{"id":7102,"date":"2017-11-06T18:35:11","date_gmt":"2017-11-06T18:35:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7102"},"modified":"2017-11-06T10:30:51","modified_gmt":"2017-11-06T10:30:51","slug":"la-borghesia-trasforma-in-farsa-lidentita-catalana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7102","title":{"rendered":"La borghesia trasforma in farsa l\u2019identit\u00e0 catalana"},"content":{"rendered":"<p>Dal 1978 esistono in Spagna 17 Comunit\u00e0 autonome, previste dalla Costituzione dello stesso anno, nel 1979 \u00e8 approvato lo Statuto della Catalunya, nel 2006 un testo migliorativo \u00e8 approvato dal Parlamento Catalano con il voto favorevole di 120 membri su 135, quindi le due Camere del parlamento spagnolo lo esaminano, emendano e approvano, il 18 giugno 2006 quel testo \u00e8 ratificato con un referendum dal 73,9% dei catalani e firmato dal re.<\/p>\n<p>Purtroppo quando Mariano Rajoy, in giovent\u00f9 franchista, come molti membri del Partito Popolare, va al governo, richiede nel 2010 alla corte costituzionale di riscrivere quattordici articoli e cambiare l\u2019interpretazione di altri ventisette di quello Statuto, di fatto contrapponendosi non solo alle autorit\u00e0 e ai cittadini catalani, ma anche al re di Spagna e ai due rami del parlamento spagnolo. \u00c8 quell\u2019inizio di una rivendicazione di autonomia che si trasforma in richiesta d\u2019indipendenza, per anni promossa solo da una parte del movimento marxista catalano, quello che ha sempre manifestato estraneit\u00e0 rispetto alla transizione di met\u00e0 degli anni \u201970 dalla dittatura franchista alla democrazia.<\/p>\n<p>Per altro va riconosciuto che il sentimento popolare d\u2019identit\u00e0 catalana \u00e8 profondo e radicato, in tutti i settori della societ\u00e0 estranei a simpatie nostalgiche o fasciste. L\u2019indipendentismo catalano non ha nulla a che vedere con quelli europei di matrice separatistico-razzista, ma piuttosto \u00e8 animato in parte da un anelito di maggiore uguaglianza e maggiore giustizia sociale e in parte, in particolare nei settori moderati della societ\u00e0, da rivendicazioni economico-fiscali. La lingua e la cultura catalana sono antiche, affondano le radici nel primo regno romano-barbarico, quello di Galla Placidia e Ataulfo del V secolo d.C., nel contrasto con il regno di Castiglia ai tempi della colonizzazione delle Americhe, dalla quale i catalani sono rimasti esclusi, sino alla Diada dell\u201911 settembre 1714 che segna la resa di Barcellona di fronte all\u2019esercito di Filippo V nel corso della Guerra di Successione Spagnola.<\/p>\n<p>Dal 2010 ad oggi i catalani hanno espresso chiaramente la lontananza da un governo, quello popolare di Madrid, che ha annichilito ogni spazio di dialogo e di espressione della specificit\u00e0 culturale, sociale e linguistica della loro terra. \u00c8 in questo contesto che la borghesia catalana ha fatto propria, certo con obiettivi diversi, la richiesta di alcuni gruppi marxisti di indipendenza. Occorre non dimenticare che la borghesia catalana impugna la bandiera dell\u2019indipendenza senza deflettere dalle politiche di rigore e di austerit\u00e0 promosse negli ultimi venticinque anni dai governi di Madrid in accordo con l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>Non solo due consultazioni popolari tenute negli ultimi anni, prima della terza del recente ottobre, ma le stesse elezioni parlamentari catalane hanno espresso un consenso maggioritario alle istanze indipendentiste, sebbene egemonizzate dalle posizioni borghesi.<\/p>\n<p>Qui inizia il tragico tradimento delle istanze indipendentiste. Perch\u00e9 era evidente che l\u2019Unione Europea, la NATO, la Banca Centrale Europea, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale non avrebbero mai riconosciuto la Catalunya indipendente, come al contrario credevano le forze borghesi catalane partendo da un piano di identit\u00e0 progettuale con questi stessi soggetti, in ragione del fatto che tale indipendenza era inutile e priva di senso, se intendeva mantenere gli stessi orientamenti di politica economica e internazionale, essendo la Catalunya gi\u00e0 parte delle Spagna che a queste istanze aderisce. L\u2019indipendenza del Kosovo, contro la Serbia \u00e8 invece stata promossa dalla NATO, dall\u2019Unione Europea e dagli altri soggetti, perch\u00e9 danneggiava un paese non asservito a tali logiche.<\/p>\n<p>La borghesia catalana poteva perseguire l\u2019indipendenza accettando le istanze sociali della sinistra catalana e ponendosi a livello internazionale fuori dall\u2019euro e dalla NATO. Doveva cio\u00e8 diventare, nel cuore dell\u2019Europa, una fautrice del multipolarismo ispirato dai cinesi e dai russi. Tali obiettivi erano tuttavia estranei alla borghesia catalana e il risultato \u00e8 stata la tragica farsa di un\u2019indipendenza dichiarata e votata, ma priva di qualsiasi base progettuale e nell\u2019assenza di una qualsiasi strategia internazionale.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 ha offerto al governo Rajoy, sempre pi\u00f9 reazionario, di mettere in pratica una repressione che ha come obiettivo quello di una mortificazione identitaria travalicatrice dei fatti realmente occorsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 1978 esistono in Spagna 17 Comunit\u00e0 autonome, previste dalla Costituzione dello stesso anno, nel 1979 \u00e8 approvato lo Statuto della Catalunya, nel 2006 un testo migliorativo \u00e8 approvato dal Parlamento Catalano con il voto favorevole di 120 membri su 135, quindi le due Camere del parlamento spagnolo lo esaminano, emendano e approvano, il 18 giugno 2006 quel testo \u00e8 ratificato con un referendum dal 73,9% dei catalani e firmato dal re. 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