo gli interessi soltanto della parte alta della societ\u00e0, e chi intende promuovere gli interessi di tutta la popolazione; \u00e8 tra chi non riesce a vedere la necessit\u00e0 di un cambiamento di rotta e chi capisce che le politiche attuali non sono pi\u00f9 sostenibili, e possono portare a sconvolgimenti ben peggiori di quelli visti in anni recenti. Traducendo questa differenza in termini istituzionali, oggi \u00e8 evidente che per cominciare a cambiare il sistema attuale occorre lo Stato nazionale. Come nella storia passata, gli interessi privati \u2212 che riescono a imporre politiche a sostegno di un\u2019oligarchia sovranazionale, indebolendo cos\u00ec la classe media e impoverendo vaste fasce della popolazione \u2212 riescono ad aggirare i meccanismi democratici fondamentali delle repubbliche sovrane. La finanza internazionale ha imposto un modello economico che le banche centrali hanno attuato con entusiasmo e che le istituzioni sovranazionali tentano di far rispettare agli Stati nazionali. L\u2019unico veicolo che storicamente ha dimostrato di essere in grado di contrastare le oligarchie che fanno gli interessi dell\u20191%, attraverso gli imperi coloniali in passato e la finanza globalizzata oggi, sono proprio gli Stati nazionali. Non significa escludere la cooperazione sovranazionale tramite gli organismi collettivi. L\u2019Unione europea potr\u00e0 pure riformarsi e diventare pi\u00f9 rispondente alle esigenze popolari, ma finch\u00e9 non si ristabilir\u00e0 il primato della politica, democraticamente eletta e volta a promuovere il bene comune, aumentare il potere delle strutture sovranazionali significher\u00e0 far felice chi con il bene comune ha poco a che fare.\u201d<\/p>\n<p>Spannaus ci spiega come l\u2019idea di sovranit\u00e0 nazionale si accompagni in Europa alle imposizioni dell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio, al rifiuto da parte dei cittadini di norme come il Fiscal Compact, che strozzano l\u2019economia reale, ci indirizza verso la sovranit\u00e0 nazionale, che deve diventare un orizzonte per ripristinare i diritti delle nuove classi emarginate e non pu\u00f2 essere lasciata alle destre, ci invita a tornare a Westfalia, perch\u00e9 il governo finanziario mondiale \u00e8 una catastrofe e l\u2019imperialismo, che lui pudicamente chiama \u201cimperi\u201d, ha creato poveri pure nel centro degli imperi stessi: \u201cI grandi temi alla base della rivolta degli elettori che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca hanno un denominatore comune: la sovranit\u00e0. La globalizzazione economica e finanziaria \u00e8 osteggiata perch\u00e9 ha favorito la delocalizzazione del lavoro e perch\u00e9 ha permesso alla finanza speculativa di acquisire un potere spropositato sulla politica degli Stati. Tutto questo si basa sull\u2019eliminazione dei confini, soprattutto in termini economici: ormai le grandi societ\u00e0 e i grandi capitali possono spostarsi con facilit\u00e0, un fattore che condiziona pesantemente le decisioni dei governanti che devono fare i conti con la nuova realt\u00e0 dei \u201cmercati internazionali\u201d, spesso pi\u00f9 potenti degli strumenti legislativi nazionali. Anche in politica estera il cambiamento \u00e8 stato netto. Nel promuovere un sistema di diritti condivisi a livello mondiale, il rispetto della sovranit\u00e0 \u00e8 passato in secondo piano. Gli interventi militari che puntano al \u201ccambiamento di regime\u201d, oppure al cosiddetto \u201cdiritto di proteggere\u201d \u2013 due facce della stessa politica \u2013, affermano la supremazia dei valori democratici, definiti dal mondo occidentale, sulle prerogative nazionali. Si tratta di un cambiamento fondamentale: l\u2019abbandono dei principi del Trattato di Westfalia, l\u2019intesa che mise fine alla guerra dei trent\u2019anni nel 1648, e che ha posto le basi del diritto internazionale per secoli. L\u2019idea di Westfalia \u00e8 semplice: \u201cgli Stati sono responsabili per il proprio territorio e i propri cittadini, e altri Stati non dovrebbero interferire con nessuno dei due\u201d. \u00c8 stato il principio guida nelle relazioni tra le nazioni occidentali per tre secoli, anche se ignorato abbondantemente nei confronti di altre aree del mondo, con l\u2019imperialismo coloniale. Il fallimento dell\u2019\u00e9lite occidentale \u00e8 strettamente collegato all\u2019abbandono del concetto di sovranit\u00e0. Una certa visione del mondo, da attuare con strumenti a volte democratici e a volte no, ha facilitato le politiche che hanno fomentato il malcontento di grossi segmenti della popolazione, che a sua volta vedono in questi \u201cvalori\u201d della globalizzazione una minaccia non solo al proprio benessere, ma ancora di pi\u00f9 alla propria identit\u00e0. Oggi, l\u2019idea di un ritorno al \u201cnazionalismo\u201d viene considerato pericoloso, per forza negativo, in quanto associato alle guerre del passato. A guardare bene, per\u00f2, una ripresa del concetto di sovranit\u00e0 nazionale sembra particolarmente importante proprio per contrastare la perpetuazione degli errori pi\u00f9 gravi del mondo occidentale negli ultimi decenni: una politica estera basata su interventi militari a volte difficili da giustificare e una politica economica che ha provocato una serie di crisi che ora si stanno ritorcendo contro la classe che ne ha tratto beneficio, ignorando le conseguenze su buona parte della popolazione. Attribuire alla forma della nazione la responsabilit\u00e0 delle guerre \u00e8 un altro inganno piuttosto trasparente. Quale sarebbe infatti l\u2019alternativa? Il modello degli Stati Uniti d\u2019Europa prende a modello sempre una nazione, seppur molto pi\u00f9 grande dei singoli paesi europei. Le possibilit\u00e0 effettive per superare gli Stati nazionali invece sono due: gli imperi o un governo mondiale. \u00c8 opinione comune parlare della stabilit\u00e0 portata dagli imperi nei millenni passati. Il rovescio della medaglia era la stagnazione economica e sociale, con condizioni di vita pessime non solo per la periferia soggiogata, ma anche all\u2019interno degli stessi imperi, almeno per gran parte della popolazione. Erano altri tempi, e si pu\u00f2 sicuramente discutere quali imperi abbiano fatto meglio o peggio, ma la crescita della popolazione e l\u2019esplosione della cultura e del progresso economico e sociale sono avvenute proprio quando si \u00e8 passati all\u2019epoca delle nazioni. Il governo mondiale \u00e8 un\u2019altra tentazione dell\u2019\u00e9lite. Nei salotti buoni si parla del pericolo della democrazia, del fatto che la gente non dovrebbe votare su temi che non \u00e8 in grado di capire. L\u2019Unione europea ha gi\u00e0 portato all\u2019estremo questo atteggiamento, evitando di sottoporre alla popolazione la costruzione delle istituzioni sovranazionali. Dal punto di vista dei veri diritti umani la tentazione antidemocratica non \u00e8 solo contraddittoria, ma indifendibile. A lungo termine, quando le politiche attuate dalla classe dirigente non trovano un consenso almeno parziale presso il popolo, tale classe dirigente merita di \u201cperdere il mandato del cielo\u201d, il termine usato dai cinesi per descrivere le rivolte contro un regnante che ha fallito nel garantire il benessere del popolo. Il ripristino della sovranit\u00e0 nazionale, rifacendosi al principio di Westfalia, potrebbe essere la risposta pi\u00f9 efficace ai problemi creati dalla globalizzazione. Piuttosto che demonizzare l\u2019esistenza delle nazioni, occorre riconoscere che il modo migliore di affrontare i processi che altrimenti sembrano ingovernabili, e che quindi offrono possibilit\u00e0 a grandi interessi privati di manipolare il sistema a proprio vantaggio, \u00e8 la politica democratica, che si attua principalmente attraverso le istituzioni nazionali. Per parafrasare la famosa citazione attribuita a Winston Churchill, lo Stato nazionale \u00e8 la forma peggiore di governo, eccetto tutte le altre forme che sono state provate nel corso del tempo.<\/p>\n<p>Conclude Spannaus, con assoluta ragione, che \u201cil tema della difesa dell\u2019identit\u00e0 nazionale, in particolare se abbinato alla necessit\u00e0 di difendere l\u2019economia nazionale e il benessere dei cittadini, \u00e8 e rimarr\u00e0 ancora cruciale in tutto il mondo occidentale\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La rabbia contro l\u2019Europa e l\u2019euro che certo deborda oltre la ragionevole avversione al liberismo speculativo della casta eurocratica, nasce dalla consapevolezza dei cittadini della violenza e dell\u2019imbroglio perpetrato contro i lavoratori delle nazioni europee da parte dell\u2019\u00e9lite politico \u2013 finanziaria che da un quarto di secolo ha provato, spesso riuscendoci, a imporsi attraverso una forzatura del consenso popolare. Col tempo il dogma ideologico liberista e speculativo \u00e8 diventato la teoria politica di una dittatura oligarchica e tecnocratica, tuttavia l\u2019assottigliarsi del consenso per i partiti popolari e socialdemocratici del vecchio continente testimonia, con tutta evidenza, che tale sistema \u00e8 giunto<\/p>\n","protected":false},"author":16407,"featured_media":7315,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28,13],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-7313","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-editoriali","category-opinione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7313","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16407"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7313"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7313\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7317,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7313\/revisions\/7317"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7315"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7313"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7313"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7313"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=7313"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}