{"id":5997,"date":"2016-09-12T22:42:02","date_gmt":"2016-09-12T22:42:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5997"},"modified":"2017-01-09T22:46:40","modified_gmt":"2017-01-09T22:46:40","slug":"73-mostra-darte-cinematografica-di-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5997","title":{"rendered":"73\u00b0 Mostra d\u2019Arte Cinematografica di Venezia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa donna partita\u201d, toccante film sociale in una superba fotografia in bianco e nero di Lav Diaz ha meritatamente vinto il Leone d\u2019Oro di Venezia 73. \u00c8 una pellicola di solo quattro ore, rispetto alle otto dei precedenti film dell\u2019autore, varrebbe la pena che la televisione trasmettesse i film del regista filippino a puntate, facendolo finalmente conoscere al grande pubblico. Il perfetto \u201cLa regi\u00f3n salvaje\u201d di Amat Escalante ci racconta la dura realt\u00e0 sociale messicana e ha vinto insieme a \u201cParadiso\u201d dell\u2019insuperato maestro russo \u2013 sovietico Andrej Kon\u010dalovskij, che ha portato la storia della barbarie nazista e della Resistenza e vittoria del popolo sovietico, il Leone d\u2019Argento ex aequo per la regia.<\/p>\n<p>Molti altri i film che devono essere ricordati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I geniali Peter Brosens e Jessica Woodworth, gi\u00e0 autori del capolavoro \u201cLa quinta stagione\u201d, portano a Venezia 73 l\u2019arguta e intelligente commedia \u201cIl re dei belgi\u201d, una scanzonata riflessione sulla fragilit\u00e0 del Belgio, nazione in cui i fiamminghi rivendicano un separatismo dalle forti tinte egoiste. Nel film un sovrano incolore, Nicola III, si trova a Istanbul nel quadro di un incontro bilaterale volto a portare in dono una copia in miniatura dell\u2019Atomium brussellese, quando una tempesta solare azzera telefonia e voli aerei, proprio mentre gli \u00e8 stata comunicata la secessione dei valloni francofoni, stufi del razzismo dei fiamminghi. Il sovrano decide allora di tentare un rocambolesco rientro in patria, eludendo il protocollo turco, finendo in Bulgaria tra le ragazze di un coro tradizionale che inneggiano ai comunisti e alla giovent\u00f9 del partito, i komsomoli dai quattrodici anni in su e i pionieri dai sei ai quattordici anni, cantando sotto un grande monumento dalla possente stella rossa e in Serbia tra vecchi combattenti jugoslavi e poi serbi, che organizzano pantagrueliche mangiate innaffiate dalla rakija. Ad accompagnare il monarca un po\u2019 di funzionari del protocollo e un regista inglese che non disdegna i piaceri della vita. Ogni fotogramma \u00e8 contrappuntato dalla musica, tra tutte le suonerie dei cellulari con l\u2019inno europeo, il grande Bach per doppio clavicembalo, il Bolero di Ravel ad accompagnare la notte campagnola ed etilica. Alla fine la sgangherata combriccola recupera una barchetta in Montenegro e arriva in Albania, scambiandola per l\u2019Italia. La ripresa delle telecomunicazioni riporter\u00e0 la vita di tutti nel grigiore dell\u2019ufficialit\u00e0, ma il seme della libert\u00e0 dispiegata fuori da ogni protocollo indica la sola strada percorribile per l\u2019esistenza dei singoli, delle nazioni e dei popoli. Un ammonimento che i registi regalano agli spettatori, probabilmente con la speranza che si facciano cittadini consapevoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con terribile crudezza Ulrich Seidl denuncia in \u201cSafari\u201d la stupidit\u00e0 umana dei cacciatori di animali della savana, girando in Namibia e Sudafrica un film documentario nel suo classico stile sobrio e acuto, tra bavaresi e austriaci innamorati delle armi per evidente compensazione psicologica delle loro frustrazioni e per di pi\u00f9 profondamente razzisti nei confronti delle popolazioni locali. Il risultato \u00e8 violentemente urticante e giustamente accusatorio, senza piet\u00e0 e senza possibile redenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente a Venezia, primo tra i grandi festival internazionali, la videoarte diventa cinema riconosciuto e ammesso in concorso. \u201cSpira Mirabilis\u201d dei milanesi Massimo D&#8217;Anolfi e Martina Parenti \u00e8 un\u2019opera contrappuntata\u00a0 dalle parole di Borges in cui la potente forza comunicativa di ciascun fotogramma restituisce per intero l\u2019armonia della terra e la necessit\u00e0 della musica, la geometria della natura e quella dell\u2019uomo. La medusa immortale e autorigenerantesi \u00e8 cos\u00ec il paradigma di una forma che si ripresenta negli xilofoni metallici tondi e concavi, la ricerca del senso invita all\u2019assoluto e allora le vette del Duomo di Milano restituiscono la stessa profondit\u00e0 del rispetto del creato trasmessaci dalle tradizioni dei pellirosse, perseguitati dal governo statunitense dopo prolungati e devastanti stermini. Ecco quindi che le immagini delle aggressioni subite dai nativi americani negli anni \u201970 si ricongiungono con la sciamanica storia della creazione da loro tramandata e che apre il film, una sintonia e una cointeressenza del mondo e i suoi elementi, aria, acqua, terra, fuoco, che \u00e8 al contempo cura del corpo e dell\u2019anima, come dimostrano le immagini della musicoterapia nei reparti di pediatria intensiva degli ospedali. \u00c8 un\u2019armonia arcana, come l\u2019assolutamente scientifica spirale logaritmica, evoluzione cartesiana di quella archimedea, che unisce poeticamente il film, in cui i suoni della natura e l\u2019agire dell\u2019uomo interagiscono in una sintesi capace di diventare grande cinema, con buona pace dei cineanalfabeti che hanno bollato questa opera significativa e sorprendente come \u201cnon cinema\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Deludente Paolo Sorrentino con \u201cIl papa giovane\u201d, serie per la televisione girata nel classico stile barocco del regista, il risultato \u00e8 di grande qualit\u00e0 artistica nella forma, ma di molto dubbia qualit\u00e0 nei contenuti. Jude Law interpreta un papa belloccio e un po\u2019 fuori di testa, schiacciato tra il realismo della vita quotidiana dei fedeli e un feroce conservatorismo, verso il quale propender\u00e0 con cupezza ieratica, a partire dal nome scelto, Pio XIII, richiamo ai pessimi due predecessori con lo stesso nome. Il risultato \u00e8 forzato, manieristico, irrealistico, per nulla evangelico, temperato solo dalla bravura del cardinal Silvio Orlando, grande manovratore della curia, ma anche appassionato tifoso del Napoli Calcio, per altro come il regista, che infatti guarda a lui con benevola comprensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amanda Kernell presenta una straordinaria opera prima, \u201cSangue lappone\u201d, dedicata al razzismo, agghiacciante e feroce, che gli svedesi hanno pratico a met\u00e0 del Novecento contro i lapponi, o meglio i sami, nella loro lingua, accusati di essere ritardati e ladri, confinati in scuole speciali, senza alcun diritto di accedere all\u2019insegnamento superiore e all\u2019universit\u00e0. Una discriminazione che ci viene raccontata attraverso il coraggio e la forza di Elle Marja, interpretata dalla giovanissima e notevole Lene Cecilia Sparrok, una ragazza che scappa ad Uppsala e riesce, vincendo mille asperit\u00e0, a terminare gli studi. Il funerale della sorella riporter\u00e0 Elle Marja tra le bellezze artiche, montagne, laghi, cieli, rappacificandola con le sue origini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNon guardarmi nel piatto\u201d, ma potremmo dire, \u201cnon starmi addosso\u201d, \u201clasciami vivere\u201d, \u00e8 la la traduzione del titolo croato \u201cNe gledaj mi u pijat\u201d, opera prima della regista Hana Ju\u0161i\u0107, con una protagonista, Marijana, interpretata con bravura e sensualit\u00e0 da Mia Petri\u010devi\u0107, capace di essere silenziosamente pi\u00f9 forte del conformismo, dell\u2019arretratezza culturale e della violenza della Croazia, di oggi che si scaraventano contro di lei in ogni situazione, a casa, al lavoro, nel mondo che la circonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In concorso \u201cEl Cristo ciego\u201d di Christopher Murray, film in cui il riverbero di dio si rende muto e cieco, nella silenziosa disperazione degli ultimi della terra. Eppure proprio cos\u00ec l&#8217;umanit\u00e0 si erge in tutta la sua dignit\u00e0, pi\u00f9 forte del dolore e della pampa del Tamarugal, nel Tarapac\u00e0 cileno, non lontano da Iquique.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La violenza delle manovre di aggiustamento imposte dall&#8217;Unione Europea al Portogallo emergono con inusitata durezza in S\u00e3o Jorge di Marco Martins, girato a Setubal tra gli immigrati brasiliani e africani del quartiere di Bellavista nel barrio Jamaica.\u00a0Un pugile, gi\u00e0 metalmeccanico, dopo la chiusura della fabbrica \u00e8 costretto a ridursi a esattore dei debiti di una finanziaria per assicurare, o almeno provarci, un futuro al figlio e alla moglie brasiliana. Il contrasto tra la cupezza delle circostanze e la luce interiore dei personaggi confligge nell\u2019asperit\u00e0 di una realt\u00e0 che si \u00e8 dimenticata l&#8217;uomo e i suoi diritti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019israeliana Rama Burshtein, sempre nel solco di una radicalit\u00e0 positiva del sentimento religioso, di fatto un sentimento comune ai monoteismi mediterranei, racconta, allo stesso modo dello splendido \u201cRiempire il vuoto\u201d, come le proprie convinzioni, poco cambia se religiose o ideologiche, quando indirizzare alla vittoria dei valori dell\u2019eguaglianza e del rispetto reciproco, siano grandi motori dell\u2019umanit\u00e0. Ecco allora che la protagonista della divertente commedia \u201cAttraverso il muro\u201d vincer\u00e0 ogni perplessit\u00e0, soprattutto delle persone a lei pi\u00f9 vicine, coronando il suo desiderio di affetto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa donna partita\u201d, toccante film sociale in una superba fotografia in bianco e nero di Lav Diaz ha meritatamente vinto il Leone d\u2019Oro di Venezia 73. \u00c8 una pellicola di solo quattro ore, rispetto alle otto dei precedenti film dell\u2019autore, varrebbe la pena che la televisione trasmettesse i film del regista filippino a puntate, facendolo finalmente conoscere al grande pubblico. 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