{"id":5779,"date":"2016-11-14T16:24:47","date_gmt":"2016-11-14T16:24:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5779"},"modified":"2016-11-17T01:33:08","modified_gmt":"2016-11-17T01:33:08","slug":"trump-il-castigo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5779","title":{"rendered":"Trump, il castigo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il testo seguente \u00e8 la traduzione di un articolo apparso su <a href=\"http:\/\/www.monde-diplomatique.fr\/carnet\/2016-11-09-usa-elections-president-chatiment-trump\">Le Monde diplomatique.fr<\/a> in data 9 novembre 2016. <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Cominciata diciotto mesi fa, l&#8217;elezione presidenziale\u00a0\u2013 dopo le decine di scrutini delle primarie, due convention alquanto spettacolari svoltesi in Stati industrialmente dissestati, decine di migliaia di pubblicit\u00e0 politiche e parecchi miliardi di dollari \u2013 si \u00e8 risolta in una sfida tra due americani ricchissimi, entrambi residenti a New York e detestati dalla maggioranza della popolazione. Alla fine \u00e8 stato il candidato repubblicano &#8211; incolpato dai media, dalle \u00e9lite di Washington e dai dirigenti del \u00absuo\u00bb stesso partito \u2013 a imporsi. Colui che ha speso di meno e che tutti davano come perdente.<\/p>\n<p>Durante questa interminabile campagna, l&#8217;attenzione dei commentatori si \u00e8 spesso rivolta sulle provocazioni razziste e sessiste del futuro presidente degli Stati Uniti, sui suoi scandali ed eccessi; <strong>Hillary Clinton<\/strong>, invece, \u00e8 stata presentata come la candidata preparata sin da sempre nell&#8217;ottica di ereditare la Casa Bianca. Ma rassicurare l&#8217;establishment e sedurre gli elettori sono pratiche non sempre compatibili.<\/p>\n<p>Alcuni gi\u00e0 analizzano i risultati come una prova della regressione degli Stati Uniti nel nazionalismo, nel \u00abpopulismo\u00bb, nel razzismo e nel <em>machismo<\/em>: in tal senso il voto repubblicano sarebbe stato principalmente determinato da un rifiuto dell&#8217;immigrazione, da un desiderio di ripiegamento, da una volont\u00e0 di restaurare le conquiste progressiste degli ultimi cinquant&#8217;anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, se <strong>Trump<\/strong> ha vinto, conseguendo \u2013 apparentemente \u2013 risultati migliori presso neri e <em>latinos<\/em> rispetto al suo predecessore <strong>Mitt Romney<\/strong>, \u00e8 prima di tutto perch\u00e9 i democratici si sono rivelati incapaci di conservare, nel 2016, l&#8217;appoggio degli elettori che <strong>Barack Obama<\/strong> aveva saputo convincere nel 2008 e nel 2012, in Florida e negli Stati della \u00abRust Belt\u00bb.<\/p>\n<p>La vittoria di Trump \u00e8 dunque anzitutto la sconfitta nel neoliberismo \u00abdi sinistra\u00bb personificato da Hillary Clinton, con il suo culto dei diplomi e degli esperti, la sua passione per l&#8217;innovazione e per i miliardari della Silicon Valley, la sua altezzosit\u00e0 sociale e intellettuale. Lo strumento del castigo \u00e8 senza dubbio temibile. Ma la lezione sar\u00e0 ricordata?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il testo seguente \u00e8 la traduzione di un articolo apparso su Le Monde diplomatique.fr in data 9 novembre 2016. Cominciata diciotto mesi fa, l&#8217;elezione presidenziale\u00a0\u2013 dopo le decine di scrutini delle primarie, due convention alquanto spettacolari svoltesi in Stati industrialmente dissestati, decine di migliaia di pubblicit\u00e0 politiche e parecchi miliardi di dollari \u2013 si \u00e8 risolta in una sfida tra due americani ricchissimi, entrambi residenti a New York e detestati dalla maggioranza della popolazione. Alla fine \u00e8 stato il candidato repubblicano &#8211; incolpato dai media, dalle \u00e9lite di Washington e dai dirigenti del \u00absuo\u00bb stesso partito \u2013 a imporsi. 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