{"id":6951,"date":"2017-09-18T03:48:19","date_gmt":"2017-09-18T03:48:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6951"},"modified":"2017-09-22T20:25:59","modified_gmt":"2017-09-22T20:25:59","slug":"il-mito-della-nonviolenza-buddista-finalmente-smascherato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6951","title":{"rendered":"Il mito della nonviolenza buddista finalmente smascherato&#8230;"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Durante l\u2019ultima edizione del Film Festival di Locarno \u00e8 stato proiettato il documentario \u201cLe v\u00e9n\u00e9rable W.\u201d di <strong>Barbet Schr\u00f6der<\/strong> (Francia, 2017) sull\u2019influente monaco buddista birmano Wirathu.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella sala osservo il pubblico, prevalentemente femminile, con un\u2019ammirazione per il buddismo che lo si legge negli occhi (in alcuni casi anche negli indumenti). Ma in alcuni il nervosismo \u00e8 palpabile\u2026 la trama non presenta nulla di buono per chi vive nel mito dei santoni buddisti innalzati a eroi senza macchia. Uno spettatore legge \u201cIl manifesto\u201d, quotidiano della vicina Penisola che nella testata ancora si definisce comunista (bench\u00e9 sia lecito chiedersi se lo sia davvero ancora). L\u2019anagrafe dei presenti suggerisce un passato sessantottino, o presunto tale. Dico presunto, perch\u00e9 il \u201868 \u00e8 stata emancipazione studentesca e conflitto di classe in fabbrica, non solo le degenerazioni idealistiche piccolo borghesi che oggi prevalgono fra coloro i quali, su quell\u2019epoca (e le sue frustrazioni) ci ha quasi messo il copyright.<\/p>\n<p align=\"justify\">La pellicola permette finalmente di mostrare la parte fin troppo celata del buddismo: la violenza, la gerarchia di casta e il razzismo (in questo caso anti-islamico) hanno la meglio rispetto alla convinzione tutta occidentale che il buddismo sia la nuova frontiera dell\u2019armonia e della nonviolenza. I musulmani sarebbero dei \u201cpesci gatto\u201d che si mangiano tra di loro: cos\u00ec si esprime il santone di cui parla il film. Personaggio, questo, il cui impegno principale consiste nell\u2019indottrinamento dei bambini: tutto incentrato sul fomentare l\u2019odio inter-religioso con una retorica di una violenza inaudita, il suo &#8220;insegnamento&#8221; arriva a sostenere che la minoranza musulmana sia una specie di esercito di corruttori provvisti di una \u201csex strategy\u201d per convertire le ragazze all\u2019islam, ma anche una sorta di specialisti pronti a comprare le persone per distruggerne le &#8230;<em>razze<\/em>! Il monaco, fiero di essere stato all\u2019origine dei pogrom razzisti anti-musulmani del 2003, \u2013 ammette come dietro vi fosse stata la pianificazione del Mossad, il temibile servizio segreto del regime sionista di Israele\u00a0\u2013 con cui evidentemente i tanto mitizzati sacerdoti non si fanno problemi a collaborare. Qualche anno dopo, nel 2007, una protesta originariamente di carattere sociale, viene subito strumentalizzata dagli stessi monaci, trasformandola ed enfatizzandone i messaggi a loro vantaggio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Al termine della visione si tenta di mostrare comunque un buddismo pacifico, quasi a correre ai ripari: un buddismo \u201cvero\u201d che si distanzia dal predicatore in questione. Tuttavia ci si guarda bene dall\u2019accennare alle prassi violente in s\u00e9 del buddismo tibetano, vicino addirittura a personaggi con un chiaro passato nazista, ma che in Occidente si continua impropriamente a dipingere come \u201cnon-violento\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante l\u2019ultima edizione del Film Festival di Locarno \u00e8 stato proiettato il documentario \u201cLe v\u00e9n\u00e9rable W.\u201d di Barbet Schr\u00f6der (Francia, 2017) sull\u2019influente monaco buddista birmano Wirathu. 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