{"id":5301,"date":"2016-08-06T17:17:25","date_gmt":"2016-08-06T17:17:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5301"},"modified":"2016-08-06T17:17:25","modified_gmt":"2016-08-06T17:17:25","slug":"si-puo-essere-giovani-a-90-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5301","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 essere giovani a 90 anni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un toccante documentario che giostra tra emozioni, tempi, vite e movimenti nel reparto geriatrico dell\u2019ospedale Charles Foix d\u2019Ivry dove un famoso coreografo \u2013 Thierry Thie\u00fb Niang \u2013 arriva per proporre agli ospiti della struttura un laboratorio di danza.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_5303\" aria-describedby=\"caption-attachment-5303\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC904708_P3001_218991.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5303\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC904708_P3001_218991-300x163.jpg\" alt=\"La protagonista del film &quot;Une jeune fille de 90 ans&quot;, di Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian.\" width=\"300\" height=\"163\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC904708_P3001_218991-300x163.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC904708_P3001_218991-768x417.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC904708_P3001_218991-1024x556.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC904708_P3001_218991-480x261.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC904708_P3001_218991-920x500.jpg 920w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/OC904708_P3001_218991.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5303\" class=\"wp-caption-text\">La protagonista del film &#8220;Une jeune fille de 90 ans&#8221;, di Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia raccontata nel documentario, ripreso nell\u2019arco di soli sei giorni dai registi Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian, \u00e8 qualcosa di difficile da affrontare in una recensione. Difficile perch\u00e9 la forza della pellicola stava soprattutto nell\u2019incontro tra persone, tra corpi, tra sguardi, sorrisi e parole, rifiutando spiegazioni, interpretazioni e forzature. Difficile perch\u00e9 ci si accosta a un tema universale come quello dell\u2019invecchiamento, che accomuna tutti gli esseri umani nell\u2019eterogeneit\u00e0 dei rapporti e dei vissuti affettivi a esso connessi. Proprio per la difficolt\u00e0 nel non cadere in luoghi comuni recensendo un documentario che riprende in modo intenso emozioni forti, entrando con discrezione ma nel profondo di storie di vita intime e private, cercher\u00f2 di limitarmi a qualche riflessione di stampo umano e sociale prendendo spunto da frammenti di storie di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempo \u00e8 elemento centrale del documentario, che ci mostra come sia dilatabile, manipolabile e relativo rispetto alle percezioni. Al termine della proiezione registi e parte della produzione hanno spiegato alla sala come inizialmente il documentario dovesse essere una qualcosa di breve, all\u2019incirca una ventina di minuti, scoprendo durante le riprese come le storie da raccontare fossero molte e degne di maggior tempo, spazio ed elaborazione. Di fronte a una malattia che, come ricordava Thierry con acuta sensibilit\u00e0 in sala, dilata il presente anche su passato e futuro, urge un modo diverso di pensare lo scorrere della vita, rivolgendosi a un tempo che va vissuto e assaporato, per quanto possibile, nel modo migliore. Potr\u00e0 sembrare qualcosa di ovvio, ma si tratta ancora purtroppo di una pratica non scontata pur in un contesto dove l\u2019invecchiamento della popolazione \u00e8 sempre maggiore e rappresenta un fattore complesso riguardo alla sua gestione da parte degli stati sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se di un presente dilatato si tratta, le routine ingabbianti spesso presenti nelle istituzioni residenziali previste al fine di garantire stabilit\u00e0 e un certo senso di sicurezza possono costituire qualcosa che azzera del tutto le prospettive di emersione di un elemento che spezza la quotidianit\u00e0. Cosa che il laboratorio di danza proposto fa, provando riattivare la fisicit\u00e0 e le emozioni delle persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Connesse al tempo nella loro intima essenza, le storie di vita permettono altres\u00ec una frammentaria sortita dal presente, verso un frammentario passato sbiadito dalla memoria che tuttavia merita ancora di essere narrato. Il film mostra nei dialoghi come le signore ospiti del reparto geriatrico amino raccontare \u2013 e raccontarsi \u2013 con qualcuno che le ascolti e che le aiuti a ricostruire (ma anche a costruire) eventi e pensieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella discussione col pubblico, il coreografo spiegava come avesse visto gli ospiti solo per due giorni di visita e presa di contatto prima del laboratorio di sei giorni. Uno sconosciuto dunque, che in barba alla famosa \u201cdistanza\u201d da tenere con le persone, mostra come avvicinandosi in modo rispettoso e sincero \u2013 facendo perno in questo caso sulla danza, arte dove i corpi si distendono e sostengono \u2013 sia possibile coinvolgere le persone in esperienze emozionanti e vive. Ecco quindi che l\u2019attenzione ai bisogni delle persone non deve fossilizzarsi su un insieme di procedure che rappresentano le \u201cregole\u201d per stare insieme ai malati di Alzheimer, ma permettere loro di trovare gioie in piccole e grandi evasioni dalla condizione di paziente, portando s\u00e9 e le proprie emozioni in primo piano. Emblematica la scena in cui Blanche, parlando con Thierry, afferma di non sopportare le solite canzoni di natale cantate ogni anno in coro da infermieri e parte dei pazienti che deprimono l\u2019ambiente e chi lo vive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Blanche durante il laboratorio legher\u00e0 particolarmente con Thierry, tra passi di danza e intensi momenti comunicativi, innamorandosi di lui. Qualcosa che sembra folle, irrealizzabile, in previsione della corta durata del laboratorio anche doloroso, eppure un sentimento che accende la voglia di assaporare la vita della <em>jeune fille<\/em> di 92 anni, che vediamo in pochi giorni, nella riaccesa vitalit\u00e0, assaporare attimi di giovinezza nel ballo, nell\u2019amore come nei racconti. Qualcosa che emoziona, di fronte alla parziale perdita fisica e psichica che la vecchiaia spesso comporta, e mostra come anche per persone in condizioni di forte dipendenza sia importante (ri)trovare \u2013 senza forzature \u2013 le emozioni che spingono ogni giorno a vivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un toccante documentario che giostra tra emozioni, tempi, vite e movimenti nel reparto geriatrico dell\u2019ospedale Charles Foix d\u2019Ivry dove un famoso coreografo \u2013 Thierry Thie\u00fb Niang \u2013 arriva per proporre agli ospiti della struttura un laboratorio di danza. La storia raccontata nel documentario, ripreso nell\u2019arco di soli sei giorni dai registi Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian, \u00e8 qualcosa di difficile da affrontare in una recensione. Difficile perch\u00e9 la forza della pellicola stava soprattutto nell\u2019incontro tra persone, tra corpi, tra sguardi, sorrisi e parole, rifiutando spiegazioni, interpretazioni e forzature. 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