{"id":6797,"date":"2017-08-13T01:49:10","date_gmt":"2017-08-13T01:49:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6797"},"modified":"2017-08-14T18:56:14","modified_gmt":"2017-08-14T18:56:14","slug":"palestina-una-storia-di-colonialismo-apartheid-e-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6797","title":{"rendered":"Palestina: una storia di colonialismo, apartheid e resistenza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><i>Il 5 giugno 1967 all\u2019alba, l\u2019esercito israeliano distrugge al suolo l\u2019aviazione militare egiziana. In sei giorni conquista il Sinai, il Golan siriano e la parte della Palestina storica che era sfuggita al suo controllo nel 1948: la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza. Cinquant\u2019anni pi\u00f9 tardi, l\u2019occupazione continua, ma la strategia di sradicamento dell\u2019aspirazione nazionale palestinese si scontra con una resistenza di lungo corso.<\/i><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fine aprile 2017, alcuni rappresentanti repubblicani del Congresso americano hanno fondato un gruppo (<i>caucus<\/i>) battezzato \u201cIsrael Victory\u201d (1). \u201cCrediamo \u2013 affermano \u2013 che Israele abbia vinto la guerra, e ci\u00f2 va riconosciuto se si vuole arrivare alla pace tra Israele e i suoi vicini.\u201d Bisogna \u2013 spiega uno dei suoi membri, l\u2019universitario Daniel Pipes \u2013 che Israele \u201cimponga la sua volont\u00e0 al nemico\u201d. Come un\u2019eco, diverse centinaia di prigionieri politici palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame, seguendo l\u2019appello del pi\u00f9 conosciuto tra loro, Marwan Barghuthi, e proclamando cos\u00ec alto e forte che la resistenza continua e che le illusioni sul loro annientamento verranno ancora una volta spazzate via. Perch\u00e9 non \u00e8 la prima volta che Israele e i suoi alleati sognano la capitolazione, per non dire la sparizione, dei Palestinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI rifugiati troveranno il loro posto nella diaspora. Grazie alla selezione naturale, alcuni resisteranno, altri no. [\u2026] La maggior parte di loro diventer\u00e0 parte della feccia dell\u2019umanit\u00e0 e verr\u00e0 integrata negli strati pi\u00f9 poveri del mondo arabo (2).\u201d Influente dirigente sionista social-democratico, futuro primo ministro d\u2019Israele, Moshe Sharett profetizzava, all\u2019indomani della guerra arabo-israeliana del 1948-1949, il funebre avvenire dei 700\u2019000 Palestinesi espulsi dalle loro case e dai loro villaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi ultimi avevano appena subito una pesante sconfitta, visto che il territorio previsto per il loro Stato dal piano di partizione delle Nazioni unite votato il 29 novembre 1947 veniva diviso in tre: una parte (in particolare il nord della Galilea) era conquistata da Israele; la Cisgiordania e Gerusalemme Est erano annessi al regno hashemita di Giordania; e infine un piccolo territorio, Gaza, passava sotto controllo egiziano, pur mantenendo una certa autonomia. Con le loro istituzioni inghiottite dalla tempesta, i Palestinesi si ritrovarono senza direzione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nascita di un movimento di liberazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa catastrofe (<i>nakba <\/i>in arabo) fa seguito ad un\u2019altra sconfitta, quella della grande rivolta palestinese del 1936-1939 \u2013 un\u2019insurrezione civile e militare che chiedeva la fine della presenza britannica e dell\u2019immigrazione ebraica. Questo sollevamento venne represso dalle truppe di Sua Maest\u00e0 con l\u2019aiuto delle milizie armate sioniste, le quali acquisirono nei combattimenti le armi (fornite da Londra) e le competenze che permisero la loro vittoria contro gli eserciti arabi nel 1948-1949.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Relegati nelle tende dei paesi confinanti o rimasti sotto il controllo israeliano, i Palestinesi sembravano destinati a sparire, come profetizzato da Sharett. La loro sorte era la stessa dei Pella Rossa o delle popolazioni \u201cautoctone\u201d sterminate durante la conquista dell\u2019America del Nord, dell\u2019Australia e della Nuova Zelanda. O per lo meno si sarebbero dissolte nell\u2019ambiente arabo circostante: non parlavano forse la stessa lingua, non condividevano la stessa cultura e spesso la stessa religione, che le popolazioni confinanti che gli accoglievano?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Israele denunci\u00f2 il rifiuto dei paesi arabi d\u2019assimilare o addirittura di integrare i rifugiati. Invece, furono i Palestinesi a rigettare ogni tentativo di radicamento nei paesi d\u2019accoglienza, marcando cos\u00ec il loro primo atto di resistenza. Respinsero addirittura, in un primo tempo, l\u2019idea di costruire dei rifugi permanenti nei campi dove erano segregati. A Gaza, quando il nuovo potere egiziano degli Ufficiali liberi, diretto da Gamal Abd el-Nasser, firmava nel luglio 1953 un accordo con l\u2019UNRWA (3) che prevedeva l\u2019installazione nel Sinai di decine di migliaia di rifugiati, i Palestinesi si opposero con delle violente manifestazioni a questa forma di deportazione. Il ritorno a casa era il solo obiettivo, il solo sogno accettabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il militante pacifista israeliano Uri Avnery ha riportato questo illuminante dialogo durante la guerra del 1956 (4) e la prima e breve occupazione israeliana di Gaza, quando era soldato: \u201cInterrogai un bimbo arabo che viveva in un campo di rifugiati: \u201cDi dove sei?\u201d, gli chiesi. \u201cDi Al-Qubab\u201d, mi rispose. Rimasi profondamento colpito da questa risposta\u2026 perch\u00e9 il bambino aveva 7 anni. Quindi era nato a Gaza dopo la guerra e non aveva mai visto Al-Qubab, un villaggio che aveva ormai cessato di esistere da lungo tempo (5).\u201d Sessant\u2019anni pi\u00f9 tardi, malgrado la maggioranza dei Palestinesi sia nata in esilio, le risposte dei bambini come degli adulti rimangono le stesse: appartengono a un villaggio da cui la loro famiglia era stata espulsa. Il movimento sionista, che ha fatto di una preghiera vecchia di diverse migliaia di anni (\u201cL\u2019anno prossimo a Gerusalemme\u201d) una parola d\u2019ordine politica, dovrebbe capire questo attaccamento alla propria terra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 su questa determinazione malgrado la sconfitta che era destinato a ricostruirsi il movimento nazionale palestinese dopo la <i>Nakba<\/i>. Il contesto regionale vi contribu\u00ec. La creazione d\u2019Israele lacer\u00f2 il Medio Oriente e acceler\u00f2 lo sgretolamento dei regimi arabi pro-occidentali. Si assistette all\u2019ascesa al potere di Nasser in Egitto nel 1952, allo sviluppo in tutta la regione di un nazionalismo rivoluzionario, alla caduta della monarchia in Iraq nel 1958. Questa effervescenza e la rivalit\u00e0 tra i paesi arabi preoccupati di cancellare il ricordo di una sconfitta umiliante contro Israele sfociarono in una decisione storica della Lega araba: la creazione dell\u2019Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) nel 1964. In parallelo, una organizzazione sin l\u00ec sconosciuta, Fatah, lanci\u00f2 le sue prime operazioni armate contro Israele il 1\u00b0 gennaio 1965. La nuova <i>d\u00e9b\u00e2cle <\/i>araba del giugno 1967 (6) cre\u00f2 le condizioni per una autonomizzazione della lotta palestinese. Il 1\u00b0 febbraio 1969, il capo di Fatah, Yasser Arafat, veniva eletto presidente del comitato esecutivo dell\u2019OLP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il movimento nazionale palestinese s\u2019installava in un paesaggio internazionale marcato dalle lotte dei popoli d\u2019Indocina contro l\u2019intervento americano, dalla guerriglia in America latina, dall\u2019emergenza dei movimenti armati contro il colonialismo portoghese e contro il regime d\u2019apartheid in Sud Africa. Lo scrittore Jean Genet, in <i>Un captif amoureux <\/i>(1986), riassumeva cos\u00ec questo sogno: la Palestina era al cuore di \u201cuna rivoluzione grandiosa in forma di fuoco d\u2019artificio, un incendio che saltava di banca in banca, d\u2019opera in opera, di prigione in palazzo di giustizia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invischiati nei conflitti interni libanesi, obiettivo di operazioni israeliane nei territori occupati come al campo profughi di Shatila in Libano, vittime di divisioni del mondo arabo e delle ingerenze di certi paesi della regione (Iraq, Siria, Giordania) nei loro affari, i Palestinesi dovettero ripiegarsi su degli obiettivi pi\u00f9 limitati e un\u2019accettazione dell\u2019idea di una divisione della Palestina. Rinunciando poco a poco alla lotta armata e alle \u201cazioni esterne\u201d \u2013 in particolare i dirottamenti di aerei che fecero conoscere al mondo intero la loro causa e che gli Stati occidentali qualificarono di \u201cterroristi\u201d \u2013, s\u2019ingaggiarono in un\u2019azione diplomatica e politica di costruzione d\u2019istituzioni pi\u00f9 o meno stabili (organizzazioni giovanili e femminili, sindacati, unioni di scrittori, ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un sentimento di superiorit\u00e0 nei confronti degli \u201cindigeni\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appoggiandosi sulla mobilitazione sempre pi\u00f9 importante delle popolazioni della Cisgiordania, di Gaza e di Gerusalemme Est, occupate nel 1967, l\u2019OLP conquist\u00f2 una statura internazionale. Arafat venne invitato ad intervenire all\u2019Assemblea generale delle Nazioni unite il 13 novembre 1974, e l\u2019OLP venne allora riconosciuta dalla maggioranza degli Stati, a eccezione di Israele e gli Stati Uniti \u2013 i quali attesero gli anni 1990 per cambiare posizione. L\u2019Europa e la Francia contribuirono, negli anni 1980, a far confermare due principi: il diritto dei Palestinesi all\u2019autodeterminazione e la necessit\u00e0 di un dialogo con il loro rappresentante, l\u2019OLP.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci volle ancora l\u2019Intifada, che scoppi\u00f2 nel dicembre 1987, e la fine della Guerra fredda per arrivare agli accordi di Oslo, firmati a Washington il 13 settembre 1993 tra Yasser Arafat e Itzhak Rabin, il primo ministro israeliano, sotto il patrocinio del presidente americano Bill Clinton. L\u2019anno successivo, sulla scia di questo evento all\u2019apparenza storico, nacque l\u2019Autorit\u00e0 Nazionale palestinese. Teoricamente, il carattere fluido degli accordi avrebbe dovuto essere compensato dal riconoscimento di un principio chiaro: il cosiddetto scambio della \u201cpace in cambio dei territori\u201d, con la creazione di uno Stato palestinese al fianco d\u2019Israele basato sulle frontiere del 4 giugno 1967.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sappiamo, questo \u201cprocesso di pace\u201d fu un insuccesso clamoroso. Malgrado l\u2019\u201cautonomia\u201d concessa (le virgolette sono d\u2019obbligo!), la vita quotidiana dei Palestinesi peggior\u00f2; le difficolt\u00e0 di spostamento si moltiplicarono in concomitanza con i blocchi militari. La colonizzazione progred\u00ec inesorabilmente, sotto i governi israeliani sia socialisti che conservatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si pu\u00f2 dilungare sulle molteplici cause di questo insuccesso, ma va sottolineato che il problema principale risiede nel carattere colonizzatore del progetto sionista. Quest\u2019ultimo ha rinforzato il sentimento di superiorit\u00e0 degli Israeliani nei confronti delle popolazioni \u201cindigene\u201d, con il risultato che i dirigenti israeliani rifiutano tutt\u2019oggi di riconoscere ai Palestinesi, nei fatti, l\u2019uguaglianza e il diritto all\u2019autodeterminazione. Se la sicurezza di un Israeliano \u00e8 molto preziosa per il governo di Tel-Aviv, quella di un Palestinese lo \u00e8 decisamente meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sconfitta della seconda Intifada, scoppiata nel settembre 2000, ha portato ad un indebolimento sensibile dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, con la divisione tra Gaza \u2013 sotto il controllo del partito islamista Hamas \u2013 e la Cisgiordania \u2013 guidata dal Fatah di Arafat. Sono tuttavia intervenuti dei successi diplomatici indiscutibili, come l\u2019accettazione della Palestina come membro osservatore delle Nazioni unite e il suo riconoscimento diplomatico da parte di un centinaio di Stati (con l\u2019eccezione dei principali paesi dell\u2019Europa occidentale, sempre attenti ai diktat di Washington). Altro successo: la consolidazione di un nazionalismo rigoglioso che sorpassa le appartenenze locali e le esperienze eterogenee della diaspora. N\u00e9 le divisioni interne n\u00e9 gli sforzi israeliani hanno portato i Palestinesi a cambiare attitudine. Non solo difendono le loro case e le loro terre, ma rivendicano fieramente la loro identit\u00e0, sotto l\u2019occupazione o in esilio. Oggi, secondo l\u2019Ufficio centrale palestinese di statistica, sul territorio della Palestina mandataria si contano tanti Palestinesi (pi\u00f9 di sei milioni, se si includono anche quelli dei territori controllati solo da Israele) quanti Israeliani ebrei: un incubo per i dirigenti sionisti che sognavano una \u201cterra senza popolo\u201d (7).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cRianimare il processo di pace\u201d \u00e8 ormai un\u2019illusione, tranne forse agli occhi del presidente Mahmoud Abbas e della \u201ccomunit\u00e0 internazionale\u201d, la quale vede nel mantenimento sotto respirazione artificiale dell\u2019amministrazione Abbas uno strumento necessario per giustificare il suo immobilismo e la sua incapacit\u00e0 di apportare proposte innovative fondate sul diritto internazionale. Quale nuova strategia adotteranno i Palestinesi? Ci vorr\u00e0 del tempo per ricostruire progetto nuovo; la pagina aperta dalla guerra del giugno 1967 \u00e8 definitivamente chiusa con il fallimento di Oslo. Un nuovo dibattito divide quindi la societ\u00e0 palestinese: Bisogna abbandonare l\u2019idea della divisione delle terre della Palestina mandataria con Israele? Bisogna rivendicare un solo Stato? Bisogna dissolvere l\u2019Autorit\u00e0 palestinese? Quale posto deve occupare la violenza? Anche Hamas, sebbene conosciuta per la sua rigida disciplina, non sfugge a queste discussioni, come testimoniato dal suo nuovo programma, che per la prima volta accetta chiaramente l\u2019idea di uno Stato costruito sulle frontiere del 1967 (8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La portata simbolica di un conflitto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, come spiegano due universitari palestinesi, \u201cin assenza di chiarezza sulla soluzione politica definitiva, gli obiettivi centrali restano i diritti fondamentali, che sono gli elementi essenziali del diritto all\u2019autodeterminazione del popolo palestinese e devono fare parte di tutte le soluzioni politiche future: la liberazione dall\u2019occupazione e dalla colonizzazione, il diritto dei rifugiati a ritornare alle loro case e alle loro terre (9), e la non-discriminazione e la piena uguaglianza dei cittadini palestinesi d\u2019Israele. Questi tre obiettivi, in quanto elementi essenziali dell\u2019autodeterminazione, sono esposti in maniera eloquente nell\u2019appello della societ\u00e0 civile palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) contro Israele fino a che questi obiettivi non saranno raggiunti (10)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il movimento BDS, lanciato il 9 luglio 2005 all\u2019appello di 171 organizzazioni non governative, segna una tappa importante nella storia palestinese, con il passaggio di testimone dalle forze politiche ormai impotenti alla societ\u00e0 civile. Questa mobilitazione pacifica per l\u2019uguaglianza dei diritti, che i governi occidentali tentano di criminalizzare, ha un enorme successo su scala planetaria, dall\u2019America latina all\u2019Asia, passando per l\u2019Europa, come dimostrato dalle reazioni all\u2019attacco militare su Gaza dell\u2019estate 2014. Come mai?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso della seconda met\u00e0 del XX secolo, sono due le grandi cause che hanno portato a mobilitazioni al di l\u00e0 dei confini nazionali: il Vietnam e il Sud Africa. Il numero di morti non \u00e8 stato l\u2019origine principale dell\u2019indignazione popolare: l\u2019opinione pubblica internazionale non basa le sue reazioni solo su una macabra contabilit\u00e0, ma piuttosto \u00e8 sensibile alla portata simbolica delle situazioni. A un dato momento, un conflitto pu\u00f2 strabordare dal suo contesto geografico specifico per acquisire un significato universale, per esprimere la verit\u00e0 di un\u2019epoca. Al di l\u00e0 delle loro differenze, il Vietnam e il Sud Africa si situavano entrambe sulla linea di faglia tra Nord e Sud, e vivevano tutt\u2019e due dei conflitti coloniali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 anche il caso della Palestina, ma in un contesto profondamente mutato. L\u2019esperienza sudafricana con il progetto del Congresso Nazionale Africano (ANC) di una \u201csociet\u00e0 arcobaleno\u201d integrante i bianchi \u2013 in opposizione alle teorie del \u201cblack power\u201d \u2013, costituisce un cambiamento epocale; la lotta armata non era pi\u00f9 l\u2019unica via, delle nuove strade potevano essere esplorate per la liberazione nazionale, e l\u2019uguaglianza di diritto era al centro delle rivendicazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la Palestina \u2013 il conflitto pi\u00f9 lungo dell\u2019epoca contemporanea \u2013 si supera la semplice disputa territoriale. Pi\u00f9 che una questione di territori, si tratta anzitutto di una questione di giustizia, o piuttosto d\u2019ingiustizia ciclica e perenne. Nei territori palestinesi occupati, la popolazione \u00e8 confrontata con un fenomeno che sembrava sparito dalla faccia della Terra: il colonialismo. Dal 1967, Israele ha installato in Cisgiordania e a Gerusalemme Est pi\u00f9 di 650\u2019000 coloni, una pratica che la Corte penale internazionale definisce come \u201ccrimine di guerra\u201d. La vita quotidiana dei Palestinesi \u00e8 segnata dalla confisca delle loro terre, la distruzione delle loro case, gli arresti \u2013 la maggior parte della popolazione maschile adulta \u00e8 passata da una prigione \u2013, la tortura, un esercito che spara a vista, la costruzione di un muro che non \u201csepara\u201d due popolazioni ma che serve a rinchiudere una di esse. Si disegna un arcipelago di bantustan (11), contornati da delle strade speciali riservate ai soli Israeliani \u2013 una forma di segregazione che non esisteva nemmeno in Sud Africa. La popolazione \u00e8 governata da delle leggi speciali, un regime che coincide sotto diversi aspetti con l\u2019apartheid: due popolazioni sulla stessa terra (in Cisgiordania e a Gerusalemme Est), Palestinesi e coloni, sottomessi a delle legislazioni differenti e a dei tribunali distinti (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto il mondo, milioni di persone hanno potuto immedesimarsi nel combattimento che conducono i Palestinesi, che rimanda alle loro personali rivolte contro le discriminazioni e per l\u2019uguaglianza dei diritti. Con la figura del Palestinese possono identificarsi i giovani dei quartieri relegati dell\u2019Occidente, l\u2019Indiano espulso dalle sue terre o l\u2019Irlandese fiero della sua lotta passata contro il colonialismo britannico. Anche se \u00e8 lontana dall\u2019assicurare il trionfo della causa palestinese, questa solidariet\u00e0 resta uno dei maggiori punti di forza per i Palestinesi, poich\u00e9 costituisce una garanzia che la loro causa continuer\u00e0 a vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 2 novembre 1917, lord Arthur James Balfour firmava una lettera che dichiarava che il governo britannico \u201cconsidera[va] favorevolmente lo stabilimento in Palestina di un foyer nazionale per il popolo ebraico [in una prima versione aveva scritto \u201cla razza ebrea\u201d] e impiegher\u00e0 tutti i suoi sforzi per facilitare la realizzazione di questo obiettivo\u201d. \u201cUna nazione \u2013 riassumer\u00e0 pi\u00f9 tardi lo scrittore Arthur Koestler, che combatt\u00e9 al fianco delle organizzazioni sioniste \u2013 ha solennemente promesso ad un\u2019altra il territorio di una terza.\u201d Questa impresa coloniale ha inaugurato un lungo secolo d\u2019instabilit\u00e0, di guerre, di rancori e di odi. Ha alimentato e alimenta tuttora le principali frustrazioni della regione. Risolvere il dramma palestinese non porter\u00e0 di colpo alla pace; ma finch\u00e9 durer\u00e0 l\u2019occupazione, non ci saranno n\u00e9 pace n\u00e9 stabilit\u00e0 in Medio Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alain Gresh,\u00a0direttore del giornale online <i>Orient XXI<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>Fonte:<\/b><\/span> <i>Le Monde diplomatique<\/i>, giugno 2017 ;\u00a0<strong>t<\/strong><span style=\"text-decoration: underline;\"><b>rad. it.:<\/b><\/span> Damiano Bardelli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_____________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) \u201cNew Republican pro-Israel caucus wants Palestinians to admit defeat\u201d [http:\/\/www.jta.org\/2017\/04\/27\/news-opinion\/politics\/republican-congress-members-launch-pro-israel-caucus-seeking-palestinian-acknowledgment-of-defeat], Jewish Telegraphic Agency, 27 avril 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) Citato in Alain Gresh e Dominique Vidal, <i>Palestine 47. Un partage avort\u00e9<\/i>, Complexe, Bruxelles, 1994 (Prima edizione: 1987).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l\u2019Occupazione (UNRWA) dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, istituita l\u20198 dicembre 1949.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4) In risposta alla nazionalizzazione della Compagnie del Canale di Suez da parte di Nasser, il 26 luglio 1956, la Francia, il Regno Unito e Israele lanciarono un\u2019offensiva contro l\u2019Egitto. Vittoriosa sul piano militare, fin\u00ec con un\u2019umiliazione a seguito delle pressioni degli Stati Uniti e dell\u2019URSS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(5) Citato in <i>Palestine 47<\/i>, <i>op. cit.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(6) La guerra del giugno 1967, terza guerra arabo-israeliana dopo quella del 1948-1949 e quella del 1956, vide la sconfitta dell\u2019Egitto, della Siria e della Giordania. Israele conquist\u00f2 il Sinai, il Golan siriano, la Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(7) Questo tema della sconfitta relativa dell\u2019opera di colonizzazione di popolamento \u00e8 sviluppato in <i>De quoi la Palestine est-elle le nom ?<\/i>, Actes Sud, Arles, 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(8) Cf. Le\u00efla Seurat, \u201cR\u00e9volution dans la r\u00e9volution au Hamas\u201d [http:\/\/orientxxi.info\/magazine\/revolution-dans-la-revolution-au-hamas,1838], OrientXXI.info, 1\u00b0 maggio 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(9) La risoluzione 194 dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni unite, adottata l\u201911 dicembre 1948, indica in particolare che \u201cc\u2019\u00e8 modo di permettere ai rifugiati che lo desiderino di rientrare alle loro case il prima possibile\u201d e che \u201cdelle indennit\u00e0 devono essere pagate a titolo di compensazione per i beni di colo che decidessero di non rientrare alle loro case\u201d. La risoluzione 3236 (1974) conferma queste disposizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(10) Nadia Hijab e Ingrid Jaradat Gassner, \u201cParler de la Palestine : Quel cadre d\u2019analyse ? Quels objectifs et quels messages ?\u201d [http:\/\/www.agencemediapalestine.fr\/blog\/2017\/04\/24\/parler-de-la-palestine-quel-cadre-danalyse-quels-objectifs-et-quels-messages\/], Agence M\u00e9dias Palestine, 12 aprile 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(11) I bantustan erano delle regioni create dal potere bianco del Sud Africa per le popolazioni nere e che disponevano solo di poteri estremamente limitati. Si veda anche la carta pubblicata in <i>L\u2019Atlas du Monde diplomatique<\/i>, \u201cRetour \u00e0 la Cisjordanie\u201d [http:\/\/www.monde-diplomatique.fr\/publications\/l_atlas_un_monde_a_l_envers\/a53913], 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(12) Cf. C\u00e9line Lebrun e Julien Salingue (dir.), <i>Isra\u00ebl, un \u00c9tat d\u2019apartheid ? Enjeux juridiques et politiques<\/i>, L\u2019Harmattan, coll. \u201cComprendre le Moyen-Orient\u201d, Parigi, 2013.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 5 giugno 1967 all\u2019alba, l\u2019esercito israeliano distrugge al suolo l\u2019aviazione militare egiziana. In sei giorni conquista il Sinai, il Golan siriano e la parte della Palestina storica che era sfuggita al suo controllo nel 1948: la Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza. Cinquant\u2019anni pi\u00f9 tardi, l\u2019occupazione continua, ma la strategia di sradicamento dell\u2019aspirazione nazionale palestinese si scontra con una resistenza di lungo corso. A fine aprile 2017, alcuni rappresentanti repubblicani del Congresso americano hanno fondato un gruppo (caucus) battezzato \u201cIsrael Victory\u201d (1). \u201cCrediamo \u2013 affermano \u2013 che Israele abbia vinto la guerra, e ci\u00f2 va riconosciuto se si vuole arrivare<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":6798,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[22,4],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-6797","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-asia","category-esteri"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6797","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6797"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6797\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6800,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6797\/revisions\/6800"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/6798"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6797"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6797"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6797"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=6797"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}