{"id":5530,"date":"2016-09-11T15:14:00","date_gmt":"2016-09-11T15:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5530"},"modified":"2017-01-05T20:13:43","modified_gmt":"2017-01-05T20:13:43","slug":"werner-carobbio-la-sinistra-deve-continuare-a-battersi-affinche-sia-tutelata-in-modo-integrale-la-privacy-dei-cittadini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5530","title":{"rendered":"Werner Carobbio: \u201cLa sinistra deve continuare a battersi affinch\u00e9 sia tutelata in modo integrale la privacy dei cittadini\u201d"},"content":{"rendered":"<p class=\"western\" align=\"justify\"><i>Nel 1989, a seguito di alcuni dubbi sull&#8217;operato della Polizia Federale (<\/i>Bundespolizei<i>), fu istituita una commissione parlamentare d&#8217;inchiesta <\/i>ad hoc<i>. Poco tempo dopo, scoppi\u00f2 quello che divenne famoso come il \u201c<\/i><span style=\"color: #303030;\"><i>Fichenaff\u00e4re<\/i><\/span><i>\u201d, lo scandalo delle schedature. Erano stati collezionati tra i 700 e i 900mila dossier, contenenti innumerevoli informazioni personali riservate; si stim\u00f2 che circa un cittadino su sette fosse schedato. Poco dopo lo scoppio del \u201cFichenaff\u00e4re\u201d, una nuova commissione parlamentare (1990) constat\u00f2 che anche il Dipartimento federale della difesa e i Servizi segreti militari stavano raccogliendo materiale riservato. La commissione rivel\u00f2 l&#8217;esistenza sia della P-26, una formazione militare segreta, sia della P-27, un&#8217;unit\u00e0 specializzata nella raccolta di informazioni riservate &#8211; entrambe interne ai Servizi segreti militari. Nella seconda commissione d&#8217;inchiesta \u2013 in qualit\u00e0 di co-presidente &#8211; sedeva anche <strong>Werner Carobbio<\/strong>,<\/i><i> <\/i><span style=\"color: #000000;\"><i>che fu consigliere nazionale fino al 1999, fondatore e segretario cantonale dell&#8217;ex-Partito Socialista Autonomo (PSA) nonch\u00e9 redattore responsabile del suo settimanale \u201cPolitica Nuova\u201d (1965-1992). <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Con lui parleremo di questo momento di storia elvetica, come anche della nuova <\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Legge sul Servizio di Informazioni, approvata nel settembre 2015 e nei confronti della quale \u00e8 stato indetto un Referendum. <\/i><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><i>Riportiamo di seguito l&#8217;intervista integrale a Werner Carobbio pubblicata <\/i><\/span><em>sull\u2019edizione di maggio 2016\u00a0del quadrimestrale d\u2019approfondimento marxista #politicanuova, a cura di <strong>Aris Della Fontana<\/strong> e <strong>Alberto Togni<\/strong>.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>1. Quali furono le categorie della societ\u00e0 elvetica che, in modo consistente e significativo, vennero prese di mira dalla furia dei dossier? Come si spiega una sorveglianza preventiva cos\u00ec vasta?<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\">Nelle centinaia di migliaia di schede raccolte dalla Polizia federale (<\/span><span style=\"color: #000000;\"><i>Bundespolizei<\/i><\/span><span style=\"color: #000000;\">) e poi dal Dipartimento militare, a essere presi di mira furono soprattutto <\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">persone<\/span><\/span> <span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">di nazionalit\u00e0 svizzera e non, che avevano legami con<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"> sezioni del Partito Svizzero del Lavoro (PSdL)<\/span><sup><span style=\"color: #000000;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/span><\/sup><span style=\"color: #000000;\">, <\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">che erano <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\">membri di associazioni quali per esempio le \u201cColonie libere\u201d<\/span><sup><span style=\"color: #000000;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/span><\/sup><span style=\"color: #000000;\"> o attivisti dei movimenti contrari all&#8217;armamento atomico, cos\u00ec come<\/span> <span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">gli <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\">obiettori di coscienza<\/span><sup><span style=\"color: #000000;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/span><\/sup><span style=\"color: #000000;\">. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il clima, indubbiamente, <span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">era<\/span><\/span> quello della Guerra Fredda. \u00c8 vero tuttavia che la sorveglianza si era estesa a tutti quelli che avevano fatto semplicemente uso dei diritti costituzionali, firmando una petizione o prendendo posizioni che, in qualche modo, si rivelavano critiche nei confronti della difesa nazionale. A tal proposito \u00e8 innegabile come la raccolta di informazioni fosse completamente sfuggita di mano, trasformandosi cos\u00ec in una registrazione sistematica e maniacale di ogni minimo segnale di dissenso. Emblematico, in quest&#8217;ottica, il controllo del Consigliere federale Otto Stich (1984-1995)<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4<\/a><\/sup>, in ragione del saluto da egli portato, a nome del Consiglio federale, ad una conferenza culturale svoltasi a B<span style=\"color: #000000;\">asilea<\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">, il cui<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"> argomento \u2013 a quanto si ritenne \u2013 <\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">poteva minacciare<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"> la sicurezza nazionale. <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il controllo istituzionale nei confronti di questi uffici era pressoch\u00e9 inesistente. Era attiva una commissione, composta da membri del Consiglio Nazionale e da membri del Consiglio degli Stati, che avrebbe dovuto vigilare sull&#8217;operato dei servizi legati al Dipartimento militare. Tuttavia, i meccanismi di funzionamento di questa commissione erano alquanto particolari: per esempio, solo alcuni membri \u2013 appartenenti guarda caso ai partiti borghesi \u2013 venivano convocati regolarmente (nel caso concreto, Sepp Stappung, Consigliere nazionale del PSS dal 1983 al 1991, non potendovi partecipare in modo adeguato, non disponeva di tutte le informazioni concernenti l&#8217;operato degli uffici).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>2. La commissione parlamentare a cui lei partecip\u00f2 constat\u00f2 che il Dipartimento federale della difesa e i Servizi segreti militari stavano raccogliendo materiale riservato. Emerse peraltro l&#8217;esistenza sia della P-26, una formazione militare segreta, sia della P-27, un&#8217;unit\u00e0 specializzata nella raccolta di informazioni riservate &#8211; entrambe interne ai Servizi segreti militari. Come giudicare e spiegare tutto ci\u00f2?<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">Chiariamo subito<\/span><\/span> il perch\u00e9 del termine P-26. In un rapporto concernente la sicurezza elvetica, al punto 26 <span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">c&#8217;<\/span><\/span>erano quattro righe che notavano come il governo si fosse impegnato e s&#8217;impegnasse a prendere le misure atte a garantire un tale obiettivo. Questa premura va inserita nel quadro del timore di una potenziale invasione, la quale, ovviamente, sarebbe potuta giungere solo dall&#8217;Unione Sovietica \u2013 e a tal proposito non \u00e8 per nulla casuale che, durante le esercitazioni militari, <span style=\"color: #000000;\">a<\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">d<\/span><\/span> impersonare il nemico fossero sempre i russi. Il clima storico, dunque, \u00e8 qui ancora quello caratterizzato dalla Guerra fredda. Questa era l&#8217;unica informazione che concretamente possedevamo, ma nessuno sapeva esattamente cosa ci fosse dietro. Scavando, scoprimmo che era stata allestita una sorta di organizzazione paramilitare che, in caso di invasione, avrebbe dovuto organizzare la \u00abresistenza popolare\u00bb del paese. Evidentemente, parlare di \u00abresistenza popolare\u00bb risulta alquanto fuori luogo e assurdo, dato che essa, per essere effettivamente tale, dovrebbe originarsi dal basso e non, invece, venire architettata e finanziata da ristrette cerchie altolocate.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">A capo della P-26 figurava un membro del Dipartimento militare: i finanziamenti messi a disposizione dal Dipartimento &#8211; una piccola percentuale dei crediti militari &#8211; giungevano su un suo conto personale. Egli, tra le altre cose, aveva il compito di reclutare tutta una serie di personaggi disposti, in caso di necessit\u00e0, a partecipare a questa \u00abresistenza\u00bb &#8211; tra questi figuravano anche dei ticinesi. Poteva capitare che queste persone tenessero dei \u201ccorsi di formazione\u201d. Quando la commissione d&#8217;inchiesta chiese di poter visionare la lista degli aderenti a tale organizzazione, il Consiglio Federale si oppose sostenendo che sussistevano problemi di privacy (molte di queste persone, infatti, partecipavano al progetto senza aver nulla riferito ai propri famigliari). Ma la legislazione prevedeva <span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">che<\/span><\/span> l&#8217;ultima parola spettasse alla commissione: insistemmo e cos\u00ec si raggiunse il compromesso che permise ai due presidenti della commissione \u2013 ovvero il sottoscritto e Carlo Schmid (PPD) \u2013 di visionare la lista.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La P-26, inoltre, disponeva di molte strutture ben attrezzate e disseminate in tutta la Svizzera, che fungevano da deposito di munizioni, di armi e di altro materiale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Come si spiega tutto ci\u00f2? Devo dire che Carlo Schmid, di fronte a quanto emerse, si trov\u00f2 ad essere piuttosto scandalizzato. Da parte mia, invece, ci fu una relativa \u201ctranquillit\u00e0\u201d: avevo capito come la P-26 non rappresentasse nient&#8217;altro che la variante elvetica dell&#8217;italiana \u201cGladio\u201d<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a><\/sup>. A questo proposito il dubbio era che, nonostante la neutralit\u00e0, la Svizzera intrattenesse relazioni con la NATO. Sollevammo la questione, chiedendo che il mandato della commissione d&#8217;inchiesta fosse esteso, cos\u00ec che potesse recarsi alla sede NATO di Bruxelles. Ma il parlamento non diede seguito all&#8217;autorizzazione, optando invece per dare l&#8217;incarico di chiarire la questione al Consiglio Federale, il quale stabil\u00ec che non vi era alcuna prova a sostegno della citata tesi.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Per quanto concerne la P-27, devo ammettere che si rivel\u00f2 <span style=\"color: #000000;\">un<\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">&#8216;organizzazione<\/span><\/span> a tratti al limite del ridicolo \u2013 anche e soprattutto se paragonata alla ben strutturata P-26. Questo servizio aveva lo scopo di mantenere informata la Confederazione a proposito di differenti situazioni e questioni, consegnando periodicamente fascicoli al Consiglio Federale. Una volta, durante i lavori della commissione, mi capit\u00f2 di leggere uno di questi fascicoli, il quale riguardava la Mongolia: scorrendo il testo mi resi ben presto conto che esso era, in realt\u00e0, poco pi\u00f9 che una riformulazione di un articolo recentemente apparso su \u201cLe Monde Diplomatique\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\"><b>3. In che modo si deve porre la sinistra rispetto a questi fenomeni? Ad oggi la questione pu\u00f2 dirsi risolta, oppure permangono contraddizioni e interrogativi di rilievo circa il diritto alla privacy? A tal proposito, la nuova Legge sul Servizio di Informazioni, approvata nel settembre 2015, getta le basi legali per un corposo ampliamento della sorveglianza preventiva di massa in Svizzera \u2013 attuabile, peraltro, sulla base di semplici supposizioni?<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La sinistra, dal canto suo, non pu\u00f2 far altro che continuare a battersi affinch\u00e9 sia tutelata in modo integrale la privacy dei cittadini. A questo proposito, il referendum contro la Legge sul Servizio di Informazioni costituisce un&#8217;azione molto importante \u2013 anche se, purtroppo, esso si riveler\u00e0 molto probabilmente un disastro, dato il clima vigente. Occorre inoltre pretendere con fermezza un aumento della vigilanza sulle attivit\u00e0 <span lang=\"fr-CH\">di <\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">sorveglianza interna<\/span><\/span>. A seguito dell&#8217;inchiesta condotta dalla commissione, \u00e8 stata creata una delegazione della sicurezza, composta da 6 membri (di cui 3 provenienti dal Consiglio nazionale e 3 dal Consiglio degli Stati), che ha il compito di controllare sia il ministero pubblico sia i servizi di informazione del Dipartimento militare. Io stesso facevo parte di questo organo. Devo ammettere che, inizialmente, vi si poteva svolgere un buon lavoro; per qualsivoglia caso, anche il pi\u00f9 insignificante, la commissione veniva convocata. Con il passare del tempo, tuttavia, le cose si sono fatte ben pi\u00f9 complicate, soprattutto sul versante della metodologia di lavoro: se inizialmente le schedature erano manuali, a seguito dell&#8217;introduzione dei sistemi informatici risultava molto pi\u00f9 difficile eseguire dei controlli efficaci.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Va poi detto che la questione concernente i servizi segreti non potr\u00e0 mai dirsi risolta fino in fondo, proprio per il fatto che stiamo parlando di organismi \u00absegreti\u00bb. In ogni caso, <span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">oggi<\/span><\/span> le priorit\u00e0 della sicurezza nazionale sono mutate. I timori e le conseguenti precauzioni non sono pi\u00f9 riferiti all&#8217;Unione Sovietica e ai suoi \u201cappoggi\u201d interni, bens\u00ec al cosiddetto \u00abterrorismo\u00bb &#8211; e senza dubbio i recenti attentati non fanno che rafforzare questa impostazione. Siamo ovviamente tutti d&#8217;accordo sulla bont\u00e0 di un&#8217;azione preventiva volta ad impedire che episodi di terrorismo abbiano luogo sul territorio nazionale. Il rischio, nell&#8217;ambito di questa prassi, \u00e8 per\u00f2 quello di andare ben oltre a quanto effettivamente sarebbe necessario: le ultime modifiche di legge, infatti, prevedono controlli preventivi, intrusione nei sistemi informatici e altro ancora. E, in tal senso, se non \u00e8 presente un controllo attento ed efficace su questo tipo di operazioni, il rischio probabile \u00e8 quello che la storia si ripeta. <span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\">Inoltre, costituisce un importante limite<\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"> il fatto che il controllo politico, esercitato nei confronti di funzionari a tempo pieno, sia condotto<\/span><span style=\"color: #000000;\"><span lang=\"fr-CH\"> da<\/span><\/span> <span style=\"color: #000000;\">parlamentari di milizia. <\/span><\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"sdfootnote1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> L\u2019attuale Partito Comunista della Svizzera Italiana (denominato in precedenza Partito Operaio e Contadino Ticinese e in seguito Partito del Lavoro) \u00e8 stato sezione ticinese del PSdL dal 1944 al 2014.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> <span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La prima Colonia libera italiana fu fondata nel 1925 a Ginevra: &#8220;libera&#8221; stava a significare l\u2019opposizione al regime mussoliniano che voleva fascistizzare le organizzazioni degli emigrati italiani, imponendo la nomina di dirigenti non democraticamente eletti dai soci ma scelti personalmente dal console. Sull\u2019esempio di Ginevra, altre Colonie libere sorsero in altre localit\u00e0 Svizzere. Grande impulso alla creazione di nuove Colonie libere fu dato all\u2019indomani del crollo del regime fascista. Negli anni Sessanta e Settanta con l\u2019arrivo di sempre nuove masse di lavoratori italiani in Svizzera, la FCLIS divenne una grande organizzazione dell\u2019emigrazione, stabilendo rapporti di collaborazione con le altre associazioni italiane e di altri Paesi, cos\u00ec come con i sindacati locali ed i partiti della sinistra italiana e svizzera.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a><span style=\"color: #1a1a1a;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> In Svizzera l\u2019obiezione di coscienza al servizio militare veniva punita con il carcere fino al 1996, quando venne istituito il Servizio Civile.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> Otto Stich (1927-2012) fu ministro delle finanze della Confederazione, membro del Partito Socialista Svizzero e dell\u2019allora sindacato FCTA.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> <span style=\"color: #262626;\"><span style=\"font-size: small;\">Denominazione con cui \u00e8 nota un\u2019organizzazione para-militare segreta italiana, collegata con una struttura &#8211; denominata \u201cStay behind\u201d &#8211; alla quale partecipavano in funzione anti-comunista Paesi del blocco occidentale, e operante a partire dal secondo dopoguerra. <\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1989, a seguito di alcuni dubbi sull&#8217;operato della Polizia Federale (Bundespolizei), fu istituita una commissione parlamentare d&#8217;inchiesta ad hoc. 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