{"id":6668,"date":"2017-06-29T14:30:03","date_gmt":"2017-06-29T14:30:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6668"},"modified":"2017-06-29T14:30:03","modified_gmt":"2017-06-29T14:30:03","slug":"la-mongolia-una-storia-socialista-ma-ben-poco-conosciuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6668","title":{"rendered":"La Mongolia: una storia socialista, ma ben poco conosciuta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Gli unni sono stati i primi abitanti della regione stretta tra i monti Altai e il deserto dei Gobi che oggi si chiama Mongolia, quando lasciano quella terra per arrivare alle porte d\u2019Europa, fanno conoscere un nuovo mondo, con i loro volti glabri e tagliuzzati, per non piangere nelle cerimonie funebri, gli occhi stretti degli orientali, i crani rasati e allungati per le energiche fasciature, con un solo codino di capelli. Un\u2019alterit\u00e0 molto differente dai neri nubiani, dai goti germanici, dai popoli slavi, quelle fino ad allora conosciute dalla romanit\u00e0. Nel frattempo per secoli nella lontana Mongolia siberiani, tungusi, turchi altaici, uiguri, kazaki, kirghisi e cinesi si alternavano, dando vita a incroci nomadi, che hanno delineato l\u2019attuale incantevole bellezza dei mongoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-6672\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia3-300x200.jpg\" alt=\"mongolia3\" width=\"380\" height=\"253\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia3-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia3-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia3-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia3-480x320.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia3-750x500.jpg 750w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia3.jpg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/><\/a>Gengis Khan<\/strong> nella nostra interpretazione eurocentrica della storia non ha il peso che merita. \u00c8 lui a cambiare la storia del mondo, fondando dapprima l\u2019impero pi\u00f9 grande di tutti i tempi, quindi originando quell\u2019organizzazione sociopolitica e quelle realt\u00e0 statuali che a tutt\u2019oggi compongono l\u2019Asia da Ankara a Pechino. L\u2019impero mongolo \u00e8 tra l\u2019altro la premessa e l\u2019inizio dello stato cinese moderno. Occorrerebbe dunque che nelle scuole si iniziasse a studiare la storia in modo pi\u00f9 attento allo sviluppo planetario degli avvenimenti, riportando le vicende europee dentro i modesti limiti storicamente dati. Dopo di lui il potere cinese incrocer\u00e0 il destino dei mongoli e della loro terra. La dinastia Yuan sar\u00e0 fondata nel 1271 dal nipote di Gengis Khan, <strong>Kubilay Khan<\/strong>, amico di <strong>Marco Polo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando in Cina, alla fine del \u2018300, si consolida l\u2019ascesa della dinastia Ming, Temur-e-lang, detto da noi <strong>Tamerlano<\/strong>, prende il sopravvento nell\u2019Asia centrale. I Ming si affermano nel 1368 e Temur-e-lang si impone nell\u2019assemblea, detta kuriltai, di Balkh nel 1370. I successori dei Ming, i Qing, chiuderanno la stagione della presenza cinese in Mongolia nel 1912, contestualmente alla dissoluzione del Celeste Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Rivoluzione d\u2019Ottobre e il socialismo sono per tutti i mongoli una grande opportunit\u00e0 di emancipazione e affrancamento dalla sudditanza verso i cinesi. Ulaan Baatar, l\u2019Eroe Rosso, nome odierno dalla capitale, si riferisce al tipografo nel 1919 ventiseienne <strong>Damdin S\u00f9hbaatar<\/strong>, amico di Lenin e fondatore della Repubblica Popolare di Mongolia, insieme a lui un venitreenne telegrafista, <strong>Horloogijn \u010cojbalsan<\/strong> che gli succeder\u00e0 e guider\u00e0 il paese fino al 1952 ed eriger\u00e0 per l\u2019amico un mausoleo nella piazza principale della capitale, purtroppo smantellato nel 2005 per far posto a una grande statua di Gengis Khan attorniato dai suoi figli a cavallo. Fuori dall\u2019universit\u00e0 vi \u00e8 ancora invece la statua di \u010cojbalsan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si ricordano gli anni \u201920 e \u201930, spesso ci si dimentica che non c\u2019era una sola nazione socialista, l\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, bens\u00ec due. La Mongolia, dal 1921, rappresenta la seconda nazione socialista del mondo. Se oggi i mongoli sono tre milioni, all\u2019avvento del socialismo erano solo seicentomila, met\u00e0 allevatori, l\u2019altra divisa in due quarti, uno formato dalla casta lamaista, l\u2019altro da donne e uomini ridotti allo stato servile del primo. Proprio le masse sfruttate sono state quelle pi\u00f9 convintamente decise nella battaglia antireligiosa contro il buddismo e per l\u2019affermazione degli ideali di <strong>Karl Marx<\/strong>, mosse dalla certezza che fosse profondamente ingiusto un mondo in cui i pochi abbienti rivestivano i loro libri di seta, mentre la maggioranza dei cittadini si copriva di stracci per proteggersi dai rigidi venti siberiani che fanno di Ulaan Baatar la capitale pi\u00f9 fredda del mondo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_6671\" aria-describedby=\"caption-attachment-6671\" style=\"width: 223px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-6671\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia2-169x300.jpg\" alt=\"Una scuola dedicata ad Atat\u00fcrk, fondatore del socialismo turco\" width=\"223\" height=\"396\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia2-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia2-768x1365.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia2-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia2-480x853.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia2-281x500.jpg 281w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia2.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 223px) 100vw, 223px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6671\" class=\"wp-caption-text\">Una scuola dedicata ad Atat\u00fcrk, fondatore del socialismo turco<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il socialismo una nazione di pastori e allevatori dediti alla transumanza, che vivevano in maggioranza nelle yurte, dette in mongolo ger, diventa anche una realt\u00e0 industriale, attraverso imprese conserviere e di insaccati, tessili e di tappeti, di birra e di vodka, per grande soddisfazione dei tecnici sovietici venuti a contribuire allo sviluppo del paese. Le miniere di rame e di molibdeno vengono aperte negli anni \u201930. La radio di stato inizia a diffondere onde e parole nel 1931. Si pensa anche alla campagna, con lo creazione di oltre trentamila pozzi per l\u2019irrigazione dei campi e l\u2019abbeveramento degli animali al pascolo. Nasce il circo nazionale, promosso da Togoontchuluun Tsendayuch, grande contorsionista e fondatrice della rinomata scuola di fama internazionale. Il socialismo \u00e8 il tempo della scuola e dei libri, degli ospedali e delle medicine, dell\u2019emancipazione femminile, della vittoria sull\u2019analfabetismo, dell\u2019edificazione di case e palazzi governativi nella capitale. Per la prima volta nella storia della Mongolia cresce l\u2019aspettativa di vita. \u00c8 un tempo entusiasmante, contraddistinto dagli ideali di Marx e Lenin. Sebbene da sempre la lotta, la corsa a cavallo e il tiro con l\u2019arco rappresentino gli sport storici del popolo mongolo, che affondano le loro radici nei tempi eroici della lotta per la propria affermazione, nascono le societ\u00e0 polisportive d\u2019ispirazione socialista, anche nel nome, Soyol (Cultura), Kuch (squadra delle forze di sicurezza interna), Aldar (Gloria, la squadra dell\u2019esercito), Zamchin (la societ\u00e0 dei ferrovieri, come le formazioni Lokomotiv nell\u2019Europa orientale), Khudulmur (Lavoro), Barligachin (Costruttore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel 1939 l\u2019aggressione dell\u2019imperialismo nipponico si scatena contro la Mongolia, l\u2019Armata Rossa sovietica sar\u00e0 vittoriosamente al fianco del popolo mongolo, guidata da <strong>Georgij \u017dukov<\/strong>, il quale poi si distinguer\u00e0 nella lotta contro il nazifascismo sui campi di Mosca, Leningrado e Stalingrado, conducendo le forze sovietiche alla Liberazione di Berlino e dell\u2019intera Europa il 9 maggio 1945, una vittoria alla quale contribuiscono reparti mongoli, capaci di apportare un fondamentale contributo distinguendosi per l\u2019eroicit\u00e0 del loro slancio. Pochi ricordano che l\u2019Esercito Popolare Mongolo, fin dai primi giorni dell\u2019aggressione nazista nel giugno 1941 entra in guerra a fianco dei sovietici. Di Georgij \u017dukov svetta un monumento lungo la Prospiekt Mira, che attraversa da est a ovest tutta la citt\u00e0, spariti invece quelli dedicati a Lenin e a Stalin. Quello del georgiano ha campeggiato davanti alla Biblioteca nazionale fino al 1990, con soddisfazione anche di Molotov spedito qui come ambasciatore sovietico alla fine degli anni \u201950, dopo che lui e altri dirigenti sovietici come Malenkov e Kaganovic avevano provato senza fortuna a contrastare le derive cruscioviane. La presenza di Molotov dar\u00e0 impulso a una maggiore presenza delle altre nazioni del campo socialista, nel decennio degli anni \u201960 un centinaio di complessi industriali vengono aperti in collaborazione con le nazioni del Comecon. Nel 1967, cinquantesimo dell\u2019Ottobre, si inaugura la televisione nazionale. Sono questi gli anni, dal 1952 al 1984, in cui il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo \u00e8 guidato da <strong>Yumjaagiin Tsedenbal<\/strong>, successore di Horloogijn \u010cojbalsan.<\/p>\n<figure id=\"attachment_6670\" aria-describedby=\"caption-attachment-6670\" style=\"width: 316px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-6670\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia1-300x184.jpg\" alt=\"Stalin, ricordato come il liberatore dal nazifascismo\" width=\"316\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia1-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia1-768x471.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia1-1024x628.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia1-480x294.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia1-815x500.jpg 815w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/mongolia1.jpg 1761w\" sizes=\"auto, (max-width: 316px) 100vw, 316px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-6670\" class=\"wp-caption-text\">Stalin, ricordato come il liberatore dal nazifascismo<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La statua di Lenin in piazza indipendenza \u00e8 stata sostituita da quella del grande scrittore e poeta marxista <strong>Dashdorjiin Natsagdorj<\/strong>, che ha scritto: \u201cArriv\u00f2 il 1917 e si scaten\u00f2 la Rivoluzione! incrociandosi la falce e il martello hanno cominciato a brillare ai raggi del sole, e la bandiera rossa spicc\u00f2 il volo dalla catena degli Urali, rallegrando il cuore degli oppressi, portando loro la liberazione\u201d. Stalin per parte sua \u00e8 ancora presente, con un ritratto sul lato esterno del memoriale colorato, vivace e sempre spazzato dal vento, posto sulla collina di Zaisan, a sud del centro cittadino, edificato tra il 1971 e il 1979, celebrante l\u2019amicizia tra i popoli sovietici e quello mongolo, la comune lotta contro il fascismo e l\u2019imperialismo, il successo mongolo per la selezione di <strong>\u017dugderdemidijn Gurrag\u010daa<\/strong> per la missione spaziale InterCosmos che lo avrebbe portato nel cielo con la navicella Sojuz 39 nel 1981, cos\u00ec come al museo ferroviario, dove, tra tante locomotive a carbone con la stella rossa, spicca un locomotore a gasolio mongolo di colore grigio e con le bordature rosse dei primi anni \u201950 con un poderoso ritratto di<strong> Iosif Stalin<\/strong>. Poco oltre si trova la stazione ferroviaria della capitale, dalla quale transitano molti treni merci, ma anche per passeggeri diretti a Mosca o a Pechino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo \u00e8 diventato coi primi anni \u201990 il Partito del Popolo Mongolo, guidato allora dall\u2019ultimo presidente del tempo socialista e il primo dei tempi nuovi <strong>Gombojavyn Ochirbat<\/strong>, gi\u00e0 segretario generale dei sindacati socialisti mongoli. Il partito, con brevi pause e una dichiarata svolta socialdemocratica, governa ancora oggi e ha recentemente vietato, dopo un quarto di secolo, l\u2019accesso al paese al <strong>Dalai Lama<\/strong>, noto agente imperialista, prima ancora che capo religioso. La difesa dei posti di lavoro \u00e8 stata una costante di questo quarto di secolo, una visione del mondo e un approccio alla vita che dei diritti sanciti dal modello socialista ha dedotto una scelta non discutibile per la politica. Scelte che fanno della Mongolia una nazione impegnata nella costruzione di un mondo multipolare, capace di mantenere ottime relazioni con tutte le nazioni socialiste asiatiche e in particolare con la Cina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli unni sono stati i primi abitanti della regione stretta tra i monti Altai e il deserto dei Gobi che oggi si chiama Mongolia, quando lasciano quella terra per arrivare alle porte d\u2019Europa, fanno conoscere un nuovo mondo, con i loro volti glabri e tagliuzzati, per non piangere nelle cerimonie funebri, gli occhi stretti degli orientali, i crani rasati e allungati per le energiche fasciature, con un solo codino di capelli. Un\u2019alterit\u00e0 molto differente dai neri nubiani, dai goti germanici, dai popoli slavi, quelle fino ad allora conosciute dalla romanit\u00e0. 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