{"id":5990,"date":"2017-01-09T11:04:58","date_gmt":"2017-01-09T11:04:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5990"},"modified":"2017-01-09T11:04:58","modified_gmt":"2017-01-09T11:04:58","slug":"il-terrorismo-in-medio-oriente-cambiano-alleanze-e-rapporti-di-forza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5990","title":{"rendered":"Il terrorismo in Medio Oriente. Cambiano alleanze e rapporti di forza."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Gli attentati terroristici di Capodanno a Istanbul, dove sono state uccise trentanove persone, e del 19 dicembre a Ankara, dove \u00e8 stato ucciso l\u2019ambasciatore russo Andrey Karlov, e a Berlino, dove sono state uccise dodici persone, per quanto possano essere diversi, hanno qualcosa che li lega. Il collegamento \u00e8 rappresentato da quanto \u00e8 accaduto in Siria. Qui, la caduta di Aleppo non ha rappresentato soltanto la caduta della principale citt\u00e0 siriana nelle mani del fronte jihadista che combatte il presidente siriano Assad.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale, rappresenta la sconfitta delle forze jihadiste in Siria, che ora si vendicano nei confronti di chi li aveva appoggiati, cercando di utilizzarli ai propri fini, per poi abbandonarli. Non si tratta di una novit\u00e0 assoluta. L\u2019ex agente dei servizi segreti militari italiani, Nino Arconte, ha rivelato, come ho riportato nel mio libro \u201cLa terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico\u201d, che alla radice dell\u2019odio contro gli Usa e l\u2019Europa fu il \u201ctradimento\u201d dei governi occidentali, che avevano utilizzato i fondamentalisti islamici contro i governi laici del Medio-Oriente negli anni \u201980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, la caduta di Aleppo non segna soltanto la sconfitta strategica del fronte jihadista. La guerra civile si \u00e8, sin dall\u2019inizio, trasformata in una miniguerra mondiale. Essa \u00e8 stata il terreno di scontro tra potenze maggiori, cio\u00e8 tra Usa e Francia, da una parte, e Russia e, sebbene in modo indiretto, Cina, dall\u2019altra. Inoltre, \u00e8 stata terreno di scontro tra potenze regionali, cio\u00e8 tra Iran, da una parte, e Arabia Saudita, Turchia e Qatar, dall\u2019altra. Quindi, la caduta di Aleppo segna la sconfitta di tutti coloro i quali avevano sollecitato o sfruttato le cosiddette primavere arabe per promuovere l\u2019abbattimento dei governi laici del Medio-Oriente, tra i quali quelli di Gheddafi e di Assad.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, non dobbiamo dimenticare che, se \u00e8 vero che gli attentati in Europa, quelli di Bruxelles, di Nizza, e di Berlino sono stati organizzati o almeno ispirati dall\u2019Isis, \u00e8 altrettanto vero che:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">a) L\u2019Isis si afferma in Siria, a seguito dello scoppio della guerra civile;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">b) La guerra civile in Siria ha il via libera di Usa e Francia, che speravano di cavalcare l\u2019ondata della contestazione per liberarsi di Assad e indebolire la Russia e l\u2019Iran, recuperando spazi strategici e economici;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">c) La guerra contro Assad \u00e8 stata finanziata da stati fondamentalisti come l\u2019Arabia Saudita e il Quatar, che sono alleati di Usa e Europa occidentale. A questi stati arabi e alla loro classe di rentier parassitari gli europei vendono miliardi in armi e permettono la partecipazione al capitale delle proprie maggiori imprese e banche;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">d) La guerra contro Assad \u00e8 stata condotta con il ruolo organizzativo decisivo della Turchia, che ha permesso, fra le altre cose, l\u2019apertura del corridoio tra Siria e Europa attraverso cui sono transitati i foreign fighters europei, tra cui gli autori di attentati come quello a Charlie Hebdo;<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">e) Le potenze occidentali e arabe hanno appoggiato le formazioni jihadiste, come Al Nustra, gi\u00e0 emanazione di Al Quaida, che hanno rapidamente assunto l\u2019egemonia nella lotta contro Assad.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\">f) Il tutto \u00e8 stato avallato e coordinato da Hillary Rodham Clinton.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2, a differenza di Gheddafi in Libia, Assad non si \u00e8 trovato isolato e alla merc\u00e9 di un ampio fronte di avversari. Con la Libia la Russia e la Cina non posero il veto alla risoluzione Onu, che, sebbene in modo ambiguo, permise le incursioni aeree della Nato contro Gheddafi e fece pendere i rapporti di forze a favore delle formazioni ribelli, anche l\u00ec, come si \u00e8 visto successivamente, egemonizzate dai jihadisti. Con la Siria, la Russia e la Cina non solo hanno chiarito che non ci sarebbe stata alcuna benedizione Onu a un bombardamento occidentale, ma \u00e8 stata la Russia a intervenire direttamente con la propria aeronautica. Inoltre, la posizione geografica della Siria ha reso possibile l\u2019arrivo di aiuti dal \u201cfronte sciita\u201d, composto da hezbollah libanesi e milizie sciite iraniane e irachene. Dunque, a uscire sconfitti dal conflitto siriano sono gli Usa, in particolare la linea politica di Obama e Clinton in Medio-Oriente, l\u2019Europa occidentale, in particolare la Francia, e le potenze regionali sunnite, Turchia, Arabia Saudita e Qatar.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La linea Obama-Clinton in Medio-Oriente, orientata al regime change e basata su proxy wars combattute da milizie locali, sostanzialmente jihadiste-islamiche, con l\u2019appoggio aereo occidentale, \u00e8 fallita, come era chiaro gi\u00e0 da molto tempo prima della caduta di Aleppo. Le conseguenze principali della sconfitta degli statunitensi e dei loro alleati occidentali e arabi sono tre:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a)<em> Il mutamento delle alleanze in Medio-Oriente.<\/em> La Turchia, resasi conto della sconfitta e arrivata a un passo da un disastroso scontro militare con i russi, ha fatto una inversione a U sul piano delle alleanze, stringendo un accordo con la Federazione Russa e abbandonando le formazioni jihadiste di cui fino ad allora era stato lo sponsor pi\u00f9 diretto. La catena di attentati terroristici che insanguina la Turchia pi\u00f9 di altri Paesi \u00e8 dovuta proprio a tale giravolta. Inoltre, molto probabilmente il tentativo di colpo di stato di luglio, subito abortito, fu una reazione, forse ispirata dagli Usa, degli ufficiali turchi legati alla Nato a questo brusco cambiamento di rotta. Secondo alti ufficiali Usa, oggi tutto il personale militare turco che lavorava stabilmente con la Nato \u00e8 stato arrestato, con immaginabili conseguenze anche sul piano pratico nei rapporti tra Nato e Forze Armate turche. Non bisogna dimenticare che la Turchia ha, dopo gli Usa, l\u2019esercito pi\u00f9 potente della Nato e che copre il decisivo fianco Sud-Est dell\u2019Alleanza. Le scelte turche in termini di alleanze e le conseguenze del fallito colpo di stato indeboliscono gli Usa, la Nato e il loro sistema di alleanze nel Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b)<em> Il mutamento dei rapporti di forza a livello internazionale.<\/em> A uscire vincente, almeno fino ad ora, \u00e8 la Russia. Questa, per la prima volta dalla fine dell\u2019Urss, riacquista un ruolo decisivo a livello internazionale, riuscendo a mettere sotto scacco gli Usa e i loro alleati europei e arabi. La Russia, invece di essere cacciata dal Medio-Oriente, come era nella strategia della Clinton, si \u00e8 insediata ancora pi\u00f9 saldamente nel Mediterraneo, incrinando la compattezza della Nato. Oltre a conservare in Siria la base navale di Latakia e a acquisire in modo permanente quella aerea di Hmeimin, la Russia si \u00e8 assicurata mediante l\u2019alleanza con la Turchia, non solo il passaggio degli oleodotti dalla Russia verso l\u2019Europa, ma anche il passaggio della flotta della Crimea (decisivo il mantenimento del controllo russo sulla penisola) attraverso il Bosforo. In questo modo si risolve uno dei problemi strategici della Russia, la mancanza di un accesso ai mari caldi, rendendo possibile mantenere operativa la propria flotta anche durante l\u2019inverno che blocca i porti nordici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c) <em>Il mutamento drastico della linea politica estera e del gruppo dirigente statunitense.<\/em> Il disastro prodotto da Hillary Clinton come ministro degli esteri soprattutto in Medio-Oriente \u00e8 una delle cause della sua mancata elezione alla Casa Bianca. Allo stesso tempo, la sconfitta statunitense in Siria e in Medio-Oriente ha contribuito alla vittoria di Trump. Questi, ha basato la sua campagna elettorale, tra le altre cose, sul cambiamento di rotta rispetto alla Russia. Ci\u00f2, in parte, rappresenta la registrazione del mutamento dei rapporti di forza usciti dal campo di battaglia, nella consapevolezza che solo con un accordo con la Russia si pu\u00f2 uscire dal ginepraio siriano. In parte, per\u00f2, \u00e8 la dimostrazione che, alla fin fine, il vero avversario strategico degli Usa \u00e8 la Cina, unico Paese in grado, in prospettiva, di metterne in discussione l\u2019egemonia mondiale. La Russia ha dimostrato notevoli capacit\u00e0 militari. Inoltre, ha un arsenale nucleare pari a quello degli Usa e possiede vastissime risorse in materie prime. Ma demograficamente, e ancor pi\u00f9 economicamente e industrialmente \u00e8 tutt\u2019altro che un peso massimo, con un Pil nominale al di sotto di quello italiano e un Pil pro-capite quattro\/cinque volte inferiore. Evitare che si saldi un blocco russo-cinese, \u00e8 l\u2019orientamento che, se Trump riuscir\u00e0 a mantenere i propositi dichiarati fino ad ora, ispirer\u00e0 la prossima amministrazione statunitense. In tal caso, la linea diplomatica statunitense con la Russia sarebbe una versione rovesciata della strategia adottata nel 1972 dal presidente Nixon con la Cina di Mao. All\u2019epoca Nixon isol\u00f2 l\u2019Urss dalla Cina, oggi Trump cerca di fare il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strategia del presidente Obama, premio Nobel per la pace, si lascia dietro una scia di distruzioni, sangue e caos, come poche altre volte \u00e8 accaduto nella storia degli ultimi due secoli, quando gli imperialismi avevano come obiettivo quello di organizzare i territori sottomessi. Il regime change obamiano-clintoniano non ha prodotto alcun governo democratico-liberale, ma ha promosso l\u2019ondata di piena del jihadismo, con il suo corollario di lotte settarie tra sciiti e sunniti e brutali massacri, e l\u2019affermazione, nel migliore dei casi, di signori della guerra o di regimi militari. Contrariamente a quanto sostengono alcune fonti, tra cui siti come Open democracy, finanziato da Soros e dalla Fondazione Ford, in Siria non abbiamo assistito a una lotta popolare contro un sanguinario dittatore, secondo lo stereotipo applicato ai personaggi e ai regimi scomodi per l\u2019Occidente. Il carattere della guerra in Siria \u00e8 passato rapidamente da guerra civile a guerra di aggressione dall\u2019esterno. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto perch\u00e9 i Paesi occidentali e i loro alleati arabi hanno dato inizio alla lotta per rovesciare il governo siriano, mediante milizie provenienti dall\u2019esterno del Paese. Nessuna meraviglia che il governo siriano, messo alle strette, abbia accettato e sollecitato l\u2019aiuto russo e degli altri Paesi del fronte sciita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, sarebbe bene evitare, da una parte, di subordinarsi a una logica di neutralismo, astrattamente al di sopra delle parti, e, dall\u2019altra parte, a una logica di schieramento acritico, che tenga conto soltanto dei rapporti di forza militari. Il governo Assad ha combattuto una guerra il cui carattere prevalente, anche se non esclusivo, \u00e8 quello di guerra di aggressione dall\u2019esterno. La Federazione russa ha bloccato l\u2019aggressivit\u00e0 dell\u2019imperialismo occidentale, per la prima volta dalla fine dell\u2019Urss, e sconfitto Isis e jihadisti. Ma la Russia di oggi non \u00e8 l\u2019Urss. L\u2019evoluzione dei rapporti di produzione capitalistici in Russia non \u00e8 assimilabile a quella registrata negli Usa e che li spinge a un ruolo espansivo e aggressivo. Rimane, per\u00f2, il fatto che oggi la Russia \u00e8 un Paese capitalista, fondato su una classe di oligopolisti, che si muove in base ai suoi interessi economici e geostrategici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto principale su cui focalizzarsi \u00e8, quindi, un altro: la ricostruzione di una sinistra con un punto di vista autonomo in Medio-Oriente. Qui, la sinistra \u00e8 stata ridotta ai minimi termini da tre fattori. Il primo \u00e8 rappresentato dalla crisi agricola, dovuta principalmente all\u2019inserimento nel mercato capitalistico mondiale, e dal processo di urbanizzazione troppo rapido e massiccio. Il secondo \u00e8 l\u2019abbandono da parte dei regimi laici populistici di politiche socialisticheggianti per aderire alle indicazioni neoliberiste del Fmi e dei Paesi capitalistici avanzati. Fatto questo che li ha portati a tramutarsi spesso in regimi burocratico-autoritari. Il terzo \u00e8 l\u2019emergere del radicalismo islamico che si \u00e8 affermato sia per l\u2019appoggio dell\u2019imperialismo occidentale e di alcuni regimi autoritari, sia per la capacit\u00e0, grazie ai fondi delle petromonarchie reazionarie arabe, di offrire agli ex contadini inurbati un welfare che lo stato non era in grado di offrire. Gli islamici radicali, in particolare quelli di orientamento jihadista, sono stati l\u2019arma usata per schiacciare la sinistra, indebolita dai suoi errori e dalla crisi e poi dal crollo dell\u2019Urss. Nello specifico la Siria \u00e8 stata travolta dalla imponente crescita demografica, dalla siccit\u00e0, durata dal 2006 al 2011, dalla crisi agricola e dall\u2019esodo massiccio dei contadini nelle citt\u00e0. Inoltre, la Siria di Assad ha praticato la politica pi\u00f9 aperta tra gli stati dell\u2019area verso chi era in fuga dalla guerra, accogliendo, oltre a mezzo milione di palestinesi, circa 1,5 milioni di iracheni. In proporzione, \u00e8 come se in Francia ci fosse una guerra e sette-otto milioni di francesi si rifugiassero in Italia, considerando, in aggiunta, che le condizioni economiche della Siria non sono neanche lontanamente paragonabili a quelle di un Paese avanzato e industrializzato come l\u2019Italia. Possiamo dire che la guerra in Siria \u00e8 stata l\u2019ultimo effetto del domino iniziato con l\u2019invasione dell\u2019Iraq nel 2003 da parte degli Usa e proseguito negli anni successivi con il contributo degli europei occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente, quindi, che senza la sconfitta militare del jihadismo e delle componenti del radicalismo islamico fanaticamente avverse a qualsiasi accordo con le forze laiche non si pu\u00f2 parlare di ricostruzione di un movimento popolare o di rinascita della sinistra. Inoltre, la sconfitta del jihadismo passa per la sconfitta dei suoi sponsor internazionali pi\u00f9 o meno diretti. La lotta, per\u00f2, non pu\u00f2 essere svolta solamente sul piano militare, in quanto per le ragioni suddette, la riuscita della battaglia contro il jihadismo e l\u2019imperialismo richiede la capacit\u00e0 di offrire soluzioni economiche, politiche e sociali accettabili alle masse impoverite del Medio-Oriente alle prese con le conseguenze non solo dei cambiamenti climatici, ma soprattutto con la globalizzazione capitalistica. A questo proposito, \u00e8 evidente che una tale lotta deve avere un appoggio all\u2019interno del centro del sistema capitalistico mondiale, che \u00e8 determinante sui processi economici e politici che hanno un impatto cos\u00ec devastante sul Medio-Oriente. Di conseguenza, anche la sinistra europea occidentale \u00e8 direttamente chiamata in causa. Non si tratta, per\u00f2, soltanto di offrire una solidariet\u00e0 umanitaria o di manifestare per la pace. La lotta per la pace e per la stabilizzazione del Medio-Oriente passa soprattutto per la critica alla collusione degli stati europei con le petromonarchie arabe, a una alleanza militare occidentale, la Nato, che dopo la fine dell\u2019Urss non ha pi\u00f9 alcuna ragione di esistere, e, infine, all\u2019Europa capitalistica nel suo assetto attuale. Passa, quindi, per la critica di quei processi di integrazione economica e valutaria che, accentuando la contrazione della base produttiva e della domanda interna, spingono i Paesi europei a espandersi all\u2019estero e a controllare aggressivamente i mercati e le fonti energetiche del Medio-Oriente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli attentati terroristici di Capodanno a Istanbul, dove sono state uccise trentanove persone, e del 19 dicembre a Ankara, dove \u00e8 stato ucciso l\u2019ambasciatore russo Andrey Karlov, e a Berlino, dove sono state uccise dodici persone, per quanto possano essere diversi, hanno qualcosa che li lega. Il collegamento \u00e8 rappresentato da quanto \u00e8 accaduto in Siria. Qui, la caduta di Aleppo non ha rappresentato soltanto la caduta della principale citt\u00e0 siriana nelle mani del fronte jihadista che combatte il presidente siriano Assad. 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