{"id":625,"date":"2010-12-03T16:55:45","date_gmt":"2010-12-03T16:55:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=625"},"modified":"2010-12-05T02:14:50","modified_gmt":"2010-12-05T02:14:50","slug":"perche-la-germania-salva-l%e2%80%99irlanda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=625","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la Germania salva l\u2019Irlanda"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ireland.bmp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-626\" title=\"ireland\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/ireland.bmp\" alt=\"\" width=\"610\" height=\"627\" \/><\/a>1. Salvataggio, ma di chi? Siamo al secondo salvataggio in Europa. Al secondo salvataggio delle banche tedesche. Come gi\u00e0 nel caso della Grecia, chi sicuramente guadagna dalla soluzione della crisi irlandese, infatti, sono i creditori. Che vedono scongiurato il rischio di non riavere indietro i soldi incautamente prestati alle banche e allo Stato irlandese. E anche adesso, come nel caso della Grecia, tra i primi creditori ci sono le banche tedesche: allora in compagnia delle banche francesi, adesso assieme alle banche inglesi. Tra parentesi, \u00e8 questo il motivo per cui in questo caso anche la Gran Bretagna si \u00e8 detta disponibile a partecipare al salvataggio. Considerando che l\u2019esposizione del Regno Unito sull\u2019Irlanda \u00e8 di 188 miliardi di euro (quello tedesco \u201cappena\u201d di 184), il meno che si possa dire \u00e8 che si tratta di un aiuto interessato.<\/p>\n<p>2. I cittadini pagano la crisi delle banche. Nel caso del paziente irlandese, quello che \u00e8 avvenuto \u00e8 chiarissimo: 1) lo Stato ha salvato le due maggiori banche del Paese, travolte dalla crisi immobiliare, con iniezioni di capitale per decine di miliardi di euro; 2) questo ha fatto esplodere il deficit pubblico, che \u00e8 schizzato al 32% su base annua (il limite di Maastricht \u00e8 al 3%), imprimendo una tremenda accelerazione al debito pubblico; 3) contemporaneamente, sono state assunte misure di austerity che hanno precipitato il Paese in deflazione; 4) la crisi bancaria si \u00e8 approfondita anche per questo motivo: e ora servono altri soldi, che lo Stato irlandese non \u00e8 in grado di pagare; 5) di qui la necessit\u00e0 di un soccorso internazionale (stimato in circa 95 miliardi di euro, un terzo dei quali destinato alle banche), a fronte di una severissima manovra di bilancio su 4 anni (tagli alla spesa pubblica e ai servizi sociali per 15 miliardi di euro, 25.000 impiegati pubblici a casa, neoassunti con uno stipendio del 10% inferiore e cos\u00ec via). Conclusione: il governo irlandese ha dato i soldi alle banche e i cittadini irlandesi pagano il conto.<\/p>\n<p>3. Ma le tasse alle imprese restano bassissime. La tassazione sulle imprese, invece, agli attuali livelli: ossia al 12,5%. Il motivo \u00e8 presto detto: precisamente su questa tassazione irrisoria delle imprese si \u00e8 basato il successo della \u201ctigre celtica\u201d, per diversi anni indicato come modello anche per noi. Un gran bel modello: di fatto, l\u2019Irlanda faceva dumping fiscale, attraendo le societ\u00e0 europee intenzionate a pagare meno tasse che nel proprio Paese. Proprio questa possibilit\u00e0 di fare arbitraggio fiscale \u00e8 una delle cause principali degli attuali problemi dell\u2019Europa: perch\u00e9 senza tassazione uniforme non pu\u00f2 darsi politica economica comune, e senza politica economica comune la moneta unica non basta, e in caso di crisi pu\u00f2 anzi diventare un peso insostenibile per chi l\u2019ha adottata. Ma a quanto pare il dumping fiscale non ha portato fortuna neppure all\u2019Irlanda: la bolla immobiliare che \u00e8 scoppiata rovinosamente travolgendo le banche, e ora anche lo Stato, \u00e8 stata alimentata proprio dagli investimenti delle imprese straniere.<\/p>\n<p>4. Stress test: un fallimento. \u201cAllied Irish Bank e Bank of Ireland hanno i requisiti patrimoniali richiesti e non hanno bisogno di ulteriori aumenti di capitale\u201d: cos\u00ec la Banca centrale irlandese, lo scorso 23 luglio, annunciava i risultati degli stress test condotti a luglio sulle banche europee, che avevano promosso le banche irlandesi. Per la verit\u00e0, che quei test fossero taroccati l\u2019avevano sospettato in molti: soprattutto quando si era appreso che i titoli di Stato posseduti dalle banche non erano considerati un fattore di rischio (e questo dopo la crisi greca!). Se i test si rifacessero dando il giusto peso a questa variabile, ben pochi grandi banchieri in Europa dormirebbero sonni tranquilli.<\/p>\n<p>5. Uno spettro si aggira per l\u2019Europa: una Germania irresponsabile. La Germania da questa crisi guadagna tre volte. 1) Le sue banche sovraesposte su titoli di Stato irlandesi ora sono al sicuro. 2) Le attuali difficolt\u00e0 europee (aggravate dalle dichiarazioni terroristiche della stessa Merkel) fanno crollare l\u2019euro rispetto al dollaro, spingendo le esportazioni tedesche. 3) Infine, i titoli di Stato tedeschi sono pi\u00f9 che mai un rifugio sicuro e possono quindi essere venduti anche a fronte di rendimenti risibili. \u00c8 quindi decisamente singolare che il governo tedesco si erga a giudice degli altri Paesi \u201cmeno virtuosi\u201d (gli stessi che comprando prodotti tedeschi ne sostengono l\u2019economia: non si ricorder\u00e0 mai abbastanza che il commercio estero dei Paesi dell\u2019Unione Europea \u00e8 per la sua quota maggiore interno alla stessa Unione). L\u2019impressione \u00e8 che, con la sua arroganza e i suoi ricatti, l\u2019establishment tedesco stia tagliando il ramo su cui \u00e8 (comodamente) seduto: ossia l\u2019euro.<\/p>\n<p>6. Immaginiamo che\u2026 \u00c8 un gioco molto pericoloso. Che potrebbe ritorcersi proprio contro la stessa Germania. Facciamo un\u2019ipotesi. Immaginiamo che un bel giorno uno o pi\u00f9 Paesi dell\u2019Unione (quelli fuori standard sono ormai pi\u00f9 della met\u00e0) decidessero di uscirne a causa dell\u2019insostenibilit\u00e0 della situazione economica, tra deficit alle stelle e manovre economiche insostenibili imposte dall\u2019Unione. Cosa succederebbe? Che questi Paesi dovrebbero abbandonare la moneta unica. Se fossero pi\u00f9 d\u2019uno, probabilmente potrebbero costruire una moneta comune agganciata all\u2019euro con un sistema di cambi flessibili. Ma dovrebbero comunque svalutare pesantemente la loro moneta, dando luogo ad una svalutazione competitiva che potrebbe colpire severamente l\u2019export tedesco. Ovviamente la speculazione aggredirebbe questi Stati, ormai privi dello scudo dell\u2019euro. Quindi sarebbero impossibilitati ad onorare le loro obbligazioni, ossia a pagare per intero il loro debito, e dovrebbero ristrutturarlo e riscadenzarlo. Domanda impertinente: per quante ore resterebbe in piedi in tal caso il sistema bancario tedesco?<\/p>\n<p>\u00a0Vladimiro Giacch\u00e9<\/p>\n<p>su il Fatto Quotidiano del 27\/11\/2010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. Salvataggio, ma di chi? Siamo al secondo salvataggio in Europa. Al secondo salvataggio delle banche tedesche. Come gi\u00e0 nel caso della Grecia, chi sicuramente guadagna dalla soluzione della crisi irlandese, infatti, sono i creditori. 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