{"id":6192,"date":"2017-02-07T15:14:29","date_gmt":"2017-02-07T15:14:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6192"},"modified":"2017-02-07T15:31:41","modified_gmt":"2017-02-07T15:31:41","slug":"trump-e-la-politica-estera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6192","title":{"rendered":"Trump e la politica estera"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Sono molti oggi ad aver individuato in Donald Trump un elemento di rottura rispetto alla linea tracciata dall\u2019Amministrazione precedente. Indipendentemente dalle posizioni retrograde in materia di diritti civili che tendono a riportare indietro decenni di lotte e di conquiste (l\u2019aborto, gli orientamenti sessuali, le libert\u00e0 di movimento), la posizione che si \u00e8 affermata, anche in alcune fasce della sinistra, \u00e8 che con il nuovo presidente gli Usa avrebbero fortemente ridimensionato, quando non eliminato, il loro carattere imperialistico, giacch\u00e9 il potenziale aggressivo (o quantomeno l\u2019operato politico) si sarebbe concentrato pi\u00f9 verso l\u2019interno che verso l\u2019esterno. Una fascia consistente degli eurasiatisti, affascinata dal suo stile folcloristico e dal radicalismo anti-immigrazione, in un batter di ciglia ha abbandonato i propri obbiettivi geopolitici e si \u00e8 presto convertita all\u2019\u201camericanasiatismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo nuovo schema, tuttavia, sembra essere gi\u00e0 saltato in aria con il riacutizzarsi della questione ucraina. Mentre l\u2019esercito di Kiev d\u00e0 avvio a bombardamenti notturni contro le zone residenziali della citt\u00e0 di Donetsk, uccidendo nel sonno, decine di civili, gli Stati Uniti anzich\u00e9 denunciare il massacro, questo vero e proprio crimine di guerra, gridano alle \u201cazioni aggressive della Russia\u201d, e all\u2019\u201coccupazione\u201d, prendendo la decisione di prolungare le sanzioni contro Mosca fino a quando questa non avr\u00e0 lasciato all\u2019Ucraina il controllo della Crimea, invalidando quindi il voto popolare espresso nel Referendum del 2014. Allo stesso tempo, Trump rivede le recenti politiche distensive verso Cuba, e promette contro l\u2019isola una politica dal pugno di ferro, affermando di voler mantenere operativo e rafforzare il campo di prigionia di Guantanamo nonch\u00e9 di rimettere in funzione le prigioni segrete della Cia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul versante dell\u2019Asia orientale, per ci\u00f2 che concerne un altro Paese che continua a definirsi comunista, la nuova amministrazione ha gi\u00e0 preso accordi con Seul che prevedono un rafforzamento delle relazioni tra Usa e Corea del Sud. Oltre alle ripetute minacce rivolte alla Repubblica Popolare del Nord, le provocazioni verbali sono presto divenute pi\u00f9 concrete con l\u2019invio di 300 marines a Pyeongchang, dove si sono svolte esercitazioni militari congiunte tra esercito americano e sudcoreano allo scopo di intimorire la Corea del Nord e aumentarne le preoccupazioni in fatto di sopravvivenza e stabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Duro l\u2019atteggiamento anche contro la Cina, della quale il neopresidente Usa\u00a0 ha affermato di non essere vincolato alla sua unit\u00e0 territoriale, ci\u00f2 che equivale a dire che gli Stati Uniti potrebbero fomentarne la disgregazione molto pi\u00f9 di quanto non abbia fatto Obama negli otto anni del suo mandato. In questa direzione sembra andare il recente riavvicinamento tra Usa e Taiwan, avvenuto parallelamente alle provocazioni statunitensi sul Mar Cinese Meridionale, dove gli Usa seguitano ad assumere lo sfrontato atteggiamento di parte territoriale in causa. L\u2019obbiettivo, naturalmente, \u00e8 quello di colpire la Cina per ridurne il peso sul piano economico e politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In aggiunta a queste misure, l\u2019Amministrazione Trump si \u00e8 inoltre mostrata gi\u00e0 pronta all\u2019eventualit\u00e0 di uno scontro militare. Questa quantomeno \u00e8 stata l\u2019opinione di Stephen Bannon (colui che viene considerato il secondo uomo pi\u00f9 potente dopo il presidente, stratega della campagna elettorale di Trump ed oggi capo-stratega della Casa Bianca) che alcuni mesi fa ha rilasciato la seguente dichiarazione: \u201cnei prossimi 5 o 10 anni andremo in guerra nel Mar Cinese Meridionale, non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio su questo!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va inoltre tenuto presente che le politiche messe in atto da Trump contro i flussi migratori non costituiscono soltanto un problema di ordine interno. Esse si sono per il momento attirate il disprezzo del presidente della Bolivia, Morales e del presidente dell\u2019Ecuador, Correa, che le hanno aspramente stigmatizzate,\u00a0 denunciandole come un attacco verso i propri popoli. Le restrizioni dei flussi inoltre non hanno un carattere trasversale, ma sono accuratamente selezionate sulla base dell\u2019orientamento in politica estera. Il programma di Washington sembra infatti ora volto ad aprire all\u2019immigrazione politica cubana: i dissidenti anticomunisti che vorranno lasciare l\u2019isola, contrariamente alle persone che provengono da altre nazioni, non troveranno nessun respingimento, ma verranno accolti a braccia aperte. Cos\u00ec l\u2019ingresso negli Usa \u00e8 stato vietato non gi\u00e0 per tutti i cittadini dei Paesi musulmani: non potranno entrare infatti gli iracheni, i siriani e gli iraniani, ma potranno farlo, ad esempio, i sauditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste restrizioni hanno gi\u00e0 leso i rapporti con Iraq e Iran, le cui reazioni non si sono fatte attendere: applicando il \u201cprincipio di reciprocit\u00e0\u201d ora neppure i cittadini americani potranno entrare in quei Paesi. Nei confronti dell\u2019Iran, peraltro, la mano dura di Trump, non si limita alla restrizione dei movimenti dei suoi cittadini, ma prosegue attraverso misure sanzionatorie volte ad impedire lo sviluppo di qualunque programma di difesa in grado di scoraggiare le aggressioni esterne al proprio popolo. Se l\u2019Iran non ubbidir\u00e0 agli ordini, il nuovo inquilino della Casa Bianca si \u00e8 mostrato pronto all\u2019invasione militare, cos\u00ec come si \u00e8 detto pronto all\u2019invio delle truppe in Messico se questi non rispetter\u00e0 il volere di Washington.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ammesso che l\u2019Iran stia procedendo ad un potenziamento del proprio sistema difensivo, per quale ragione non dovrebbe avere la facolt\u00e0 di farlo? Ha forse mai mostrato volont\u00e0, tendenze o una progettualit\u00e0 espansionistiche? Il massimo che potrebbe accadere a quello Stato, con un rafforzamento militare, \u00e8 quello di non essere pi\u00f9 terrorizzato dalle minacce dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne \u00e8 ben consapevole Trump, che proseguendo nel complesso la logica dei suoi predecessori, per i quali gli Usa incarnerebbero il ruolo di sceriffo del mondo, ha deciso che l\u2019Iran non ha il diritto di procedere ad uno sviluppo degli armamenti. Niente da dire invece a se stessi che in armamenti spendono una quantit\u00e0 di capitale ormai maggiore di quella di tutto il resto del mondo messo assieme, e nulla da eccepire, naturalmente, contro Israele, possessore di oltre 350 testate nucleari. Al contrario, a questo Stato che ancora nel 2017 deve definire quali siano i propri confini, Trump ha consentito l\u2019espansione coloniale sbloccando il programma di costruzione di 3.000 nuove abitazioni in Cisgiordania. Salvo poi affermare verbalmente, per non rischiare di inimicarsi l\u2019alleato saudita, che l\u2019estensione degli insediamenti, se pure non costituisce un ostacolo ai processi di pace, neppure li promuove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo a questo punto domandarci: costituisce tutto ci\u00f2 un tipo di politica intenta a concentrarsi sui problemi interni? Costituisce una riduzione o una cancellazione della carica imperialistica degli Stati Uniti? Non v\u2019\u00e8 alcun dubbio, naturalmente, che negli Usa sia attualmente in atto uno scontro, anche feroce, tra poteri. Ma questo scontro non \u00e8 che l\u2019espressione di un \u201cbonapartismo soft\u201d, in cui nessuna delle forze in lotta intende davvero rinunciare alla dimensione bonapartistica della nazione, cos\u00ec come nessuna intende abdicare al project for the new american century.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ultimo punto: ci\u00f2 che ha determinato sinora, una buona parte delle simpatie e delle antipatie nutrite nei confronti di Trump \u00e8 stata la dimensione estetica. Disprezzato da chi rivedeva nella sua figura un rozzo e volgare affabulatore privo di rispetto o senso dell\u2019educazione, e ammirato da chi vi rivedeva un distruttore della retorica perbenista delle elites o del politically correct, Trump \u00e8 stato odiato o amato da molte di quelle anime che guardano alla politica come un fatto estetico, indipendentemente dai contenuti che l\u2019ethos racchiude. Gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni Trenta, tuttavia, Walter Benjamin, aveva annoverato, tra i diversi tratti distintivi che contraddistinguevano il fenomeno del fascismo, proprio l\u2019estetizzazione della politica. Quelle anime, pertanto, che denunciano in Trump un fascista, in ragione dei modi burberi, volgari e maschilisti che assume, non stanno facendo altro che guardare alla politica (pur esprimendo poi un diverso giudizio) proprio con quella ottica estetica incoraggiata dal fascismo stesso. Abbiamo in sostanza, per ci\u00f2 che concerne il regno del politico, un oscuramento dei contenuti ed una focalizzazione dell\u2019attenzione tutta sulle forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto detto per Trump, vale naturalmente anche per la precedente Amministrazione: non che i bombardamenti a tappeto ordinati da Obama mietessero meno vittime e seminassero meno terrore soltanto perch\u00e9 circondati da una posa raffinata e signorile. L\u2019eleganza, historia docet, non costituisce alcun tipo di garanzia contro il perpetrarsi della barbarie.\u00a0 Ora, tuttavia, \u00e8 Trump a detenere il controllo del pi\u00f9 potente Stato e della pi\u00f9 massiccia forza militare dell\u2019intero pianeta. \u00c8 pertanto contro di lui e i suoi pi\u00f9 stretti alleati che occorre battersi, al momento attuale, se ci si intende avviare, come d\u2019auspicio, verso un processo di democratizzazione dei rapporti internazionali, verso un mondo, dunque, in cui tra gli Stati viga un rapporto di uguaglianza e non di sottomissione ad un\u2019unica monarchia universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fonte:<\/strong><\/em> http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/trump-e-la-politica-estera\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono molti oggi ad aver individuato in Donald Trump un elemento di rottura rispetto alla linea tracciata dall\u2019Amministrazione precedente. 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