{"id":6754,"date":"2017-08-04T20:41:26","date_gmt":"2017-08-04T20:41:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6754"},"modified":"2017-08-04T23:41:38","modified_gmt":"2017-08-04T23:41:38","slug":"si-e-concluso-il-23-san-gio-verona-video-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6754","title":{"rendered":"Si \u00e8 concluso il 23\u00b0 San Gi\u00f2 Verona Video Festival"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nella chiesa di Santa Maria in Chiavica a Verona per cinque giorni, dal 23 al 27 luglio, come ogni anno, si \u00e8 svolta la 23\u00b0 edizione del <a href=\"http:\/\/www.sangiofestival.it\">San Gi\u00f2 Verona Video Festival<\/a>, diretto con slancio ed entusiasmo dal critico cinematografico Ugo Brusaporco, straordinaria occasione di immagini dal mondo, corti e lungometraggi che ancora una volta ci hanno raccontato la bellezza del cinema e la complessit\u00e0 del mondo. Tra i lungometraggi tre sono emersi con pi\u00f9 forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSarajevo rewind\u201d ha visto premiati per la miglior regia i due autori Eric Gobetti e Simone Malavolti, storici e anche interpeti del \u201croad movie\u201d storiografico-picaresco, in cui uno interpreta Franz Ferdinad e ne ripercorre la strada da Vienna a Sarajevo, l\u2019altro Gavrilo Princip e il suo viaggio da Belgrado alla capitale bosniaca. Il film, che ascolta lungo il percorso le voci di storici e di cittadini, trasformandosi in una approfondita analisi sociologica e antropologica della memoria, \u00e8 stato intrapreso nel giugno del 2014 nel centenario dell\u2019attentato. I protagonisti si incontrano sul ponte sulla Miljacka proprio il 28 giugno, giorno di san Vito, tanto importante per la cultura serba e anniversario dell\u2019azione di Princip, visto come assassino in Austria e come eroe dell\u2019indipendenza dai serbi. \u00c8 interessate osservare come gli austriaci interpellati, in generale, ricordino poco, immersi nel consumismo capitalista che nega valore alla storia ed \u00e8 rilevante come dentro il contesto occidentale l\u2019Austria, che a scuola condanna i nazionalismi, quello che definisce \u201cserbo\u201d di Princip e quello successivo pangermanico nazista, sia oggi una delle nazioni europee in cui il nazionalismo \u00e8 pi\u00f9 forte. In Serbia invece la memoria di Princip \u00e8 viva, anche in ragione della tradizione culturale socialista che alla storia ha sempre dato molta pi\u00f9 importanza dell\u2019Occidente, tuttavia l\u2019adesione del giovane Princip ai movimenti propugnatori dell\u2019unit\u00e0 degli salvi del sud, non del nazionalismo serbo, \u00e8 in parte dimenticata e in parte, come nuovi studi storiografici propongono, collegata al suo essere un giovane serbo-bosniaco non accettato al meglio dalla giovent\u00f9 belgradese del tempo. Princip resta un giovane rivoluzionario che ha agito in nome di pi\u00f9 alti ideali, i tirannicidi tuttavia sono sempre serviti a poco, in assenza di una diffusa coscienza e cultura tra i cittadini della necessit\u00e0 di un radicale cambiamento. Il suo gesto tuttavia ha cambiato la storia, ponendo fine al secolo della borghesia iniziato con la Restaurazione e alle sue sicurezze, magistralmente descritte da Stefan Zweig nel primo capitolo de \u201cIl mondo di ieri\u201d, spalancandosi al Novecento e allo scontro di classe tra capitalismo e socialismo, che ha visto, purtroppo, almeno parzialmente e momentaneamente, uscire vittorioso, dopo tre guerre, due armate e una fredda, il capitalismo e quella borghesia che ha dovuto ripensarsi e reinventarsi, propugnando da un lato il coinvolgimento di parte dei lavoratori dentro il quadro socialdemocratico e dall\u2019altro intensificare lo sfruttamento e la rapina delle materie prime energetiche e alimentari di Asia, Africa e America Latina. Tutte le contraddizioni di questa vittoria tuttavia permangono irrisolte e anzi si manifestano oggi in tutta la loro dirompenza. Lo scontro sociale, culturale e politico iniziato nel 1914 a Sarajevo non si \u00e8 esaurito infatti con la fine del socialismo di matrice sovietica, ma continua nel tempo presente, con lo contrapposizione tra l\u2019unipolarismo delle multinazionali di matrice statunitense tutelate dalla NATO da un lato e la proposta multipolare avanzata dalla pi\u00f9 grande nazione del mondo, la Cina Popolare, a guida comunista dall\u2019altro. Princip e il suo mondo non ci sono pi\u00f9, ma contrariamente a quanto blaterato da qualche frettoloso economista di successo sulla fine della storia, la storia al contrario \u00e8 oggi ancora poderosamente in movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cViaggio al Belgio\u201d,\u00a0diretto da Mattia Napoli e Nicola Di Girolamo, risultato il miglior film, girato a Genk nel 2016, riannoda la dolorosa storia dell\u2019emigrazione italiana che nel secondo dopoguerra \u00e8 scesa nelle miniere belghe per garantire, a prezzo della vita, non solo per le morti negli incidenti come a Marcinelle, ma anche per la devastante silicosi contratta dai lavoratori, lo sviluppo dell\u2019Italia settentrionale presso le cui fabbriche affluiva il carbone estratto a prezzo del sangue e contrattato dai governi democristiani praticando un vero e proprio scambio schiavistico di braccia, principalmente meridionali, in cambio di merce, il carbone appunto. Il filo del dolore, delle lotte operaie, dell\u2019oblio a cui lo stato e il governo italiano hanno abbandonato un milione di persone, \u00e8 riannodato dalla voce delle seconde generazioni, ormai anch\u2019esse anziane, e soprattutto da don Claudio, Natalio, che con considerevole coscienza di classe, non solo \u00e8 stato prete operaio, ma ha vissuto sempre in mezzo alla comunit\u00e0 dei migranti della regione fiamminga. Il film, oltre alle considerevoli qualit\u00e0 cinematografiche, unisce una dolente e onesta analisi della realt\u00e0, sconfortante nell\u2019individuare, ieri come oggi, nella lotta tra poveri promossa dal capitalismo, una desolante continuit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPatrimonio indesiderato\u201d,\u00a0scritto e diretto dalla giovane regista croata\u00a0 Irena \u0160kori\u0107, premiato per la miglior fotografia, opera di Branko Cahun, Darko Krakar e Robert Krivec, \u00e8 un film davvero importante. Racconta della violenta distruzione di circa tremila monumenti, concentrandosi su tre tra i pi\u00f9 significativi, dedicati alla memoria della Resistenza antifascista e partigiana in Croazia, abbattuti in parte durante la guerra degli anni \u201890, in parte ad opera dei governi reazionari succedutisi in questi ultimi venticinque anni a Zagabria. Quei monumenti, testimonianze vive di un tempo in cui il socialismo univa i popoli jugoslavi, a volte erano di eccezionale valore artistico, ma questo non ha aiutato a salvarli, cancellati con l\u2019espressa volont\u00e0 di distruggere il ricordo di un\u2019identit\u00e0 personale e collettiva dichiaratamente marxista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella chiesa di Santa Maria in Chiavica a Verona per cinque giorni, dal 23 al 27 luglio, come ogni anno, si \u00e8 svolta la 23\u00b0 edizione del San Gi\u00f2 Verona Video Festival, diretto con slancio ed entusiasmo dal critico cinematografico Ugo Brusaporco, straordinaria occasione di immagini dal mondo, corti e lungometraggi che ancora una volta ci hanno raccontato la bellezza del cinema e la complessit\u00e0 del mondo. 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