{"id":4964,"date":"2016-06-13T19:06:45","date_gmt":"2016-06-13T19:06:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4964"},"modified":"2016-06-24T22:29:23","modified_gmt":"2016-06-24T22:29:23","slug":"il-mein-kampf-nelle-edicole-e-solo-marketing-intervista-a-stefano-azzara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4964","title":{"rendered":"Il &#8220;Mein Kampf&#8221; nelle edicole \u00e8 solo marketing? Intervista a Stefano Azzar\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&#8217;11 giugno \u201cIl Giornale\u201d \u00e8 apparso nelle edicole con allegato il celeberrimo Mein Kampf hitleriano. Le discussioni \u2013 come c&#8217;era d&#8217;aspettarselo &#8211; sono immediatamente montate, e molti si sono detti scandalizzati. <\/em><em>Sinistra.ch ne parla con <strong>Stefano Azzar\u00e0<\/strong>, ricercatore di Storia della Filosofia presso l&#8217;Universit\u00e0 di Urbino. Concentrando il suo lavoro sul confronto tra le grandi tradizioni filosofico-politiche dell&#8217;et\u00e0 contemporanea, lo studioso italiano \u2013 di orientamento hegelo-marxista &#8211; si anche \u00e8 occupato del filone di pensiero conservatore: ha lavorato, per esempio, su alcuni saggi di Arthur Moeller van den Bruck \u2013 autore pressoch\u00e9 sconosciuto in Italia \u2013, come anche su Friedrich Nietzsche e su Martin Heidegger.<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_4965\" aria-describedby=\"caption-attachment-4965\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/stefano_azzara_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4965\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/stefano_azzara_1-300x237.jpg\" alt=\"Stefano Azzar\u00e0 \u00e8 ricercatore di Storia della Filosofia all'Universit\u00e0 di Urbino.\" width=\"300\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/stefano_azzara_1-300x237.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/stefano_azzara_1.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4965\" class=\"wp-caption-text\">Stefano Azzar\u00e0 \u00e8 ricercatore di Storia della Filosofia all&#8217;Universit\u00e0 di Urbino.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Alessandro Sallusti, direttore del \u201cGiornale\u201d, ha giustificato questa scelta editoriale sostenendo che non bisogna \u00abaver paura di storicizzare\u00bb e che, in quest&#8217;ottica, il Mein Kampf va letto al fine di comprendere il nazismo. Crede alla sincerit\u00e0 di queste intenzioni? Oppure \u00e8 un&#8217;operazione di marketing?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda che ha detto, con qualche elemento della prima. Per quello che capisco, si tratta prevalentemente di una questione di marketing. Tuttavia questo non basta: c\u2019\u00e8 da chiedersi perch\u00e9 il Giornale pensi di realizzare questa operazione proprio con questo libro. C\u2019\u00e8 perci\u00f2 anche un aspetto culturale, oltre che economico. Un aspetto che si spiega con la rilettura revisionistica della storia del Novecento alla quale gi\u00e0 da molti decenni il Giornale cerca di \u201ceducare\u201d il proprio pubblico, in particolare attraverso la divulgazione delle tesi di Renzo De Felice affidata a Francesco Perfetti.<br \/>\nDe Felice ridimensionava l\u2019esperienza del fascismo italiano, sottolineando il consenso di massa di cui godeva oppure amplificando la relativa mitezza di un regime che mandava i suoi oppositori \u201cin vacanza alle isole\u201d. Se escludiamo le leggi razziali antiebraiche e la guerra, dovute alla sudditanza nei confronti di Hitler, il fascismo esce da questa rilettura simpatetica come un regime autoritario ma tutto sommato bonario. Un regime che \u2013 come negli auspici degli autentici liberali \u2013 aveva posto fine al caos creato dai perfidi rossi, aveva bonificato le paludi e fatto viaggiare in orario i treni. De Felice lo distingueva perci\u00f2 dal nazismo, che veniva invece assimilato al comunismo nella categoria di \u201ctotalitarismo\u201d: in quanto entrambi regimi totalitari, nazismo e comunismo sono il male assoluto ma sono in sostanza la stessa cosa, perch\u00e9 si contrappongono alla democrazia liberale considerata come la normalit\u00e0. Cosa vogliono contestare perci\u00f2 quelli di sinistra al fascismo, proprio loro che hanno per anni appoggiato uno Stato e un\u2019ideologia totalitaria che rispetto al fascismo era molto pi\u00f9 pericolosa?<br \/>\nCon questo ragionamento, che pure \u00e8 completamente sbagliato, vengono coperti tutti gli interessi culturali del pubblico del Giornale. Si viene incontro al nostalgismo di chi ha simpatie per gli uomini d\u2019ordine, rimuovendo completamente gli orrori al gas nervino della guerra coloniale fascista in Africa ancor prima che nei Balcani. Ma si viene incontro anche al senso di superiorit\u00e0 della civilt\u00e0 occidentale liberale trionfante. In questo modo il Giornale pensa oltretutto di contrastare una fantomatica egemonia culturale marxista, o di sinistra, che \u00e8 un fantasma ricorrente degli intellettuali di destra italiani, che covano da sempre una sindrome di inferiorit\u00e0, ma che da noi non \u00e8 mai esistita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Il Mein Kampf schiude spiragli significativi circa la comprensione del fenomeno nazista? La storiografia ha sottovalutato le potenzialit\u00e0 di questo scritto, oppure siamo di fronte a un&#8217;opera marginale? Sussistono, per esempio, nessi con l&#8217;orizzonte intellettuale attinente alla cosiddetta Rivoluzione Conservatrice?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Mein Kampf \u00e8 ovviamente un testo fondamentale per studiare il nazismo. In particolare, emerge dalla sua lettura \u2013 che da questo punto di vista potrebbe essere controproducente rispetto agli intenti ideologici del Giornale \u2013 l\u2019individuazione del bolscevismo come nemico principale dei nazisti e la conseguente identificazione degli ebrei come burattinai o interpreti della sovversione comunista, rispetto alla quale i nazisti si presentano come difensori della civilt\u00e0 europea e occidentale. Cos\u00ec come da quel testo emerge l\u2019ossessione della conquista dello spazio vitale ad Est, ai danni della Russia, che smentisce a monte tutte le elucubrazioni della storiografia liberale e della teoria del totalitarismo a proposito del \u201cpatto tra dittatori\u201d siglato con l\u2019accordo Molotov-Ribbentrop. La teoria del totalitarismo ne esce a pezzi. Tuttavia si tratta del testo di un autodidatta di cattive letture, il quale pur avendo notevoli doti politiche non era troppo attrezzato concettualmente, n\u00e9 molto preparato sul piano culturale. Sotto questo aspetto, la differenza con i circoli intellettuali della Rivoluzione conservatrice tedesca, che riuniva fior di intelligenze, \u00e8 assai marcato.<br \/>\nSia il nazismo che la Rivoluzione conservatrice tuttavia nascono sullo stesso terreno, che \u00e8 quello dell\u2019ideologia della guerra elaborata dagli Imperi Centrali durante la Prima guerra mondiale. Un\u2019ideologia che si inasprisce poi nella Germania che, perduta la guerra, era stata ridotta a colonia delle potenze occidentali. In questo senso, la lezione della storia \u2013 una lezione che l\u2019Occidente sembra non aver assimilato \u2013 ci dice che non bisogna mai umiliare un popolo n\u00e9 metterlo nelle condizioni di non avere via di scampo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. C&#8217;\u00e8 chi ha sostenuto come un testo del genere, nelle mani di un lettore non avente a disposizione gli strumenti culturali per recepirne in modo adeguato i contenuti, sia pericoloso. Sono timori ragionevoli? Come si deve porre la storiografia progressista di fronte a questioni similari?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, dubito che le copie ritirate in omaggio in edicola verranno effettivamente lette. Inoltre, nonostante certe apparenze non mi sembra che oggi ci sia il pericolo di un revival del fascismo, se con questo nome intendiamo un fenomeno storico preciso e non un vago riferimento a uno stile autoritario incline all\u2019uso della forza. Il fascismo fu un fenomeno di controrivoluzione interna e di controrivoluzione internazionale. Ma oggi non c\u2019\u00e8 nessuna rivoluzione alla quale sia necessario contrapporre una controrivoluzione. Le classi dominanti hanno saldamente il potere nelle loro mani e affrontano la crisi di delegittimazione dalla quale sono investite attraverso strumenti di delega tecnocratica e soprattutto attraverso sofisticati apparati di distrazione di massa. Anche sul piano della politica estera, siamo nel pieno di un\u2019offensiva occidentale neocoloniale nei confronti del resto del mondo. C\u2019\u00e8 in effetti un problema enorme dovuto alle reazioni xenofobe, soprattutto antiarabe, innescate dai flussi migratori che si dispiegano in una fase di impoverimento di massa. Queste reazioni tendono in certi casi ad assumere un linguaggio fascistoide ma sono una cosa diversa rispetto alle dinamiche degli anni Venti e Trenta. D\u2019altro canto, se le classi dirigenti sono davvero cos\u00ec preoccupate dal fascismo di ritorno, perch\u00e9 hanno legittimato il golpe antirusso in Ucraina, dove sono al potere anche forze che proprio al fascismo si ispirano esplicitamente? Mi pare che si tratti di un argomento strumentale.<br \/>\nPurtroppo la storiografia progressista \u00e8 l\u2019ultima che possa dire qualcosa. Questa storiografia infatti \u00e8 quella che ha legittimato tutte le guerre che l\u2019Occidente ha fatto negli ultimi 30 anni. E lo ha fatto proprio in nome della esportazione della democrazia e della lotta contro fantomatici Nuovi Hitler, da Saddam a Milosevic ad Assad, riducendo l\u2019antifascismo a barzelletta. E\u2019 molto meglio dunque che questa storiografia taccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. Il Senato italiano ha recentemente varato \u2013 sulla scia di iniziative analoghe avutesi in altre nazioni \u2013 una legge concernente la persecuzione del negazionismo. La censura delle idee \u00e8, in determinati casi, giustificabile, oppure va sostenuta \u2013 nell&#8217;interesse stesso dello statuto scientifico del sapere &#8211; un&#8217;integrale libert\u00e0 di ricerca? Con la prima possibilit\u00e0, si profilerebbe un uso politico della storia?<\/strong><br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\nEcco, questo mi sembra un problema assai pi\u00f9 rilevante rispetto al Mein Kampf. Mentre non esiste il pericolo di un ritorno del nazifascismo ma c\u2019\u00e8 semmai un uso strumentale e selettivo di forze fascistoidi per interessi economici precisi, oggi che i sistemi politici in Occidente vivono una fortissima delegittimazione \u00e8 assai concreto invece il rischio che qualcuno voglia approfittare di una sorta di stato d\u2019eccezione permanente. La creazione cio\u00e8 di un continuo stato di emergenza dovuta al \u201cterrorismo\u201d \u2013 un terrorismo che sappiamo essere stato ideato e sostenuto economicamente dall\u2019Occidente \u2013 per irreggimentare l\u2019opinione pubblica interna limitando la libert\u00e0 d\u2019opinione e di espressione. Chi decide cosa \u00e8 negazionismo e cosa non lo \u00e8? Esiste una verit\u00e0 storica di Stato, per la quale \u00e8 reato ad esempio negare l\u2019ebreicidio ma \u00e8 legittimo negare il genocidio delle nazioni indiane da parte dei coloni americani? E forse \u00e8 assimilabile al negazionismo anche la denuncia della sopraffazione di cui oggi soffre il popolo palestinese, al quale \u00e8 negato ogni riconoscimento?<br \/>\nA prescindere dalle considerazioni politiche, per\u00f2, mi associo alle posizioni di chi come Anna Foa ha sostenuto le ragioni della libert\u00e0 di ricerca contro chi, come Guido Crainz, della ricerca sembra voler fare uno strumento di governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Intervista a cura di Aris Della Fontana)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;11 giugno \u201cIl Giornale\u201d \u00e8 apparso nelle edicole con allegato il celeberrimo Mein Kampf hitleriano. 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