{"id":5189,"date":"2016-07-17T12:11:42","date_gmt":"2016-07-17T12:11:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5189"},"modified":"2016-08-26T10:50:32","modified_gmt":"2016-08-26T10:50:32","slug":"michel-collon-il-medio-oriente-e-loggetto-di-una-guerra-di-ricolonizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=5189","title":{"rendered":"Michel Collon: \u201cil Medio Oriente \u00e8 l&#8217;oggetto di una guerra di ricolonizzazione\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Proponiamo di seguito l&#8217;intervista integrale al giornalista d&#8217;investigazione belga Michel Collon apparsa sull&#8217;edizione di maggio 2016\u00a0del quadrimestrale d&#8217;approfondimento marxista #politicanuova, a cura di Aris Della Fontana e Raffaele Morgantini.<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Quali sono le principali caratteristiche dei rapporti tra Occidente (Usa ed Europa) e Medio Oriente a partire dai momenti conclusivi del Novecento? Quale funzione svolge il Medio Oriente all&#8217;interno delle strategie geo-politiche e geo-economiche occidentali?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Medio Oriente, inteso in senso ampio, quindi comprendente anche il Maghreb, la penisola arabica, il Corno d&#8217;Africa e paesi asiatici quali l&#8217;Afghanistan e il Pakistan \u2013 di fatto quel \u201cGrande Medio Oriente\u201d concepito dall&#8217;amministrazione statunitense -, \u00e8 l&#8217;oggetto di una guerra di ricolonizzazione, innescata nel 1991 con la prima guerra del Golfo. A quel tempo Saddam Hussein cadde in una trappola: gli si fece credere che gli Stati Uniti non si sarebbero mossi laddove egli avesse tentato di recuperare il Kuwait, sottratto all&#8217;Iraq dal colonialismo britannico; ma George Bush senior, invece, intervenne. Lo scopo degli Stati Uniti era quello di distruggere l&#8217;Iraq assieme a Saddam Hussein perch\u00e9 quest&#8217;ultimo aveva commesso l&#8217;imperdonabile errore di sollecitare gli arabi e pi\u00f9 in generale il Medio Oriente alla ricerca dell&#8217;indipendenza rispetto agli Stati Uniti, alla resistenza rispetto ad Israele e all&#8217;utilizzo del petrolio al fine di ingenerare uno sviluppo autonomo che mettesse fine alla colonizzazione economica della regione. Cos\u00ec facendo Saddam Hussein, come tutti quei dirigenti arabi che storicamente si sono mostrati troppo indipendenti rispetto agli Stati Uniti e al colonialismo in generale, firm\u00f2 la sua condanna a morte: si tent\u00f2 dunque di abbatterlo, ma la resistenza irachena si rivel\u00f2 molto forte, e inoltre non si riusc\u00ec a contare su personaggi corrotti interni al paese n\u00e9 ad organizzare la divisione tribale di quest&#8217;ultimo. La guerra, in ogni caso, indebol\u00ec molto l&#8217;Iraq, e serv\u00ec da avvertimento generale ai paesi arabi, africani e asiatici. Possiamo dire che, con il 1991, si apr\u00ec un periodo nuovo: parallelamente alla caduta dell&#8217;Unione Sovietica, gli Stati Uniti avviarono la ricolonizzazione di tutto quanto, precedentemente, avevano perduto: i paesi del Terzo mondo divenuti indipendenti nel Medio Oriente e in Africa, assieme ai paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est. L&#8217;obiettivo era quello di instaurare un nuovo ordine a livello mondiale in cui gli Stati Uniti si fossero imposti quale unica superpotenza \u2013 e, in tal senso, era ottimo che la Russia eltisiniana si fosse fortemente indebolita, mentre l&#8217;Europa andava mantenuta quale vassallo subordinato e il processo di crescita della Cina andava in qualche modo depotenziato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><strong>Quali fattori hanno portato gli Stati Uniti ad avviare una tale dinamica? E, all&#8217;interno di quest&#8217;ultima, quale funzione ha svolto il Medio Oriente e quale invece Israele e le petro-monarchie del Golfo? L&#8217;Europa, dal canto suo, come si posiziona?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ragione principale alla base d&#8217;un tale progetto \u00e8 stata la crisi economica che attanagliava gli Stati Uniti dal 1973, se non da prima: il paese si era indebolito economicamente, il tasso di profitto evidenziava un&#8217;importante caduta, e inoltre, se, da una parte, la delocalizzazione delle aziende di vari settori produttivi (tessile, automobilistico, informatico) aveva fatto aumentare i guadagni delle multinazionali statunitensi e permesso agli Stati Uniti di avvantaggiarsi rispetto ad Europa e Giappone, dall&#8217;altra, essa aveva assestato un duro colpo alla base economico-produttiva nazionale e, ancora, aveva indebolito in modo importante il potere d&#8217;acquisto dei consumatori statunitensi. Di conseguenza, dati questi presupposti, gli Stati Uniti, con uno squilibrio della bilancia dei pagamenti e con un profondo deficit dei conti statali \u2013 reso maggiormente acuto dalle dispendiose politiche militari -, sono via via diventati dipendenti dal credito.<br \/>\nNel quadro del processo di rivalsa coloniale e soprattutto nel tentativo di acquisire un potere mondiale unipolare, il controllo del Medio Oriente si \u00e8 rivelato, per gli Stati Uniti, un&#8217;arma d&#8217;importanza basilare: l&#8217;obiettivo, a tal proposito, non era tanto quello di assicurare le proprie forniture petrolifere \u2013 gli Stati Uniti importavano petrolio prevalentemente da territori vicini quali il Messico e il Venezuela (dall&#8217;Arabia Saudita proveniva solo il 19% della quantit\u00e0 totale) \u2013 quanto quello di controllare \u2013 in termini strategici \u2013 l&#8217;approvvigionamento dei rivali (Europa, Giappone, Russia e Cina). Oggi, 25 anni dopo la prima guerra del Golfo, la strategia in questione si \u00e8 rafforzata. Obama ha indicato con chiarezza che l&#8217;obiettivo centrale \u00e8 il controllo dell&#8217;Asia: egli, del resto, non fa altro che applicare le indicazioni del suo <em>ma<\/em><em>\u00ee<\/em><em>tre \u00e0 penser<\/em>, Zbigniew Brzezinski, il quale, a suo tempo, spieg\u00f2 che se gli Stati Uniti avessero voluto restare i signori del mondo avrebbero dovuto controllare l&#8217;Eurasia, ossia la zona ove \u00e8 presente la maggior parte della popolazione, della produzione e della ricchezza mondiale \u2013 e la crescita della Cina ha confermato ci\u00f2. Secondo Brzezinski, al fine di controllare effettivamente l&#8217;Eurasia, occorre impedire ai vari vassalli di unirsi: Russia e Cina, a tal proposito, devono rimanere ben divisi \u2013 politicamente ed economicamente \u2013 dall&#8217;Europa e, in modo particolare, la Russia non si deve connettere alla Germania. Di fatto, quindi, i paesi dell&#8217;Europa non posseggono un&#8217;indipendenza integrale rispetto agli Stati Uniti. Emblematica, in tal senso, la celeberrima esclamazione dell&#8217;inviato speciale statunitense per l&#8217;Ucraina Victoria Nuland, \u00abFuck the EU\u00bb, che evidenzia la ben scarsa considerazione, da parte statunitense, delle posizioni dei partner europei<a href=\"\u201d#nota1\u2033\" name=\"\u201dtesto1\u2033\"><sup>1<\/sup><\/a>.<br \/>\nIsraele e le petro-monarchie del Golfo rappresentano dei pilastri molto importanti al fine di mantenere il controllo sul Medio Oriente: gli Stati Uniti, infatti, non sono in grado di garantire un attivo e sistematico intervento nella regione \u2013 cio\u00e8 attraverso invasioni via terra o colpi di stato, entrambe le azioni essendo alquanto pericolose \u2013 e quindi Israele, una forza di valenza militare, e le petro-monarchie del Golfo, una forza di valenza economica, si rivelano funzionali a dividere il Medio Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><strong>Il concetto di \u00abprimavere arabe\u00bb ha raccolto nello stesso contenitore numerosi processi aventi carattere regionale e\/o nazionale. Ritieni che tale concetto sia effettivamente in grado di contenere in modo esaustivo quanto sotto di esso \u00e8 stato posto?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello di \u00abprimavere arabe\u00bb \u00e8 un concetto fasullo [concept bidon], fabbricato dagli esperti di comunicazione psicologica e di manipolazione dell&#8217;opinione. Esso \u00e8 funzionale a velare due fondamentali elementi. In primo luogo, il fatto che gli Stati Uniti e l&#8217;Europa hanno sostenuto [maintenu en place] e protetto sino all&#8217;ultimo momento dittatori arabi come Ben Ali e Mubarak. In secondo luogo, il fatto che gli Stati Uniti &#8211; molto lungimiranti e con ci\u00f2 sempre pronti ad anticipare il maturare dei processi -, sapendo che Ben Ali e Mubarak erano personaggi politici finiti \u2013 rivolte terribili non potevano che sorgere sia date una dittatura e una corruzione inaccettabili sia dato l&#8217;accumulo scandaloso di ingenti quantit\u00e0 di ricchezza in antitesi a una condizione di spaventosa povert\u00e0 -, hanno preparato la loro sostituzione. A tal proposito, in Egitto e in Tunisia, si sono avuti degli scioperi operai e delle rivolte molto importanti, ma sono stati stroncati dal governo con l&#8217;aiuto e il sostegno di Stati Uniti ed Europa. La strategia occidentale consisteva nel tentativo di controllare l&#8217;esplosione delle proteste affinch\u00e9 si potessero alleviare [soulager] le frustrazioni ma, nel contempo, impedire che a livello politico qualcosa effettivamente cambiasse: ci\u00f2 \u00e8 stato conseguito sacrificando qualcheduno, come Mubarak, Ben Ali e i loro pi\u00f9 stretti seguaci, ma mantenendo al loro posto sia le \u00e9lite sia le istituzioni militari, dividendo i giovani e in generale la societ\u00e0 civile e organizzando delle elezioni. Il libro che Investig&#8217;Action ha recentemente pubblicato, \u201cArabesque$. Enqu\u00eate sur le r\u00f4le des \u00c9tats-Unis dans les r\u00e9voltes arabes\u201d<a href=\"\u201d#nota2\u2033\" name=\"\u201dtesto2\u2033\"><sup>2<\/sup><\/a>, scritto da Ahmed Bensaada, mostra con evidenza il modo con cui gli Stati Uniti hanno individuato, comprato, condotto negli Stati Uniti e formato i cosiddetti <em>young leaders \u2013 <\/em>i dirigenti di domani<em> &#8211;<\/em>, preparati appositamente al fine di giocare un ruolo nell&#8217;ammaestramento della rivolta popolare affinch\u00e9 essa non si sviluppasse in una direzione eccessivamente radicale e cio\u00e8 che non diventasse una vera rivoluzione sociale e politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"4\">\n<li><strong>Per il caso libico e per quello siriano si pu\u00f2 parlare di uno <em>snaturamento sostanziale<\/em> delle proteste ad opera degli attori esterni? Cio\u00e8, se inizialmente si sono presentate legittime ragioni di malcontento relative a contraddizioni interne, successivamente c&#8217;\u00e8 stata una deformazione e con ci\u00f2 un ingigantimento dei motivi e dei moti di protesta? Come districare la matassa che lega protestanti sinceri, fondamentalisti e attori eterodiretti?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Libia e in Siria \u2013 certamente &#8211; vi erano delle legittime ragioni di manifestare.<br \/>\nPer la Libia non parlerei di problematiche sociali: Gheddafi ridistribuiva i proventi del petrolio e, inoltre, aveva concesso [avait accord\u00e9] un livello di vita estremamente elevato a tutti i libici: l&#8217;educazione e la sanit\u00e0 erano gratuite, e le politiche dell&#8217;alloggio avevano permesso una buona accessibilit\u00e0. Vero \u00e8 che negli ultimi anni si erano avute delle misure che avevano ridotto questo Stato sociale \u2013 misure che, peraltro, erano state prese a seguito della pressione e dei consigli degli Stati Uniti e degli altri popoli sedicenti liberi; ma, ciononostante, in Libia c&#8217;era il pi\u00f9 alto livello di vita dell&#8217;Africa. La Libia, d&#8217;altro canto, non era definibile una democrazia liberale: essa aveva bens\u00ec l&#8217;aspetto d&#8217;un regime autocratico. E per\u00f2, a tal proposito, il dato centrale risiede nel fatto che in Medio Oriente c&#8217;erano e ci sono ordinamenti politici ben peggiori, come l&#8217;Arabia Saudita, il Qatar e il Kuweit \u2013 di conseguenza, se veramente gli Stati Uniti avessero voluto solamente instaurare una democrazia liberale (che, in ogni caso, non pu\u00f2 essere imposta dall&#8217;esterno con le bombe), avrebbero dovuto cominciare da questi ultimi. In Libia la protesta \u2013 come ho spiegato nel mio libro \u201cLibye, Otan et m\u00e9diamensonges\u201d<sup><a href=\"\u201d#nota3\u2033\" name=\"\u201dtesto3\u2033\">3<\/a>\u00a0<\/sup>&#8211; \u00e8 stata manipolata e, molto velocemente, orientata [d\u00e9tourn\u00e9e] verso un altissimo contenuto di violenza, della quale sono stati responsabili i terroristi islamisti rispondenti alla sezione libica di al-Qaida: dal secondo giorno di manifestazioni sono apparsi missili e armi anticarro, e si \u00e8 assistito all&#8217;attacco delle prigioni finalizzato alla liberazione dei terroristi ivi prigionieri. Insomma, non si \u00e8 trattato propriamente di manifestazioni pacifiche.<br \/>\nIn Siria c&#8217;erano legittime ragioni di carattere politico che hanno portato a manifestare. Anche la Siria, infatti, non pu\u00f2 essere definita una democrazia liberale. C&#8217;erano inoltre delle ragioni di carattere socio-economico, date dal fatto che anche in questo paese si era avuto un ridimensionamento dello Stato sociale (e, come nel caso libico, gli Stati Uniti si sono distinti per le pressioni volte al varo di riforme neoliberali) \u2013 la Siria era un paese meno ricco rispetto alla Libia, ma comunque pure ivi erano attive forme di socialit\u00e0 relativamente consistenti se paragonate alla miseria di altri paesi circostanti. Ad essere colpiti in modo particolarmente acuto da queste riforme sono stati i contadini, i quali parallelamente avevano dovuto sopportare due annate filate di siccit\u00e0: essi si sono perci\u00f2 ritrovati in grosse difficolt\u00e0 a livello finanziario e sociale. Il copione, a questo punto, \u00e8 grosso modo lo stesso: le legittime ragioni di protesta sono state ben presto messe a frutto dagli attori esterni, Stati Uniti <em>in primis<\/em>, la cui volont\u00e0 di rovesciare Assad era tale gi\u00e0 da diversi anni: l&#8217;ex Ministro degli affari esteri di Francia Roland Dumas (1984-1986, 1988-1993) ha dichiarato che, nel 2009 \u2013 cio\u00e8 ben due anni prima delle manifestazioni -, era stato avvicinato, a Londra, da agenti inglesi i quali, comunicandogli che la Siria sarebbe stata presa di mira, lo interrogarono circa la volont\u00e0 francese di partecipare a ci\u00f2<a href=\"\u201d#nota4\u2033\" name=\"\u201dtesto4\u2033\"><sup>4<\/sup><\/a>. Ci sono poi molti altri documenti e rivelazioni di giornalisti, statunitensi e non, che mostrano con chiarezza l&#8217;effettiva preparazione di un&#8217;offensiva nei confronti della Siria.<br \/>\nAppare alquanto chiaro come una grande potenza non abbia alcun motivo valido di sferrare un attacco contro un paese per il fatto che all&#8217;interno di quest&#8217;ultimo si stiano svolgendo delle manifestazioni di protesta, ch\u00e9 di esse ve ne sono pressoch\u00e9 dappertutto tutti i giorni. Gli Stati Uniti, invece, intervengono al fine di esacerbare le tensioni, operare delle provocazioni, trarre un pretesto dal caos ingenerato per pretendere e prendere delle sanzioni economiche e militari e, infine, effettuare un cosiddetto <em>regime changhe<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"5\">\n<li><strong>Nei tuoi interventi hai sostenuto l&#8217;operare di una \u00abpropaganda di guerra\u00bb finalizzata a legittimare l&#8217;intervento militare occidentale. In tal senso, hai individuato i cinque principi costituenti di tal narrazione: ce ne puoi parlare?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 una cosa che una grande potenza intenzionata a muovere una guerra non potr\u00e0 mai dire: la verit\u00e0. \u00abFacciamo questa guerra per impadronirci della ricchezza della regione\u00bb; \u00abquesto paese mette in pericolo la nostra supremazia\u00bb; \u00abquesta guerra \u00e8 necessaria per i profitti delle nostre multinazionali\u00bb: sono tutte dichiarazioni che mai si sentiranno pronunciare ufficialmente. Queste ragioni vanno oscurate, perch\u00e9 evidentemente c&#8217;\u00e8 bisogno che l&#8217;opinione pubblica \u2013 il contribuente finanziario &#8211; sostenga queste onerose operazioni. La cinque regole della propaganda di guerra rispondono a questa necessit\u00e0.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Nascondere il fatto che, alla base, stiano determinati interessi economici. Se il Medio Oriente non fosse un campo di petrolio bens\u00ec di carote, gli Stati Uniti avrebbero le stesse ragioni per spendere, ogni anno, tre o quattro miliardi di dollari per fare d&#8217;Israele il guardiano della regione? E se l&#8217;Iraq non contenesse nient&#8217;altro che sabbia, e non quindi petrolio, gli Stati Uniti avrebbero speso molte energie per far sloggiare un dittatore quando invece, nel contempo, essi ne proteggono molti altri?<\/li>\n<li>Invertire i ruoli tra vittima e aggressore: colui che sferra l&#8217;attacco militare non pu\u00f2 definirsi l&#8217;aggressore, egli \u00e8 infatti la vittima o, anche, il protettore che accorre a soccorso della vittima. Quando Israele passa all&#8217;offensiva per annettere dei territori palestinesi, pretende sempre di agire in posizione di legittima difesa contro gli Arabi, che o l&#8217;avrebbero attaccato o si preparerebbero a farlo.<\/li>\n<li>Offuscare la storia e con ci\u00f2 fabbricare un pretesto plausibile e inattaccabile \u2013 proprio ch\u00e9 non si possono comprendere gli antecedenti e le cause profonde d&#8217;un conflitto &#8211; per poter intervenire in una data regione. In Ruanda, Francia e Belgio si presentano come forze neutrali; in realt\u00e0 essi hanno aizzato le etnie una contro l&#8217;altra al fine di meglio dividere e con ci\u00f2 indebolire la loro resistenza.<\/li>\n<li>Demonizzare l&#8217;avversario \u2013 crudele, immorale e pericoloso &#8211; e di riflesso convincere l&#8217;opinione pubblica del sincero desiderio, da parte delle forze governative, di proteggerla tramite l&#8217;eliminazione della minaccia da esso rappresentata. Si tratta, in fondo, di manipolare le emozioni dell&#8217;opinione pubblica \u2013 che si impaurisce oppure si indigna &#8211; impedendole di analizzare lucidamente i reali interessi in gioco.<\/li>\n<li>Monopolizzare l&#8217;informazione, dando prevalentemente voce alle fonti e agli esperti organici agli interessi dominanti, impedendo cos\u00ec alla popolazione di riflettere sulla base dei due o pi\u00f9 punti di vista in campo. Come dimostrato da Noam Chomsky, esiste una vera e propria censura che non pronuncia il proprio nome e che impedisce un effettivo dibattito sul ruolo delle multinazionali, degli Stati Uniti e dell&#8217;Unione Europea in Medio Oriente, come anche in America latina o in Africa. Il discorso massmediatico viene fatto virare su questioni secondarie o totalmente false, ed esso, inoltre, non presenta adeguatamente le posizioni dell&#8217;altra parte in causa e in generale le prospettive alternative come quelle proposte dagli analisti che rilevano l&#8217;ingiustizia e la strumentalit\u00e0 di queste guerre.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"6\">\n<li><strong>Spesso e volentieri, le letture di largo respiro, cio\u00e8 quelle analisi costruite da ramificazioni causali che tendenzialmente assorbono le varie dinamiche in un disegno complessivo, vengono accusate di avere una natura \u201ccomplottista\u201d. Come \u00e8 pi\u00f9 adeguato rispondere a questo tipo di accuse \u2013 nel caso concreto finalizzate a svalutare l&#8217;attendibilit\u00e0 delle posizioni anti-imperialiste?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">In genere nei miei scritti cito testi, dichiarazioni e rapporti provenienti dai dirigenti politici degli Stati Uniti oppure dai responsabili della strategia di questo paese: li faccio parlare. Domandiamoci: quando Hillary Clinton afferma che gli Stati Uniti hanno creato al-Qaida, \u00e8 anch&#8217;essa complottista? E quando il gi\u00e0 citato Brzezinski ammette di essere il responsabile dell&#8217;invio di Osama bin Laden in Afghanistan e della crescita dell&#8217;islamismo, \u00e8 anch&#8217;egli un complottista? E, se io li cito, divento un complottista? Non credo proprio.<br \/>\nCredo occorra porsi altre tre domande.<br \/>\nI complotti esistono? S\u00ec, essi hanno un&#8217;esistenza reale. La definizione che ne d\u00e0 un vocabolario \u00e8 molto chiara: stiamo parlando di una manovra, di una cospirazione, di un&#8217;intesa segreta, tra pi\u00f9 soggetti, finalizzata a conseguire uno o pi\u00f9 obiettivi. Nella storia politica degli Stati Uniti \u2013 come in quella degli altri paesi \u2013 ci sono stati dei complotti, ad opera di determinate personalit\u00e0, le quali hanno mantenuto le loro azioni celate all&#8217;opinione pubblica nazionale e internazionale. La faccenda relativa al presunto possesso, da parte dell&#8217;Iraq di Saddam Hussein, di armi di distruzione di massa, \u00e8 un caso emblematico: George W. Bush e Tony Blair hanno fatto in modo fossero redatti falsi rapporti che dimostrassero le loro pretestuose tesi. Ma si pensi anche all&#8217;Operazione Gladio, promossa dalla Cia in Europa al fine di seminarvi il panico, giustificare l&#8217;adozione di politiche repressive e impedire ai comunisti di andare al governo: essa rappresenta un complotto i cui dettagli sono oggi appurabili. E, di complotti di tal genere, se ne svolgono in modo periodico. E \u2013 detto tra parentesi \u2013 ci sono pure i \u201ccomplotti di sinistra\u201d: quando Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara organizzano di nascosto il rovesciamento della dittatura militare di Fulgencio Batista e con essa la dominazione statunitense su Cuba, essi effettuano nient&#8217;altro che una cospirazione, che fortunatamente ha avuto successo.<br \/>\nMa, alla luce di ci\u00f2, possiamo comprendere tutta la politica e la storia facendo uso dei complotti? No. Oggi, pensatori appartenenti all&#8217;estrema destra francese ed europea credono di poter spiegare la crisi economica, la crescita delle ineguaglianze, la povert\u00e0, come se tutto ci\u00f2 fosse un complotto ordito dalle banche, o dagli ebrei, o dai massoni o, ancora, dai dirigenti statunitensi. Credo che di fronte a tali questioni si debba essere chiari: non esiste nessuno in grado di controllare l&#8217;economia al punto da poter provocare una crisi. L&#8217;economia capitalista funziona attraverso leggi intrinseche e cio\u00e8 in modo tendenzialmente autonomo rispetto alle volont\u00e0 e ai progetti degli attori umani (singoli o collettivi). L&#8217;economia capitalista &#8211; concretamente &#8211; si basa sulla propriet\u00e0 privata dei grandi mezzi di produzione: in virt\u00f9 di ci\u00f2 i proprietari possono decidere ci\u00f2 che deve essere prodotto e a quale prezzo, e possono fissare le retribuzioni salariali; c&#8217;\u00e8 poi anche il momento della concorrenza tra i capitalisti, che si lega a filo doppio all&#8217;assenza d&#8217;una pianificazione della produzione: ognuno, all&#8217;interno di questa dinamica, perseguendo la legge della massimizzazione del profitto, tenta di guadagnare pi\u00f9 degli altri, sia attraverso la compressione dei costi del lavoro e delle materie prime, sia precipitandosi nei settori maggiormente redditizi e con ci\u00f2 investendo nell&#8217;innovazione tecnologica funzionale all&#8217;incremento della produttivit\u00e0. Ma ci\u00f2 genera tre conseguenze alquanto rilevanti: il montante sfruttamento del lavoro indebolisce il potere d&#8217;acquisto e di riflesso una quota maggiorata di prodotti resta invenduta; i capitalisti, investendo nello stesso momento in quei settori che appaiono pi\u00f9 redditizi, elevano la capacit\u00e0 di produzione in modo sproporzionato rispetto alle reale possibilit\u00e0 di assorbimento del mercato (il caso dell&#8217;industria automobilistica \u00e8 emblematico: ogni anno si sfornano 25 milioni di auto in pi\u00f9 di quanto il mercato pu\u00f2 assorbire) e cos\u00ec si genera un enorme spreco di forze produttive; il miglioramento delle tecniche produttive, dal canto suo, se da un lato aumenta la produttivit\u00e0, dall&#8217;altro, in termini complessivi, dato che comporta un relativo aumento del rapporto tra capitale costante e capitale variabile (il solo creatore di plusvalore e quindi di profitto), conduce ad una flessione del saggio di profitto complessivo. Cos\u00ec ha origine la crisi di sovrapproduzione, la quale porta con s\u00e9 diminuzione degli investimenti, chiusura degli stabilimenti, licenziamenti, diminuzione dei salari e altre similari reazioni, che non fanno altro che incrinare ulteriormente la situazione economica complessiva. Grosso modo da quarant&#8217;anni ci troviamo in questo tipo regime. E non c&#8217;\u00e8 alcun dirigente politico n\u00e9 capitalista \u2013 per nulla interessato al fatto che si produca in funzione dell&#8217;interesse della popolazione e secondo una forma di pianificazione &#8211; che possieda gli strumenti per risolverne le contraddizioni. Bisogna dunque smetterla di fantasticare pensando che la crisi sia il frutto d&#8217;un complotto voluto da banche o da non so chi altro; la crisi \u00e8 un prodotto inevitabile del capitalismo, e le guerre sono condotte per conseguire interessi economici e sono la diretta conseguenza delle politiche economiche delle grandi potenze, intenzionate sia a controllare le materie prime, a non pagarle e ad impedire che i rivali se le aggiudichino, sia ad ottenere nuovi mercati per le loro merci, sia, infine, a procurarsi manodopera a basso costo. Come ebbe a dire all&#8217;inizio del XX secolo Jaen Jaur\u00e8s, \u00able capitalisme porte en lui la guerre comme la nu\u00e9e porte l&#8217;orage\u00bb. Il complottismo, quindi, \u00e8 un&#8217;assurdit\u00e0 dal punto di vista dell&#8217;analisi teorica &#8211; anche se, evidentemente, i complotti si fanno per fabbricare pretesti, nascondere le vere ragioni e per conseguire altri obiettivi strumentali.<br \/>\nMa perch\u00e9, allora, ci sono persone come Bernard-Henri L\u00e9vy o Caroline Fourest che utilizzano quale spauracchio la questione della teoria del complotto laddove si critichi la politica statunitense, europea ed israeliana, laddove si critichino le politiche coloniali? La ragione \u00e8 semplice: essi non possiedono altri argomenti, non hanno assolutamente nulla da ribattere allorquando gli si presenta sotto gli occhi un&#8217;analisi basata sui fatti oggettivi, allorquando si d\u00e0 la parola alle vittime, allorquando, in fin dei conti, si esce dal perimetro del pensiero dominante amministrato dalle \u00e9lite occidentali. \u00c8 continuamente in atto una battaglia ideologica che ruota attorno alla spiegazioni di fenomeni quali le contraddizioni economiche, le cause della povert\u00e0 e delle ingiustizie, la guerra e il terrorismo. Le classi dominanti auspicano che i giovani e i lavoratori accettino le letture dominanti e che non si pongano altre domande. La precisa funzione di uno spauracchio quale la sempre in agguato accusa di complottismo, in questo senso, \u00e8 quella di impedire che la gente rifletta autonomamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"7\">\n<li><strong>Concretamente, i pacifisti e gli anti-imperialisti occidentali come si devono muovere?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso che la sparizione, in Europa occidentale, del movimento contro la guerra sia una vera e propria tragedia. Nel passato si sono avuti dei grandi movimenti che si opponevano alle politiche guerrafondaie: i lavoratori scioperavano per impedire che le navi caricassero le armi che sarebbero poi state usate nelle guerre coloniali, una quota importante di giovani rifiutava di servire negli eserciti, c&#8217;erano fenomeni di disobbedienza, e gli intellettuali si mobilitavano per lanciare appelli contro la guerra e per la costruzione di un movimento per la pace.<br \/>\nDopo la prima guerra del Golfo si \u00e8 avuta praticamente una guerra all&#8217;anno \u2013 considero anche le guerre non dichiarate e le cosiddette <em>proxy wars<\/em>. Ma la popolazione non si \u00e8 mobilitata. \u00c8 vero che nel 2003 c&#8217;\u00e8 stato un grande movimento contro la guerra, quando George W. Bush attacc\u00f2 l&#8217;Iraq; ma nel caso specifico va tenuto conto di due fenomeni eccezionali. Bush, coi suoi metodi, ha fatto ben comprendere a tutti che si trattava d&#8217;una guerra per il petrolio; inoltre, alcuni paesi europei si sono opposti denunciando l&#8217;azione statunitense (comprendendo come si trattasse, anche, di una guerra contro l&#8217;Europa): ci\u00f2 ha aperto uno spazio di discussione che rese possibile che sui media si parlasse esplicitamente di \u201cguerra per il petrolio\u201d. Ma nel 2011 per la Libia od oggi per la Siria sui media non si pu\u00f2 leggere che le guerre sono fatte per interessi economici; e come se non bastasse, non \u00e8 sorto alcun movimento che sensibilizzi e faccia contro-informazione. Questo \u00e8 anche la conseguenza della capitolazione della sinistra \u2013 per non parlare dei socialisti al governo \u2013 e dei suoi intellettuali; le \u201cmediamenzogne\u201d vengono accettate, senza ricercare altre spiegazioni, e, inoltre, non si osa difendere determinati governi i quali, pur non essendo delle democrazie liberali e pur non essendo di sinistra, difendono almeno la sovranit\u00e0 del loro paese e con essa il diritto alla libera gestione delle loro ricchezze. La sinistra occidentale, insomma, non conducendo pi\u00f9 una lotta contro il colonialismo e la guerra, ha commesso un vero e proprio tradimento nei confronti della sua storia: di ci\u00f2 non potranno non tenere conto i progressisti delle prossime generazioni, chiamate a ricostruire al pi\u00f9 presto un movimento per la pace di cui i popoli del Sud hanno assolutamente bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<hr \/>\n<p><a name=\"nota1\"><\/a>[1] In italiano, una possibile traduzione della citata esclamazione potrebbe essere la seguente: \u00abE per quel che riguarda l\u2019Unione Europea [&#8230;], vada a farsi fottere!\u00bb. Viktoria Nuland \u00e8 massimo responsabile statunitense per i rapporti con l&#8217;UE e all\u2019epoca della presidenze di George W. Bush \u00e8 stata consigliera in materia di politica estera del vicepresidente Dick Cheney. Nuland ha affermato quanto sopra durante una telefonata \u2013 realizzata nel gennaio 2014 &#8211; con l\u2019ambasciatore americano a Kiev, Geoffrey Pyatt, in cui si \u00e8 discussa la possibilit\u00e0 di trovare un accordo tra il governo ucraino di Viktor Ianukovich e l\u2019opposizione guidata da Vitali Klitschko. Per maggiori informazioni, si veda s.n., \u201c\u2019L\u2019Unione europea si fotta\u2019, l\u2019audio della diplomatica che imbarazza gli USA\u201d, IlFattoQuotidiano.it, 6 febbraio 2014 (<a href=\"http:\/\/goo.gl\/U269Gh\">http:\/\/goo.gl\/U269Gh<\/a>). <a href=\"\u201d#testo1\u2033\">\u21d1<\/a><br \/>\n<a name=\"nota2\"><\/a>[2] Ahmed Bensaada, Arabesque$. Enqu\u00eate sur le r\u00f4le des \u00c9tats-Unis dans les r\u00e9voltes arabes, Investig&#8217;Action, 2015 <a href=\"\u201d#testo2\u2033\">\u21d1<\/a><br \/>\n<a name=\"nota3\"><\/a>[3] Michel Collon, Libye, Otan et m\u00e9diamensonges, Investig&#8217;Action &#8211; Couleur livres, 2011 <a href=\"\u201d#testo3\u2033\">\u21d1<\/a><br \/>\n<a name=\"nota4\"><\/a>[4] Qui \u00e8 possibile visualizzare il video della dichiarazione di Dumas: <a href=\"https:\/\/goo.gl\/3xk5N4\">https:\/\/goo.gl\/3xk5N4<\/a> <a href=\"\u201d#testo4\u2033\">\u21d1<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Proponiamo di seguito l&#8217;intervista integrale al giornalista d&#8217;investigazione belga Michel Collon apparsa sull&#8217;edizione di maggio 2016\u00a0del quadrimestrale d&#8217;approfondimento marxista #politicanuova, a cura di Aris Della Fontana e Raffaele Morgantini. Quali sono le principali caratteristiche dei rapporti tra Occidente (Usa ed Europa) e Medio Oriente a partire dai momenti conclusivi del Novecento? Quale funzione svolge il Medio Oriente all&#8217;interno delle strategie geo-politiche e geo-economiche occidentali? Il Medio Oriente, inteso in senso ampio, quindi comprendente anche il Maghreb, la penisola arabica, il Corno d&#8217;Africa e paesi asiatici quali l&#8217;Afghanistan e il Pakistan \u2013 di fatto quel \u201cGrande Medio Oriente\u201d concepito dall&#8217;amministrazione statunitense<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":5190,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,27],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-5189","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esteri","category-interviste"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5189","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5189"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5189\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5193,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5189\/revisions\/5193"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/5190"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5189"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5189"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5189"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=5189"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}