{"id":6865,"date":"2017-08-14T21:29:51","date_gmt":"2017-08-14T21:29:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6865"},"modified":"2017-08-24T21:30:18","modified_gmt":"2017-08-24T21:30:18","slug":"annemarie-jacir-propone-il-miglior-film-di-locarno-70","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6865","title":{"rendered":"Annemarie Jacir propone il miglior film di Locarno 70"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il Festival di Locarno, persa la parola \u201cfilm\u201d, dopo aver evanescentemente perso quella \u201cinternazionale\u201d, offre molto cinema occidentale, per altro poco convincente. Abbiamo visto ad esempio quattro donne svampite, una madre francese depressa (\u201cDomani e tutti gli altri giorni\u201d di No\u00e9mie Lvovsky), una scrittrice georgiana incompresa (\u201cSashishi deda\u201d di Ana Urushadze), una tedesca ibsenianamente in fuga dalle sue responsabilit\u00e0 (\u201cLibert\u00e0\u201d di Jan Speckenbach), un\u2019italiana nevrotica e possessiva (\u201cAmori che non sanno stare al mondo\u201d di Francesca Comencini), capaci di mostrare oltre alla loro fragilit\u00e0 personale, anche quella delle sceneggiature e dei dialoghi. Ugo Brusaporco, critico de \u201cLa Regione Ticino\u201d \u00e8 lapidario, \u201cson film imperfetti che raccontano la crisi morale, politica, umana di un continente cupo, senza pi\u00f9 riferimenti\u201d. Si aggiungano poi le violenze postoperaie in Danimarca (\u201cFratelli d\u2019inverno\u201d di Hlynur P\u00e1lmason), il pap\u00e0 turco che diventa signora francese (\u201cLola Pater\u201d di Nadir Mokn\u00e8che) e il quadro \u00e8 completo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche sul tema dei flussi migratori (\u201cBenvenuti in Svizzera\u201d di Sabine Gisiger) prevale il superficiale buonismo riducendo una realt\u00e0 complessa, anche in Svizzera come in tutta Europa, a una macchiettistica rappresentazione dei buoni e accoglienti e dei cattivi e razzisti, senza indagare ragioni e problemi, sfruttamento delle risorse energetiche e alimentari, negato accesso a casa, scuola, lavoro, e ancor prima all\u2019acqua e al cibo, per milioni di esseri umani. Come gli europei che emigravano nelle Americhe un secolo fa, anche oggi fame e disperazione mettono in fuga donne e uomini di tutti i continenti, ma questa situazione ha un nome preciso ed \u00e8: capitalismo, che sfrutta, ruba le materie prime e obbliga queste persone a cercare sopravvivenza lontano dalla loro patria, alimentando la guerra tra poveri nel Vecchio Continente, una gara alla riduzione dei salari che \u00e8 contro i lavoratori a solo vantaggio dei profitti, se poi in questa situazione nella necessaria salvaguardia umanitaria delle persone si intromettono mercanti di uomini e certe ONG pi\u00f9 legate alle multinazionali speculative piuttosto che ai Diritti dell\u2019Uomo, il quadro che ne esce \u00e8 davvero sconfortante, della realt\u00e0, del livello di analisi politica delle forze progressiste europee e ovviamente dei film.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un lampo nella generale mediocrit\u00e0 di molti film (non abbiamo citato i peggiori, meglio dimenticarli!), \u00e8 stato in Cineasti del Presente \u201cSeverina\u201d di Felipe Hirsh, capace, pur con qualche cedevolezza di troppo a molti generi diversi, di costruire una commedia vivace, di raccontare come l\u2019amore per la lettura, i libri e la cultura possa davvero rendere ricca e appassionante la vita e &#8211; come sottolinea uno dei protagonisti &#8211; i libri siano indispensabili per la lotta di classe, necessaria fintanto che il capitalismo e la diseguaglianza saranno cos\u00ec diffusi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bello, pregevole e importante, esattamente trent\u2019anni dopo lo straordinario capolavoro \u201cNozze in Galilea\u201d di Michel Khleifi, un nuovo matrimonio a Nazareth, raccontato in \u201cDovere\u201d di Annemarie Jacir, regista capace di unire grinta, talento e chiara volont\u00e0 di difendere attraverso le sue opere le ragioni di un popolo oppresso dal sionismo, un\u2019ideologia capace di disgregare in Palestina la secolare amicizia tra cristiani, ebrei e musulmani. Il film racconta di un padre professore obbligato a molti compromessi per poter rimanere nella sua terra e di un figlio emigrato in Italia, dove milita insieme alla sua compagna, figlia di un dirigente dell\u2019OLP, l\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina. I due si ritrovano nella citt\u00e0 della Galilea per distribuire gli inviti per il matrimonio di quella che per uno \u00e8 la figlia e per l\u2019altro la sorella. \u00c8 l\u2019occasione per due mondi lontani, la silenziosa Resistenza dell\u2019interno e la pi\u00f9 vivace Resistenza dell\u2019estero, di discutere e di riflettere a voce alta per tutta la durata del film, un dialogo in cui lacerti di quotidianit\u00e0, rappresentata dalle case e dalle parole delle persone che incontrano, si inseriscono nel confronto tra Mohammad e Saleh Bakri, padre e figlio anche nella realt\u00e0, il primo vincitore proprio a Locarno con il film contro l\u2019occupazione della Cisgiordania \u201cPrivate\u201d di Saverio Costanzo nel 2004. Emerge tutta la fragilit\u00e0 di una societ\u00e0, quella palestinese in Israele e nei Territori Occupati, fortemente chiusa, obbligata, in ragione della permanente tensione imposta dall\u2019esercito e dal governo israeliani, a doversi confrontare pi\u00f9 con questa aperta ostilit\u00e0, piuttosto che con lo scorrere del tempo. I rimandi e i paralleli con il film di Michel Khleifi sono moltissimi, allora il matrimonio si aveva fatica a celebrarlo secondo la tradizione, questa volta la tradizione diventa l\u2019involucro un po\u2019 ammuffito da cui non si pu\u00f2 uscire, allora gli israeliani volevano vietare la musica, questa volta la musica c\u2019\u00e8, ma \u00e8 quella di un cantante che piace solo agli anziani, il cortocircuito temporale tra le due opere rimanda a una costante non variabile, i palestinesi soffrono e non sono liberi nella loro terra, una situazione drammatica che non vede ancora soluzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Festival di Locarno, persa la parola \u201cfilm\u201d, dopo aver evanescentemente perso quella \u201cinternazionale\u201d, offre molto cinema occidentale, per altro poco convincente. 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