{"id":6357,"date":"2017-04-05T20:51:46","date_gmt":"2017-04-05T20:51:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6357"},"modified":"2017-04-12T15:59:13","modified_gmt":"2017-04-12T15:59:13","slug":"le-colonne-dercole-tangeri-sebtaceuta-e-gibilterra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6357","title":{"rendered":"Le colonne d\u2019Ercole: Tangeri, Sebta\/Ceuta e Gibilterra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">A Sebta, in arabo, in spagnolo Ceuta, via terra si arriva da Tangeri, l\u2019antica Tingis berbera, poi fenicia e quindi capitale della Mauritania romana. Tangeri, adagiata sulla prima costa dell\u2019Atlantico, ha bianche case che dalla Medina, superate le antiche porte, invadono le vie dei quartieri nuovi con una popolazione che supera le seicentomila persone ed \u00e8 destinata ad aumentare, vista l\u2019impetuosa natalit\u00e0 dei marocchini. Nella Medina riposa Ibn Battuta storico e geografo qui nato, che, dopo trent\u2019anni di viaggi e molti libri scritti, ha affermato che chi viaggia molto impara e conosce di pi\u00f9 di chi vive tanto. L\u2019alauita Mulay Ismail, contemporaneo del Re Sole, con cui trattava da pari a pari, la riporta alla fine del Seicento all\u2019interno del sultanato marocchino, ma due secoli dopo il devastante colonialismo europeo se ne impadronisce, facendone per un secolo un porto franco e una citt\u00e0 internazionale, qui nel 1947, dieci anni prima di ricongiungersi alla madrepatria, il futuro sovrano Mohamed V pronuncer\u00e0 un celebre discorso reclamante l\u2019indipendenza del Marocco, che giunger\u00e0 nel 1956. Giuseppe Garibaldi, dopo aver difeso prima la Repubblica Romana e poi la Serenissima, salpando da Venezia, affranto anche per la morte di Anita a Comacchio, proprio a Tangeri trover\u00e0 ospitalit\u00e0, prima di partire qualche mese dopo alla volta di Cuba, dove lavorer\u00e0 come assistente del rumorista del teatro dell\u2019Avana, Antonio Meucci, pi\u00f9 tardi inventore del telefono, che l\u2019eroe dei due mondi seguir\u00e0 per qualche mese a New York, quando questi aprir\u00e0 una fabbrica di candele.<br \/>\nIl taxi collettivo si ferma alla frontiera di Sebta \u2013 Ceuta prospiciente il mare. Sebbene anche qui non manchi il doppio filo spinato, il grosso della muraglia, alta sei metri, di ferro e acciaio che prova per otto chilometri ad arginare i cittadini subsahariani in cerca di dignit\u00e0, lavoro e un rubinetto di acqua corrente, tutte richieste negate a casa loro da dittatori filo-occidentali tenuti al potere dagli europei per provare a continuare a rubare le materie prime energetiche e alimentari di quei paesi, \u00e8 gi\u00e0 alle spalle, lungo i \u201cSette Fratelli\u201d, i \u201cSeptem Fratres\u201d, questo il nome dato dai romani alle colline, sette appunto, che sovrastano la citt\u00e0. Venendo da Tangeri in effetti la costa, largamente occupata dal porto commerciale tangerino, \u00e8 tutta un susseguirsi di colline e promontori, che prima si inerpicano verso l\u2019immensit\u00e0 attraversata dalle nuvole e spazzata dal vento e poi sprofondano in mare. Proprio alle spalle di Sebta &#8211; Ceuta \u00e8 la vetta pi\u00f9 alta, una delle due colonne d\u2019Ercole, ovvero una delle due montagne su cui l\u2019eroe dell\u2019antichit\u00e0, cos\u00ec narra il mito, dopo aver ucciso il gigante Anteo e averne posseduto la moglie, aveva posto una delle colonne oltre le quali finivano il mondo e la conoscenza, o meglio finiva la conoscenza del mondo per i greci e i latini. Oggi \u00e8 il monte di Mos\u00e8, in arabo Jebal Musa, l\u2019altra colonna \u00e8 Jebal al Tariq, ovvero Gibilterra, visibile subito oltre il mare, in omaggio a Tariq ibn Zyad, conquistatore agli albori dell\u2019VIII secolo della Spagna visigota, sostituitasi sotto la guida di Ataulfo e Galla Placidia a quella dei Vandali. Con Tariq ibn Zyad la Spagna prende il nome di Al \u2013 Andalus, o meglio &#8220;bil\u0101d al-landahlausiya&#8221;, il \u201cpaese dei feudi gotici\u201d, semplificato appunto in Al \u2013 Andalus, nome con cui ancor oggi tutti gli arabi indicano l\u2019intera penisola, mentre per gli occidentali riguarda solo l\u2019attuale Andalusia, ultima propaggine del regno islamico prima della sua caduta nel 1492. Divenuta spagnola, Gibilterra si sente comunque insicura e implora Carlo V, ben pi\u00f9 occupato dai nobili tedeschi passati con Lutero e dall\u2019evolversi delle conquiste nelle Americhe, a fortificarne le mura. Carlo V alla fine acconsente ai pressanti desideri e manda l\u2019architetto italiano Giobatta Calvi nel 1552, ma un secolo e mezzo dopo i poderosi bastioni non reggono l\u2019urto dei cannoni degli inglesi e degli olandesi, i quali nella calda estate del 1704 si impadroniscono della citt\u00e0, nel corso della guerra di Successione spagnola, quella che porter\u00e0 i Borbone sul trono di Spagna dopo la scomparsa degli Asburgo, che proprio con Carlo V avevano occupato il trono dei castigliano-aragonesi. Il trattato di Utrecht del 1713 sancir\u00e0 il passaggio del monte Tariq ai britannici. Oggi, tre secoli dopo, i trentamila abitanti stanno valutando la possibilit\u00e0 di tornare con gli spagnoli per non perdere i vantaggi dell\u2019appartenenza all\u2019Unione Europea, respinta dalla Brexit. La bandiera gibraltina d\u2019altronde \u00e8 ancora quella concessa da Isabella di Castiglia nel 1502, bianca e rossa con il castello e la chiave, il vessillo britannico non vi compare. La prossimit\u00e0 alla Spagna, Algeciras \u00e8 tutt\u2019attorno a Gibilterra, separata solo dalla pista dell\u2019aeroporto e dagli uffici della frontiera, prevarr\u00e0 allora sulla lontana e recente madrepatria, e forse per arrivarvi in aereo non sar\u00e0 pi\u00f9 necessario fare scalo a Londra, allungando di non poco il periplo celeste.<br \/>\nLa bandiera invece in quattro quarti bicolori bianchi e neri, utilizzata prima dai domenicani, poi dalla corona portoghese come bandiera nazionale, insieme a quella bianca e azzurra, che poi prevarr\u00e0 e rester\u00e0 nei secoli fino agli albori del Novecento, passa alla citt\u00e0 di Lisbona, che ancora la utilizza ed \u00e8 quella di Sebta &#8211; Ceuta, che come simbolo cittadino ha quello del Portogallo. \u00c8 infatti il sovrano portoghese Giovanni I a strapparla nel 1415 ai musulmani, che per secoli, con alternanza tra andalusi, berberi e marocchini, l\u2019hanno controllata, facendone una potenza marinara al pari di Genova e Venezia, anche se i libri di storia europei non lo ricordano. Abu Yusuf Yaqub al-Mansur alla fine del XII secolo ne costruisce l\u2019arsenale e i cantieri navali, che, insieme alle tante moschee, fanno di Sebta il pi\u00f9 importante porto del Mediterraneo islamico. Nel 1580 tuttavia gli spagnoli incorporano il Portogallo rimasto senza monarca, l\u2019unione termina nel 1640 con l\u2019avvento dei Braganza a Lisbona, ma la citt\u00e0 di Sebta &#8211; Ceuta resta sotto la corona di Madrid. La citt\u00e0, come detto, \u00e8 attorniata dal filo spinato, ma non lo si vede, perso oltre le colline che appartengono direttamente all\u2019esercito, come met\u00e0 del territorio dell\u2019enclave. I militari sono molti e in larga parte prestano servizio in quella Legione che ha tristemente contribuito a soffocare la Repubblica Spagnola nella guerra civile dal 1936 al 1939, partendo proprio da Ceuta. Oggi rappresentano ancora una buona parte degli abitanti dell\u2019enclave e le loro mogli affollano con manifesta alterigia borghese i negozi del centro che cercano di essere in tutto simili a quelli europei. \u00c8 una parte di citt\u00e0 reazionaria, che vota per il Partido Popular e si \u00e8 rattristata della rimozione, avvenuta solo pochi anni fa, del monumento cittadino al sanguinario dittatore fascista Francisco Franco. Tuttavia vi \u00e8 un\u2019altra citt\u00e0 nella stessa citt\u00e0, quella formata da berberi e arabi che hanno passaporto spagnolo e qui vivono, lavorano e hanno molti figli che studiano nelle scuole spagnole della citt\u00e0. Al termine delle lezioni sono queste ragazze e questi ragazzi che si assiepano sui bus. I due partiti arabo &#8211; progressisti hanno raccolto alle ultime elezioni un quarto dei voti. Al mezzogiorno del venerd\u00ec il richiamo alla preghiera s\u2019irradia dalla moschea principale e squarcia il cielo di marzo che mischia timidi raggi di sole e pesanti gocce di pioggia. L\u2019affermazione dei musulmani locali \u00e8 un cambiamento lento, ma incessante, che presto dar\u00e0 i suoi frutti, forse, allora, i ragazzi subsahariani che arrivano in quest\u2019Africa che \u00e8 anche Europa, portando sul volto e nella carne i segni della fame, della violenza, della guerra, privi di tutto e forti solo del loro coraggio, non avranno pi\u00f9 bisogno di assieparsi a migliaia intorno alle reti di filo spinato attendendo il favore della notte per provare ad arrampicarvisi e a superarle, per entrare in quella terra che doveva fare della libera circolazione delle persone un valore, invece la nega, garantendola solo alle merci che generano profitti per pochi e miseria per tante e tanti, anche tutti gli altri europei sempre pi\u00f9 impoveriti da una globalizzazione consumistico \u2013 capitalista, che ha come finalit\u00e0 di arricchire qualche consiglio di amministrazione e di gettare nello sconforto tutte e tutti gli altri. Ogni giorno sono poi numerosi pure i marocchini che attendono, insieme ai turisti, oltre un\u2019ora per avere il timbro che permette di entrare in citt\u00e0, anche loro aspirano a una vita pi\u00f9 degna e svolgono nell\u2019enclave rivendicata giustamente dal Marocco quei lavori che i locali rifiutano di svolgere, dalle badanti alle collaboratrici familiari.<br \/>\nIntanto dall\u2019altro lato del mare a Gibilterra, rivendicata con molte ragioni dalla Spagna, sembra di essere a Trst\/Trieste, dalle rocce la natura promana verde, profumata e dirompente, il sali e scendi delle colline contribuisce, con le case che guardano il mare, a restituire questa sensazione, corroborata dal forte vento. Sembra di trovarsi sulla sponda giuliana del Mediterraneo ed anche il largo golfo con le tante navi mercantili e alcune militari, cos\u00ec come le ciminiere di Algeciras che ricordano la Ferriera, concorrono a rimandare ogni pensiero alla citt\u00e0 mitteleuropea. Sola differenza i macachi silvani, le sole bertucce del continente. A Gibilterra manca quella terra rossa che accomuna dalla penisola iberica al Vicino Oriente lo spazio mediterraneo. La bandiera britannica sul castello sventola poco convinta, forse consapevole di trovarsi fuori luogo, e rispetto a Ceuta qui i militari, questa volta britannici, sono meno numerosi e pi\u00f9 discreti. Nell\u2019estrema propaggine de territorio gibraltino e d\u2019Europa sorge l\u2019universit\u00e0 cittadina e poco oltre, insieme ai flutti poderosi del mare che si scontrano sulle rocce sotto il faro, una bellissima moschea dipinta di bianco, che si staglia con forza nel panorama, slanciandosi verso il cielo. La frequenta la comunit\u00e0 musulmana locale, anch\u2019essa in crescita, come a Sebta \u2013 Ceuta. Alla fine le due colonne d\u2019Ercole hanno in comune il nome arabo e moschee dai minareti svettanti, segni premonitori del futuro tanto dell\u2019Europa, quanto dello spazio euro-mediterraneo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Sebta, in arabo, in spagnolo Ceuta, via terra si arriva da Tangeri, l\u2019antica Tingis berbera, poi fenicia e quindi capitale della Mauritania romana. Tangeri, adagiata sulla prima costa dell\u2019Atlantico, ha bianche case che dalla Medina, superate le antiche porte, invadono le vie dei quartieri nuovi con una popolazione che supera le seicentomila persone ed \u00e8 destinata ad aumentare, vista l\u2019impetuosa natalit\u00e0 dei marocchini. Nella Medina riposa Ibn Battuta storico e geografo qui nato, che, dopo trent\u2019anni di viaggi e molti libri scritti, ha affermato che chi viaggia molto impara e conosce di pi\u00f9 di chi vive tanto. 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