{"id":5702,"date":"2016-10-26T22:21:43","date_gmt":"2016-10-26T22:21:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5702"},"modified":"2016-10-30T01:32:08","modified_gmt":"2016-10-30T01:32:08","slug":"il-difficile-presente-dellalbania-tra-consumismo-esasperato-e-cannoni-della-nato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5702","title":{"rendered":"Il difficile presente dell\u2019Albania tra consumismo esasperato e cannoni della NATO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Torno in Albania in occasione degli ottantacinque anni di <strong>Drit\u00ebro Agolli<\/strong>, portando alcune copie del mio libro dedicato alla \u201cLetteratura albanese\u201d negli anni del socialismo. Agolli \u00e8 stato in quei tempi il secondo e ultimo presidente dell\u2019Unione degli Scrittori, succeduto a <strong>Dhimit\u00ebr Simon Shuteriqi<\/strong>, su invito della cui vedova, Munever, ero stato in Albania dieci anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena arrivo la cerco. Abita ancora nella stessa casa che ha condiviso con l\u2019amato marito, partigiano come lei nella lotta antifascista e amico di <strong>Anna Seghers<\/strong>, quando entrambi dirigevano le rispettive Unioni degli Scrittori. Solo la via ha cambiato nome, non pi\u00f9 \u201cLavoratori della rinascita\u201d, ovvero coloro che hanno edificato il paese dopo il secondo conflitto mondiale, ma \u201cGeorge W. Bush\u201d, pessima intitolazione, capace tuttavia di dire molto sull\u2019Albania di oggi. Munever ha ora novantadue anni, ma \u00e8 meravigliosamente intraprendente, vive sola, in piena lucidit\u00e0 e autonomia. Le trasmetto tutta la mia amarezza nel vedere Tirana sempre pi\u00f9 vittima del consumismo. Locali, bar, ristoranti. Una citt\u00e0 buona per chi pu\u00f2 e vuole divertirsi, ma in cui con la scusa della modernit\u00e0 si abbattono i monumenti socialisti, come lo splendido stadio Qemal Stafa, per edificarne uno dai colori nazionali. Un nazionalismo piegato all\u2019alleanza con gli Stati Uniti, di cui sventolano parecchie bandiere per le strade della citt\u00e0, insieme a quelle del Kosovo, dell\u2019Unione Europea e pure della NATO, di cui l\u2019Albania fa parte dal 2009. Munever sconsolata assiste all\u2019affermarsi del capitalismo che dopo un quarto di secolo accresce il numero dei poveri e acuisce le diseguaglianze. Mi racconta di come Bruxelles pretenda costanti dichiarazioni contro il socialismo albanese per ammetterla nell\u2019Unione, di come le televisioni imbastiscano una campagna terribile per convincere le persone a non parlare bene del passato, soprattutto coi turisti, perch\u00e9 questo potrebbe pregiudicare le possibilit\u00e0 albanesi di entrare nell\u2019Unione. Le confermo che infatti, rispetto a dieci anni fa, devo vincere un iniziale muro di diffidenza per poter parlare in serenit\u00e0 con le persone che incontro delle conquiste del socialismo. I giovani sono vittime di questo tempo, sanno poco del passato e non sanno neppure orientarsi non solo nel presente, ma neppure nello spazio, a causa del ridimensionamento dell\u2019insegnamento della geografia. Restano stupiti, tra consapevolezza e tristezza, quando ricordo loro che \u00e8 il capitalismo ad obbligarli a lavorare pure la domenica, i loro genitori e i loro nonni passavano il giorno di riposo nei cinema, nei teatri e nelle Case del Popolo. Con il dolore negli occhi e la rabbia nella voce Munever mi racconta di trasmissioni televisive in cui <strong>Enver Hoxha<\/strong>\u00a0viene definito un nazista, quando lui insieme a tanti albanesi ha combattuto per la sconfitta del nazifascismo in Europa e per la libert\u00e0 dell\u2019Albania. La capisco e la abbraccio.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5703\" aria-describedby=\"caption-attachment-5703\" style=\"width: 169px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/munever.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5703\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/munever-169x300.jpg\" alt=\"Munever Shuteriqi, partigiana e moglie del primo presidente dell'Unione degli Scrittori Albanesi\" width=\"169\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/munever-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/munever-768x1365.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/munever-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/munever-480x853.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/munever-281x500.jpg 281w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/munever.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 169px) 100vw, 169px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5703\" class=\"wp-caption-text\">Munever Shuteriqi, partigiana e moglie del primo presidente dell&#8217;Unione degli Scrittori Albanesi<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiamiamo <strong>Nexhmije Hoxha<\/strong>, oggi novantaseienne, anche lei partigiana combattente contro il nazifascismo e per tutta la vita compagna di Enver Hoxha, tra saluti calorosi, le comunico che ho lasciato per lei a Munever una copia del mio libro e ugualmente ne lascio una per <strong>Nasho Jorgaqi<\/strong>, di pochi giorni pi\u00f9 giovane di Agolli e che ugualmente chiamiamo e salutiamo. Munever mi racconta di come anche l\u2019associazione dei veterani della guerra partigiana sia stata obbligata a spaccarsi, da una parte coloro che con l\u2019appoggio governativo inventano una frattura tra Resistenza e socialismo e dall\u2019altra chi non accetta questo accomodamento retroattivo, posticcio e non veritiero. Due sono pure le riviste editate, \u201cVeterani\u201d, su carta di qualit\u00e0 per i primi, \u201cKushtrim Brezash\u201d, su carta ben pi\u00f9 economica per i secondi, la stessa su cui il Partito Comunista Albanese edita \u201cZ\u00ebri i s\u00eb v\u00ebrtet\u00ebs\u201d. Quando ci lasciamo lo sfavillio notturno di Tirana, che tanto poco ci interessa, furoreggia, ma i sorrisi e gli abbracci tra noi son ben pi\u00f9 calorosi e luminosi delle insegne pubblicitarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 16 ottobre mattina \u00e8 una giornata nuvolosa, segnata dai rintocchi delle campane cattoliche e ortodosse e dai richiami alla preghiere irradiati dai minareti delle moschee. La presenza religiosa \u00e8 pi\u00f9 massiccia rispetto al passato, ma non \u00e8 solo la riscoperta di un comprensibile e rispettabilissimo sentimento personale e collettivo, pare piuttosto un espediente \u201carmato\u201d volto ad ancorare alla NATO e ai suoi membri la piccola Albania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 16 ottobre \u00e8 anche l\u2019anniversario della nascita nel 1908 di Enver Hoxha, che riposa presso il cimitero del Kombinat, il quartiere industriale costruito ai tempi del socialismo e alla cui entrata campeggiava un tempo una imponente statua di <strong>Iosif Stalin<\/strong>. Quando arrivo, trovo i compagni del Partito Comunista Albanese molto felici della mia presenza internazionalista. Insieme facciamo alcune fotografie, c\u2019\u00e8 anche un partigiano novantenne, deponiamo fiori, cantiamo alcune canzoni. Sono tutti molto calorosi e affettuosi, ricordiamo le grandi conquiste del socialismo albanese, la vittoria sull\u2019analfabetismo, il diritto a casa, scuola, lavoro, salute, tutela della vecchiaia, accesso gratuito a cultura e sport, l\u2019elettrificazione del paese, la ferrovia, la meccanizzazione dell\u2019agricoltura, l\u2019industrializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando ci avviamo per tornare a Tirana, un agronomo settantenne, quarantacinquenne alla fine del socialismo, mi invita ad andare a bere un t\u00e8 con uno dei suoi figli e con sua moglie. <strong>Osman Haidari<\/strong>, orgogliosamente iscritto al partito da 52 anni, come mi dichiara con un grande sorriso, abita in un edificio moderno, dagli interni modesti, giusto l\u2019essenziale, quanto pu\u00f2 permettersi un pensionato. La sua cultura \u00e8 vasta e le sue mani nodose e affaticate, in lui lavoro manuale e lavoro intellettuale non sono mai stati disgiunti. Kropotkin sarebbe fiero di lui. Mi presenta Marlen, il figlio, e apprezza che colga subito l\u2019origine del nome, infatti esclamo con entusiasmo: \u201cMarx-Lenin\u201d! Padre e figlio sorridono e confermano, Osman aggiunge che oggi pochi, forse nessuno chiama pi\u00f9 i bambini cos\u00ec, ma quando la stella rossa brillava nella bandiera sovrastando l\u2019aquila, era un nome diffuso. Marlen porta male i suoi ventinove anni, con tutta la fatica e la tristezza di un lavoro precario in uno dei duecento call center italiani installati a Tirana per pagare poco i lavoratori e ancora meno le tasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osman mi pone molte domande, a cui rispondo con piacere, ma soprattutto preferisco ascoltarlo. Riflette su come oggi la propriet\u00e0 di tutti i mezzi di produzione sia in mano ai privati e di come questo interessi poco i giovani, convinti che sia sufficiente accontentarsi di poter acquistare oggetti, aggiungo io, spesso di scarsa utilit\u00e0. Il superfluo, l\u2019inutile e il futile hanno il sopravvento sull\u2019utile e l\u2019importante. Con la fine del socialismo, come nel resto del campo socialista, anche qui \u00e8 crollata la vendita di libri e nessuno pi\u00f9 conosce Puskin o Gogol, per non dire di autori albanesi come Kadare o Shuteriqi, orecchiati a scuola, ma non letti veramente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osman sostiene che compito dei marxisti \u00e8 quello di creare le condizioni per il passaggio al socialismo di tutta l\u2019umanit\u00e0. Concordo, ma, citando Marx, ricordo che \u00e8 nostro compito procedere in una concreta analisi dello stato di cose presenti e in ragione di ci\u00f2 la prossimit\u00e0 della guerra mondiale, che vede gli Stati Uniti, la NATO e i loro alleati da un lato e la Cina, la Russia, l\u2019Iran e i paesi bolivariani dell\u2019America Latina dall\u2019altro, obbliga i marxisti ad agire risolutamente per la pace e per un mondo multipolare. Quando ci lasciamo, tra abbracci e strette di mano, Osman mi ammonisce, citando Engels: \u201cmaledetto chi dice: questo \u00e8 mio, perch\u00e9 questa affermazione \u00e8 causa di tragedie\u201d. Gli ripeto come l\u2019intera mia vita sia orientata alla costruzione dell\u2019eguaglianza tra tutti gli esseri umani e non a un privatistico e insensato accumulo personale. Prima di lasciarci ci guardiamo ancora una volta negli occhi con sincera e intesa commozione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5704\" aria-describedby=\"caption-attachment-5704\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/audisio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5704\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/audisio-300x202.jpg\" alt=\"Il fucile di Walter Audisio, con il quale ha eseguito la sentenza del Comitato di iberazione Nazionale (CLN) contro Mussolini.\" width=\"300\" height=\"202\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/audisio-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/audisio-768x517.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/audisio-1024x690.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/audisio-480x323.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/audisio-743x500.jpg 743w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/audisio.jpg 1537w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5704\" class=\"wp-caption-text\">Il fucile di Walter Audisio, con il quale ha eseguito la sentenza del CLN contro Mussolini.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel pomeriggio torno a visitare il Museo Storico Nazionale e la Galleria Nazionale d\u2019Arte. Nel primo lo spazio dedicato alla Resistenza permane, con tanto di fucile donato da <strong>Walter Audisio<\/strong>, con il quale ha applicato la sentenza del Comitato di Liberazione Nazionale in merito all\u2019esecuzione di <strong>Benito Mussolini<\/strong>, le sale dedicate ai 45 anni di socialismo erano invece gi\u00e0 sparite dieci anni fa. Alla Galleria resistono gli importanti dipinti del tempo socialista, di assoluta qualit\u00e0 e bellezza, opere di prepotente capacit\u00e0 comunicativa e vivissima tensione cromatica. L\u2019auspicio \u00e8 che possano restare dove sono, testimonianza forte e sincera di un tempo eroico e come sempre contradditorio, ma capace di diffondere eguaglianza e giustizia sociale e di traghettare dal feudalesimo alla modernit\u00e0 la societ\u00e0 albanese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torno in Albania in occasione degli ottantacinque anni di Drit\u00ebro Agolli, portando alcune copie del mio libro dedicato alla \u201cLetteratura albanese\u201d negli anni del socialismo. Agolli \u00e8 stato in quei tempi il secondo e ultimo presidente dell\u2019Unione degli Scrittori, succeduto a Dhimit\u00ebr Simon Shuteriqi, su invito della cui vedova, Munever, ero stato in Albania dieci anni fa. Appena arrivo la cerco. Abita ancora nella stessa casa che ha condiviso con l\u2019amato marito, partigiano come lei nella lotta antifascista e amico di Anna Seghers, quando entrambi dirigevano le rispettive Unioni degli Scrittori. 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