{"id":5319,"date":"2016-08-11T13:47:05","date_gmt":"2016-08-11T13:47:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5319"},"modified":"2016-08-11T13:48:02","modified_gmt":"2016-08-11T13:48:02","slug":"lo-straniero-in-polonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5319","title":{"rendered":"Lo straniero in Polonia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ispirato a <em>L\u2019\u00e9tranger<\/em> di Albert Camus, <em>The Sun, the Sun Blinded Me<\/em> ci porta nella Polonia odierna riprendendo un classico letterario in cui le contraddizioni dell\u2019esistenza e della politica colonialista si intrecciano alla morale religiosa, riflettendo al contempo attorno alle attuali dinamiche migratorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">The Sun, the Sun Blinded Me \u00e8 davvero una delle belle sorprese della sessantanovesima edizione del Festival del Film di Locarno, presentato nella categoria <em>Signs of Life<\/em>. Prodotto nel 2016 tra Polonia e Svizzera, girato da Anka Sasnal e Wilhelm Sasnal, vede l\u2019ottimo attore protagonista, Rafa\u0142 \u00a0Ma\u0107kowiak, interpretare l\u2019omonimo Rafa\u0142\u00a0Mularz, moderno Meursault \u2013 protagonista de <em>L\u2019\u00e9tranger <\/em>\u2013 alle prese con un\u2019esistenza monotona, spaesata e sfilacciata che solo le lunghe corse giornaliere riescono a contenere e riannodare. Acuta e brillante metafora dello spaesamento collettivo che oggi molte persone vivono di fronte alla frammentazione sociale, utilizzando routine articolate e ripetitive (paradigmatica la corsa come modo per sfogare fisicamente e mentalmente spaesamento e frustrazioni di molte vite) per non essere in bal\u00eca dei pensieri legati al futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC892480_P3001_214487.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5321\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC892480_P3001_214487-300x169.jpg\" alt=\"OC892480_P3001_214487\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC892480_P3001_214487-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC892480_P3001_214487-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC892480_P3001_214487-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC892480_P3001_214487-480x270.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC892480_P3001_214487-889x500.jpg 889w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC892480_P3001_214487.jpg 2039w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Rafa\u0142 riesce a condurre un\u2019esistenza compressa nella quotidianit\u00e0, vivendo come uno straniero nella propria stessa societ\u00e0: condizione che entra in crisi nel momento in cui, durante una corsa sulla spiaggia, incontra uno straniero esterno, un uomo di colore (chiamato per\u00f2 anche arabo durante il film, con un gioco di specchi che ci riporta al romanzo di Camus) che inizialmente ignora, spaventato dalla presenza che irrompe nella propria vita. Sfruttando appieno l\u2019arte filmica, inizialmente i registi polacchi inducono gli spettatori a credere che il protagonista torni sui suoi passi, adoperandosi al fine di aiutare il migrante, che pur rimanendo in silenzio per tutto il film \u00e8 una presenza fragorosa in relazione al mutismo relazionale con Rafa\u0142.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La svolta narrativa avviene con la scoperta, chiara per chi ha letto il libro, di come sono andate in realt\u00e0 le cose sulla spiaggia. Accecato dal sole (anche se nella scena non \u00e8 cos\u00ec chiaro), Rafa\u0142 come Maursault uccide il migrante, il nero, l\u2019arabo. Prima di questo chiarimento vi \u00e8 una scena fortissima e toccante, dove il protagonista \u2013 a casa con lo straniero \u2013 cercando di uscire dalla porta d\u2019entrata viene ripetutamente fermato dall\u2019immigrato, dopo aver provato a liberarsene prima con i soldi e poi accompagnandolo a quello che sembra un centro per le domande d\u2019asilo. Differenza rispetto alla totale insensibilit\u00e0 del protagonista del romanzo, ma anche manifesta incapacit\u00e0 di assumersi la responsabilit\u00e0 di fare delle scelte rispetto alla situazione, fuggendo dalle proprie responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio in questo credo stia la brillante metafora del film, che riprende ben settantaquattro anni dopo il romanzo uscito nel 1942, mostrando in un continuo gioco tra micro riflessione individuale e macro riflessione sociale \u2013 due aspetti indisgiungibili nel capire le tematiche del mondo attuale \u2013 l\u2019incapacit\u00e0 di fare scelte e assumersi responsabilit\u00e0, siano esse politiche o individuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il volto della Polonia che i registi hanno scelto di mostrare nel film (e non si tratta certo di un unicum in occidente), \u00e8 una nazione dalle sfaccettature razziste e moraliste, legata a una parte del cattolicesimo priva di coscienza sociale che non oltrepassa la propria immagine. Dall\u2019iniziale morte della madre di Rafa\u0142 e le lunghe processioni funebri, alle affermazioni di vecchi che imprecano perch\u00e9 il negro non tocchi e infetti i muri, alle continue battute del gruppo di docenti sull\u2019ebola e le possibili infezioni portate da un collega neoassunto. Scene e pensieri di un paese e un tempo preoccupante per la paura che si trasforma in rabbia nei confronti del diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto in relazione alla morte della madre, riemergono i passi del romanzo, dove la problematica durante il processo finale sta nell\u2019insensibilit\u00e0 del passivo Rafa\u0142\/Meursault al capezzale della defunta madre, e non nell\u2019uccisione del migrante. Una volta arrestato nel film, nella girandola degli interrogatori al protagonista, alla ex-compagna, al datore di lavoro, al prete, e altri, sar\u00e0 questo il punto centrale. Il non onorare i morti, specialmente se della propria famiglia, \u00e8 ancora ritenuto pi\u00f9 grave della responsabilit\u00e0 nell\u2019uccisione di un essere umano meno importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affermazioni forti, provocatorie, ma come non pensare a quanto avviene oggi nelle dinamiche attorno a quella che viene definita crisi migratoria, legata evidentemente a doppio filo con le politiche imperialiste e neocolonialiste occidentali? Come non riflettere su un contesto dove l\u2019indignazione esposta ai media e il pietismo sono pi\u00f9 importanti dell\u2019assunzione della responsabilit\u00e0 rispetto alle scelte riguardo alle migrazioni e alle possibili (!) soluzioni a quella che in occidente viene spesso istericamente definita come costante minaccia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un film coraggioso che prende le mosse da un romanzo importante, di cui in questa recensione sono evidentemente stati affrontati superficialmente pochi aspetti rispetto alla grande complessit\u00e0 delle tematiche. Forse per\u00f2, da qualche parte, bisogna cominciare a parlarne in modo diverso. E l\u2019arte, in questo senso, ha delle grandi responsabilit\u00e0 nell\u2019accendere riflessioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ispirato a L\u2019\u00e9tranger di Albert Camus, The Sun, the Sun Blinded Me ci porta nella Polonia odierna riprendendo un classico letterario in cui le contraddizioni dell\u2019esistenza e della politica colonialista si intrecciano alla morale religiosa, riflettendo al contempo attorno alle attuali dinamiche migratorie. The Sun, the Sun Blinded Me \u00e8 davvero una delle belle sorprese della sessantanovesima edizione del Festival del Film di Locarno, presentato nella categoria Signs of Life. 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