{"id":7098,"date":"2017-11-06T12:52:33","date_gmt":"2017-11-06T12:52:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7098"},"modified":"2017-11-05T20:58:13","modified_gmt":"2017-11-05T20:58:13","slug":"guerra-ai-petrodollari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=7098","title":{"rendered":"Guerra ai petrodollari"},"content":{"rendered":"<p>Con la rottura degli accordi di Bretton Woods nel 1971 si effettu\u00f2 il passaggio dal Gold Exchange Standard, dove il dollaro era l\u2019unica valuta convertibile in oro al prezzo fisso di 35 dollari l\u2019oncia e tutte le altre valute erano invece convertibili in dollari, all\u2019attuale <i>Dollar Standard, <\/i>sistema al cui centro vi \u00e8 invece proprio il biglietto verde. Non avendo pi\u00f9 un reale corrispettivo in valore la valuta internazionale di riferimento, il dollaro, pot\u00e9 e pu\u00f2 tuttora essere stampata senza alcun problema, rendendo de facto un default degli USA impossibile. Questo meccanismo ha potuto funzionare unicamente fintanto che la moneta veniva accettata all\u2019estero in cambio di beni <i>reali<\/i>. Di rifiuti in realt\u00e0 nella storia se ne sono gi\u00e0 visti, tuttavia la pronta reazione militare statunitense \u00e8 sempre stata in grado di stroncarli sul nascere, vedasi invasione dell\u2019Iraq nel 2003 a seguito delle minacce di Saddam Hussein di vendere il petrolio in euro.<\/p>\n<p>L\u2019attuale panorama potrebbe per\u00f2 subire un ulteriore mutamento nei prossimi anni che avrebbe una portata epocale.<\/p>\n<p>\u00c8 da settembre infatti che circola la voce, passata decisamente in sordina su pressoch\u00e9 tutti i portali occidentali, secondo la quale la Cina vorrebbe lanciare un future sul petrolio denominato in yuan.<\/p>\n<p>Pechino sembrerebbe essere cos\u00ec intenzionata a affermare un proprio benchmark di prezzo sul greggio che andrebbe a competere a livello internazionale con il Brent inglese, il Wti statunitense e il Dubai-Oman (attuale principale referente asiatico). Tale mossa implica un\u2019erosione molto significativa del potere del dollaro sul piano internazionale: significa infatti mostrare al mondo che esiste un\u2019alternativa per la misurazione dei prezzi. Ma non \u00e8 tutto: permetterebbe a paesi quali Iran e Venezuela, peraltro gi\u00e0 mostratisi interessati a questa opzione, di bypassare il biglietto verde e di rendere quindi nulle le azioni di strangolamento perpetrate nei loro confronti sui mercati.<\/p>\n<p>Il processo in atto, se confermato, richiederebbe sicuramente degli anni per manifestare tutti i suoi effetti, ma pu\u00f2 gi\u00e0 da ora essere inserito nel tentativo di <i>dedollarizzazione<\/i> portato avanti dalla Cina \u2013 su esplicita indicazione degli organi del Partito Comunista Cinese, che in tale processo identificano un asse strategico dello sviluppo del \u201csocialismo di mercato\u201d &#8211; e da altri paesi. La bomba che Pechino \u00e8 in procinto di sganciare dovrebbe destare agli USA preoccupazioni ben maggiori rispetto a quelle lanciate da Pyongyang.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la rottura degli accordi di Bretton Woods nel 1971 si effettu\u00f2 il passaggio dal Gold Exchange Standard, dove il dollaro era l\u2019unica valuta convertibile in oro al prezzo fisso di 35 dollari l\u2019oncia e tutte le altre valute erano invece convertibili in dollari, all\u2019attuale Dollar Standard, sistema al cui centro vi \u00e8 invece proprio il biglietto verde. Non avendo pi\u00f9 un reale corrispettivo in valore la valuta internazionale di riferimento, il dollaro, pot\u00e9 e pu\u00f2 tuttora essere stampata senza alcun problema, rendendo de facto un default degli USA impossibile. 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