{"id":6001,"date":"2017-01-10T17:22:16","date_gmt":"2017-01-10T17:22:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6001"},"modified":"2017-01-13T16:15:55","modified_gmt":"2017-01-13T16:15:55","slug":"i-pesi-massimi-della-disinformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=6001","title":{"rendered":"I pesi massimi della disinformazione"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Il dibattito sulle cosiddette <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>fake news<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e sulla post verit\u00e0, divenuto attuale con l\u2019elezione di <strong>Donald Trump<\/strong> alla presidenza USA, \u00e8 arrivato anche in Ticino. Quotidiani e portali ci propinano articoli al riguardo con cadenza quasi quotidiana, e giornalisti e opinionisti sembrano generalmente concordi nell\u2019affermare che il mix micidiale di bufale e social network sia destinato a distruggere la stampa. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Intanto, nella vicina Penisola c\u2019\u00e8 chi, come <\/span><a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/e7280576-cddc-11e6-864f-20dcb35cede2\"><strong><span lang=\"it-IT\">Giovanni Pitruzzella<\/span><\/strong><\/a><span lang=\"it-IT\">, arriva addirittura ad invocare l\u2019introduzione di un servizio di censura per far fronte al fenomeno. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Nella Svizzera italiana, le voci critiche contro questi deliri liberticidi sono rare e paradossalmente si levano principalmente da destra, ad immagine per esempio di <\/span><a href=\"http:\/\/blog.ilgiornale.it\/foa\/2017\/01\/02\/sui-giornali-una-fake-news-enorme-e-ora-che-si-fa-cari-pitruzzella-e-compagni-li-chiudiamo\/\"><strong><span lang=\"it-IT\">Marcello Foa<\/span><\/strong><\/a><span lang=\"it-IT\">. A sinistra, eccezion fatta per l\u2019intervista a <a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5962\"><strong>Vladimiro Giacch\u00e9<\/strong><\/a> ripubblicata la settimana scorsa da <em>sinistra.ch<\/em><\/span><span lang=\"it-IT\">, tutto tace. Anzi, peggio: l\u2019ormai (tristemente) noto portale <a href=\"http:\/\/gas.social\/chi-siamo\/\"><em>gas.social<\/em><\/a> si allinea in pieno con quel <\/span><span lang=\"it-IT\">\u201cpensiero dominante\u201d a cui finge di porsi come \u201calternativa\u201d<\/span><span lang=\"it-IT\">. Particolarmente rivelatore \u00e8 l\u2019<\/span><span lang=\"it-IT\">articolo<\/span><span lang=\"it-IT\"> pubblicato recentemente dal prolifico <a href=\"http:\/\/gas.social\/2017\/01\/la-baldanza-post-verita-suicidio-informazione\/\"><strong>Jacopo Scarinci<\/strong><\/a>, nel quale si afferma che l\u2019influenza della rete andrebbe \u201csgonfiata\u201d per investire maggiormente in un giornalismo serio \u2013 quello di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Politico<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Repubblica<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Le Monde<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> per intenderci, che poi \u00e8 esattamente lo stesso del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Giornale<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Le Figaro<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Le Temps<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> e del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Tages Anzeiger<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Nessuna riflessione sul fatto che da sempre le grandi testate e le agenzie d\u2019informazione europee e americane stravolgano le notizie a loro piacimento. E soprattutto nessuna menzione \u2013 in nessun articolo del GAS! \u2013 dell\u2019ultimo giornale europeo che fa del giornalismo di inchiesta, critico ed indipendente: vale a dire <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Le Monde diplomatique<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. Per colmare questo vuoto nel dibattito ticinese sulle <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>fake news<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, ecco dunque la traduzione di un pezzo di opinione pubblicato sul numero di gennaio del \u201cDipl\u00f2\u201d, a firma di <strong>Pierre Rimbert<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><em>Damiano Bardelli<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/snopes-fake-news-sites.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6002\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/snopes-fake-news-sites-300x166.jpg\" alt=\"snopes-fake-news-sites\" width=\"300\" height=\"166\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/snopes-fake-news-sites-300x166.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/snopes-fake-news-sites-768x426.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/snopes-fake-news-sites-480x266.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/snopes-fake-news-sites-901x500.jpg 901w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/snopes-fake-news-sites.jpg 950w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Con la sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali, le direzioni dei giornali di New York, Londra o Parigi scoprono una verit\u00e0 allarmante. I media mentono. Ma non loro, ovviamente: gli altri. Dei giornali online vicini alla destra radicale americana, dei blog oscuri creati in Macedonia, dei \u201ctroll\u201d che pubblicano delle bufale (<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>fake news<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">) a palate: la ministra della giustizia avrebbe ordinato di \u201ccancellare immediatamente tutti i tatuaggi rappresentanti la bandiera confederata\u201d, il papa sosterrebbe Donald Trump, la Clinton dirigerebbe una rete di pedofili con base nel retrobottega della pizzeria Comet Ping Pong a Washington\u2026 <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Queste storielle, trasmesse da Facebook, Twitter e Google avrebbero alterato il giudizio delle menti semplici che non leggono tutti i giorni il <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>New York Times<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">La stampa virtuosa non aspettava altro per scendere in trincea. \u201c\u00c8 una minaccia per la pertinenza e l\u2019utilit\u00e0 stessa della nostra professione\u201d afferma il 22 novembre 2016 la reporter-diva di CNN Christiane Amanpour. \u201cIl giornalismo e la democrazia sono in pericolo di morte.\u201d Un\u2019opinione condivisa dal <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>New York Times<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, di cui un editoriale-fiume intitolato \u201cVerit\u00e0 e menzogne nell\u2019era Trump\u201d (10 dicembre 2016) incrimina i social network e deplora l\u2019indifferenza popolare nei confronti delle informazioni affidabili \u2013 crudele ironia, la versione online del testo era condita da una pubblicit\u00e0 di un sito di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>fake news<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> che annunciava la morte dell\u2019attore Alec Baldwin. A credere al <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Washington Post <\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">(24 novembre 2016), l\u2019epidemia di false notizie proverrebbe piuttosto da una \u201ccampagna di propaganda sofisticata\u201d guidata dalla Russia; ma l\u2019inchiesta si basa su delle fonti cos\u00ec poco affidabili da esser stata a sua volta denunciata come un \u201ccaso chimicamente puro di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>fake news<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u201d da parte del giornalista Glenn Greenwald (<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>The Intercept<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, 26 novembre 2016).<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\">\u00c8 chiaro: prima dell\u2019entrata in campagna di Trump, la democrazia e la verit\u00e0 trionfavano. Certo, i media vivevano grazie alla pubblicit\u00e0 che prometteva il benessere ai consumatori di Coca-Cola, e trasmettevano delle \u201cnotizie\u201d fabbricate ad arte dalle agenzie di comunicazione. Ma le \u201cfalse notizie\u201d si chiamavano \u201cinformazioni\u201d, visto che erano pubblicate in buona fede da giornalisti professionisti.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span lang=\"it-IT\">Quelli che ingannarono la Terra intera nel dicembre 1989 con i finti carnai di Timisoara, in Romania; quelli che diffondevano senza verifiche, nell\u2019ottobre 1990, la favola dei soldati iracheni che distruggevano le incubatrici di un reparto maternit\u00e0 in Kuwait con lo scopo preciso di preparare l\u2019opinione pubblica ad un intervento militare; quelli che rivelavano sulla prima pagina di <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Le Monde<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> (8 e 10 aprile 1999) il piano \u201cFerro di cavallo\u201d ordito dai Serbi per liquidare i Kosovari \u2013 un\u2019invenzione dei servizi segreti tedeschi destinata a legittimare i bombardamenti su Belgrado. Senza dimenticare le eminenze del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>New York Times<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Washington Post <\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">o del <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Wall Street Journal<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">,<\/span><i> <\/i><span lang=\"it-IT\">che trasmisero nel 2003 le prove immaginarie della presenza di armi di distruzione di massa in Iraq, con lo scopo di aprire la strada alla guerra.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\">Ormai, il loro monopolio dell\u2019influenza si sgretola, e lanciano maledizioni a destra e a manca: i pesi massimi della disinformazione s\u2019indignano che dei dilettanti della bufala non abbiano chiesto il loro permesso per prendere per il naso i lettori.<\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"it-IT\" align=\"justify\"><em><strong>Pierre Rimbert<\/strong><\/em><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"fr-CH\" align=\"justify\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><span lang=\"it-IT\">Fonte:<\/span><\/span> <span lang=\"it-IT\"><i>Le Monde diplomatique<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">, gennaio 2017<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dibattito sulle cosiddette fake news e sulla post verit\u00e0, divenuto attuale con l\u2019elezione di Donald Trump alla presidenza USA, \u00e8 arrivato anche in Ticino. Quotidiani e portali ci propinano articoli al riguardo con cadenza quasi quotidiana, e giornalisti e opinionisti sembrano generalmente concordi nell\u2019affermare che il mix micidiale di bufale e social network sia destinato a distruggere la stampa. Intanto, nella vicina Penisola c\u2019\u00e8 chi, come Giovanni Pitruzzella, arriva addirittura ad invocare l\u2019introduzione di un servizio di censura per far fronte al fenomeno. 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